Quando lo trovarono, tutti voltarono loro le spalle. E dopo due anni di lui se ne parlava a Milano e persino a Tokyo.
Erano passati tanti anni da quel pomeriggio incerto e profumato di basilico. Carmela era uscita nellorto, cesta alla mano, pronta a raccogliere l’erba cipollina per insaporire il minestrone della sera, quando si fermò allimprovviso. Lì, vicino alla catasta del letame, due minuscoli gattini piagnucolavano tremando, stretti luno contro laltro. Uno era robusto, con pelo soffice e candido; laltro invece Carmela si piegò e lo sollevò piano tra le mani.
Madonna Santa, cosè successo a te, povera creatura?
Gli occhietti erano quasi completamente sigillati dal pus, così vicini che pareva la Natura avesse esaurito lo spazio. Le zampette vibravano di freddo o paura, il pelo intricato e a chiazze. Di fianco, la sorellina era piena, ordinata, tutta proporzionata: una vera figurina da cartolina.
Senza una parola, Carmela corse in casa, aprì larmadietto dei medicinali e prese le gocce per gli occhi. Si armò di pazienza e, con dolcezza, ripulì il piccolo muso con un batuffolo bagnato di acqua tiepida.
Ce la farai, piccolino. Ce la farai, vedrai.
I primi tempi furono una trafila infinita di visite dalla veterinaria di paese. Allergie al cibo, problemi di equilibrio, articolazioni malformate Pareva che non ci fosse fine alla lista dei difetti. La nipotina lo battezzò Pippo, e lui, da vero lottatore, strinse i denti giorno dopo giorno, anche quando tutto sembrava andare storto.
Guarda che buffo! sorrideva Carmela, osservando Pippo tentare di lavarsi e rotolare di lato per colpa delle sue incontenibili zampette. Sei il mio miracolo, Pippo!
La sorellina deliziosa trovò presto una famiglia: la portarono via dal cortile quasi subito. Ma Pippo restò. Carmela, però, non dubitò mai nemmeno un attimo della sua scelta.
Dopo circa sei mesi, quando il gattino era ormai cresciuto e irrobustito, Carmela si fermò a fissarlo. Queglocchi strani, che allinizio sembravano solo un errore, ora gli donavano unaria costantemente stupita, come se in ogni momento scoprisse qualcosa di meraviglioso, senza mai riuscire a capacitarsene.
Pippo, hai la faccia perennemente sorpresa, come uno che teme di aver lasciato la moka sul fuoco! rise Carmela, scattando una foto con il vecchio cellulare.
Le immagini aumentavano nello smartphone: Pippo disteso sul divano in pose assurde; Pippo con lo sguardo incredulo di sempre; Pippo che tentava di saltare sul davanzale sbagliando di nuovo la mira la coordinazione perfetta tardava ad arrivare.
Un pomeriggio venne a trovarla la sua amica Francesca. Vide Pippo, e rischiò quasi di rovesciare il caffè.
Carmela, ma quello cosè?!
Questo è Pippo, il mio piccolo.
Ma lui ha sempre quella faccia?
Sempre. Sembra abbia appena scoperto che la pizza si mangia col coltello e la forchetta.
Francesca non perse tempo: scattò una raffica di foto.
Devi iscriverlo al concorso del Gatto con la coda più lunga! Questa settimana lo fanno alloratorio.
Carmela scrollò le spalle, divertita. In effetti, la coda di Pippo era notevole, benché probabilmente lontana dal record assoluto. Ma perché non provarci? Così, almeno, avrebbero fatto due passi e visto altri animali.
Al concorso, gli organizzatori osservarono a lungo Pippo, scambiandosi sguardi perplessi e sussurrando tra loro. Carmela pensò che si fossero stupiti solo delle sue stranezze.
Guardi, le si avvicinò una volontaria con la maglietta dellevento, il suo gatto è unico. Deve farlo conoscere su internet. Provi a girare un video e lo pubblichi.
Ma davvero pensate interessi a qualcuno?
Glielo assicuro.
A casa, Carmela rimase un po con il telefono in mano, esitante. Si voltò verso Pippo, che sedeva nella sua solita posa storta, con gli occhi sgranati, come se avesse appena assistito a un miracolo.
Pippo mio, vuoi diventare famoso?
Il primo video collezionò appena trecento visualizzazioni. Il secondo arrivò a millecinquecento. Poi, però
Fu col terzo che tutto cambiò.
Carmè, ma lhai visto? il marito Mario entrò trionfante con il tablet. Pippo ha ben settantamila follower!
Carmela guardava lo schermo incredula. Le notifiche piovevano, i commenti aumentavano:
«Mai visto un musetto più simpatico!»
