Buttalo fuori di casa. Ho trovato il gatto domestico del vicino sotto la neve, ma la padrona ha rifiutato di salvarlo

Buttalo fuori in strada. Lho trovato sotto la neve il gatto di casa dei vicini, ma la padrona non ha voluto salvarlo

Margherita aveva sempre avuto dei sospetti nei confronti del gatto dei vicini. Non che le dispiacessero i felini, ma quel grosso tigrato insolente le aveva davvero fatto perdere la pazienza una volta.

Questa storia parla di quanto sia importante restare umani, qualsiasi cosa accada.

Quellestate il gatto dei vicini, Teodoro, aveva preso labitudine di usare lorto altrui come toilette. Margherita lo pizzicava spesso a sgombrare la terra con le zampe, come se stesse cercando un tesoro nascosto. Gridava e correva verso di lui, ma il micio senza scomporsi scappava via rapido come un fulmine. La casetta di Margherita era piccola ma solida, ereditata dalla nonna, situata in una zona fortunata nella campagna vicino Siena, non lontano dalla città.

Bastava allontanarsi un po dalla strada principale e intorno cera un vero paese. Ma vicino alla fermata dellautobus, la città era a portata di mano. Quando la nonna era ancora viva, Margherita adorava andare lì; e anche dopo, spesso passava i fine settimana portando amiche a fare il bagno nella vecchia stufa, a fare grigliate di carne, o a raccogliere bacche. Nel bosco dietro casa bastava unora per riempire la padella di porcini. Silenzio, aria buona, spazio tutto quello che serve per rilassarsi. In quel paese viveva anche la sua cugina dinfanzia, Francesca, figlia di zio Carlo, il fratello della mamma; erano quasi sorelle. Tra lorto e il fiume, il tempo non bastava mai.

Nellorto Margherita seminava qualche piccolo filare di ravanelli e insalata, e in un angolo cresceva lerba cipollina. Non era grande, ma era pur sempre suo. Ed era proprio lì che il gatto dei vicini lasciava i suoi regali. Margherita ne parlò con la padrona di Teodoro zia Caterina. Questa, alzando gli occhi al cielo, sbuffò: E che dovrei fare? Dovrei forse mettermi di guardia? Tira un pezzo di legno se non riesci a prenderlo!.

Un approccio così duro si spiegava facilmente. Teodoro era stato il gatto di suo marito defunto, Giovanni Battista. Lei, Caterina Antonia, laveva sempre detto: A me i gatti non sono mai piaciuti, essendo appassionata di cani. Ma quando il marito era mancato, il gatto era rimasto con lei per forza.

Teodoro però non aveva bisogno di molte cure: era un grande cacciatore di topi e, a quanto si diceva, anche di pesci. Spesso accompagnava il padrone a pescare, anche dinverno: gli servivano solo un tetto e una stufa calda quando fuori faceva freddo.

Margherita iniziò una vera guerra col gatto. Provò a parlarci, a convincerlo, anche a lasciargli qualche bocconcino. Ma le prelibatezze di città non lo interessavano. Alle dolci parole rispondeva squadrandola da lontano, diffidente, senza mai avvicinarsi troppo.

Una volta Margherita lo bagnò con lacqua gelida della pompa. Unaltra volta andò nellorto col fischietto: appena vide il trasgressore, iniziò a rincorrerlo tra le aiuole soffiando come un arbitro. Poi, riversa a terra, rideva di gusto ripensando a come Teodoro, saltato oltre la recinzione, si fosse voltato a guardarla con aria indignata, come a dire: Questa non era tra le regole!, e poi, la coda dritta, era sparito dietro i rovi.

Zia Caterina osservava queste scenette da dietro la siepe, divertita. Del resto, aveva finalmente realizzato il suo sogno: diventare una vera cinofila. La figlia le aveva lasciato per le vacanze una minuscola cagnolina, una pinscherina di nome Perla, e adesso la zia aveva ben altro a cui pensare. Margherita risolse il problema dellorto in modo semplice: portò tre sacchi di segatura e li sparse nellangolo più inutile, quello invaso dalle ortiche.

