Calzini colorati: un tocco di allegria e stile tutto italiano

Calzini

Ma guarda che amore! Tesoro mio! Ma perché i bambini piccoli sono così dolci, eh? Maria Grazia coccola il nipotino davanti alla videocamera, fiera e sorridente.

I sei mesi di Lorenzo vengono festeggiati in grande stile. Animatori, palloncini, una torta enorme e bellissima. I nonni non hanno badato a spese. Martina, però, non era molto convinta dellidea. Certo, le faceva piacere vedere i suoi genitori tanto entusiasti nel voler rendere felice lei e il piccolo, ma, come sempre, si è stancata presto del trambusto. E anche Lorenzo, evidentemente, le somiglia: mezzora dopo linizio della festa inizia a piangere disperatamente, così Martina lo porta in casa. Chiude bene le finestre, si siede in poltrona col figlio in braccio e dopo poco Lorenzo dorme già.

Ti sei sfinito, amore mio. È ancora troppo presto per queste feste rumorose.

Maria Grazia sale nella cameretta, portando con sé il suo regalo che aveva lasciato in ingresso.

Dorme?

È stanco. Mamma, te lavevo detto che è troppo presto per divertimenti del genere.

Su, che vuoi che sia. Si abitua! Figlia mia, oggi possiamo permetterci di festeggiare come si deve il nostro adorato nipote. Lo abbiamo aspettato così tanto! Guarda cosa gli ho comprato! Una meraviglia!

La carta del regalo si sente frusciare e il bambino si muove, un po inquieto.

Mamma, dai, dopo, per favore Martina si alza e passeggia per la stanza, dondolando il piccolo.

Ma come! Ho pensato tanto al regalo e neanche ti interessa! Maria Grazia mette la scatola con stizza sul tavolino.

Ma figurati, mamma! Sono sicura che sarà bellissimo! sorride conciliandola. Puoi portarmi da bere? Ho una sete tremenda!

Metti giù il piccolo e scendi tu.

Ma si sveglia.

E allora che sarà mai! Torniamo alla festa!

Mamma, se si sveglia adesso, comincerà a piangere e urlare e non si calma più. Non è il massimo, no?

Marti, bisogna educarli fin da piccolissimi. Che vuol dire che piange? I bambini educati non piangono!

Martina si irrigidisce per un istante, poi riprende a camminare per la stanza con movimenti così armoniosi da sembrare una danza studiata. I bambini educati non fanno quello che non piace agli adulti. E le bambine educate devono essere perfette in tutto. Schiena dritta, mento alto, prima posizione! E nessuna lamentela!

Vado giù dagli ospiti. Fai addormentare Lorenzo e scendi. Non sta bene che la padrona di casa sparisca tutta la sera.

Sostituiscimi tu, per favore, mamma.

Maria Grazia si allontana, Martina si rannicchia di nuovo in poltrona stringendo a sé il figlio. Pensa a quanto ha dovuto superare prima che questo bambino arrivasse nella sua vita.

Martina è nata in una famiglia perbene. Il nonno era accademico, la nonna, invece, la migliore chirurga di una delle cliniche più rinomate di Milano. Il padre seguì la tradizione diventando medico anche lui. Martina non ha mai capito come un uomo così intelligente fosse diventato quasi docile creta tra le mani della madre. Maria Grazia era lontanissima dal mondo della scienza. Si era laureata a fatica e poi aveva messo il diploma in un cassetto, iniziando subito la ricerca di un marito. O meglio, era la nonna di Martina a cercare il marito per sua figlia. E la signora Luisa era bravissima in questo. I due futuri sposi si conobbero alla festa di anniversario dei genitori di Maria Grazia, e fu subito fatta. Irina, bella e socievole, incantò subito Andrea e il matrimonio fu sontuoso, con una casa cooperativa donata dai genitori. Martina nacque due anni dopo e fu subito proprietà esclusiva della nonna. La signora Luisa controllava la tata e personalmente sceglieva tutte le attività ritenute adatte a una bambina: due lingue straniere, scuola di danza classica e lezioni private di musica.

In una bambina tutto devessere perfetto!

I weekend di Martina erano musei e teatri, sotto la sorveglianza della nonna. I genitori li vedeva poco: il padre lavorava sempre, la madre era spesso di corsa, sempre tra una festa e laltra e i baci frettolosi.

