Dasha torna a casa prima del previsto con specialità dei genitori: voleva sorprendere il marito, ma Ivan invece di accoglierla calorosamente la manda al supermercato. Le conseguenze sono state inaspettate.

Chiara arrivò a casa con tre giorni danticipo, portando con sé le specialità dei genitori dal piccolo paese in Umbria. Aveva pensato di fare una sorpresa a suo marito, ma Marco, invece di accoglierla a braccia aperte, la spedì subito a fare la spesa. Nessuno poteva immaginare che tutto sarebbe finito così.

La borsa piena gravava dolorosamente sulla spalla, tanto che Chiara trattenne a stento un gemito. Ormai il mal di schiena era diventato il suo compagno fisso negli ultimi due mesi. Appoggiò delicatamente i borsoni sul marciapiede crepato vicino al capolinea dellautobus.

Chiara sospirò profondamente. Il piccolo dentro di lei si agitava, infastidito. Sesto mese mica uno scherzo. Soprattutto quando decidi di anticipare di nascosto il rientro per sorprendere tuo marito. Durante gli ultimi cento chilometri di viaggio su quel vecchio autobus aveva contato letteralmente i cipressi lungo la strada, tanta era la nostalgia.

Si chiese cosa stesse facendo Marco in quel momento. Di certo non avrebbe mai immaginato di averla già lì, a dieci minuti da casa a piedi. Il tratto che la separava dal portone le pareva infinito. I borsoni, pieni di barattoli di confettura, pecorino, prosciutto fatto in casa, mele del frutteto, pesavano come macigni.

Dopo nemmeno cinquanta metri, Chiara capì che non ce lavrebbe mai fatta. La schiena gridava vendetta.

Prese il cellulare e chiamò Marco.

Marco, ciao sussurrò lei quando lui rispose.

Chiara? Ma cosè successo? Stai bene? La voce di lui era ansiosa.

Sì, tutto bene. Sono arrivata! Sono davanti a casa sotto la pensilina. Puoi scendere ad aiutarmi? Ho le borse pesantissime, la mamma mi ha riempito come sempre

Ci fu una strana pausa nellauricolare. Chiara fissò lo schermo, temendo che la chiamata fosse caduta.

Sei già sotto casa? Adesso? Perché non mi hai avvisato prima? Dovevi arrivare giovedì!

Volevo farti una sorpresa Chiara si rabbuiò. Non sei contento? Sono stanca, puoi scendere? Ho fame, la schiena mi uccide.

Aspetta! Non venire su ora. Cioè, vai prima Chiara, senti, in casa non cè niente! Ho finito tutto ieri. Fai così: passa un attimo dallalimentari qui allangolo è aperto sempre. Prendi un po di carne, magari una bella bistecca di manzo. Oggi non sono nemmeno andato al lavoro, ho preso ferie: volevo prepararti un pranzo come si deve.

Marco, ma mi ascolti? Chiara era già in lacrime dalla confusione Sono al sesto mese, ho due borsoni enormi, mi fa male la schiena Carne? In casa ci sono le patate, ci sono pure le uova. Vieni ad aiutarmi, voglio solo mangiare e sdraiarmi.

Non capisci, Chiara, vorrei che fosse perfetto. Il negozio è qui a due passi, prendi carne, anche delle patate fresche che le nostre sono ormai marce. Chiedi aiuto a qualcuno oppure fai a poco a poco, va bene? È per noi, mentre qui preparo tutto.

Chiara guardava le mani arrossate, sentendo salire dentro unondata aspra e soffocante.

Ma ti rendi conto di ciò che mi stai chiedendo? la voce le tremava Con tutto questo peso, col pancione, mi mandi a comprare carne invece di scendere?

È che ho già cominciato a sistemare tutto Se scendo ora, rovino la sorpresa. Dai, prendine almeno 800 grammi, che basta per tutti e due, e un sacchetto piccolo di patate. Dai dai, ti aspetto!

Chiuse la chiamata. Chiara rimase immobile davanti allo schermo nero del telefono. Le venne voglia di piangere, soli nellombra del lampione, senza abbracci, né letto caldo: solo la pesantezza di un sacchetto da portare al banco carni. Magari davvero mi ha preparato qualcosa di straordinario? pensò. Inspiro di forza, raccolse i borsoni e, zoppicando, si trascinò verso il negozio.

Spingeva il carrello tra gli scaffali, mentre la cassiera assonnata la guardava con un mezzo sorriso di compassione.

La carne era pesante, il sacco di patate un incubo. Una volta uscita, le dita ormai non rispondevano: sembravano uncini di ferro.

Il telefono squillò di nuovo.

Hai preso tutto? domandò Marco con una allegria fuori luogo.

Sì, sono davanti al portone. Vieni ad aprire.

Aspetta! Non salire, siediti un attimo e dammi dieci minuti! Marco quasi implorava adesso.

Stai scherzando? urlò Chiara, non curandosi dei pochi passanti. Dieci minuti?! Ho le gambe gonfie, non ce la faccio più!

La sorpresa non è pronta! Cinque minuti, giuro! Ti prego, resta lì.

Si sedette su una vecchia panchina di legno, abbandonando i sacchi con un tonfo. Le venne voglia di tirare la busta della carne direttamente alla loro finestra al terzo piano.