Teodoro apprezzò il regalo e da allora scavò solo lì. Margherita si sentì finalmente sollevata. Ma poco dopo si accorse che il gatto la seguiva ovunque: dai cespugli, dal tetto, da una fessura nella staccionata. Una sera uscì tardi in cortile e quasi svenne quando da un angolo buio si accesero due occhi luminescenti. Il suo grido svegliò metà paese. Con Teodoro si davano del lei: non sapevi mai dove potesse spuntare.

Fino allautunno Margherita rimase nella casa della nonna, poi tornò a Firenze per riprendere gli studi, passando lì solo nei fine settimana.

In uno di quei rari ritorni, una mattina uscendo sul retro, vide una strana montagnola coperta dalla brina. Era Teodoro. Il gigantesco micio sedeva, immobile sotto uno strato di neve, ghiaccio attaccato ai baffi. Non si mosse, non alzò la coda, ma restava curvo con la testa bassa. Quando Margherita spazzò via la neve, lui non reagì. Lo accarezzò e vide che il gatto cercava di miagolare, ma non riusciva neppure a respirare.

Lo prese tra le braccia e lo portò in casa. Lo avvolse in una coperta, gli scaldò la testa, gli sciolse il ghiaccio dai baffi con un panno caldo. Il gatto non opponeva resistenza era troppo stanco. Dopo averlo circondato di bottiglie dacqua tiepida, Margherita corse da zia Caterina.

Ma la zia fu inflessibile: Ormai vive nel capanno. Mi ha sporcato tutta la casa, non ne posso più! Non metterà più zampa sul mio uscio!. Dopo larrivo di Perla quellestate, Teodoro aveva iniziato a infastidire la cagnolina e a marcare il territorio. Per vivere in pace, la padrona lo aveva relegato in una baracca in giardino.

Lestate laveva passata, ma linverno in un capanno senza isolamento era diventato un incubo. Margherita cercò di farle cambiare idea: Prima usciva a cacciare, ora ci sono neve e gelo!. Ma la risposta fu ancora più dura: Gli lascio delle crocchette nella ciotola che mangi e si beva la neve! Non morirà certo di fame! Butta fuori il gatto!.

Tornando a casa, Margherita capì che il gatto era venuto a cercare lei non per caso. Cercava salvezza. Stanco di aspettare la pietà della padrona, si era rivolto proprio a chi gli aveva dato filo da torcere tutta lestate.

Margherita chiamò tutti i conoscenti: Vi serve un gatto?. Ma nessuno lo voleva. La cugina Francesca offrì un riparo nel fienile insieme alla mucca e al maiale meglio che fuori, ma non poteva portarlo in casa: avevano già due felini.

Intanto Teodoro, ormai riscaldato, uscì dalla coperta, passeggiò per la stanza e si sedette davanti a Margherita, fissandola negli occhi. Come sapesse che lì si decideva il suo destino. Margherita sospirò e chiamò la madre. La mamma, che aveva sempre odiato avere animali in casa, si commosse ricordando quanto era stato generoso il marito di zia Caterina, Giovanni Battista, e come spesso aveva aiutato la nonna. Si ricordò anche delle pescate e del gatto fedele sempre accanto, e le scese una lacrima pensando al destino di quellanimale anziano che ormai non serviva più a nessuno.

La soluzione si fece improvvisamente chiara.

Dopo aver comprato un trasportino di plastica al supermercato, Margherita sistemò Teodoro con attenzione e lo portò con sé a Firenze. Per lui iniziava una nuova vita.

A volte, ciò che ci dà fastidio può rivelarsi la creatura che più ha bisogno della nostra umanità. Aiutando Teodoro, Margherita imparò che la bontà non sceglie chi la riceverà: rende migliori chi la offre.

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