Lorenzo, sono ancora qui: una storia damore e speranza sulla riva del mare
Lorenzo, sono ancora viva. Si avvicinò nuotando piano. Promettimi una cosa: non darmi per spacciata prima del tempo.
Lorenzo, guarda che splendore! esclamò Giulia piena di meraviglia, la pelle baciata dal sole e gli occhi accesi di vita. Aprì le braccia come a voler abbracciare limmensità del Mediterraneo.
I suoi capelli castani leggermente schiariti dal sole danzavano nel vento. Te lavevo detto, questo sarebbe stato il mese più bello della nostra vita!
Lorenzo, al suo fianco sulla sabbia fine di una spiaggia di Positano, si aggiustò il panama e le sorrise. Ma dentro, una stretta gli serrava il cuore. Il pensiero che quella potesse essere lultima occasione per ritrovare la felicità gli era divenuto ossessione.
Sì, Giulia, sarà il mese più bello, provò a rispondere leggero. Hai sempre ragione tu.
Ma le parole del medico, pronunciate due mesi prima, non lo lasciavano in pace: Tumore, stadio avanzato, due-tre mesi. E così erano arrivati lì, al mare, perché Giulia aveva deciso fermamente di vivere, non di arrendersi.
Facciamo il bagno? lo prese per mano con una luce negli occhi. Dai, Lorenzo! Ti ricordi quando ci tuffavamo nel fiume dalla nonna? Avevi paura che la corrente ti portasse via il costume!
Lorenzo scoppiò a ridere e, per un istante, il dolore svanì. Giulia era capace di riportarlo alla gioia con una battuta.
Non avevo paura, ero solo previdente! scherzò lui. Andiamo, ma se mi mangia uno squalo sarà tutta colpa tua.
Ridevano come due ragazzini mentre si tuffavano in acqua. Giulia giocava tra le onde, lui la fissava col fiato sospeso, colmo damore e di sofferenza. Era bellissima, la amava più di ogni cosa. Perderla gli sembrava inconcepibile, ma terrificante.
Lamore ti dà la forza per continuare a sperare, anche quando il tempo sembra essere contro di te.
La loro storia era cominciata al liceo, in una cittadina di provincia in Umbria, dove tutti si conoscevano. Giulia era arrivata come una stella cometa: nuova, col sorriso luminoso e quei capelli castani che scioglievano anche i cuori più difficili.
Trasferita da Foligno, si era fatta notare subito. Lorenzo, alto, impacciato, sempre con un libro in mano, non osava sperare di attirare la sua attenzione. Ma una sera, durante una festa di scuola, trovò il coraggio di invitarla a ballare un lento.
Sei diverso, gli aveva detto lei guardandolo negli occhi. Non provi a farti vedere migliore degli altri.
E tu non temi che ti calpesti i piedi? aveva sorriso lui. Lei rise, e quella sera iniziarono a diventare amici intimi.
Al termine della scuola, Lorenzo partì per Milano a studiare ingegneria, Giulia a Firenze per lettere antiche. Lunghe lettere si incrociavano tra i due, e destate correvano luno dallaltra. Le distanze rafforzarono il loro amore.
A ventidue anni, appena laureati, si sposarono in municipio, festeggiando con una cena semplice tra amici e parenti nella sala parrocchiale decorata con stelle filanti e fiori di carta. Sullo sfondo, i successi di Lucio Dalla. Erano felici, fregandosene dei dettagli.
Ma la quotidianità non tardò a presentare il conto. Affittavano un piccolo appartamento, lavorando sempre, sognando una casa e una piccola caffetteria. La fatica e le difficoltà domestiche portarono qualche litigio.
Discussioni per sciocchezze: chi doveva lavare i piatti, chi aveva dimenticato di pagare la bolletta. Una sera, esasperato, Lorenzo sbatté la porta urlando:
Forse è meglio se ci lasciamo!
Giulia si sedette in silenzio e poi sussurrò:
Lorenzo, ti amo troppo per buttare tutto. Proviamo a vivere in modo diverso.
Così decisero di dedicarsi almeno un giorno a settimana solo per loro.
Niente lavoro, niente telefoni, niente rabbia.
Passeggiavano, bevevano tè sul balcone, si raccontavano storie della giovinezza.
Il loro amore rifiorì come una rosa dopo linverno.
Col tempo riuscirono a comprare una casetta col giardino e realizzarono il sogno della caffetteria. Non passò molto che arrivarono le gemelle, Sofia e Martina, portando gioia e caos in casa. Giulia era una madre affettuosa, paziente, sempre pronta a inventare una ninna nanna. Lorenzo pensava spesso: Quanto sono fortunato.
