Elisa canta di felicità, come non farlo!
Ora ha il suo appartamento, un vero appartamento tutto per lei, senza la padrona di casa acida che spegne la luce alle undici, la osserva dall’ingresso e toglie il gas sotto la pentola che bolle.
Non lascia mai usare il phon né la piastra per capelli, sai, non vorrei che rimanessi folgorata.
La vasca da bagno è vietata, solo doccia, una volta al giorno, scegli tu: mattina o sera. Tanto la signora Lucia starà lì davanti alla porta a bussare, dicendo di chiudere lacqua, che si sente troppo rumore.
Ha vissuto per un anno sotto la tirannia di Lucia, che si credeva sua mentore e guida spirituale.
Appena ha compiuto diciotto anni, ha supplicato i genitori di lasciarla trasferire in un collegio studentesco.
Ma anche quello era poco più che una prova di sopravvivenza: le cimici e gli scarafaggi erano un fastidio minore rispetto alle padelle rubate con le patate in cottura, appena ti giravi.
E le coinquiline che portavano ragazzi tutte le sere, peggio ancora.
Ha sopportato un anno e poi se nè andata in affitto, quando suo padre, arrivato per una visita, ha visto il caos in cui viveva il dormitorio.
Da quel giorno, i suoi non lhanno fatta restare nemmeno una notte lì, e per altri cinque anni Elisa ha vissuto in affitto dalla nonna Giuseppina.
Una brava donna, un po originale, ma molto dolce.
Dopo la laurea Elisa ha trovato lavoro, ha continuato a vivere dalla nonna, risparmiando ogni centesimo per poter mettere da parte lanticipo per una casa tutta sua, fosse anche minuscola.
Mentre le altre ragazze andavano per appuntamenti e spendevano i loro stipendi in vestiti firmati e borse alla moda, Elisa lavorava e metteva soldi da parte.
Perfino la nonna Giuseppina la invitava a rilassarsi, a non spaccarsi la schiena, ma Elisa era tenace, instancabile.
Un giorno sono arrivati i suoi genitori a trovarla. Il papà, emozionato e un po agitato, le annuncia che hanno deciso di aiutarla, insieme alla mamma e alla zia Lelia.
La zia Lelia, parente del papà, è sempre vissuta sola, maestra elementare fino a ottantacinque anni, carattere duro, si era litigata con tutti i parenti. Lunico a cui dava ascolto era il papà di Elisa.
Alla mamma, invece, voleva bene senza riserve; anche lei insegnante.
Un giorno la zia ha chiesto al papà di Elisa, durante una delle loro visite cariche di provviste, di aiutarla a sistemarsi in una casa di riposo.
Il papà non ha detto nulla, sono andati a vedere con la mamma dove sarebbe dovuta trasferirsi, ma di comune accordo hanno preparato la camera dellanziana da utilizzare a casa loro.
Tanto la figlia di zia Lelia vive in unaltra città.
Malgrado letà, zia Lelia aveva una mente lucida e ha subito detto al nipote di non avere sensi di colpa. Lei sa bene di essere di carattere impossibile e teme di rovinare la buona immagine che si è creata negli anni.
Ma i genitori di Elisa non sentivano ragioni, così sono tutti più sereni. Hanno anche il loro gatto e il pappagallo Cesare che, quando devono viaggiare, vengono affidati ad amici; invece con la zia a casa, tutti sono più tranquilli.
Niente più spese inutili per la spesa e la benzina, tutti mangiano insieme, ci si aiuta; se il papà va a pesca la mamma non si annoia mai.
La zia Lelia, dopo qualche esitazione, ha accettato felice, finalmente non è sola al mondo.
Ha vissuto ancora qualche anno circondata da affetto, ha respirato tanto amore e poi, serenamente, è venuta a mancare, lasciando tutto al nipote: il papà di Elisa.
A Elisa, personalmente, ha regalato la collana che era appartenuta alla loro bisnonna e che aveva sempre custodito con cura, anche in tempi difficili.
Elisa ha tenuto la collana con gratitudine e amore, spesso la indossa ricordando la dolce zia.