«Ha la stessa faccia che faccio io lunedì mattina»
«Dove posso trovare un gatto così?»
«Sembra sempre sorpreso dessere ancora vivo!»
Era chiaro: serviva una pagina tutta sua. Carmela aprì un profilo esclusivo per Pippo e cominciò a pubblicare non solo foto, ma piccole storie: di come inseguiva il riflesso del sole e finiva contro la porta, di come dormiva con le palpebre socchiuse per via dei suoi nervi incerti, di quando sedeva sul davanzale come un filosofo assorto.
I follower crescevano ogni giorno. Diecimila. Quindicimila. Ventimila I numeri si moltiplicavano a vista docchio, e Carmela faticava a starci dietro.
In breve, arrivarono le richieste dei giornalisti. Prima una testata locale, poi un settimanale regionale. Dopo poco, anche una testata nazionale. E non finì lì.
Carmè, qui cè uno che scrive dallAmerica! disse Mario porgendole il cellulare. Vuole fare unintervista su Pippo, dice.
Era la redazione di The Mirror, un noto giornale americano, che voleva raccontare la storia dello strano gatto italiano. Poi si fecero avanti anche una rivista tedesca, un sito australiano, addirittura un quotidiano giapponese.
Pippo, sei una star internazionale ormai, sorrise Carmela, massaggiandolo tra le orecchie. Ti stanno nominando giù a Tokyo!
E Pippo la guardava con il suo solito viso stupito, si rotolava mostrando la pancia, come se la fama mondiale fosse roba da nulla.
Dopo qualche settimana, arrivò in paese una troupe dalla Germania. Carmela tremava un po, temendo che Pippo si spaventasse davanti alle telecamere o si comportasse male. Invece, come sempre, Pippo restò sé stesso: seduto storto, occhi spalancati come due lampadine, tentava invano di saltare sul divano e sbagliava la distanza.
Fantastico! esclamava il cameraman. Così spontaneo!
Quando le riprese finirono, il regista le strinse la mano forte.
Grazie per aver salvato questo gatto. Il mondo è un po più gentile grazie a persone come lei.
Carmela li guardò andar via col cuore gonfio e un nodo in gola. Possibile che quella storia così incredibile stava davvero accadendo a lei e proprio al piccolo, malaticcio gattino che aveva trovato vicino al letame quellestate?
Quella sera sedeva col plaid sulle gambe, Pippo accovacciato su di lei. Fuori pioveva piano, una lampada illuminava la stanza tiepida.
Sai, Pippo, sussurrò Carmela, accarezzando il suo piccolo eroe, quando ti ho raccolto, molti dicevano che non ne valeva la pena. Che sarebbe stato solo spreco di soldi e fatica. E ora si parla di te dappertutto. La gente sorride guardando la tua faccia. Raccontano che li aiuti a superare le giornate storte, che gli regali una risata quando proprio non ce la fanno più.
Pippo fece le fusa guardandola con quegli occhioni spalancati, come se avesse appena capito il segreto della felicità.
Sei la prova che ogni creatura merita una possibilità. Che quello che per qualcuno è un difetto, diventa unicità. Che lamore può davvero fare miracoli.
Il telefono vibrò ancora questa volta era un messaggio da una giornalista lituana.
Carmela sorrise. Mai avrebbe immaginato di parlare con i giornalisti di mezzo mondo, che il suo Pippo sarebbe diventato una celebrità, che la storia di quel gattino malato trovato nellorto si sarebbe sparsa così lontano. Ma il più importante era altro. Pippo viveva, felice quanto i suoi limiti permettevano, amato, e la sua stranezza portava gioia a migliaia di persone. Non sapeva saltare gli alberi come gli altri, ma sapeva regalare allegria solo con la sua buffa meraviglia. E questo valeva più di ogni record.
Grazie a te, Pippo, sussurrò Carmela per essere stato forte. Per avermi insegnato che non esistono cause perse. Esistono solo mancanza daffetto e di pazienza.
Il gatto ronfò e chiuse gli occhi, sereno. E anche nel sonno, sul suo muso rimase lespressione di chi non smette mai di meravigliarsi come se neppure lui credesse fino in fondo di aver avuto un destino così incredibile.
Chissà quanti, in quei giorni, da qualche parte nel mondo, aprivano la pagina del curioso gatto di Bologna, guardavano le sue foto e capivano una grande verità: la bellezza è soggettiva, ma la bontà è universale. Ed è proprio la gentilezza a trasformare un debole gattino sfortunato in una vera stella che illumina migliaia di vite.