Trascorsero dieci minuti, poi venti. Chiara sentiva la rabbia montare. Immaginava di entrare e trovarsi davanti a cosa? Un mare di fiori? Una colazione a lume di candela? Un violinista nellangolo? Nessuna sorpresa sarebbe valsa quella fatica.

Alla trentacinquesima porta, il portone si aprì. Marco sbucò fuori: la t-shirt al contrario, sudore in fronte, capelli in disordine.

Sei ancora qui? accennò una smorfia di sorriso, cercando di prendere i sacchi. Ma dai, non arrabbiarti, guarda che bella giornata!

Ma tu sei tutto bagnato e sembri appena uscito dalla lavanderia. Che è ‘sto odore di detersivo?

Marco sorrideva nervoso, avviandosi verso lascensore.

Vedrai! saltellava impaziente.

Salirono. Marco aprì con enfasi la porta aspettandosi applausi. Chiara entrò; la casa odorava pungente di candeggina e del solito deodorante al profumo di brezza marina del supermarket.

Girò nella stanza. Poi in cucina. In bagno. Lappartamento era pulito, quasi sterile. Le cose sparite da sedie, il tappeto ancora umido in certi punti, la polvere spazzata così a fondo che le sue statuette sembravano spaurite allangolo.

Allora? Marco splendeva come una moneta da due euro nuova di zecca. Che ne pensi, sorpresa!

Chiara si girò a guardarlo negli occhi.

È tutto qui? domandò sottovoce.

Come tutto qui? Chiara, ho lavorato tre ore come un matto! Ho lavato ovunque, anche sotto il divano! I piatti sono lustri, il bagno splende. Volevo che arrivassi e trovassi tutto già a posto, che non dovessi pensare a niente. E tu sei andata al supermercato mentre io finivo!

A Chiara venne un nodo in gola.

Solo per questo? la voce rotta Solo per pulire il pavimento, mi hai fatto trascinare quelle borse?

Non sei venuto a prendermi, nemmeno dopo che te lho chiesto, solo per pulire sotto il divano?

Certo! Lo faccio per te! Marco spalancò le braccia esasperato. Ti lamenti sempre che non faccio nulla, allora ho voluto dimostrartelo. Sei arrivata troppo presto e non avevo ancora terminato! Dovevo guadagnare tempo! Invece tu invece di ringraziare fai questa faccia!

Marco, ma sei impazzito? stavolta urlò Non me ne frega nulla del pavimento! Ho mal di schiena, due borse pesanti, un bambino in grembo! Volevo solo che tu mi venissi incontro, non che tu impazzissi con lo straccio!

Marco diventò paonazzo, lanciò la spugna nella vasca da cucina.

E basta! Mai contenta! Mi sono alzato alle cinque, piegato in due per te, preparavo la sorpresa e ora ti metti a urlare! Guarda che pulizia! Nemmeno al nostro matrimonio era così!

Ma chi se ne frega della pulizia a questo prezzo? ansimava Chiara Mi hai fatto aspettare al freddo, seduta fuori mezzora! Ho i piedi gonfi! Mi hai obbligato a comprare carne e patate dopo un viaggio disumano! Questa non è una sorpresa, è una cattiveria!

Una cattiveria? Marco camminava nervosamente avanti e indietro Perdona se non sono perfetto! Unaltra avrebbe gioito: il marito ha sistemato casa, vuole cucinare. Invece tu pensi solo a te! Oh, la mia schiena, oh, il mio pancione. Anchio sono stanco! Non ho dormito stanotte, pensavo a come renderti felice!

Chiara si coprì il viso con le mani.

Tu tu non capisci niente singhiozzò. Hai preferito il pulito ai nostri bisogni.

Sempre la solita! Marco urlò ancora. Sei arrivata prima, hai rovinato tu il mio piano! Se fossi tornata giovedì tutto andava bene. Invece sei tornata oggi e ora la colpa è mia!
Ingrata, ecco cosa sei.

Sbotto via dalla cucina, sbattendo la porta della camera da letto.

Sentì il bimbo scalciare forte. Chiara si sedette, guardando la busta di carne, che Marco nemmeno aveva messo in frigo. Aveva la nausea un nodo allo stomaco le saliva sempre più spesso.

Dopo dieci minuti Marco tornò, il viso scuro.

Allora, cucino la carne o adesso digiuni solo per dispetto?

No, Marco, rispose sottovoce, senza voltarsi lasciami stare. Voglio solo dormire.

Ma va pure! ribatté lui, richiudendo sbattendo la porta.

Chiara si trascinò in bagno. Si guardò allo specchio: pallida, occhiaie, capelli arruffati.

Pensò al viaggio, a quando si era immaginata Marco che la stringeva, dicendo ti aspettavo. Invece era andato così. Appena uscì dal bagno, lennesima lite. Qualche altro rimprovero su un dettaglio.

Se ne andò così comera, nemmeno il tempo di cambiarsi. E tornò dai suoi.

Tutti cercavano di dissuaderla: i suoceri, la cognata, i parenti lontani. Anche Marco la chiamava spesso, chiedeva di tornare e prometteva che aveva capito tutto.

Ma Chiara aveva già deciso: un uomo che mette i pavimenti più in alto della salute del figlio non poteva più essere suo marito. Il divorzio era inevitabile. Che farsene di un uomo che sceglie la scopa alla famiglia?

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