Tutti danno una mano, ma tu per noi sei davvero speciale

Tutti aiutano, ma secondo voi io sono quella speciale

Vale, senti, magari oggi venite da me? chiese la sorella con una certa speranza nella voce. Qui mio marito è fuori città, e mi annoio da sola con i bambini.

Valentina si massaggiò la fronte. Nella testa le si accalcavano scuse, una più improbabile dellaltra. Dire che avesse del lavoro urgente? Silvia non ci avrebbe creduto, era sabato. Accennare alla stanchezza? Sarebbero partiti i consigli, i discorsi, le prediche. Valentina morse il labbro e sospirò, preparandosi a rispondere.

Silvia, oggi proprio non ce la facciamo cercò di inserire un po di rammarico nella voce. Carlotta non sta bene, siamo a casa, non usciamo.

Dallaltra parte della cornetta seguì un attimo di silenzio, poi il sospiro pesante della sorella.

Peccato, davvero peccato mormorò Silvia. Sarebbe stato bello chiacchierare mentre i bambini giocavano insieme

Valentina alzò gli occhi al cielo, grata che la sorella non potesse vederla. Che giocassero insieme i bambini! Ma certo. In realtà, Carlotta avrebbe dovuto correre dietro ai piccoli mentre le adulte bevevano il caffè in cucina.

Sì, è davvero un peccato annuì Valentina. Appena si rimette, ci sentiamo e ci organizziamo.

Silvia si lamentò ancora un po, augurò a Carlotta una pronta guarigione e chiuse la chiamata. Valentina lasciò il telefono sul comodino, riflettendo divertita: tutta quella telefonata era durata appena quattro minuti. Sua sorella non le aveva nemmeno chiesto come stesse lei, nulla sul lavoro, sulle sue giornate. Silvia aveva chiamato solo per capire se sarebbero andate a trovarla. perché le serviva una babysitter a costo zero.

Carlotta comparve sulla porta della camera, osservando la madre con attenzione.

Era ancora zia Silvia? chiese con naturalezza.

Valentina annuì, appoggiando il telefono sul tavolino accanto al divano. La figlia si accoccolò vicino a lei, con le gambe raccolte, il volto a metà tra seccatura e sollievo.

Mamma, io da zia Silvia non voglio più andare dichiarò Carlotta con decisione.

Valentina la guardò sollevando le sopracciglia in attesa di una spiegazione. Carlotta si fece coraggio, strofinò le mani sulle gambe e poi sbottò:

Mi lascia sempre i suoi figli da guardare! sbuffò la bambina. Devo correre dietro a tutti, farli giocare, intrattenerli Il più grande ha solo cinque anni! Io non sono la babysitter di nessuno, mamma.

Valentina osservò la sua figliola di nove anni e non poté trattenere un sorriso dorgoglio. Carlotta già sapeva chiarire le sue sensazioni, difendere il suo spazio, parlare senza paura. Valentina si sentì invasa da una calda soddisfazione.

Non preoccuparti accarezzò la testa di Carlotta non succederà più.

Carlotta sorrise e tornò nella sua stanza.

Valentina rimase a fissare il soffitto, lasciando scorrere i pensieri. Comera diventata complicata la loro famiglia. Silvia aveva quattro anni meno di lei, ma già quattro figli. Quattro! Valentina scosse la testa. Lei con una figlia appena, ancora tutta da crescere, con tanta energia e dedizione ancora da dare. E Silvia invece con la squadra al completo.

Valentina si strinse le tempie tra le dita e chiuse gli occhi. Silvia aveva sempre preteso che gli altri si occupassero dei suoi bambini: i genitori, Giuseppina e Alberto, erano stati i primi a soccorrerla; poi erano arrivati i suoceri, i vicini di casa, perfino cugini e amici lontani. Tutta la grande famiglia italiana si piegava per i figli di Silvia. Tutti, tranne Silvia stessa.

Valentina rise a quel pensiero e riaprì gli occhi. Lei la vedeva diversamente: aveva chiesto laiuto della madre solo nei momenti critici, quando era malata, o rischiava il posto di lavoro, o non poteva proprio dividersi. Il resto lo affrontava da sola. Era dura, soprattutto i primi anni, ma ce laveva fatta. E guardate che splendida bambina sua figlia era diventata: indipendente, sveglia, con carattere.

Silvia invece, con il tempo, diventava sempre più pretenziosa.

Scacciò quei pensieri cupi, si alzò dal divano e, soddisfatta di essersi tolta la sorella dalle scarpe almeno per oggi, si immerse nelle solite faccende del sabato. Andò in cucina e iniziò a sistemare la lavastoviglie.

Le giornate scorrevano tra lavoro e casa. Venerdì sera, il telefono vibrò ancora, sullo schermo comparve il nome di Silvia. Valentina sospirò e rispose.

Vale, allora Carlotta come sta? la voce della sorella, troppo dolce per essere sincera. È guarita?

Sì sì, tutto a posto Valentina si appoggiò al muro. Corre come sempre, figurati.

Ottimo! Allora dovete venire assolutamente a dormire da noi questo weekend! esclamò Silvia allegra.

Valentina alzò di nuovo gli occhi al cielo: si ricominciava.

Mi annoio qui da sola i bambini fanno i capricci, mio marito fuori per lavoro si lamentava Silvia.

Guarda, Silvia, a dormire da voi proprio non riesco scosse la testa Valentina. Ma domattina posso passare per un saluto.

Silvia rimase in silenzio, non entusiasta della proposta. Ma, dopo una breve trattativa, accettò il compromesso.

Sabato mattina il cielo era grigio e laria frizzante. Valentina prese la giacca, uscì da sola, si fece mezzora di autobus e dieci minuti a piedi.

