Addio a Caterina… I figli tornano dal città al paese per la veglia funebre. – Almeno adesso si sono fatti vedere, – bisbigliavano i vicini.

Non cera più Caterina… I figli erano arrivati dalla città in paese per il funerale.
Meno male che almeno ora si sono fatti vedere, bisbigliavano i vicini. Almeno hanno accompagnato la madre nellultimo viaggio.
Finita la cerimonia, i figli con le loro famiglie cominciarono già a raccogliere le loro cose per tornare a casa. Ma, allimprovviso, entrò in sala la zia Lidia, sorella di Caterina.
Zia Lidia, è ora che partiamo, disse il figlio maggiore. Bisogna chiudere la casa. Anche voi dovreste andar via.
Andarmene?! si stupì la sorella. Ma io sono a casa mia! Non ho nessun posto dove andare.
Tutti guardarono Lidia con sorpresa.

Rita e Demetrio si erano sposati e si erano trasferiti a casa della madre di lui.

Il matrimonio era stato semplice, sobrio. Avevano deciso di risparmiare i soldi raccolti per altro, non per una casa.

Fino ad allora avevano vissuto separati: Demetrio con la madre, Rita in una stanza daffitto. A casa, Rita non stava mai: la madre era sempre in giro con gli amici…

Del padre non aveva praticamente memoria.

La madre scelse di lasciarli un po soli. Si prese qualche settimana di ferie e andò da sua sorella Caterina in campagna.

Lì si riposava spesso. La sorella viveva sola: il marito era morto, i figli due maschi le facevano visita di rado. Anche le telefonate erano rare.

Potessero almeno chiamare, pensava Caterina. Magari servisse aiuto, le mancavano… Ma, si sa, ognuno ha i suoi impegni.

Caterina ne soffriva. Si può mai non trovare un minuto per chiamare tua madre?

Eppure non aveva mai chiesto nulla. Dove poteva, faceva da sola; qualche volta chiedeva al vicino, o magari arrivava il nipote con sua madre.

Demetrio era un ragazzo in gamba. Veniva spesso, da piccolo, adesso si era sposato, probabilmente dimenticherà anche lui la zia, come hanno fatto i suoi stessi figli. Neanche portano le mogli a trovarla. Le ha viste solo al matrimonio, gente di città. E nipoti neanche lombra: Troppo presto, dicono.

Lidia, sei arrivata! Mia sorella! esultò Caterina.

Stavano bene insieme. Erano cresciute unite, poi Lidia si era trasferita a Firenze col marito. Caterina era rimasta sempre in paese. Entrambe avevano perso il marito lo stesso anno, e nessuna delle due si era più risposata.

Ti occuperai della casa, intanto. La mia vacanza inizia tra una settimana. E Demetrio? Perché non viene? Potevi portarli con la moglie qui in campagna. O magari sono partiti per il viaggio di nozze al mare?

No, risparmiano i soldi. Il matrimonio è stato piccolo, solo firma e due tartine. Poi lei quasi non ha famiglia: la madre sempre fuori casa, da sola da tempo. È scappata appena ha potuto, poverina. Brava ragazza, Rita.

E perché non li hai portati qui tu?

Sono andata da sola. Devono imparare a convivere, abituarsi senza la mia presenza. Meno pensieri per un mese. Temevo non si sposasse più: trentanni, ormai! Grazie al cielo si è deciso. Che si sistemino.

Si sono già abituati abbastanza. Perché passare la luna di miele in città? Almeno fagli conoscere la zia. Chiama, dai, la casa è grande, spazio ce nè per tutti. Se proprio non piace, tornano indietro facilmente.

Demetrio e Rita arrivarono il giorno dopo. La zia era felice: i suoi figli non venivano mai.

Sono così contenta! I miei non si fanno vedere. Non importa quanto li chiami sospirò Caterina.

A Rita la campagna piacque subito. Le tornò in mente quando da bambina trascorreva le estati dalla nonna. Quando la nonna morì, Rita aveva solo 15 anni. Lavorare e studiare erano state le sue uniche strade

Caterina lavorava nei campi. Lidia si riposava e cucinava per tutti. Demetrio sistemava la recinzione dietro la legnaia e rifaceva il tetto del fienile. Rita dalla mattina alla sera passava lorto al setaccio.

Lascia stare lorto, Rita, presto sarò in vacanza e allora mi occuperò io, ripeteva Caterina.

Ma non mi pesa, da piccola facevo tutto da nonna. Mi piace lavorare la terra. Prima di tutto voi dovete riposarvi!

La vacanza passò in un istante. Gli ospiti tornarono in città, Caterina rimase sola. Tutto era stato fatto. La sera cominciò a sentirsi sola. Un giorno chiamò il figlio maggiore.

