Un armadio in disordine, montagne di vestiti sgualciti, minestrone acido nel frigo questa è la nostra casa. Ho deciso di parlare con delicatezza a mia moglie su questi aspetti, ma, chissà come, sono stato io quello messo sotto accusa.
Mi sono innamorato di Federica dal primo sguardo, appena lho vista. È stato impossibile resistere alla sua bellezza e al suo fascino tipicamente italiani. Pensavo di essere incredibilmente fortunato ad avere accanto una donna così intelligente, affascinante e precisa, quindi non ho esitato a chiederle di sposarmi.
Abbiamo deciso di andare a vivere insieme e Federica mi ha subito detto con sincerità che non amava le faccende domestiche. Preferiva concentrarsi sulla sua carriera e dividere equamente i lavori a casa. Allepoca mi sembrava un accordo equo e ragionevole, quindi ho accettato senza problemi. Non avrei mai immaginato cosa ci avrebbe riservato il futuro.
Ci siamo divisi i compiti domestici e Federica mi assicurava di riuscire a gestire senza difficoltà sia il lavoro che la casa. Mi sono fidato del suo giudizio e non ho insistito oltre.
Sono passati sei mesi e ho notato che le cose non andavano come speravamo. La vita lavorativa di Federica non è decollata come lei sperava. Lavorava parttime per una piccola azienda di Milano, con uno stipendio incerto pagato in euro e orari sempre diversi. Eppure, tutto quello che guadagnava lo spendeva per i suoi desideri personali. Nel frattempo io lavoravo come un matto dallalba al tramonto. Eppure Federica si ricordava perfettamente della divisione dei compiti, ma spesso chiudeva un occhio sulle proprie responsabilità.
Allinizio Federica faceva con impegno la sua parte, ma col tempo il suo entusiasmo è svanito. La casa è diventata sempre più caotica, con i panni da stirare che invadevano ogni angolo. Con mia grande sorpresa, ha iniziato ad accusare me, dicendo che avrei dovuto darle più aiuto. Questo suo atteggiamento mi ha ferito profondamente. Era diventato impossibile riuscire a gestire sia il lavoro che tutte le faccende domestiche. Fin dallinizio ci eravamo promessi una spartizione equa delle responsabilità.
Pensavo che dopo la nascita della nostra bambina, Federica si sarebbe occupata meglio della casa durante la maternità. Purtroppo, però, la situazione è solo peggiorata. A volte mi ritrovo a pensare che quasi starei meglio senza di lei. Non bastavano i nostri problemi, anche le discussioni sono diventate continue.
Cerco di comprendere il punto di vista di mia moglie e di mettermi nei suoi panni, ma non posso ignorare la sensazione che i miei bisogni vengano messi da parte. Affronto doppie giornate sia in ufficio che a casa tra mille responsabilità, occupandomi anche della casa. Tutto quello che desidero adesso è soltanto un po di riposo.
Mi domando spesso cosa faccia Federica tutto il giorno in maternità e perché le sia così difficile preparare la cena o mettere a posto una stanza. La nostra bambina ha solo due mesi e dorme per gran parte della giornata. Credo che avrei trovato il modo di occuparmi delle faccende domestiche, almeno in parte. Non posso fare a meno di chiedermi come andrà se avremo un secondo figlio. Credo davvero nella parità e nel supporto reciproco, ma sembra che Federica fatichi a comprendere a fondo questo principio.
Non voglio rovinare la nostra famiglia, anche perché amo nostra figlia più di ogni altra cosa. Tuttavia, sento di aver raggiunto il limite. Non so come andare avanti così. Non so più a chi dare ragione. Oggi, però, ho imparato che parlare chiaramente in una famiglia italiana, dove ognuno ha le proprie abitudini e valori, può fare la differenza; il compromesso richiede pazienza, ma senza dialogo, nessuno trova mai davvero pace né giustizia.






