Degli amici hanno chiesto di venire in viaggio con la nostra macchina, promettendo di contribuire alle spese. Una volta arrivati hanno detto: «Tanto dovevate andarci comunque»

Tutto iniziò con il solito, prevedibile entusiasmo di chi progetta le ferie estive sotto il sole italiano. Io e mia moglie, il nostro vecchio e fidato crossover Fiat, mille e passa chilometri dalla Lombardia alla Puglia, e la dolce promessa della strada davanti. Eravamo fanatici dei viaggi in macchina: scegli il ritmo tu, ti fermi per una granita dove ti pare, svolti a sinistra perché hai visto un cartello buffo. Niente orari di Frecciarossa, bimbi urlanti nel vagone, né voli low-cost rimandati alle due di notte.

Solo che questa volta abbiamo fatto il grande errore: abbiamo parlato troppo.

Durante una classica cena con amici e qualche conoscente recuperato dal liceo, scappò fuori che tra un paio di settimane saremmo scesi al sud. Proprio con la nostra auto.

Ah sì? Ma quando si parte? chiese subito con le antenne dritte Gianluca, seduto di fronte, con accanto la sua compagna, Martina.

Non erano amici del cuore, solo volti che gira e rigira spuntano quando cè una tavolata di mezzo.

Beh, si pensava il quindici, risposi, ingenuo come uno studente al primo esame.

Ma dai! Anche noi dobbiamo andare giù allora! si infiammò Gianluca, a tal punto da abbandonare la forchetta. Ferie dal sedici, non ci sono buoni biglietti del treno, solo cuccette sopra il bagno. Veniamo con voi? Si divide la benzina, e in più cè compagnia; siamo tranquilli, non di quelli che litigano.

Guardo mia moglie Chiara. Il suo sguardo diceva solo una cosa: Ma anche no. Inizio a balbettare, che lauto è già piena, che ci piace andare piano, fermarci spesso.

Ma scherzi! Abbiamo una valigia piccola in due! ribatte Gianluca, tenace come un piemontese. E poi con i prezzi dei carburanti, è una fortuna incredibile per tutti! Dai ragazzi, non fateci questo sgarbo, non siamo mica sconosciuti.

E così abbiamo ceduto. Largomento si risparmia con inflatione e accise era troppo allettante. E, va detto, la solita incapacità di dire di no guardando qualcuno negli occhi. Ci siamo pentiti amaramente per le due settimane successive.

Vuoi problemi? Fai del bene.
Ci vediamo dunque alle cinque del mattino, sotto casa. Noi pronti, macchina stipata magistralmente: valigie, borsone dacqua, kit di emergenza, e qualche coperta. Gianluca e Martina spuntano con quaranta minuti di ritardo.

Eh, il taxi ci ha messo una vita, sospirò Martina, trascinandosi dietro una valigia grande quanto una lavatrice e due sacchetti pieni di snack.

Ma avevamo detto: pochi bagagli, sbotto mestamente.

Ma dai, è una donna, avrà pure bisogno di cambiarsi! ride Gianluca. E via a giocare a Tetris nel bagagliaio per far entrare anche la sua cabina armadio.

Unoretta dopo inizia lincubo. Martina soffoca, cè da sparare laria condizionata, dopo dieci minuti Gianluca congelato come un surgelato Findus. La playlist? Troppo indie. Poi via con litanie infinite di: Ci fermiamo? Devo bere il caffè, bagno, pausa sigaretta, mi si addormentano i piedi

La tabella di marcia studiata nei minimi dettagli per schivare code e autovelox? Crollata, come una lasagna di seconda mano. Altro che pochi pit-stop: sembravamo un Flixbus.

Il clou arriva in autogrill.

Faccio il pieno: centoventi euro se ne vanno come acqua fresca. Ritorno, Gianluca mastica un panino.

Allora, ci dividiamo? dico aspettando il bonifico.

Ma sì, dai, lo vediamo alla fine, così facciamo tutto preciso senza complicarci la vita, mi liquida.

La cosa puzza, ma Chiara bisbiglia: Lascia perdere, quando arriviamo regoliamo tutto. Pago anche tutti i pedaggi autostradali; a loro non interessa sapere quanto.

