Colleghe e amiche invidiavano Svetlana: aveva conquistato un uomo maturo e benestante. Andrea, di quindici anni più grande, era anche il direttore dell’azienda dove lei lavorava.

10 marzo

Oggi ho preso finalmente qualche minuto per mettere pensieri in ordine, fra uninfinità di voci mormorate alle mie spalle e la confusione nel petto che non mi lascia pace. Non posso negare che, dallesterno, la mia storia con Andrea sembri quasi una scalata sociale da manuale. Lui, quindici anni più grande, amministratore delegato dellazienda dove ora lavoro anche io, e io… la nuova arrivata, quella che alcune colleghe e amiche chiamano con malizia la ragazza che si sistema.
È appena arrivata e già si sposa, sento bisbigliare spesso.
Dal niente alla regina…
Proprio così.

Eppure, non ho mai sbandierato la nostra relazione. Quando ho risposto allannuncio per la posizione amministrativa, non sapevo affatto chi fosse il direttore. Anzi, ho scoperto solo dopo il primo giorno di lavoro che Andrea, quelluomo che avevo incrociato in modo così strambo al supermercato sotto casa, fosse in realtà il capo.

Quella volta stavo facendo la spesa al supermercato Esselunga di Piazza del Duomo a Milano. Sul più bello, Andrea mi ha urtata con il carrello, mi ha rotto le calze e rovinato le scarpe di camoscio. Mi ha anche fatto una sfuriata, accusandomi di aver cercato di saltare la fila! Anchio però, non sono rimasta zitta e gli ho tenuto testa; alla fine, quasi imbarazzato, mi ha pagato la spesa rincorrendomi fino alluscita per scusarsi, offrendosi anche di portarmi le borse.
La prego, mi perdoni, ho avuto una giornata terribile, mi aveva detto.
Non preoccupi, ce la faccio. Ho la macchina qui vicino.

In realtà, la macchina non ce lavevo proprio. Ho aspettato che se ne andasse e mi sono diretta tranquilla alla fermata. Ma Andrea mi ha seguito in auto e, di fronte ai commenti della gente impaziente in coda, sono salita con lui.

A parlare sinceramente, Andrea non è mai stato uno di quei classici tombeur de femmes: non bello in senso canonico, di quelli che fanno girare la testa, ma un uomo daltri tempi, affascinante per altre ragioni, la determinazione negli occhi e il portamento sicuro. La sua storia però lo precedeva: dopo la morte improvvisa di Marina, sua moglie e socia nellazienda, si era rinchiuso in sé stesso. Quella tragedia lo aveva reso improvvisamente oggetto di mille chiacchiere, donne mature che sospiravano lodando la sua fedeltà.
Che uomo fedele!
Come un cigno, sussurravano trovando poetico il suo lutto ostinato.

Con me, però, Andrea si è aperto. Dopo il supermercato, ha iniziato a farsi trovare spesso dove sapeva che sarei passata, finché, quasi senza accorgermene, gli ho ceduto la chance di un appuntamento. Poi il colloquio di lavoro e il resto… forse coincidenze, forse destino.

Nonostante la mia riservatezza, i colleghi hanno presto capito tutto. Si sa, in Italia le voci si diffondono in fretta.
Non è nemmeno passato un biennio dalla tragedia, e già pensa a risposarsi, ho sentito borbottare.

Sentivo addosso sempre uno sguardo sospettoso, come se credessero che avessi ottenuto quel ruolo solo grazie al mio aspetto, non certo per il mio diploma in ragioneria.
Alla verità, a me di Andrea piaceva lo sguardo caldo, a volte incerto, e soprattutto il modo in cui sapeva rendere semplice anche una giornata difficile. La casa grande vicino ai Navigli, la macchina nuova e la prospettiva di un futuro sereno erano piacevoli, sì, nessuno lo nega. Pochi mesi dopo il nostro fidanzamento mi sono trasferita da lui, conoscendo anche sua madre, Sofia Basile.
Sofia è una donna daltri tempi, riservata e gentile, abituata a lasciar gestire la casa al figlio dopo la morte di Marina. Ha continuato a cucinare, pulire, accudire, senza dare peso alla mia presenza, forse persino felice di non dover essere la sola donna in casa. E io mangiavo di gusto i suoi risotti e arrosti senza rivendicare alcun ruolo da padrona.