Ma gli sforzi della nonna portarono i loro frutti: Martina entra facilmente in un prestigioso liceo artistico e, più tardi, in un teatro importante. La carriera andava bene, finché non incontra il suo futuro marito. Marco non piaceva a nessuno in famiglia, tranne che al padre.

Ma che disastro! la nonna Luisa, sul divano, si stringeva le tempie con le dita fini Pensaci, bambina mia! Che ci fai con uno così? Non sa nemmeno parlare bene!

Nonna, chi può parlare bene accanto a te? rispondeva Martina dalla poltrona, seduta con le gambe raccolte, cosa che di solito le avrebbe procurato una ramanzina. Ma la nonna era assorbita dal suo turbamento.

Che vuoi dire con questo? la nonna la guardò soprappensiero.

Dico che pochi al mondo possono reggere il tuo livello intellettuale.

La nonna la fissò dubbiosa.

E poi, nonna, Marco non mi piace semplicemente. Lo amo. Vuoi negare che sia lamore a muovere larte, dopotutto?

Ma lascia stare larte! Come pensi di vivere con lui?

A lungo. E, se possibile, felici.

Martina difese allora la sua scelta. Non senza difficoltà e con mille ammonimenti a ripensarci. Guardando negli occhi il suo futuro marito, disse sì e pose fine a ogni altra obiezione. Per Marco, Martina era una specie di divinità scesa sulla terra: fragile, dolce, e sorprendentemente forte e vulnerabile. Desiderava abbracciarla e proteggerla.

Non posso darti molto adesso. Ma farò di tutto per renderti felice. Se cè una cosa che posso fare, è amarti.

Quelle parole erano bastate. Martina sentì di avere finalmente qualcuno che la amava senza condizioni. Nessunaltra misura, nessun doversi conformare.

Non fu un percorso semplice. Marco non aveva né conoscenze né parenti ricchi. Il padre se nera andato presto, era cresciuto solo con la madre, Anna, maestra elementare adorata dai suoi alunni e stimata da tutti, anche da Marco. Anna aveva sempre trovato parole di sostegno: fu grazie a lei che Marco si iscrisse e si laureò brillantemente a Economia. Anna si trasferì poi in una casa più piccola per aiutare il figlio a iniziare la sua impresa: Marco ci mise passione e ingegno e dopo qualche anno la società andava bene, poi diventò leader nel settore. Anche la critica nonna Luisa dovette ammettere la bravura di Marco, mutando parere del tutto solo dopo la nascita del nipotino.

Martina desiderava un figlio con tutta se stessa. Non che volesse essere grande, semplicemente cercava la felicità di una donna. Ma pareva che la natura avesse deciso diversamente: anni di visite, due interventi, nessun risultato. Piangeva la notte di nascosto per non turbare Marco, pensando che lui avesse diritto a essere padre. Alla fine lo disse a Marco, che però si mise a ridere.

Scusami, scusami Marti! la abbracciò Marco, mentre lei cercava di divincolarsi. È solo una reazione. Ma come ti viene in mente che la mia vita con te sia tutta nelle mani di un figlio? Tu sei la mia vita! Non lo capisci?

Martina pianse di sollievo. Capire che un figlio era una meta irraggiungibile fu relativamente facile, ma accettarlo molto più difficile. Cercava di farsene una ragione, ma era dura. La madre spesso ci metteva del suo, lamentandosi che tutte le amiche erano nonne e lei ancora così giovane e libera. Le amiche la invitavano alle feste dei bambini e Martina si sforzava di fare i regali migliori. Col tempo, il dolore si affievolì. Martina smise di fissare i bambini al parco e, dopo molti pensieri, aprì una sua scuola di danza classica.

Devo occuparmi di qualcosa, sennò impazzisco!

Marco non comprendeva fino in fondo i motivi della moglie, ma Anna intervenne.

Marco, ti rendi conto di come sta? Credo proprio di no. Per una donna che ama, donare un figlio è la felicità più grande. Fidati, lo so. Ora le servirà tutto il tuo sostegno. Qualsiasi cosa desideri fare, lasciala fare.

Ho capito, mamma.

Fu lui a trovare la sede della scuola. Martina fu al settimo cielo allinaugurazione.

È perfetta! Bravo!

