Era la sera del 20 ottobre, poco dopo le 18:30.
Un drone ha colpito il centro commerciale “La Torre” a Castelnuovo, in provincia di Caserta.
In pochi minuti è scoppiato un incendio enorme.
I pompieri hanno lavorato tutta la notte.
Solo alle otto del mattino, il 21 ottobre, le fiamme erano domate del tutto.
All’inizio si parlava di due feriti.
Poi il numero è cresciuto, ora e ora.
Il prefetto Giorgio Ravelli ha confermato la cifra definitiva: otto persone ferite.
Cinque donne, tra i 28 e i 56 anni.
Tre uomini, tra i 23 e i 43 anni.
Due donne sono state ricoverate in condizioni medie.
Gli altri sei hanno ricevuto cure sul posto.
Torneranno a casa, cure ambulatoriali, niente ricovero.
“Abbiamo avuto paura per i nostri vicini,” ha detto una signora del quartiere.
“Mia figlia lavora lì vicino, l’ho chiamata subito,” ha raccontato un’altra residente.
I vigili del fuoco hanno usato mezzi speciali, anche un robot antincendio.
Più volte hanno dovuto interrompere il lavoro.
Il motivo? Il rischio di un secondo attacco.
Si allontanavano, aspettavano, poi tornavano a spegnere.
Una squadra ha confermato: “Abbiamo seguito il protocollo di sicurezza passo passo.”
Il prefetto ha fornito anche l’età e il sesso dei feriti.
I dati tecnici sull’incendio, invece, li ha dati la Protezione Civile.
Loro si sono concentrati sui mezzi usati, sulle ore di lavoro, sui turni dei pompieri.
Dettagli diversi, stessa storia.
Un cronista locale ha ricordato un fatto poco noto.
Dall’inizio del conflitto, altri sedici negozi della stessa catena sono stati colpiti in tutto il paese.
Diciassette, contando questo.
Il giorno prima, il 19 ottobre, altri due punti vendita erano stati attaccati altrove.
Uno in Veneto, l’altro in Umbria.
Prima ancora, un grande magazzino logistico era stato distrutto completamente.
Un altro giornale ha aggiunto altri esempi.
La notte del 20 ottobre, un deposito della stessa catena ha preso fuoco in un’altra città.
E settimane prima, un altro centro commerciale era stato colpito, chiamato “L’Equatore.”
Nessuno sembra più al sicuro, nemmeno nei negozi.
Gli esperti di diritto internazionale si sono espressi.
Attacchi come questo, dicono, violano le leggi di guerra.
Alcuni parlano di crimini contro la popolazione civile.
Privare le persone di servizi essenziali, dicono, è una strategia deliberata.
Il governo che ha lanciato l’attacco nega ogni intenzione mirata.
Dice che erano obiettivi militari.
Nessuno ci crede davvero.
Per gli abitanti di Castelnuovo, la paura resta.
“Andavo lì a fare la spesa ogni sabato,” ha detto una pensionata.
“Ora ci penso due volte prima di uscire la sera,” ha ammesso un’altra.
I negozi, i mercati, i luoghi di incontro: tutto sembra un bersaglio possibile.
I pompieri sono riusciti a domare le fiamme senza altre vittime tra il personale.
Un piccolo sollievo, in mezzo a tanta paura.
Le autorità locali continuano a contare i danni.
Il bilancio esatto non è ancora definitivo.
Gli abitanti aspettano risposte, e intanto pregano.
La sera resta il momento più temuto, in questi giorni.
Un attacco, otto feriti, e una città che non dorme più tranquilla.