Diagnosi: Tradimento
Ormai siete una coppia stabile disse con tono deciso, quasi inquisitorio, la signora Norma Bianchi, fissando con attenzione colei che sperava diventasse la futura nuora Avete già pensato al matrimonio?
Credo sia ancora presto rispose la ragazza sfoderando un sorriso forzato, cercando le parole giuste per non offendere la possibile suocera. Viviamo insieme solo da un mese, magari è il caso di aspettare un po’, imparare a conoscerci nella routine quotidiana… Chissà, forse può capitare di litigare per sciocchezze.
Norma Bianchi inarcò lievemente un sopracciglio ma non mollò la presa, decisa ad arrivare fino in fondo. Dopotutto, Laura le piaceva, di gran lunga più di quella ragazza di prima. Elisa, che tipa difficile e presuntuosa! Per fortuna Luca laveva lasciata perdere.
E come va con Gino? domandò cambiando argomento, ma lo sguardo restava indagatore. Il ragazzo ormai è grande, ma si sa comè…
Ad un pensiero su Gino, il figlio di Luca, a Laura si addolcì il cuore. Le tornò in mente la prima volta che si era trovata davanti a quella situazione: come avrebbe reagito un adolescente a una presenza nuova in famiglia? Avrebbe percepito Laura come una minaccia, la sostituta della madre?
È adorabile rispose Laura con sincerità, il sorriso più aperto e sincero. Allinizio ero un po in ansia. Temevo che Gino potesse vedermi come unestranea o addirittura con ostilità. Invece è stato sorprendente! Si è rivelato un ragazzo aperto e gentile davvero.
Si fermò qualche istante, ricordando come una volta Gino, tornato da scuola, aveva assaggiato per la prima volta la sua crostata e subito aveva esclamato che ora, finalmente, in casa ci sarebbe sempre stata roba buona a tavola.
Anzi aggiunse con una risata è molto felice che a cucinare ora ci sia qualcuno più abile di suo padre. Ogni tanto mi chiede anche di insegnargli qualche ricetta.
Luca, fino a quel momento in silenzio, annuì brevemente per confermare le parole di Laura. Un sorriso quasi impercettibile gli passò sulle labbra, compiaciuto della sintonia instauratasi tra suo figlio e la donna che aveva scelto.
Ma non vi chiede mica un fratellino? ironizzò Norma, stavolta apertamente alludendo.
Alludire la domanda, Luca fece una smorfia e lanciò unocchiata un po stanca alla madre, come a dire: di nuovo con queste storie?. Sapeva bene che la madre non si faceva scrupoli: anche gli argomenti più delicati per lei erano ordinaria amministrazione, come se nulla fosse imbarazzante.
E che cè di male? rispose Norma spiritosa, proseguendo imperterrita nel suo discorso. Il suo tono era allegro, quasi giocoso, come se parlasse di una cosa ovvia. Ginetto adora i bambini, gioca sempre coi cugini. E poi hai solo trentacinque anni cè tutto il tempo di metterne su almeno un paio, no?
Laura avvertì un disagio crescente. Non le andava di parlare di un argomento così intimo e delicato con una donna che, dopotutto, conosceva a malapena. Stringeva le mani sotto il tavolo, cercando di sembrare tranquilla.
Temo che non sia possibile disse controllando la voce e cercando di non mostrare turbamento. I medici sono stati chiari: sarebbe troppo rischioso per me avere figli.
Un istante di silenzio calò sulla stanza. Norma sollevò appena il sopracciglio, e il suo volto si fece più freddo, una cortese cortina di distacco sostituì la calda benevolenza di poco prima.
Problemi femminili, immagino? domandò con un tono che fingeva comprensione, ma dentro covava una certa condiscendenza. Ma dai, la medicina va avanti, ormai si riesce a risolvere quasi tutto…
Laura trattenne un sospiro, cercando di mettere subito fine a quella conversazione sgradita. Avrebbe voluto che Luca la sostenesse, ma lui si limitò a scrollare leggermente le spalle, come a dire spiega tu.
Nel mio caso non è così semplice disse allora, fissando il vuoto. Non capiva perché dovesse raccontare la propria vita privata, ma restare in silenzio non avrebbe fatto che alimentare sospetti. Ho seri problemi alla vista. La diagnosi è arrivata quando avevo appena diciottanni. Da allora mi sono abituata allidea: figli non ne potrò avere.
Norma rimase un attimo senza parole. Nei suoi occhi comparve uno stupore sincero, come se non riuscisse a farsi una ragione della cosa.
E che centra la vista con i bambini? domandò, inclinando leggermente la testa. La domanda era genuina, davvero non collegava le due cose.
Laura prese fiato, scegliendo con cura le parole. Non aveva voglia di addentrarsi nei dettagli, ma tacere era impossibile.
Se dovessi portare avanti una gravidanza, il rischio di perdere la vista è del novanta per cento spiegò in tono calmo ma fermo Una tensione del genere sarebbe fatale per i miei occhi. Non vale la pena mettere al mondo un figlio che poi non potrei nemmeno vedere. Capisce?
Mise a posto gli occhiali con un gesto nervoso.
Percepiva nellaria il crescente disappunto della donna. Norma aveva smesso di tentare di rompere il ghiaccio, gettando ogni tanto qualche occhiata scettica: insomma, quella ragazza non era certo la nuora che sognava. Nellimmaginario della madre ci vedeva una donna forte, sana, capace di donarle almeno un paio di nipotini.
Ma Laura non si sentiva né in colpa, né in dovere di giustificarsi. Con Luca avevano già affrontato e discusso ogni aspetto: consulti, notti tra ricerche e chiacchiere sincere li avevano condotti alla stessa conclusione. Non valeva la pena rischiare: per il futuro avrebbero potuto prendere in considerazione ladozione, o forse ricorrere a una madre surrogata oggi non è certo impossibile da organizzare.
Quando infine si salutarono per tornare a casa, latmosfera sembrava un po meno pesante. