Un bicchiere di latte

Il bicchiere di latte

Sai, non sempre è facile, né per chi non ha niente, né per chi lavora ogni giorno al loro fianco. Questo la nostra Vera Caporali lha capito ormai da tempo: sono otto anni che lavora allassistenza sociale, e in questo periodo ha corso da una parte allaltra, si è consumata la salute, è diventata diretta e un po spigolosa, soprattutto quando qualcuno aveva da ridire sul suo lavoro. Ma chi sei tu per giudicare quel che faccio?!, chiedeva a chi si avventurava in commenti fuori luogo, fulminandolo con gli occhi verdi e taglienti dietro la sua frangia ramata. Nessuno aveva mai il coraggio di fare altre domande, anzi, spesso se la dava a gambe senza nemmeno sapere dove stava andando. Ecco perché tutti la chiamavano Vera la Sciagura.

Per tutti questi anni, Vera ha fatto di tutto per i propri assistiti dalla spesa alle pulizie, e con ognuno riusciva a trovare il modo giusto per comunicare. Solo una volta ci fu un problemino: un anziano signore solo le aveva regalato una tavoletta di cioccolato. Accettare regali era vietato, e lei non aveva mai fatto eccezione, ma quella volta abbassò un po la guardia come fai a dire di no a un vecchietto, per Cristo! Vera portò il cioccolato a casa, ma non riuscì a mangiarne nemmeno un quadratino, le sarebbe rimasto sullo stomaco. Lo diede allora al ragazzino dei vicini, e la volta dopo rifiutò decisamente ogni altro pensiero di regalo. Il nonno però si lamentò allassistenza, dicendo: Il cioccolato non basta a queste donne, aspettano pure la busta coi soldi. Volevano licenziare Vera, e lei non si oppose: Mandatemi via, non mi straccerò le vesti. Sono una persona anchio, mica uno zerbino da calpestare! Ma fu difesa da altri assistiti, tra cui cera anche Anna Pedretti. Già prima Vera simpatizzava con Lei, ma dopo quellepisodio Anna diventò come una sorella, quella che Vera non aveva mai avuto.

Avevano storie simili, tutte e due segnate dalle difficoltà, perché rimasero presto senza genitori. Anna, invalida fin da bambina, e Vera che apparentemente stava bene, ma lanima le sanguinava ogni giorno. Solo un nodo le accomunava: non avevano figli. Vera ormai se nera fatta una ragione, Anna invece ci sperava ancora, e quando Vera si faceva prendere dallo sconforto, era lei a tirarle le orecchie. Da quando Anna provava le coreografie al centro riabilitativo per preparare il saggio di danza, aveva preso più coraggio. Allinizio non ne voleva sapere, e anche don Luca, il prete che veniva spesso a trovarla con una preghiera e un dolcetto, le diceva che era meglio dedicarsi al ricamo. Anna aveva manualità limitata, ma con la determinazione aveva imparato a ricamare ogni cosa: tovagliette, fazzoletti, poi pure un vestito di lino con motivi colorati, decorato di ricami rossi e uccellini verde smeraldo. Insomma, una meraviglia, tanto che fu portato alla mostra regionale artigianale, dove vinse pure il primo premio. E il vestito, allultimo giorno di mostra, fu pure venduto. Quando portarono la sommetta in contanti, Anna chiamò Vera in lacrime: era la sua prima paga e non sapeva proprio che farne.

Dai, non preoccuparti! aveva sorriso Vera. Troveremo il modo di usarli! Compriamo un po di stoffa, così ricami ancora, almeno per un anno non ti manca il lavoro. E smettila di pensare sempre a cose tristi!

Anna non rispose allultima battuta, anche se la pungicava un po. Ultimamente sognava spesso di avere un marito. Che bellezza, essere sposata! Dai film aveva imparato tutto su quel che si dice tra innamorati, però nella sua situazione si poteva solo sognare.

Dopo la mostra, la chiamarono dal centro di riabilitazione: volevano che Anna prendesse parte a una lezione di danza di coppia, per preparare una coreografia.

Ma siamo matti? Non è roba per me!, sbottò Anna e attaccò il telefono, pensando fosse uno scherzo di cattivo gusto.

Le richiamarono, la convinsero a tentare, giusto una prova, poi nel caso avrebbe potuto smettere.

Magari porta fortuna!, insisteva la voce ruvida della responsabile. Oramai sei una premiata, è il momento di ampliare i tuoi talenti! Sei daccordo con lassistenza, ti accompagneranno loro alle prove.

Ma con chi dovrei ballare?

Una persona come te. Facciamo coppie simili. In Italia nessuno viene lasciato indietro! Ognuno può trovare la propria strada. disse la responsabile, la signora Margherita Iosifini, con una decisione tale da non lasciar spazio ad altre domande.

Va bene, proviamo, sospirò Anna.

Perfetto! Domani ti richiamo, preparati. Dopo pranzo passerà un pulmino a prenderti!

Il giorno dopo si presentò un autista coi baffoni, tutto accigliato, e portò via Anna che, stavolta, aveva lasciato perdere il berretto per non sciupare la pettinatura bionda appena sistemata da Vera. Nellautobus cera già Alessio, il suo futuro compagno di ballo, in carrozzina. Si presentarono, Anna gli sfiorò la mano, e le sembrò davvero un piccolo miracolo sentire la stretta vigorosa di una mano maschile.

Arrivati al centro, lautista e Vera aiutarono Anna, mentre Alessio si muoveva autonomamente, agile sulla carrozzina. La prima prova fu un disastro. Sudavano, si sentivano impacciati, con la coreografa alta e snella a dar loro consigli, flessibile come una libellula, e la signora Margherita che sfrecciava attorno. Poi piano piano, settimana dopo settimana, Anna prese confidenza. Vera la seguiva sempre, non la lasciò mai sola.

Per tutto lautunno e linverno Anna si dedicò alla danza, ricamava sempre meno, e senza le prove le sembrava mancasse qualcosa. Andava lì come se fosse un lavoro adorato.

Proprio oggi aspettava Vera, pronta per una nuova lezione. Ma lei arrivò cupa, come se accompagnare Anna alle prove fosse diventato un peso enorme. Anna non resistette a pizzicarla:

Ma che razza di muso hai oggi?

Ma dai, non è niente!, provò a sorridere Vera.

Per cambiar discorso, Anna riprese: Siamo giovani, abbiamo solo quarantanni. Possiamo ancora farci una famiglia, no?

Ancora con ‘sta storia?! Io sono già stata sposata, sai come è finita! Sette anni di litigate e poi mi ha lasciata. E ha fatto bene, non lo biasimo. Spero solo che i miei genitori mi avessero visto coi nipoti.

Ma passato ormai! Io, fossi stata in te, ci avrei riprovato mille volte!

Che ti piacerebbe sentire sempre le prediche?

Se non vuoi sposarti, al giorno doggi un figlio puoi averlo comunque.

Ci vogliono un sacco di soldi! Vuoi vedere quanto prendo io?

Ho sentito al telegiornale che ora certe operazioni le fanno gratis.

Lasciamo perdere Allora, con che cosa andiamo oggi?

Non ascolti mai Maglioncino rosa e gonna grigia!

Ma metti il vestito da concerto, che ti hanno fatto apposta! È lungo, devi abituarti.

Alla prova generale lo metto, altrimenti sullautobus lo impasticcio!

La sera prima della generale tornarono stanchissime. Vera lavò Anna, la aiutò a mettersi in vestaglia, poi a sedersi in cucina. Preparò il tè, mise biscotti e caramelle, ma Anna aveva altro per la testa:

Senti, tu ti ricordi comè stato la prima volta?

La prima che?

Con un uomo balbettò Anna arrossendo.

Mah, non ricordo

Non dire bugie! Sei stata sposata anni, e ora cè anche Nicola

Nicola è durato poco dopo il divorzio, poi si è trovato una più giovane. Non cè nulla da invidiare!, sbottò Vera.

A me sembra che Alessio mi guardi in modo diverso! confessò Anna.

I mori hanno sempre un debole per le bionde… Non ti mettere strane idee. Alla fine ti fai solo male.

Ma allora, come è stato per te?

Nessun mistero. Non ne voglio parlare. Bevi, e vai a riposarti.

Anna rimase in silenzio, Vera capì subito che si era messa in testa certe fantasie, e ora non sarebbero più passate.

Vera si congedò, promettendo di passare il giorno dopo, e chiese: Di cosa hai bisogno dalla spesa?

Lo sai già rispose Anna un po stizzita, chiudendo gli occhi.

Dai, dormi che domani cè la prova generale!

Anna non rispose più.

Almeno ti venisse sonno con ‘sti balli, sbuffò Vera sottovoce, ma evitò di dire altro.

Uscendo, pensava che forse a Anna serviva conoscere qualcuno, che non era così incapace come a volte sembrava. Gelosona comera pure con Nicola! Non dovevo parlarne, meglio lasciar perdere, si disse.

Anna, dopo che Vera se ne fu andata, si pentì di essere stata brusca. Anche Vera, in fondo, non era cattiva. E adesso a chi poteva raccontare tutto quello che sentiva dentro? Peccato non saper scrivere poesie, ci metterei tutta lanima… pensava Anna, le veniva da piangere senza sapere il perché. Cercava di non pensare ad Alessio, ma lui tornava nei pensieri da solo: capelli scuri, occhi profondi. E quelle mani forti, capaci. Le prime volte aveva talmente paura di cadere danzando, ma con Alessio non aveva più paura. E questo le dava sicurezza, e spesso riceveva complimenti.

Aveva ormai imparato il ballo a memoria, si era abituata a Vera seduta in sala, e persino allelettricista vestito darancione che sistemava sempre qualcosa dietro le quinte.

Riflettendo sulla prova generale di domani, Anna si sentiva agitata: sarebbe andata bene? E poi cosa sarebbe successo, dopo il saggio? Avrebbe mai potuto vedere Alessio davvero, fuori da lì? O sarebbe rimasto solo un sogno irrealizzabile?

Al mattino stese il vestito da concerto sul divano, lo controllò bene: era di seta viola scuro, pieno di perline e lustrini, e Anna si immaginava già come sarebbe apparsa sul palco. Meglio però non pensare a quello che sarebbe stato dopo: doveva concentrarsi solo sulla musica e su Alessio.

A un tratto sentì la chiave girare nella porta.

Allora, pronta la nostra stellina per la generale? esordì scherzando Vera.

Pronta sì ma ho una fifa tremenda!

Meglio così, vuol dire che ci tieni. Andiamo va, su!

Si prepararono con calma e chiesero allautista di arrivare prima. Anna voleva essere la prima a provare il vestito, per abituarsi. Arrivate al centro culturale le sembrava che tutti guardassero lei e Alessio elegantissimo nel suo completo nero e papillon e stava vicino a una donna che non conosceva.

Dietro le quinte, mentre si preparavano a entrare, Alessio si avvicinò e la baciò sulla guancia: Non agitarti, andrà tutto bene!

Anna annuì, la guancia in fiamme. Qualcuno le accarezzò la spalla: era la donna di poco prima.

Vedrai che ce la farai!, le disse gentile.

Ma lei chi è?, chiese Anna, con un brutto presentimento.

Alessio, arrivato subito dopo, chiarì: Anna, ti presento mia moglie, Silvia!

Anna rimase impietrita: vide unalleanza sul dito di Alessio che prima non cera. In pochi secondi tutti i sogni le crollarono addosso. Le mancava laria, tutto divenne confuso…

Quando la rianimarono, la responsabile Margherita, che sembrava più secca del solito, chiese agitata: Che è successo alla Pedretti? Dai, forza su il palco!

No, deve tornare a casa, non sta bene, fu ferma Vera.

Le serve un medico, e poi deve ballare! Ci abbiamo lavorato sei mesi!

Anna si ridestò un po, ma non rispondeva, chiusa nel silenzio, anche durante il viaggio a casa.

Davanti al portone Anna mormorò solo: E Alessio?

È rimasto a provare, farà il pezzo con la sua compagna. Dai, su con la vita, come diceva don Luca

Anna si sentì ferita, soprattutto quando Vera la aiutò a sistemarsi a letto e salutò allegramente lautista.

Poi Vera le si sedette accanto e chiese piano: Ora mi dici cosè successo?

Anna, tra le lacrime, riuscì solo a dire: Alessio… è sposato.

