Il ristorante in cui Lorenzo mi aveva invitato per il nostro secondo incontro era la quintessenza del lusso esibito: luci soffuse, camerieri che si muovevano silenziosi tra i tavoli come ombre discrete. Lui sembrava nato per stare lì: abito sartoriale, orologio costoso in bella vista e quell’espressione sicura, mezzo sorriso compiaciuto di chi si sente il centro delluniverso.
Ordina pure ciò che vuoi, disse con noncuranza, senza nemmeno sfogliare il menù. Non sopporto quando una donna si limita per educazione.
La frase aveva la teatralità di una favola su un principe generoso, ma dentro di me si accese un piccolo campanello dallarme. Forse era per il suo sguardo scrutatore, o per il modo in cui parlava troppo volentieri delle sue ex, che, a suo dire, lo vedevano soltanto come il portafoglio.
Scelsi uninsalata con anatra e un calice di Pinot Grigio. Lorenzo fece decisamente il grande: tagliata di manzo, tartare, una bottiglia di Barolo. Parlava di affari, si lamentava della superficialità, discuteva di valori e di affinità spirituale. Io ascoltavo, annuivo, ma avevo una sensazione strana, come se fossi lì per un esame piuttosto che per una cena romantica; ero pronta a unimprovvisa domanda-trabocchetto.
**Un Uomo Solo in Scena**
Quando il cameriere posò il conto sul tavolo, allinterno della classica cartellina nera, Lorenzo continuava imperterrito la sua arringa sulla crisi dei valori. Si mise casualmente a palpare la giacca, poi la tasca interna, poi ancora la giacca, infine i pantaloni. La sicurezza da protagonista lasciò spazio a unespressione improvvisamente interdetta.
Accidenti… sussurrò, fissandomi negli occhi. Sembra che abbia lasciato il portafoglio in ufficio, o magari nellaltra auto.
Allargò le braccia con una teatralità studiata, senza però mostrare un briciolo di preoccupazione autentica. Non chiamò il cameriere per aspettare, non tentò di risolvere con il telefono. Rimaneva seduto là, fissandomi.
Che assurda coincidenza, vero? continuò appoggiandosi allo schienale. Mi salvi tu? Paghi ora e poi ti rimborso, oppure la prossima volta offro io, con gli interessi.
A quel punto era chiaro: non era uno sfortunato imprevisto, era una prova orchestrata, quel genere di test di cui si vantava da mezzora.
Avevo sentito di queste cose su forum e commedie da quattro soldi, ma non avrei mai pensato di viverlo sulla mia pelle, per mano di un uomo adulto e, allapparenza, realizzato.
La logica era ridicola nella sua semplicità: se una donna paga senza fiatare è brava, accomodante, pronta a soccorrere. Se si rifiuta, significa che è venale e punta solo ai soldi. In quel momento davanti a me non cera più un imprenditore, ma un manipolatore ingenuo deciso a mettermi alla prova.
Era convinto di avere già vinto. Nella sua visione, la possibilità di una relazione con uno scapolo doro come lui doveva bastare a farmi prendere la carta dal portafoglio.
**Freddezza e Calcolo**
Apro piano la borsa, mantenendo la calma. Lorenzo si rilassa, crede che il suo piano abbia funzionato.
Ma certo, nessun problema, dico dolcemente. Poi, rivolgendomi al cameriere:
Posso avere il conto separato? Pago il mio. Per tagliata, vino e dessert, sarà il signore a provvedere.
Il sorriso si spegne in un attimo.
In che senso? sussurra con tono infastidito. Ho detto che non ho il portafoglio.
Capisco, rispondo, avvicinando il telefono al POS. Ma ci conosciamo da appena due incontri. Ognuno paga il suo, è normale. Trovo poco corretto far ricadere su di me il costo di una cena costosa che tu stesso hai ordinato. Sei un adulto, saprai cavartela.
Il cameriere rimane fermo, imbarazzato. Lorenzo arrossisce, il suo tono brillante si sgretola lasciando emergere solo la goffaggine.
Davvero? Per dei soldi? Ti giuro che avrei restituito tutto. Era solo per capire che tipo sei.
E ci sei riuscito, replico alzandomi. Sono una persona che non lascia che altri giochino con la sua dignità.
Esco dalla sala, ma capisco che non ho ancora finito. Mi avvicino al tavolo, estraggo qualche banconota stropicciata e delle monete quelle che in genere dimentico sul fondo della borsa.
Ah, giusto, aggiungo. Se hai lasciato il portafoglio in macchina, vorrai mica dirmi che non hai nemmeno soldi per il taxi?
Lascio i soldi accanto al suo calice di Barolo.
Prendi, per il biglietto della metro. Consideralo il mio contributo al tuo studio sullanimo femminile.
Alcuni clienti ai tavoli vicini si voltano. Lorenzo ha lo sguardo di chi ha appena preso uno schiaffo.
Esco nel fresco della sera.
Quella cena mi è costata solo uninsalata e un bicchiere di vino un piccolo prezzo per aver colto in tempo la vera natura di una persona e aver risparmiato anni della mia vita. Spero che lui abbia imparato qualcosa, anche se persone così raramente cambiano.
E tu, cosa avresti fatto al posto mio? Avresti salvato il distratto cavaliere, oppure scelto la via della fermezza e dellonestà? Ricorda: il rispetto di sé vale più di qualsiasi conto al ristorante.




