Accogli l’ospite, madre

Eccolo qui il testo adattato alla cultura italiana:

Antonella si svegliò tardi. Non c’era fretta, in pensione ormai da sette anni, nessuno di cui prendersi cura. Poteva permettersi di stare sotto le coperte un po’ più del solito. Eppure, nonostante tutto, sentiva un’inquietudine che le stringeva il cuore. Perché? Tutto sembrava a posto, non c’era motivo di preoccuparsi. E invece…

Si alzò, si sistemò, mise il bollitore sul fuoco e guardò fuori dalla finestra. Il cielo sopra la casa di fronte si tingeva di rosso, il sole invernale stava per sorgere. Finalmente, dopo due settimane di clima mite, aveva fatto freddo. «Meglio così. Prenderò un caffè e poi andrò a fare la spesa», pensò Antonella, togliendo il bollitore dal fuoco.

Versò il caffè nella tazza e lo sorseggiò piano. Il calore si diffuse nel suo corpo. Piccola e delicata, nemmeno dopo aver avuto il suo unico figlio era ingrassata. Suo marito, invece, era un omone. Lui la chiamava affettuosamente “Piccolina”, “Antonellina”. Ma lui non c’era più da dieci anni.

Stava per alzare la tazza quando un suono secco e improvviso proveniente dalla porta di ingresso la fece sobbalzare. Il caffè le schizzò addosso, bruciandole la pelle sottile e macchiata di età. Per il dolore, quasi lasciò cadere la tazza. «Ecco le sventure. Il presentimento non mi ha ingannato. Cosa succederà ora?» Ebbe appena il tempo di pensarci che il campanello suonò di nuovo, insistente e prolungato.

Antonella soffiò sulla mano ustionata e andò ad aprire, borbottando tra sé: «Chi mai può venire a quest’ora?». Non riconobbe subito l’uomo robusto, vestito male e con lo sguardo spento. Era suo figlio. «Dio, com’è cambiato», sussurrò. Matteo, probabilmente, era altrettanto sorpreso nel vedere quanto sua madre fosse invecchiata.

«Allora, mamma, non mi fai entrare?», disse lui, come risvegliandosi da un torpore, con un sorriso stanco.

«Matteo, sei tu? Perché non mi hai avvertito? Non ti aspettavo…». Si gettò al suo collo, mentre lui la abbracciava goffamente con una sola mano.

Antonella sentì l’odore della strada, dei vestiti sporchi e qualcos’altro che le accese un campanello d’allarme nel cuore. Si allontanò un attimo e lo guardò meglio: la barba incolta, il viso gonfio, le occhiaie rosse come se non dormisse da giorni.

«Sei da solo? E dove sono Eleonora e la piccola?», chiese Antonella.

«Non sei contenta di vedermi da solo?», rispose Matteo, evitando il suo sguardo.

«È solo che… sono sorpresa». Fece un passo indietro per farlo entrare. «Vieni, mettiti comodo, figlio mio».

Matteo varcò la soglia, posò a terra una grossa borsa da palestra e scrutò l’ingresso.

«Sono a casa. Non è cambiato nulla».

«Sei in vacanza? A metà gennaio?», chiese Antonella, senza staccare gli occhi dalla borsa.

«Ne parliamo dopo, mamma. Sono stanco». Si tolse la giacca e l’appese all’attaccapanni.

«Certo, certo. Ho del caffè caldo, aspetta…». Si affrettò in cucina e prese la vecchia tazza di Matteo dalla credenza.

Lui la seguì, si sedette di traverso al tavolo, occupando quasi tutto lo spazio con le gambe larghe. Antonella posò la tazza davanti a lui, le mani tremanti.

«Vuoi mangiare qualcosa? Ho fatto il minestrone ieri. Me lo sentivo…». Rimase in attesa di una risposta.

«Va bene», borbottò Matteo. «Mi mancava il tuo minestrone». Un sorriso sfiorò le sue labbra.

Antonella si diede da fare, tirò fuori la pentola dal frigorifero, riscaldò la zuppa e gliene servì una scodella fumante. Gli mise accanto il cucchiaio pesante che amava usare suo marito, una fetta di pane casereccio e si sedette di fronte, appoggiando il mento sulla mano.

«Non hai qualcosa di più forte per accompagnare?», chiese Matteo, alzando lo sguardo per un attimo.

«Non tengo alcol in casa», rispose Antonella, irrigidendosi.

Lo osservò mentre mangiava avidamente, con un’espressione felice, come un gatto al sole.

«Come sta Eleonora? E la piccola, in che classe è? Perché non sono venute con te?»

Matteo continuò a mangiare, ignorando la domanda.

Antonella capì solo guardandolo: suo figlio beveva. La moglie non aveva retto e l’aveva cacciato di casa. E a lui, dove altro poteva andare se non da sua madre? Non aveva altri posti. Certo, era felice che fosse tornato, ma l’ansia non la lasciava, anzi, cresceva dentro di lei.

Finita la zuppa, Matteo spinse la scodella vuota. Antonella balzò in piedi, gli versò altro caffè e avvicinò un vasetto di biscotti.

«Io ed Eleonora ci siamo lasciati. Sono qui per restare», disse lui, fissando il tavolo.

«Va bene. Riposati, trovati un lavoro. Sistemeremo tutto», ripeté Antonella, mentre lavava i piatti. Poi tornò a sedersi.

Matteo bevve il caffè rumorosamente, guardando da un’altra parte. Infine si alzò.

«Basta, mamma. Vado a riposare. Parleremo dopo, ok?». Si avviò verso la camera da letto.

Antonella lavò i piatti pensando che il cuore non mente, aveva avvertito il ritorno del figlio. E sapeva che sarebbe stato difficile. Quando entrò in camera, Matteo era già steso sul divano, la tv accesa. Si sedette accanto a lui.

«Raccontami cos’è successo. La casa l’hai lasciata a loro? Hai fatto bene, da uomo. Qui è casa tua».

«Che c’è da raccontare? È finita, punto». Non la guardò.

Antonella lo osservò e quasi non lo riconosceva. Era invecchiato, gli occhi pieni di dolore, una ruga profonda sulla fronte. Sembrava perso. Forse era solo stanco? Il viaggio dal Nord era lungo. Lei stessa non era mai riuscita ad andare a trovarlo, tra soldi che mancavano e la paura del viaggio.

Ricordò quando, dopo la laurea, lui era tornato a casa annunciando che sarebbe partito per il Nord con un amico. Lì stavano aprendo una nuova fabbrica, assumevano giovani promettenti. Sognava una carriera, soldi. Poi si era sposato, era nata la bambina.

I primi anni venivano tutti e tre in vacanza. Poi sempre più raramente. A pranzo, Matteo spesso tirava fuori una bottiglia. Suo marito scuoteva la testa, Eleonora storceva il naso.

Una volta Antonella le aveva chiesto se Matteo bevesse spesso. Lei aveva pianto.

«Litigavamo, minacciavo di lasciarlo… Lui prometteva di smettere, ma dopo tre giorni ricominciava».

Matteo evitava ogni discussione. Poi smise di venire del tutto. Telefonava di rado, diceva che tutto andava bene, che lavorava tanto, che avevano comprato casa, che c’era da sistemare, che non avevano tempo né soldi per viaggiare. Antonella gli chiedeva con cautela se bevAntonella chiuse gli occhi, pregando che Dio le desse la forza di perdonare e di trovare un po’ di pace, prima che anche il suo cuore smettesse di battere.

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