Una nonnina di nome Assunta aveva portato a casa un cucciolo di Pastore Maremmano. Il cane cresceva forte e fedele, sempre vigile a sorvegliare il cortile di una vecchia casa di campagna in Umbria. Ingoiava una scodella di pappa in pochi attimi, si grattava la schiena contro il cancello tanto da storcere i battenti, e una volta aveva quasi trascinato via la nonnina stessa con un solo strattone mentre lei passava oltre. Un cucciolo così ha bisogno di qualche passatempo, ogni tanto.
Poi Assunta se nè andata. Non per colpa del cane, poverinasemplicemente non ha fatto in tempo a vedere i novantanni. Così figli e nipoti sono venuti a occuparsi della casa dove lei aveva vissuto tanto a lungo. Nel giardino, legato alla catena, il cagnone li guardava fisso. Si capiva da quegli occhi profondi che per lui quella visita era una festa: tanta gente, nuove energie e odori di cose buone e diverse. Capitano di rado giornate così.
Si sono messi a discutere sul da farsi. Sopprimerlo sarebbe stato un peccato. Tenerlo vicino, invece, incuteva timore. Lasciarlo libero sarebbe stato poco cristianoil mondo non meritava una simile punizione. Alla fine hanno deciso di trovarli una nuova famiglia. Se fosse servito, erano disposti anche a dare qualche euro a chi lo avrebbe preso. Per chi fosse riuscito ad accoglierlo, nulla era troppo.
Così hanno trovato un uomo, Gabriele, che da sempre sognava di coccolare un gigante peloso, di grattargli le orecchie con il rastrello e rifornirlo di scodelle colme. Certi desideri sono bizzarrima il cuore umano è un mistero. Hanno chiamato il veterinario.
Al veterinario hanno spiegato tutto il piano: dovevano sedarlo e trasferirlo rapidamente nella nuova casa. Era importante recitare unAve Maria per il nuovo proprietario, magari anche accendere un cero: per la salute, ma forse anche per lanima. Non si sa mai.
Allorario fissato, il veterinario è arrivato armato di fucile specialetutti loro sono notoriamente coraggiosi. Ha caricato il dardo con un potente sonnifero e con un colpo ben assestato ha spedito il cane tra le braccia di Morfeo. Lhanno sganciato dalla catena con delicatezza, steso sul vecchio telone e trascinato piano verso lauto.
Hanno adagiato il cucciolone nel bagagliaio, che comunicava col sedile posteriore. Davanti, il veterinario: la comodità giustamente spetta a chi ha le mani esperte. Al volante, Gabriele. Dietro di loro, tutta la famiglia di nonna Assuntaparlavano, discutevano, qualcuno ridacchiava nervoso.
Ma durante il viaggio, il cane si è ridestato. Lentamente, ha sollevato il muso, scrutando con occhi pieni di curiosità. Ovunque cerano persone, tutte raccolte e attente.
Il veterinario era impietrito, gli occhi sbarrati. Anche Gabriele non guardava più la strada, ma fissava il cane terrorizzato, dimenticando persino di essere al volante.
Che avventura! pensava il cane con un lampo di allegria.
Esisterà davvero il paradiso? si domandavano i presenti, col cuore in gola.
Il cagnone si è subito avvicinato ai compagni di viaggio, scavalcando la barriera, spingendosi tra le persone senza alcuna esitazione. Nel frattempo, Gabriele tentava di aprire la portiera e gettarsi fuoritanto, che guidasse o meno, poco gli importava in quel momento. Il cane, invece, ha iniziato a leccare tutti, zio, cugini, nipoti. In fondo, erano tutti un po di famiglia. Ha passato la lingua anche su Gabrieleormai unanima gemellae anche sul veterinario, che pure laveva stordito. Non si può mica portare rancore.
Così hanno scoperto che, dopotutto, avevano giudicato male il mostro. Hanno continuato il viaggio, ricoperti di bava, madidi dalla testa ai piedi: dallalto per le sbrodolate affettuose del cane, dal basso per lemozione che quasi li faceva piangere.
E così, mentre lauto sfrecciava sui tornanti sopra le vigne umbre, ognuno pensava alla sua infanzia, alla casa di Assunta, ai giorni felici. La mia amata vecchia casa e il terreno…