Durante il viaggio mangiano i loro tramezzini, cospargendo lauto di briciole. Quando faccio notare il casino, sorridono beati:

Ma dai, si passa laspirapolvere, che problema cè?

Arriviamo in Puglia che è quasi mezzanotte: più stremati dalla compagnia che dalla strada.

Noi eravamo solo passeggeri
La mattina dopo finalmente riposati ci vediamo nella cucina della pensione. Tiro fuori il block notes con tutte le spese.

Allora, inizio pacifico, Benzina: 480 euro. Pedaggi: 100 euro. Totale: 580 euro. Si divide: vi toccano 290 euro.

Gianluca soffoca col tè, Martina sgrana gli occhi.

Aspetta, quasi trecento euro? Ma stai scherzando? cala il gelo.

No no, rispondo serio. Abbiamo detto metà per ciascuno.

Gianluca si stringe nelle spalle, poi lancia la bomba:

Ma tu ci saresti andato lo stesso, quei soldi li avresti comunque spesi anche senza di noi. Hai riempito la macchina, sì, ma tanto la benzina la pagavi lo stesso. Noi abbiamo solo riempito i posti liberi.

Ragazzi, esplodo, ci eravamo messi daccordo. Ho sopportato valigie extra, fermate ogni dieci chilometri, e ora fate i santarellini?

Ma era solo compagnia, sbuffa Martina. Avvisavi subito, prendevamo un BlaBlaCar, ci costava meno.

Un altro vi buttava fuori per le briciole sul sedile, sbotta finalmente Chiara.

Senti, chiude Gianluca, più di cinquanta euro simbolici non possiamo dare. Pagare la metà è follia, abbiamo un budget tirato.

Mi alzo:

Lasciate stare, offro io. Ma il ritorno? Ve la vedete da soli.

Ma come?! salta su Gianluca. Avevamo un patto per andata e ritorno!

Il patto era metà a testa. Visto che non ci state dentro, buona fortuna e buon mare.

Vacanza separata e ritorno in paradiso
I successivi dieci giorni? Uno a destra, uno a sinistra del villaggio, era guerra fredda. Una volta li incrociamo in spiaggia: nemmeno un ciao.

Prima della partenza mi arriva un messaggio disperato: Dai, smettila: ti diamo centocinquanta euro a testa anche per il ritorno. Facciamo insieme, che lautobus sballotta troppo e Martina vomita facile.

Non rispondo.

Partiamo alle cinque, carichiamo con calma le valigie, controllo lolio e si parte. Il viaggio del ritorno? Finalmente un sogno solo la nostra musica, solo le nostre pause, sacrosanta tranquillità.

Poi, da amici comuni scopro che sono diventato quello cattivo, uno che abbandona la gente nel profondo sud per poche centinaia di euro. Pare che abbiano rischiato nove cambi di autobus, speso una fortuna, e ora raccontano a chiunque che siamo dei tirchi.

Poco male: esperienza fatta, amicizia salva. Ora quando qualcuno mi chiede: Ah, andate verso il lago? Ci date un passaggio?, rispondo col sorriso più italiano del mondo: Scusate, noi viaggiamo sempre solo in due!La verità è che a volte le strade che promettono risparmio e compagnia ti portano solo a fare il pieno di pazienza. Eppure, mentre il profilo delle montagne lombarde riaffiorava dal parabrezza e Chiara canticchiava sottovoce, capii che non serve mai troppo per sentirsi davvero liberi: basta poter scegliere con chi condividere ogni curva e ogni silenzio.

Al prossimo viaggio, noleggerò pure un minivan, ma a bordo ci saranno solo promesse silenziose e risate sussurrate, nessuno da convincere né conti da pareggiare. Perché la vera avventura quella che ti rimette a posto il cuore, anche dopo uno sgarro è imparare con chi, finalmente, vale la pena arrivare lontano.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

5 × two =

Degli amici hanno chiesto di venire in viaggio con la nostra macchina, promettendo di contribuire alle spese. Una volta arrivati hanno detto: «Tanto dovevate andarci comunque»