Degli amici si sono offerti di unirsi al nostro viaggio in auto, promettendo di dividere le spese. All’arrivo però hanno detto: «Tanto voi dovevate andare lo stesso»

Tutto era iniziato come una classica organizzazione delle ferie estive. Io e mia moglie, il nostro fidato SUV, un itinerario di oltre mille chilometri verso Sud e la dolce attesa del viaggio. Abbiamo sempre amato i viaggi in auto proprio per quel senso di libertà: decidi tu il ritmo, ti fermi dove ti va, prendi deviazioni per puro capriccio. Nessun orario di treni, bambini che piangono nel vagone accanto o voli rimandati senza motivo.

Questa volta, però, abbiamo fatto una gaffe fatale: ci siamo lasciati sfuggire i nostri progetti.

Durante una cena tra amici, tra una risata e laltra, mi sono ingenuamente lasciato scappare che, fra un paio di settimane, saremmo partiti per la Calabria con la nostra macchina.

Ah davvero? In che giorni? si è subito interessata la coppia seduta di fronte.

Erano Marco e Giulia. Non erano amici stretti, più che altro conoscenti che ogni tanto si vedevano al bar con gli altri.

Il quindici partiamo, ho risposto senza sospettare nulla.

Dai, anche noi abbiamo pensato di scendere giù! Marco si è acceso subito. Abbiamo le ferie dal sedici, volevamo prendere il treno ma ci sono solo cuccette di fortuna accanto al bagno. Che dite, ci uniamo? Benzina a metà, viaggio più divertente, noi siamo tranquilli.

Ho guardato mia moglie, e nei suoi occhi ho letto un chiaro no. Ho tentato di spiegare che la macchina era già piena, che andiamo piano e facciamo tante soste.

Ma figurati, abbiamo un solo trolley in due! ha insistito Marco. E risparmiamo, con i prezzi della benzina di questi tempi è una fortuna per tutti. Dai, dacci una mano!

Alla fine abbiamo ceduto, più per debolezza di carattere che per vera voglia. Il risparmio ha avuto la meglio, e dire di no in faccia ci sembrava scortese. Ci siamo poi pentiti per tutte le due settimane seguenti.

«Vuoi evitare problemi? Non fare favori a casaccio»
Ci eravamo dati appuntamento sotto casa alle cinque del mattino. Noi, puntuali, avevamo già caricato il baule: borse, acqua, attrezzi, coperte. Marco e Giulia sono arrivati con quasi quaranta minuti di ritardo.

Il taxi ci ha messo una vita, ha detto Giulia, trascinando un bagaglio stile frigo e vari sacchetti pieni di spuntini.

Avevamo detto: poche cose, non mi sono trattenuto.

Eh ma lei è una donna, vuoi che non si cambi ogni sera? ha scherzato Marco.

Ci siamo messi a giocare a tetris con le valigie per farci stare tutto.

Dopo appena unora è cominciato il calvario. Giulia aveva caldo abbiamo acceso il clima al massimo, dieci minuti dopo Marco aveva freddo. La mia musica non piaceva a nessuno. Poi, ininterrotte richieste di soste: caffè, toilette, pausa sigaretta, le gambe addormentate.

La mia tabella di marcia, studiata per evitare il traffico, è saltata. Invece di poche, intelligenti fermate, ci siamo fermati ogni tre per due come un autobus di linea.

Il vero culmine è arrivato in autogrill.

Ho fatto il pieno, totale 120 euro. Torno alla macchina, Marco sta addentando un panino.

Allora, ci organizziamo per la benzina? chiedo, aspettandomi un bonifico rapido.

Facciamo i conti alla fine, così non stiamo a dividere ogni dettaglio minimizza lui.

Non mi è piaciuto, ma mia moglie mi ha bisbigliato: «Non ti innervosire adesso, magari regolano tutto a destinazione». Ho lasciato correre. Tutti i caselli li ho pagati io, senza che nessuno si interessasse alle spese.

Durante il viaggio, loro mangiavano i loro tramezzini, lasciando briciole ovunque. Quando chiedevo un po di attenzione, ricevevo solo sorrisi:

Ma dai, tanto la macchina la aspiri dopo.

Siamo arrivati che ormai era notte fonda, più stremati dalla compagnia che dalla strada.

«Noi abbiamo solo approfittato del passaggio»
La mattina dopo, sul terrazzo della pensione, mi sono messo a fare i conti, tenendo traccia precisa delle spese.

Allora, ho detto con calma. Benzina: 410 euro. Pedaggi: 85 euro. Totale: 495 euro. A metà, fanno 247,50 euro a testa.

Marco ha quasi rischiato di ingoiare il cornetto storto, Giulia mi guardava come se avessi detto una bestemmia.

Ma davvero? Duecentoquaranta euro? fa lei.

Certo, rispondo. Era chiaro che dividevamo tutto.

Marco scuote la testa e replica:

Ma scusa, tu comunque dovevi farli quei chilometri. Anche senza di noi la macchina e la benzina le avevi da pagare. Noi abbiamo solo occupato i posti liberi.

Un attimo, inizio a perdere la pazienza. Avevamo concordato condizioni precise. Ho sopportato disagi, ho caricato bagagli extra, mi sono fermato ogni dieci minuti, e ora dovreste semplicemente partecipare alle spese.

Che disagi! ride Giulia. Ma era pure divertente stare insieme. Tra amici, si fa così. Se ce lo dicevi stavamo pure meglio a prendere un BlaBlaCar.

Un altro autista vi avrebbe lasciati sul raccordo dopo dieci minuti, altro che amici, sbotta mia moglie.

Guarda, conclude Marco. Possiamo lasciarti qualcosa tipo cinquanta euro, tanto per. Ma pagarne la metà è assurdo, avevamo già fatto i conti.

Mi sono alzato.

Lasciate stare, i soldi non li voglio. Consideratevi invitati. Ma il ritorno lo organizzate da soli.

Ma come?! salta su Marco. Non abbiamo i biglietti! Avevamo detto andata e ritorno insieme!

Avevamo detto spese a metà. Avete rotto laccordo. Buone vacanze.

Vacanza separata e ritorno a casa
Abbiamo passato i restanti dieci giorni ignorandoci, nonostante la stessa spiaggia. Due volte ci siamo incrociati in paese, loro hanno girato la testa dallaltra parte.

Il giorno prima del rientro mi arriva un messaggio: «Dai, non essere così. Ti diamo centocinquanta euro per andare e tornare. Facci compagnia, Giulia non sopporta lautobus».

Non ho risposto.

Abbiamo fatto le valigie, fatto il check dellolio e siamo ripartiti allalba. Quel viaggio di ritorno è stato una riconquista: la nostra musica, le nostre fermate, il silenzio finalmente atteso.

Dagli amici comuni ho poi saputo di essere diventato il cattivo di turno. Avrei abbandonato degli amici al Sud per pochi soldi. Marco e Giulia hanno dovuto fare unodissea di cambi autobus, spendendo molto di più e spargendo pettegolezzi su di noi.

Ma da quella delusione abbiamo tratto una lezione preziosa. Ora, a chi chiede con tono furbo: «Oh, andate fuori città? Un passaggio?» rispondo gentile, ma fermo: «Mi dispiace, preferiamo viaggiare da soli».

Viaggiare leggeri, anche di cuore, rende la strada molto più bella.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

eleven − two =

Degli amici si sono offerti di unirsi al nostro viaggio in auto, promettendo di dividere le spese. All’arrivo però hanno detto: «Tanto voi dovevate andare lo stesso»