Matrimonio di comodo

Matrimonio fittizio.
Io e Sebastiano abbiamo un matrimonio fittizio.
Così è capitato, perché a Sebastiano quel matrimonio serviva come il pane per fare carriera lavora in una prestigiosa azienda di Milano, gestita da Leonardo Bellini, vero patriarca dallo spirito familiare, alla guida di unantica dinastia milanese. Padre di cinque figlie ormai adulte; suocero di cinque generi; nonno di nove nipoti e nipotine.
E ne va orgogliosissimo. Per lui la parola “scapolo” è una bestemmia. Un impiegato non sposato è come un relitto, poco meno di nessuno, a prescindere da quanto valga.
Quando Sebastiano si rese conto di questo, capì che la sola cosa da fare, se voleva il posto che ambiva, era sposarsi sul serio, almeno sulla carta.
Rifletté bene su pro e contro e chiese a me se volevo sposarlo… finta, naturalmente. Non rischiava nulla: ci conosciamo dallasilo nido, le nostre mamme si incontravano la domenica al Naviglio, ancora oggi sono inseparabili. Siamo state compagne di banco per tutta la scuola. Lui a compitare le frazioni, io dietro ai segni di punteggiatura nei suoi temi.
Insomma: mi conosce come le sue tasche, sa che non ho il minimo interesse a lucrare, che mai chiederei la sua casa in Porta Romana o i suoi risparmi quando arriverà il divorzio.
Da parte mia accettai subito: in quel periodo ero distrutta dalla separazione con il mio fidanzato, tre anni insieme. Avevo disperatamente bisogno di un diversivo per non sprofondare nella malinconia, e perché negarlo? volevo anche mostrare al mio ex che io, sì, avevo sposato un uomo di successo, pieno di brio, con una macchina fiammante e un appartamento in centro: mica come lui! Volevo far colpo sulle amiche, dimostrare di essere ancora sulla cresta dellonda.
I nostri desideri coincidevano perfettamente. Così andammo io e Sebastiano, senza strepito, senza parenti, senza trombe né cori, senza limousine bianca né torta di panna, a firmare le carte al Comune, nel cuore di Brera, in una mattina qualsiasi.
Il vestito da sposa non lho mai avuto. Falda, velo, lo smoking nero? Niente. Solo le fedi: quelle, sì, le abbiamo infilate sulle dita.
Ho perfino preso il suo cognome per un po: Gatteschi suona più interessante di Carlotta Riva.
E devo dire che il piano ha funzionato: dopo un mese Sebastiano diventò direttore di dipartimento. Se lo meritava, tra laltro.
Io, vista come “sposata”, sono diventata una star tra amiche e parenti. E poi la soddisfazione più grande ho ricevuto alcuni messaggini dallex: Spero tu sia felice, ma pensavo che avremmo ancora potuto stare insieme. Ecco, caro, adesso tientelo il rimpianto
Il nostro matrimonio fittizio è andato anche oltre ogni previsione.
E a proposito: mi sono trasferita da Sebastiano per qualche tempo. È stato lui a propormelo, perché sembrasse tutto ancora più vero.
Sabato mattina.
Sto preparando la colazione in cucina. Frittata con pecorino, ricotta fritta, caffè latte. A Sebastiano piace una bella colazione abbondante.
Fuori, Milano si sveglia in una luce visionaria di aprile: primavera, mio periodo preferito.
Tante cose da fare oggi: andare a trovare i miei, mettere in ordine la casa, lavare i panni, preparare per pranzo qualcosa da sabato: magari delle cotolette alla milanese, una zuppa rustica, pizza fatta in casa, uninsalata “caprese”. Giro tra i pensieri come una massaia in un sogno, tra mille faccende evanescenti.
Sono passati ormai tredici anni da quando io e Sebastiano abbiamo questo matrimonio strano.
Nostra figlia Antonietta questanno andrà in prima elementare.
Il nostro piccolo Lorenzo finirà la quinta sempre bravissimo, sempre il primo, tutto suo padre. E suo padre è proprio intelligente, per davvero.
Non come mio marito, che in fondo è solo fittizio.

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