Che è successo?

Nulla, volevo solo sentire come stavate. Magari venite a trovarmi un giorno?

No, non abbiamo tempo. Chiedi al minore, magari non va più al mare.

Chiamò il figlio minore, stessa storia. Mare e basta, dalla madre qualche giorno non ci vengono. Va bene. Demetrio aveva promesso che sarebbe passato

Passarono gli anni. Demetrio e Rita riuscirono a comprare una casa. Non si dimenticarono mai della zia: spesso andavano ad aiutarla nei lavori. Portavano anche i figli. A volte i loro bambini restavano tutta lestate con le nonne: Caterina e Lidia, ormai entrambe in pensione.

Caterina nipoti suoi non ne ebbe mai. Il più giovane aveva un figlio, ma non era suo: aveva sposato una donna con bambino. Il maggiore era sempre troppo impegnato: prima il lavoro, poi ormai troppo tardi. Così sono i figli di oggi: né il tempo di trovare la madre, né quello di fare figli. Una visita ogni tre o quattro anni e via: Rallegrati mamma, almeno non ti abbiamo dimenticata!

Menomale che almeno cerano Demetrio, Rita e la sorella.

Così si andava avanti, finché Caterina si ammalò. Fatte delle cure, servivano altri soldi. Chiamò il figlio secondogenito, spiegandogli tutto.

Oh mamma, non sei mai stata in una casa di cura, non è il caso di cominciare! Si guarisce meglio a casa. Forza e coraggio!

Furono Demetrio e Rita a pagare il soggiorno in un centro benessere.

Mandarono entrambe le sorelle. Così almeno si facevano compagnia e si divertivano.

Caterina se nè andata quattro anni dopo. I figli arrivarono al paese solo per il funerale.

Almeno adesso sono venuti, sussurravano i vicini. Lhanno salutata per lultima volta.

I figli, con le rispettive famiglie, erano già pronti per lasciare il paese, ma nella casa cerano ancora Lidia e la famiglia di Demetrio.

Zia Lidia, ormai dobbiamo andare, iniziò il maggiore. Bisogna chiudere tutto. Anche voi dovreste partire.

Andarmene?! si stupì Lidia. Ma questa è casa mia! Dove dovrei andare?

Tutti guardarono Lidia stupefatti.

Questa è la casa della mamma! disse il minore. Ora è nostra. Intendiamo venderla. Se vi serve qualcosa, scegliete un ricordo: un vaso, un servizio di piatti. Tanto getteremo tutto.

Scegliete pure voi un ricordo di vostra madre. La casa invece Caterina lha lasciata a me, quando è tornata dal centro benessere, dopo la malattia.

Dal centro? Lha lasciata a te? Ma noi siamo i figli!

Ora lo ricordate? Ma dove eravate quando era malata? Nemmeno una visita. Siete tanto figli, voi

Se ne andarono senza aggiungere una parola. Non ebbero più motivo né luogo dove tornare. E nemmeno qualcuno da chiamare…

Lidia si trasferì nella casa della sorella. Affittava il suo appartamento. Dava una mano alla famiglia del figlio. E loro dalla madre andavano spesso, felici di aiutare. Una bella famiglia, affiatata solo Caterina manca

Ma lei è sempre accanto a loro. Nei loro ricordiLa casa, lontana dai rumori della città, si riempiva di nuove voci ogni stagione. I nipoti correvano sotto le pergole, raccoglievano more lungo il sentiero, si nascondevano tra i filari. Le foto di Caterina, ancora fissate alle pareti, sorridevano alle torte di compleanno e ai pranzi della domenica, al suono di risate che danzavano tra stanze che non erano mai davvero vuote. Ogni tanto, Lidia si fermava alla finestra e osservava il cielo cambiare colore sulle colline. Sapeva che lamore che Caterina aveva donato continuava, silenzioso e ostinato, intrecciato nei gesti di chi aveva scelto di restare.

Quando le sere diventavano lunghe e quiete, e i bambini si addormentavano stretti sotto il vecchio copriletto fiorato, Lidia sussurrava una buonanotte allombra gentile della sorella, che pareva vegliare anche adesso, tra le crepe del tempo e le luci delle candele. Nessuno, in quella casa, si sentì più solo.

Così la vita, come le stagioni, tornava sempre. E il paese sapeva che, tra quelle mura, leredità più preziosa non era una casa, ma un modo di volersi bene.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

9 − 7 =

Addio a Caterina… I figli tornano dal città al paese per la veglia funebre. – Almeno adesso si sono fatti vedere, – bisbigliavano i vicini.