Amico mio, ascolta questa storia che mi è successa quando sono andato a rilassarmi in una spa sulle colline toscane. Allora, io, cardiologo di lunga data si chiamava il Dottor Marco Bresciani sono arrivato lì per staccare un po. Mi sono detto: Mi faccio una bella barba, mi metto elegante e magari stasera mi faccio vedere al ballo. Del resto, mica ho scritto in fronte che ho passato i sessanta… chi vuoi che se ne accorga?
Non faccio in tempo a passare il rasoio che mi piomba in camera una donna Ma che dico donna, servirebbero le mani di Botero per descriverla. Capace che ci faresti lezione di anatomia: La donna è composta da. Un tipino che non dimentichi, con un rossetto rosso vivo al centro del viso, che sembrava la ceralacca di un notaio messa su una pagnotta appena infarinata. Non sono certo quei tipi che li convinci a lasciar perdere, quando han deciso una cosa.
Entra gridando: Meno male che il famoso cardiologo, proprio oggi, qui a riposarsi! Perché nellambulatorio cè urgenza! Il custode sta portando di corsa un malato e il nostro cardiologo è fuori sede. Sai, gli infarti mica bussano a mezzanotte. E niente, capisco che mi tocca. A quella non puoi dire di no, con i suoi buon centodieci chili e una faccia decisa: se ha deciso che tocca a te, tocca a te.
Così mi trascina nellambulatorio. Dentro, il custode uno col faccione grigio, occhi sbarrati e una barella. Sulla barella, schiacciato dalla cartella clinica, cè un uomo con una barbetta, pallido come un lenzuolo, che pare uscito dal laboratorio di Fisica Avanzata delluniversità. Sembrava più uno studente fuori corso che un cardiopatico.
Il custode mi fa: Delira, non fa che ripetere rosa, rosa… pensa di stare in un negozio di fiori!. Linfermiera gli misura la pressione e scuote la testa: Settantina cinquanta, dottore… E scende. Ride nervosamente e dice che con la pressione così bassa, neanche i suoi polsi sono così sottili! Rido di nervoso anchio. Ma nella cartella cè scritto che, per lui, centottanta cento sarebbe poco più che un riscaldamento
Allungo lo sguardo in cerca di quello che serve, ma sento dei singhiozzi: mi giro e vedo linfermiera in lacrime. Che hai? le chiedo. Mi fa pena questuomo! piange sconsolata. Ti giuro, mi si è accapponata la pelle.
Dico di preparare ladrenalina, ma quella continua a piangere. Prendo io la siringa, la preparo. E il custode mi fissa stralunato, mai vista una siringa così, sembra quasi pronta per un duello coi pirati. Sudo freddo, linfermiera si aggrappa pure allo stipite e piange che la scena pare una telenovela. Penso che dovrei darle una sberla per farla riprendere ma mi trattengo: sai mai che reagisca e mi butti giù dal terzo piano.
Alla fine, basta. Trovo il punto sul petto floscio delluomo e zac, inietto ladrenalina. In quellistante, il custode sviene come un sacco e linfermiera riprende a strillare: Povero custode!. Ma cosa siete, una compagnia teatrale? E dovè lammoniaca?!
Mentre mi agito, il malato sulla barella si tira su, occhi chiusi, guarda verso linfermiera che lo schiaccia con la mano sulla testa e ripete severa: Qui calma, uomo mio. Lammoniaca è nellarmadietto, ovvio. Il custode là per terra non respira quasi, la mano del barbuto scivola giù dalla barella. Massaggio cardiaco, forza! grido. Linfermiera lo gira, tira su la gonna e sembra pronta a saltargli addosso, ma realizzo che sta per fare un disastro: No, il massaggio al cuore, non lo schiacciare come un materasso! urlo. Lei lo rimette a pancia in su, si siede sopra di lui, la barella si piega come una cialda di cannolo e io sento un crac preoccupante.
Sollevo il custode come fosse un polpo: lo metto su una sedia, tutto floscio, nessuna parte diritta. Linfermiera, fuori di testa, sta per ridurre il poveraccio in polpette, quindi la tiro via di peso e la siedo accanto al custode, entrambe col cotone nel naso: uno con i pantaloni scesi, laltra mezza nuda… Una scena surreale.
E il malato si rianima di nuovo, si alza come lalzata di uno schienale daereo, occhi sempre chiusi, si gira e il custode sviene di nuovo, stavolta con un tonfo che mi sa va raccontato negli annali della scienza. Luomo, senza aprire gli occhi, dice: Signori per favore non curatemi più.
Poi racconta: Dottore, io sono ipoteso da generazioni. Quando nevica mi sgonfio, quando piove mi porta via il vento. La mia pressione base è ottanta cinquanta, al massimo cala ancora un po… ma basta un caffè bello forte al bar, non una seduta spiritica con sopra una signora di centocinquanta chili! Ormai pensavo fosse finita. Che la mia Rosina tornasse dal bagno e restasse di sasso: lei stava poco bene, invece toccava seppellire me!
A quel punto, leggo la cartella clinica: Rosa Leone. Mi ricordo: allarrivo pensavo di conoscere qualche bella tipa toscana, una Rosina. Invece, mi ritrovo questo signore, e mi viene quasi da ridere.
Chiedo allinfermiera: Ma questa è la cartella giusta? Lei, sempre con il cotone al naso, dice solo: La cartella, dottore.
No, guarda che questo non è Rosa Leone è almeno un Leandro Rossi!
E il paziente spiega: Dottore… mia moglie è qui, le ho portato un bicchiere di kefir. Lei è andata in bagno e ha lasciato la cartella accanto a me. Poi mi sono sentito male allimprovviso, e il custode mi ha portato qui come un sacco di patate. Mi era crollato tutto, ma ora sto proprio bene. Davvero, mai stato meglio, che se mi metti una scintilla alla base risalgo come un razzo nello spazio! Non so cosa mi abbia fatto lei, ma io adesso per dieci anni non dormirò più, perfetto per finire la mia ricerca scientifica.
Appena il tipo con il kefir se nè andato, linfermiera sospira: Facciamo che qui non ci siamo mai stati. Ho quasi preso la lampada di bronzo a forma di Michelangelo che cera in studio per centrarla, ma lei mi precede: Va bene, il custode lo sistemo io.
Insomma, Marco Bresciani dalla spa non ha conosciuto nessuna e la serata lha passata con la pressione alle stelle Ma che avventura.