Organizzare laula, formare le classi, insegnare, tutto impegnava Martina che si tuffò nel lavoro. I primi segnali li ignorò, pensando fossero i soliti malesseri. Ma Anna la osservava attenta.

Marti, ti chiedo una cosa e se non vuoi non rispondere Aspetti un bambino?

Martina si irrigidì, pensando che Anna facesse apposta a toccare un punto così doloroso. Anna ordinò un bicchiere dacqua.

Rimani qui.

Poco dopo tornò e porse a Martina una scatolina.

Meglio togliersi i dubbi, no?

I camerieri del bar guardarono incuriositi le due donne che, poco più tardi, si abbracciavano piangendo e ridendo insieme in una specie di danza bizzarra. La felicità che si leggeva sui loro volti era così contagiosa che anche i clienti sorridendo intuirono che era successo qualcosa di bellissimo.

Lorenzo nacque sano e forte, facendo impazzire gli ostetrici per la vivacità.

Una che faceva danza? chiese la neonatologa osservando Martina esausta.

Esatto.

Un bel bimbo, complimenti!

Davvero sorpresa?

Un po. Di solito ci sono più problemi, qui invece un maschietto magnifico. Brava la mamma!

Martina ora si sveglia ogni mattina con una felicità così piena da incutere timore.

Lo condividiamo, amore. Siamo in due dice Marco, guardando il piccolo che dorme tra le trine del vestito comprato da Maria Grazia per luscita dallospedale.

Il ritorno a casa fu per Martina uno stress infinito. Marco cercò di opporsi, ma fu inutile: Maria Grazia fece di testa sua. Fotografi ovunque, parenti e amici ad applaudire fuori dalla clinica. A casa, tavola pronta per un ricevimento.

Martina, appena in piedi per il dolore, sogna solo una doccia e del riposo.

Mamma, non serviva tutto questo.

Ma come?! davvero stupita Maria Grazia Tutto devessere fatto come si deve! È una festa! Finalmente sono nonna! Sono felice!

Martina capì che contraddirla ora era inutile. Si trascina a stento su per le scale e quasi si dispera vedendo i numerosi invitati che laspettano.

Figlia mia, sono solo i parenti più stretti!

Cerca lo sguardo di Anna, che si avvicina decisa:

Permettete che vi rubi un momento mamma e nipote? Abbiamo da confidarci!

Fa un cenno a Marco, poi accompagna Martina nella camera al piano di sopra.

Sdraiati. Adesso ti preparo tutto e puoi andare a farti una doccia. Hai fame?

Martina annuisce stanca, guarda il marito che toglie il bimbo dalle braccia e lo mette nella culla, ma si agita subito.

Dovrei scendere.

E perché? Anna la guarda severa. Faranno benissimo senza di te. Dieci minuti di rito glieli hai dati.

Martina sospira di sollievo, improvvisamente si sente sfinita dalla stanchezza. Si rannicchia guardando Anna andare avanti e indietro per la stanza.

Vuoi dormire? Anna le copre le gambe con una coperta di lana Dormi! Io guardo il piccolo.

Lorenzo Martina sprofonda nel sonno e non vede il sorriso affettuoso della suocera. Lorenzo era il nome del padre di Marco.

Poco dopo, Maria Grazia sale trovando la figlia che dorme invece di ricevere ospiti.

Ma che modi sarebbero questi?

Sono quelli di una giovane mamma che allatta. Ha bisogno di pace ora, altrimenti nostro nipote rimane senza latte materno.

Ma figurati! Io Martina non lho allattata neanche due giorni. È cresciuta sana e robusta! Maria Grazia vorrebbe entrare e svegliare la figlia, ma Anna la blocca gentilmente.

Si festeggia tra nonne, che ne dici? Decidiamo se farci chiamare nonna o solo per nome?

Marco chiude la porta e ringrazia mentalmente la madre. Con Maria Grazia i rapporti sono sempre stati tesi; sebbene lei usufruisse di tutti i vantaggi che il genero poteva offrirle, non ha mai ascoltato davvero la sua opinione. Solo con il suocero, Andrea, Marco ha avuto una sintonia immediata, il quale, pur apprezzando il genero, non interveniva mai negli equilibri familiari, ormai sotto la ferrea guida femminile.

Non cambierà mai, meglio evitare vulcani in casa.

