Matrimonio di convenienza.

Matrimonio di comodo.
Io e Vasco siamo sposati per finta.
Le cose sono andate così: Vasco aveva disperatamente bisogno di un matrimonio per fare carriera lavora in una prestigiosa azienda guidata da Edoardo Benedetti, incallito cultore della famiglia tradizionale, patriarca di un clan degno di una fiction: padre di cinque figlie adulte, rispettivamente suocero di cinque generi e nonno di nove nipoti.
Ne va fiero come di una Ferrari parcheggiata in garage. Per lui, scapolo è quasi un insulto. Un dipendente non sposato? Peggio che secondo scelta, per Edoardo è praticamente un reietto a prescindere da titoli e capacità.
Quando Vasco ha compreso la situazione, ha capito che il matrimonio era obbligatorio se voleva conquistare un ruolo allaltezza delle sue ambizioni.
Dopo una riflessione degna di un consulente finanziario, Vasco ha chiesto a me di sposarlo per finta, ovviamente. Non rischiava nulla, mi conosce dallasilo le nostre mamme sono amiche storiche, ancora oggi si sentono tutti i giorni per parlare di uncinetto e ricette. Alle elementari abbiamo condiviso il banco: lui mi salvava in matematica e io punteggiavo i suoi temi.
Insomma, sa bene che non sono una tipa interessata, non sarei mai quella che alla separazione chiede la casa, i risparmi o chissà cosa.
Io, dal canto mio, ho accettato il matrimonio fasullo senza fare troppe storie: in quel periodo stavo attraversando una crisi post-separazione sentimentale da un fidanzato durato tre anni. Avevo bisogno di un diversivo, altrimenti sarei finita a cantare Tristezza, per favore vai via davanti allo specchio. Inoltre, volevo anche dare una bella stoccata al mio ex: Ecco, io almeno mi sposo uno interessante, brillante, con la macchina sportiva e lappartamento con affaccio su Piazza del Duomo altro che te! E poi, raccontare alle amiche che ero sistemata era la ciliegina sulla torta.
Così, abbiamo allineato sogni e interessi e ci siamo sposati senza troppi clamori: niente confetti, niente bomboniere, niente limousine bianca o colombe liberate in cielo, niente abito da sposa e cravatta nera. Solo una firma allufficio anagrafe del municipio, in un silenzioso giorno infrasettimanale, dopo essere usciti dal lavoro un po prima. Però le fedi ci siamo scambiati, ci mancherebbe!
Io, addirittura, ho cambiato temporaneamente cognome: Turcinovic suonava molto più intrigante di semplice Daniloni.
Devo ammettere che le nostre aspettative sono state ampiamente soddisfatte.
Già dopo un mese, promozione in tasca: Vasco diventava direttore del dipartimento aziendale. Stra-meritata, ovviamente.
Il mio status di moglie ha elevato il mio profilo tra amiche e parenti in modo a dir poco spettacolare. Spassosissima la sensazione di ricevere messaggini dallex tipo: Ti auguro ogni felicità, ma speravo ancora in un ritorno. Eh, caro mio, così va il mondo: non sai cosa hai finché non lo perdi. Rosica pure.
Insomma, il nostro piano matrimoniale si è rivelato un successo senza pari.
A proposito, mi sono addirittura trasferita, per un periodo, a casa di Vasco sua idea, per rendere tutto più credibile.
Sabato mattina.
Sono ai fornelli a preparare la colazione: omelette, pancake di ricotta, caffellatte. Vasco ama i breakfast da re.
Guardo fuori: una magnifica mattina di aprile.
La primavera è la mia stagione del cuore.
Oggi agenda piena: visita ai genitori, pulizie, bucato, pranzo che merita magari scaloppine, minestrone, una pizza al volo, insalata caprese. I pensieri ruotano su faccende domestiche e commissioni. Tipico sabato da donna di casa.
Dopotutto, siamo già tredici anni che io e Vasco portiamo avanti il nostro gioco di ruolo matrimoniale. La nostra figlia, Veronica, tra poco inizierà la prima elementare. Nostro figlio Giovanni sta per finire la quinta ed è pure il migliore della classe, tutto suo padre: intelligente e autentico.
A differenza del mio marito che è solo una comparsa.

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