Un gatto si imbatté per caso in uno smartphone
Il gatto capitò davanti a quellaffare strano profumava di umano e sprigionava un calore meraviglioso. Si rannicchiò, lo abbracciò coi cuscinetti delle zampe e si sdraiò sopra e, al solo tocco felpato, lo smartphone si accese di colpo.
Giulia nemmeno aveva fatto in tempo a godersi il suo nuovo telefono; dopo cinque minuti, aveva capito che era difettoso: si surriscaldava per qualsiasi cosa. E poi era riuscita pure a perderlo. Che peccato… Il telefono era ottimo, uno schermo grande, batteria potentissima proprio quella, alla fine, laveva tradita. Riportare indietro il telefono? Impossibile: ormai era sparito nel nulla.
Giulia si diede della “sprovveduta”, tirò fuori il suo vecchio cellulare a bottoni e compose il suo stesso numero. Squilli, ma niente risposta.
Per calmarsi, si preparò un po di valeriana, si stese e cercò di ricordare dove fosse stata durante la giornata. Magari, rifacendo il percorso, avrebbe ritrovato il telefono. Allimprovviso, sentì una vibrazione sotto la mano: qualcuno la chiamava. Sullo schermo appariva il suo numero, talmente familiare da far male agli occhi.
Pronto? Chi parla?
Solo fruscii, brevi sospiri e poi:
Miao
Giulia riattaccò di scatto. “Mi stanno prendendo in giro”, pensò. Peccato non aver messo il blocco adesso qualcuno si divertiva col suo telefono. Stava per imprecare, quando arrivò unaltra chiamata.
Stessi sospiri, stesse frusciate e di nuovo, in risposta alla sua voce, un bel miao bello acuto.
Basta chiamarmi! sbottò.
Ma le chiamate non cessavano. Alla fine, convinta che ormai peggio di così non potesse andare, Giulia si vestì ed uscì di casa. I suoni provenivano chiaramente dallesterno magari il burlone era proprio nello stesso posto dove aveva raccolto il telefono. Bastava ripercorrere la strada.
Procedeva, componendo ogni tanto il suo numero. E, quando ormai aveva perso la speranza, ecco che sentì la sua famosa suoneria spuntare allorizzonte. Giulia seguì il suono, già pregustando la predica da fare a chi si stava prendendo gioco di lei.
Intanto il gatto, comodo e beato, osservava meravigliato il magico aggeggio che si animava e blaterava da solo. Lo annusò ancora il telefono chiacchierava, così il gatto rispose educatamente.
Il telefono tacque. Il gatto lo toccò con la zampa ed ecco che riprese a borbottare. Era sempre più caldo. Fa pure freddo, pensava il gatto, mentre il coso strano sembrava la migliore borsa dellacqua calda mai vista. Altra zampata, per sicurezza.
Ed ecco che, improvvisamente, il telefono iniziò a suonare. Spaventato, il gatto diede una zampata più forte, ma niente, quello continuava a cantare. A furia di combatterci, il gatto non si accorse subito che, sotto lalbero, non era più solo.
Tutta la furia di Giulia svanì quando vide il vero colpevole: sotto lalbero cera un grosso gatto rosso, dallo sguardo da reduce di guerra, che stava dando veri e propri cazzotti al telefono, nel tentativo di farlo tacere. Ma appena vide Giulia
Le saltò addosso come se la conoscesse da sempre. Faceva le fusa, si strusciava, allungava le zampine come resistere? Giulia rimase di sasso davanti a tanto affetto arancione.
Il gatto le si strusciava sulle guance, quasi volesse baciarla. Era ghiacciato non cera da stupirsi che avesse cercato tepore sul suo telefono rovente.
Col telefono finalmente recuperato e il gatto tra le braccia, Giulia riprese la via di casa, riflettendo su cosa fosse lamore a prima vista. Doveva piacere proprio un sacco a quella creatura rossa! Dopo tutto quel coccolamento, lasciarlo sotto lalbero sarebbe stato impossibile.
Nel frattempo, il gatto ebbro di felicità si contorceva tra le sue braccia, le si strofinava contro le labbra e il mento, e per quanto Giulia cercasse di schivarlo, la verità è che tutto sommato le piaceva da morire. Chi lavrebbe detto che un randagio potesse essere così coccolone?
Cè però una spiegazione molto semplice a tutto questo
Il gatto era completamente ubriaco del profumo di valeriana che Giulia si era preparata unora prima per calmarsi i nervi.