Martina si sveglia dopo unora e mezza, spaesata. Poi sente Lorenzo muoversi, qualcuna ridere di sotto e si riprende. Dopo averlo allattato, si fa accompagnare in bagno dal marito, si siede finalmente al tavolino vicino alla finestra e mangia la zuppa buonissima preparata da Anna, chiedendole consigli su come prendersi cura del bimbo.

In ospedale mi hanno spiegato qualcosa, ma è niente a confronto. Ho paura! sospira Martina.

Mangia! Non aver paura! Martina, i bambini sono più resistenti di quanto si pensi. E tu sei mamma Anna la rincuora Quando è nato Marco, non avevo nessuno vicino. Ho fatto errori, ma ci sono riuscita! Tu sai meglio di chiunque cosa serve a tuo figlio. Fidati, va tutto bene. Devi solo provare.

Col tempo, Martina si accorge che la suocera aveva ragione. Impara presto a destreggiarsi: la paura non sparisce del tutto, ma la gestisce.

I primi sei mesi volano. Anna va a trovarla un paio di volte a settimana per aiutare col nipote, ma finisce sempre per mettersi ai fornelli e cucinare per tutta la famiglia. Allinizio Martina ne è turbata, poi Anna la rassicura:

Marti, questi momenti sono un soffio. Assaporali. Io posso ancora pulire e cucinare, tu goditi il tuo bambino.

Maria Grazia, invece, passa più di rado, ma ogni volta rende la visita una specie di show.

Marti, guarda che carrozzina ti ho trovato! Straordinaria!

Ma mamma, la nostra va benissimo!

Ma che paragone! Dai, vestilo che usciamo subito a provarla!

E a lungo si rifiuta di chiamare Lorenzo col suo nome.

Ma dove avete trovato questo nome? Non potevate sceglierne un altro? Lorenzo! Un classico, proprio!

Ma è anche un nome regale, mamma! Cosha che non va?

Tocca a lui portarselo dietro, e i compagni delle scuole lo prenderanno in giro!

Be, andrà in una scuola normale! E forse non spetta a noi decidere il nome del bambino?

No. Il nome te lha dato tua nonna. Io ti avrei chiamato diversamente.

Meglio che il nome di mio figlio labbia scelto io. Almeno non posso incolpare nessuno.

Maria Grazia sbuffa, prende il nipote e sparisce in passeggiata col nuovo passeggino, tutta orgogliosa della sua aria da giovane mamma. Le fa piacere essere scambiata per la madre di Lorenzo, tanto che sorride misteriosamente aggiustando la copertina. Ma in paese si capisce subito che è la nonna, e le passeggiate vengono meno. Ora preferisce comparire per un caffè, bacia il bambino e riparte per impegni.

Sarò la nonna delle feste! e un nuovo giocattolo appariva nella cameretta.

I ruoli ormai sono ben distribuiti e tutto si stabilizza.

La festa organizzata da Maria Grazia per i sei mesi di Lorenzo rischia quasi di degenerare in lite.

Martina sorride al piccolo svegliatosi e prende la scatola che le aveva portato Maria Grazia. Un sonaglino dargento bellissimo la fa sobbalzare.

Lorenzo, guarda che bello!

Il bimbo gira tra le mani il sonaglino ridendo, mostrando i primi dentini.

E cosa ti ha regalato la nonna Anna? Martina apre un sacchetto che Anna aveva lasciato nella stanza prima della festa.

Un completino bianco, tutto fatto a maglia da Anna, così morbido e delicato che Martina non riesce a non strofinarlo sulla guancia.

E i calzini! Che belli! Hai una nonna proprio brava, piccolo mio!

Maria Grazia entra in quel momento, esclamando stupita:

Ma che meraviglia! Un capo di qualche designer?

No, li ha fatti Anna.

Maria Grazia rigira tra le mani il golfino.

Non poteva pensare a un regalo migliore? È unoccasione speciale, si poteva almeno comprare qualcosa di prezioso. Certi risparmi, davvero, non li capisco!

Mamma!

E che cè? Ho forse torto?

Martina si sentì sprofondare, guardando Anna che, ferma sulla porta, ascolta tutto. Anna fa un cenno, posa un bicchiere di succo di frutta per Martina e se ne va silenziosa. Martina si trattiene, cerca di calmare il bimbo impaziente. Quando scende, scopre che Anna se nè già andata.