Ma la vita scorreva veloce. Le figlie cresciute partirono per studiare, lasciando un vuoto in casa. Per riempirlo, si tuffarono, di nuovo, nel lavoro: aprirono una seconda caffetteria, lavorando di giorno e di notte. Finché un giorno, durante il turno, Giulia impallidì e crollò.
Giulia! Giulia, svegliati! Lorenzo la scosse fino allarrivo dellambulanza. In ospedale parlarono di stress, ma Giulia minimizzò: È solo stanchezza, andrà tutto bene.
Il giorno dopo svenne di nuovo. Questa volta il medico abbassò lo sguardo: tumore, non operabile, due mesi.
A casa, Giulia disse con calma:
Non chiamare le ragazze, Lorenzo. Non voglio che mi vedano così. Voglio andare al mare. Te la ricordi la nostra promessa? Spiaggia, aperitivi, balli sotto le stelle. Facciamolo ora.
Lorenzo avrebbe voluto protestare, ma non ci riuscì. Se quello era il suo ultimo desiderio, lo avrebbe esaudito.
Lorenzo, a cosa pensi? una spruzzata dacqua lo scosse. Ehi, sei qui o altrove?
Sono qui, sorrise lui inghiottendo le lacrime e immergendosi. Pensavo solo alla partita a scopa di ieri… che furbata mi hai fatto!
Stai attento! rise lei, il suo riso si sparse sullacqua. Stasera andiamo in quel ristorantino con musica dal vivo? Voglio ballare fino a non aver più forze!
Ma ce la fai? Forse è meglio riposare un po… la voce di Lorenzo tradiva la responsabilità. Giulia non amava i discorsi sulla malattia.
Lorenzo, sono viva, e voglio vivere! rispose lei decisa. Promettimi che non mi piangerai prima del tempo. Prometti.
Prometto, sussurrò lui, abbracciandola nellacqua calda come se fosse abbracciato dalla vita stessa.
Momento chiave: Lamore e la fiducia possono cambiare il destino, anche nelle malattie più dure.
Quel mese al mare fu come un sogno: passeggiate sul lungomare, gelati, danze sotto la luna accompagnati da unorchestrina locale. Giulia rifiorì: le guance rosate e lo sguardo pieno. Lorenzo si sorprese a pensare che forse i medici si erano sbagliati. O era davvero un miracolo?
Una sera, sul balcone dellalbergo, Giulia disse:
Lorenzo, non ho paura. Anche se finiscono qui i miei giorni, sono felice. Ho te, le mie figlie, e questo tramonto. Ho avuto una bella vita.
Non dirlo, la voce di Lorenzo tremava. Ballerai ancora ai matrimoni delle nostre nipoti.
Lei sorrise stringendo forte la sua mano.
Tornati a casa, Giulia volle ripetere gli esami. Lorenzo temeva quel giorno come una sentenza, pensando che ormai non ci fosse più tempo.
E invece il medico, guardando attentamente le radiografie, disse stupito:
È quasi incredibile. Dopo altri accertamenti, il tumore è quasi sparito. Succede in casi rarissimi. Giulia, il suo corpo è un combattente.
Lorenzo ascoltava il medico e guardava la moglie senza crederci. Giulia scoppiò a piangere dalla gioia. Si abbracciarono lì, mentre il medico, imbarazzato, lasciava lo studio.
Lorenzo, è stato il mare, sussurrò lei. Il nostro amore ci ha salvati.
Sei stata tu a salvarmi, rispose lui piano. Sempre.
Tornarono alla vita di prima: il bar, gli amici, la speranza. Giulia prese farmaci ancora un mese, e la malattia retrocedeva. Le figlie ne furono informate e tornarono a casa; la casa tornò a riempirsi di risa e di abbracci.
Guardando Giulia, Lorenzo pensava: Come sono stato cieco da giovane… Giulia sembrava leggergli la mente, e gli fece locchiolino:
Lorenzo, niente malinconia! Piuttosto, prepara le tue famose crepes. Non ricordo più il loro sapore!
Le fece, e le mangiarono insieme nella veranda, guardando un tramonto infuocato. Sapevano che insieme nessuna tempesta poteva spaventarli.
Questa storia damore, speranza e coraggio ci insegna che, anche nelle prove più dure, cè spazio per la luce e per i miracoli. Giulia e Lorenzo ci hanno dimostrato che la fede e il sostegno reciproco possono davvero operare meraviglie.