Silvia aprì la porta e subito si sporse per vedere se Carlotta era con lei.

Dovè Carlotta? chiese, inarcando le sopracciglia.

È impegnata rispose Valentina entrando ha i compiti, la settimana prossima cè il compito in classe.

Silvia fece una smorfia, sembrava avesse mangiato un limone. Chiuse la porta con un gesto seccato.

Questa nipote è diventata proprio difficilina si incrociò le braccia non viene mai, non chiama, non scrive.

Valentina si tolse la giacca e lappese. Da dentro si sentivano bambini urlare e oggetti cadere. Si girò, guardando dritta la sorella negli occhi.

Semplicemente, è stufa di fare la babysitter a casa tua rispose serena Valentina.

Silvia cambiò colore in un attimo, come se Valentina avesse appiccato fuoco alla stanza. Il viso si fece paonazzo, gli occhi le si strinsero colmi di rabbia.

È normale che i più grandi aiutino con i più piccoli! alzò la voce Silvia.

No, non è normale ribatté Valentina soprattutto quando i piccoli non sono fratelli ma cugini.

Ma che cugini e cugini sbottò Silvia sono famiglia!

Carlotta ha solo dieci anni, Silvia i pugni di Valentina si chiusero. È una bambina, non una domestica.

Silvia si avvicinò, lo sguardo torvo. Dal corridoio si sentiva piangere, ma lei non si voltò.

È unesperienza che le farà bene! gridò indicando Valentina Impara a gestire i bambini!

Non le interessa imparare questo urlò anche Valentina non avendo fratelli può anche vivere la sua infanzia.

Proprio per questo! Silvia urlava che giochi con i miei, così si fa esperienza!

Valentina fece un passo indietro, incredula. Silvia mostrava senza vergogna il vero motivo delle sue richieste.

Ma ti ascolti almeno? scosse la testa Valentina Vuoi usare mia figlia come babysitter gratis!

E allora? Silvia mise le mani sui fianchi. Da sola non ce la faccio!

E allora perché hai fatto quattro figli? le scappò a Valentina.

Silvia rimase senza parole. Il volto paonazzo, le vene pulsavano.

Tu hai quasi una figlia grande! urlava potresti aiutarmi almeno dopo scuola ogni tanto!

Per Valentina fu la goccia finale. Una rabbia covata negli anni eruppe.

Hai passato il segno sibilò ti scarichi su tutti.

Chiedo solo una mano! Silvia resisteva.

No, pretendi! Valentina prese la giacca Sei convinta che tutto il mondo ti debba qualcosa.

I nostri genitori mi aiutano! Silvia batté un piede Sua suocera anche! Ma tu sempre a farti da parte!

I nostri genitori sono stanchi, Silvia indossò Valentina la giacca Avrebbero il diritto di godersi la pensione, non di fare i baby-sitter a tempo pieno.

Sono contenti così! si attaccò al braccio della sorella.

Valentina si liberò, si avvicinò alla porta, mentre Silvia restava in piedi nel corridoio, furiosa.

Noi non verremo più qui disse Valentina aprendo la porta Trova qualcun altro.

Uscì, ignorando le urla dietro di sé. Sbatté la porta.

La madre chiamò già quella sera. Valentina vide il numero e rispose.

Valentina, cosa hai combinato? la voce di Giuseppina era indignata. Silvia è in lacrime, disperata! Lhai fatta venire quasi a un esaurimento!

Mamma, ho solo detto la verità Valentina si sedette sul divano.

Quale verità? la voce della madre si alzò Che ti rifiuti di aiutare una sorella?

Aiutare è una cosa, farsi sfruttare è unaltra rispose ferma Valentina.

È sola con quattro bambini! si lamentò Giuseppina Suo marito sempre via! Fa fatica!

È stata una sua scelta Valentina mantenne la calma Mica lho decisa io. Né mia figlia.

Carlotta potrebbe occuparsi dei cuginetti ogni tanto! la madre insisteva Tutti danno una mano a Silvia, solo tu sei unica!

No la interruppe Valentina Mia figlia non farà la babysitter ad altri bambini.

Ma sono famiglia! quasi gridò Giuseppina.

Valentina si riportò alla finestra, mentre il sole tramontava e i lampioni iniziavano a illuminare la strada.

Mamma, se tu e papà volete dedicarvi anima e corpo ai figli di Silvia, fate pure disse calma. Ma io non lo farò.

Sei egoista! la madre la accusò subito.

Ho la mia famiglia non vacillò Valentina Mio marito, mia figlia. Non vivo per mia sorella.

Interruppe la chiamata senza aspettare risposta. Il telefono scivolò sul divano e Valentina si coprì il volto.

Due braccia calde la abbracciarono da dietro. Carlotta si appoggiò, posando la testa sulla spalla della mamma.

Mamma, ho sentito tutta la telefonata disse piano.

Valentina si voltò e labbracciò stretta, respirando il profumo dello shampoo.

Lho fatto per te accarezzò la testa della figlia E lo rifarò, sempre.

Carlotta la guardò e sorrise. In quel sorriso cera solo tenerezza.

Lo so, mamma sussurrò stringendole la mano grazie.

Restarono abbracciate a guardare dal finestrone la sera che calava su Torino. Da qualche parte Silvia si sarebbe sfogata con la suocera, e la mamma avrebbe raccontato ai parenti la freddezza della figlia maggiore. Ma lì, in quellappartamento, cerano solo calore e serenità.

Valentina aveva preso la sua decisione e non sarebbe tornata indietro: anche se costava i rapporti con la sorella e la madre, Carlotta veniva prima di tutto. Il suo diritto di essere bambina, la sua libertà, valgono più di qualunque dovere familiare.

A volte, amare davvero qualcuno significa anche imparare a dire di no.

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