Il papà ha proposto di vendere la casa della zia e con quel ricavato comprare una casa per Elisa nella città dove aveva deciso di stabilirsi.
Così Elisa si trova con un bilocale tutto suo.
La signora che ci abitava prima le dice che le lascia una buona energia, Elisa inizia i lavori di ristrutturazione con entusiasmo: i suoi la aiutano spesso, lavorano insieme nei fine settimana.
Elisa propone sempre idee nuove, il papà le mette in pratica con pazienza e il risultato è che lappartamento si trasforma. Anche la mamma si convince a rifare casa propria e Elisa promette di pensare a un nuovo design.
Così Elisa si ambienta nella sua nuova casa, si abitua pian piano al quartiere prima sconosciuto e finisce, con il tempo, per amarlo.
Sul lavoro conosce Caterina, le due ragazze diventano amiche e Caterina spesso va a trovarla.
Un giorno Elisa racconta di quando, da piccola, scappava sul tetto del loro palazzo di sette piani insieme alla vicina e allamica Giuditta, a prendere il sole.
Che bello! dice Caterina Ma perché non…
Si scambiano uno sguardo e scoppiano a ridere.
Basta che non ci chiudano su, una volta con Giuditta siamo rimaste fino a sera. Il portinaio, il signor Gino, era mezzo sordo e decise, proprio quel giorno, di chiudere il portone sul tetto con il lucchetto. Gridavamo e niente, per fortuna mio papà tornò prima dal lavoro, quasi sentisse che qualcosa non andava, e ci liberò.
Oh che spavento!
Hai preso una bella sgridata? chiede Caterina con interesse.
Ma va, papà mi viziava da piccola, era la mamma quella severa, lui mi copriva. Mamma non sa metà delle mie marachelle!
Che fortuna! Io invece ne combinavo tante e venivo sempre scoperta. Ma senti, magari parliamo col portinaio, ci facciamo dare la chiave e prendiamo il sole in pace!
Dai, proviamo!
Allinizio il signor Gino era diffidente, diceva che non è regolamentare, che rischia una multa e che la sicurezza è importante, non sia mai che cadiamo giù.
Siamo adulte, protestano le ragazze vogliamo solo goderci un po di sole, tranquilli!
Va bene, cede il portinaio ma niente scherzi!
Così mezza domenica la passano sdraiate sul tetto. Alcune altre volte prendono la chiave dal gentile signor Gino.
Un giorno sentono un rumore, sembrava la porta del tetto aprirsi. Si guardano attorno, fanno il giro e si imbattono in una signora anziana, ben vestita e pettinata, seduta vicino a una canna fumaria a mangiare lentamente un panino.
E lei chi è? chiedono in coro.
Io? la signora si riprende dallimbarazzo, finisce il boccone, Sono…sono la signora Ilaria Benedetti.
Elisa pensa che la conosce.
Ma… lei era la precedente proprietaria dellappartamento? chiede con gli occhi sbarrati.
Sì, sei tu la ragazza gentile che ha acquistato la mia casa! dice la signora Ilaria, arrossendo. Capite ragazze…
E la signora si mette a piangere, raccontando la sua incredibile storia.
Ho cresciuto da sola mio figlio Nando. Mio marito mi ha lasciato, cose che capitano, si è innamorato di unaltra.
Nando era un bambino fragile, non mi sono mai risposata, tutto per lui.
Ha studiato bene, università, poi la magistrale…
Lavorava, era apprezzato dai dirigenti, faceva carriera ma in amore non aveva fortuna.
Cinque anni fa ha iniziato a rincasare tardi e poi mi ha presentato Angelica.
Angelica era una ragazza semplice, si dava subito da fare, lavava, stirava, cucinava, amorevole con Nando.
Pensai finalmente di poter vivere per me stessa.
Nando aveva comprato tempo prima un appartamento più grande, ma viveva ancora con me. Tanto era più comodo così.
Alla fine i giovani si sono trasferiti per conto loro e io ho iniziato una nuova vita, tranquilla.
Lidillio, però, è durato poco.
Angelica ha avuto Mattia, io ero pazza di gioia per il mio nipote, poi lanno dopo è nato Ivan, il terzo anno è arrivata Sofia.