Vera quasi si mise a ridere: pensava fosse successo chissà che. Ma Anna protestò:

Vattene! Non voglio più vederti. Sei una stronza!

Se lo avesse detto con cattiveria, forse Vera si sarebbe offesa. Invece erano le solite lagne di Anna, che però quella volta facevano davvero male. Le parole le pesavano dentro, più di quanto pensasse.

Uscendo, Vera decise: Domani chiederò di cambiare assistita. Basta così o magari mollo tutto e vado allasilo. Avevo già lavorato coi bambini e nessuno mi chiamava Sciagura!

A casa Vera cercò di cucinare, ma proprio non ce la faceva. Prese solo un tè con qualche biscotto e si buttò sul divano. Anche lei, in fondo, quel giorno aveva avuto la sua dose di fatica.

Mentre si stava appena addormentando, squillò il telefono. Era don Luca: Vera, vieni subito da Anna, bisogna portarla in ospedale

Un tuffo al cuore. Aveva pure lasciato la porta aperta. Corse fuori e alla casa trovò pure la polizia, il prete e due vicine. Don Luca spiegò: Forse unintossicazione Ho trovato Anna svenuta, con delle pillole sparse. Ho chiamato subito il 118.

Il poliziotto, scontroso e con le sopracciglia nere, si avvicinò:

Lei chi è per la vittima?

Assistente sociale, sono io che la seguo! Che ha fatto?

Voleva farla finita. Indagheremo Ha le chiavi di casa?

Venga a chiudere gas e luci. Dopo ci serve la sua dichiarazione in questura.

Ma sono uscita da lì unora fa!

Evidentemente non era tutto a posto. Confronteremo la sua dichiarazione con quella della vittima, se si riprende.

Tutte balle!

Vera, con accanto le vicine come testimoni, fece quanto chiesto, spostò pure il cibo sul balcone e lasciò il cellulare in casa secondo gli ordini. Poi in questura, il poliziotto, letto il suo racconto, fece un mezzo sorriso:

Tutta colpa dellamore sfortunato, dunque?

Che altro, mi dica lei

Allora può andare.

Vera prese un taxi e corse in ospedale. Allingresso chiese di Anna.

Quella con lintossicazione? È in rianimazione, si è ripresa però.

Che sollievo! La posso vedere?

Ma che! Se va bene tra tre giorni, e solo quando sarà in reparto. E poi ora cè la quarantena. Lei cosè, sorella?

Una cara amica…

Menomale, sembrava che non avesse nessuno. La carrozzina non serve, abbiamo tutto qui. Ecco il numero, chiami pure, quando la dimettono la informiamo noi.

Vera tornò a casa più tranquilla, ma si sentiva sola. Guardava il telefono e lui restava muto tutta la sera. Il mattino dopo chiamò al lavoro, spiegò tutto e chiese di non cambiare assistita.

Tranquilla, rimani tu!, la rassicurò la caporeparto.

Ogni giorno chiamava in ospedale, ma Anna non rispondeva mai. Dopo quattro giorni la chiamò una donna, rapida: È la Caporali? Sono linfermiera di Anna. Vuole che passi sotto la finestra domani alle 13, secondo piano, terza finestra a sinistra. Non può ricevere nulla, neppure fiori, cè la quarantena!

Nemmeno un pensierino, ieri era la Festa della Donna!

Niente, signora. Solo uno sguardo.

Vera passò la mattinata tra le commissioni, poi si presentò minuziosa fuori dalla finestra col cuore in gola. Anna apparve, pallida, scavata, ma finalmente con gli occhi sorridenti. Non potevano parlare, troppi vetri, ma Anna tirò fuori un foglio: SCUSA. Vera agitò le mani, si commosse, Va tutto bene, le mimò, incredula ma felice. Fecero ciao, e Vera, scendendo sul marciapiede colorato di neve sciolta dal primo sole primaverile, improvvisamente pensò che finalmente la brutta stagione era finita. Adesso però basta stare male! si disse asciugandosi qualche lacrima di gioia. Che scema sei, Annina una vera testarda!

Ecco qua. Alla fine, anche in Italia, capita di sentirsi soli, di sbagliare, di perdere la testa per qualcuno, ma per fortuna prima o poi la primavera arriva davvero.

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