Marco! Che figura mi sento a disagio!

Ma non hai detto nulla! Di che ti devi vergognare?

Non lho fermata! Dovevo farlo!

Stai tranquilla. Mamma capisce.

Martina cerca mille modi per chiarirsi con la suocera, ma Anna la rassicura sempre subito:

Non ci pensare più, Marti. Non ho alcun rancore.

Eppure Martina sente che qualcosa si è rotto, senza trovare pace.

Si sente male in un pomeriggio che, tranne Lorenzo che dorme di sopra, è da sola in casa. Si morde la guancia per il dolore e chiama il marito, ma il telefono è spento. Marco probabilmente in riunione o su un cantiere, irreperibile. Il padre sicuramente in ospedale, a operare. Chiama la madre: Maria Grazia risponde allegra:

Pronto! Va tutto bene? Come va Lorenzo? Da quanto non ci si vede? Dalla festa? Che bella, vero? Lo dicevo io che dovevamo festeggiare, tutti sono contenti!

Mamma

Non ringraziare! Sono la nonna! Scusa, ho una chiamata! La linea cade e Martina resta stordita a fissare il telefono. Riprova altre volte, ma trova la linea occupata.

Il dolore monta, Martina spaventata telefona allambulanza e poi ad Anna.

Martina?

Ti prego la stanza le gira intorno, sente di svenire. Lorenzo

Anna non aveva mai corso tanto. In pantofole, la borsa in mano, lancia un urlo e salta in strada.

Vuole farsi investire!? il tassista si ferma appena in tempo.

Le imploro! Mia nuora sta male, vada di corsa!

Salga!

Anna trattiene il fiato, aggrappata alla borsa, mentre il taxi sfreccia tra le vie.

Tranquilla! Guida sicura da trentanni, mai un incidente. Arriviamo in tempo!

Lambulanza arriva insieme a loro.

Da questa parte! Anna spalanca le porte ai medici.

Martina riprende conoscenza dopo pochi minuti.

La portiamo via.

Dove? Perché? Martina capisce poco dal dolore.

Marti, sta tranquilla. Io mi occupo di Lorenzo. Marco sta arrivando.

Loperazione riesce e dopo due settimane Martina viene dimessa. Vorrebbe tornare subito a casa, ma il padre insiste che resti ancora in ospedale.

Non è uno scherzo, cara! Devi rimetterti in forze, Lorenzo ha bisogno di te!

Tornando a casa, abbraccia subito il figlio poi chiama la madre.

Mamma!

Marti! Come stai?

Non troppo bene ancora. Mi servirà una mano.

E come posso aiutarti? risponde nel tono vago di chi ha già altro in mente.

Dovresti stare da noi qualche giorno. Non posso sollevare pesi, mi serve una mano per Lorenzo.

Certo, certo! Ma sai, Marti, non mi aspettavo andasse così. Avevo la partenza, volo dopodomani. Se rinuncio perdo i soldi. Ci tenevo tanto a questo viaggio

Martina chiude brevemente gli occhi e mette giù. Dovrà cavarsela da sola. Allatta il figlio e si sdraia stanca. Quando passerà tutto questo dolore? I medici e il papà dicono che ormai dovrebbe andare, ma i punti tirano ancora.

Si sveglia sentendo qualcuno muoversi in stanza.

Oh, hai sentito? Non volevo svegliarti! Anna prende tra le braccia Lorenzo e sorride. Hai fame? Ti ho fatto la tua zuppa preferita. Cè anche il budino e le crostatine calde. Ora porto Lorenzo da Marco e ti porto tutto. Devi riposare! Se sei daccordo, rimango un paio di settimane con voi, finché non ti rimetterai del tutto.

Martina guarda la suocera e scoppia a piangere.

Dai, non fare così! Il dottore ha detto che ti serve allegria! Allora concentriamoci su quella, ok? Ora ti faccio vedere una cosa.

Anna posa Lorenzo a terra, lo tiene e poi piano lo lascia in piedi da solo. E Martina, vedendo il piccolo che inizia timidamente a camminare verso di lei, si asciuga subito le lacrime, lo prende in braccio e guarda la suocera.

Allora? Un po di felicità te labbiamo data? Anna ride. E adesso a tavola! Devi riprenderti, perché quando il nostro giovanotto non camminerà più ma correrà, ti serviranno tutte le forze.

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