Dopo la nascita di Sofia, i giovani mi hanno proposto di vendere il mio appartamento, tanto vivi da noi, a che ti serve?
Così sono finita in un piccolo inferno, come dico io.
Angelica doveva tornare al lavoro e i bambini… hanno deciso di lasciarli a me.
Ma poi ho avuto un malore, pressione alta, ero sfinita.
I medici mi hanno ordinato riposo assoluto, ma come si fa con tre monelli in casa?
Angelica invece preferiva occuparsi lei delleducazione, io dovevo solo preparare il pranzo, dar loro da mangiare, cambiarli se si sporcavano, raccontare fiabe e portarli a giocare al parco, mantenere la casa perfetta per il ritorno di loro due.
Educare i nipotini, impartire punizioni o insegnare qualcosa, nemmeno per sogno.
Dopo aver nutrito tutti, riordinato e lavato i piatti, fatti addormentare i bambini e letto loro una fiaba (tutte le nonne lo fanno!), finalmente avevo un po di tempo per me.
Ma dai, mamma! mi diceva Nando, muoversi è vita! quando provavo a lamentarmi che alla mia età non ce la facevo più a stare dietro a tutto.
Mamma, lo fai così bene! Mangiamo cibi preparati da te, i bambini sono con la loro amata nonna, noi possiamo lavorare tranquilli. Non è bello vivere tutti insieme?
E a inizio estate se ne sono andati tutti al mare, mi hanno lasciato con i bambini, pensavo di non farcela proprio.
No, no, li amo questi nipotini, ma sono esausta. Così ho detto a Nando che andavo da unamica in campagna per il weekend.
In realtà giro per la città, vado a mostre e musei.
Ma dove dorme, signora Ilaria? chiedono le ragazze.
Sorride.
Non dormo destate, siedo sulla panchina lungo il Tevere.
Oggi sono passata davanti alla mia, ormai non più mia, casa, sono salita sul tetto: da piccino, Nando si nascondeva qui. Ho pensato quasi quasi di fermarmi qui a dormire.
Sia mai! protestano le ragazze.
A fatica convincono la signora Ilaria a venire a casa di Elisa.
Accipicchia, Elisa, avete trasformato tutto! Che meraviglia. Come mi pento di aver ascoltato allora Nando e Angelica… Scusatemi.
Sa cosa? Venga a vivere da me, propone Elisa.
Ma no, sarebbe un disturbo…
Nessun disturbo!
Aspetti interviene Caterina ma i soldi della casa? Ci scusi la domanda.
Caterina è una bravissima avvocatessa, non abbia problemi, la incoraggia Elisa.
Ovviamente li ho dati a mio figlio risponde Ilaria Nando ha detto che ne avrebbe messi metà da parte per me, col resto si arrangiava lui.
Ma con quella cifra può comprare un monolocale, riflette Caterina.
E noi laiutiamo per gli aggiustamenti! aggiunge Elisa con entusiasmo.
Ma… come
Si fidi di noi!
Un mese dopo la signora Ilaria si trasferisce in un nuovo appartamentino, proprio nello stesso stabile.
Nessuno sa che cosa abbia detto Caterina a Nando in ufficio, ma lui ci ha messo un po a farsi vivo, poi se la prendeva con la mamma: Se faticavi così tanto bastava dirlo!
Angelica addirittura si è offesa e non voleva più parlare con la suocera.
I nipoti però subito hanno spartito i turni per andare a dormire a casa della nonna.
Col tempo anche Angelica si è rassegnata; i bambini sono andati felici allasilo.
E Ilaria e Elisa sono diventate amiche, si vedono, vanno insieme a musei e mostre.
No, dice Caterina alla mia vecchiaia voglio vivere per conto mio, nessuno potrà convincermi a rinunciare alla mia indipendenza. Figurati se mi metto a passare le notti sulle panchine o sui tetti!
Giusto, concorda Elisa.
Buongiorno, cari amici!
Grazie di cuore per essere con me!
Un grande abbraccio!
Lenka cantava di gioia, e come darle torto!