Tutto sembrava scorrere come in una commedia italiana, semplice e sereno, fino al momento della proposta. Cera però una cosa che mi infastidiva: Andrea portava ancora la fede matrimoniale.
Non riesco a sentirmi completamente staccato da Marina, mi confidò una sera.

Ci rimasi male e gli chiesi di smettere di portarla.

Se ti mette a disagio, la tolgo, accettò, lasciandola nel cassetto. Mi sentii un po meglio.

Una sera, però, Andrea mi portò in un ristorante elegante sui Navigli, con musica dal vivo e vino bianco ghiacciato. Sul fondo del mio bicchiere, ad un certo punto, scoprii un anello antico, una vera in oro e diamanti che era appartenuta a Marina.
Sposami, mi disse Andrea, emozionato.

Mi venne un nodo alla gola.
No, sussurrai.

Andrea non capiva. Era convinto mi facesse piacere ricevere un gioiello di famiglia. Ma io non ce la facevo.
Non voglio indossare lanello della tua ex moglie. È una superstizione, porta sfortuna.

Andrea scoppiò:
Non dire sciocchezze! Non sai quanto vale e quanto è raro!
Non mi interessa. Preferisco averne uno solo mio.

Litigammo davanti a tutti e la serata si concluse col mio andar via.
Forse è il caso di prenderci una pausa, sbottò lui.
Pure io lo penso, risposi.

Non ci sentimmo per giorni. In ufficio lo evitavo come potevo. A casa trovai conforto da mamma e papà che, nemmeno a dirlo, mi dicevano di lasciar perdere, che meritavo uno come me, giovane e solare.
Martina, sei una ragazza bella e intelligente! Cosa ci fai con uno così più grande, per giunta vedovo? continuava mamma.

Non sapevo sinceramente cosa scegliere. Se ascoltare il cuore o fermarmi davanti alle ombre di un matrimonio mai davvero concluso.

Alla fine restai a casa, con una scusa, e in ufficio girava già la voce che tra me e Andrea fosse finita. Lui emanava unaria cupa da far tremare le pareti, diventava sempre più nervoso con tutti, anche con sua madre.
Fu proprio Sofia a venirmi a cercare qualche giorno dopo. Quando me la vidi arrivare sotto casa, mi mancarono le parole.
Martina, come stai?
Un po influenzata…
Per questo vivi dai tuoi? Per non contagiarci?
Non solo, ammettei arrossendo.
Sei testarda come lui. Andrés sta impazzendo senza di te. Cosa vi siete detti?

Le raccontai della fede, di quanto mi desse fastidio essere la seconda e avere un anello legato a una storia tragica.
Io ti capisco, mi disse con dolcezza. Penso che Andrea non sia pronto a ricominciare davvero, tiene ancora un piede nel passato. Ma ti ama, solo che non sa come lasciar andare Marina.

Non si può costruire nulla su vecchie fondamenta, le sussurrai. Ci salutammo, affrante entrambe.

La settimana dopo decisi di dare le dimissioni; a Milano cè sempre posto per chi ha voglia di lavorare. Andrea firmò il foglio quasi in silenzio, senza aggiungere una parola, solo un lampo al dito: la fede era tornata al suo posto.
Sai che sembri un bambino, non un uomo di cinquantanni? gli dissi sottovoce alluscita.
Tu sei la prima ad avermi detto di no… rispose lui, quasi stizzito.

Mentre raccoglievo le mie cose, osservando una Milano di primavera fuori dalla finestra, sentivo di aver fatto la scelta giusta. Ho amato Andrea, certo. Ma non potevo accettare di essere unombra nel suo cuore ancora occupato.
Ho respirato forte. Chissà che un domani, forse in Navigli, forse altrove, non incontri qualcuno capace di lasciare il passato dove deve stare: tra i ricordi, non sulle dita.

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Colleghe e amiche invidiavano Svetlana: aveva conquistato un uomo maturo e benestante. Andrea, di quindici anni più grande, era anche il direttore dell’azienda dove lei lavorava.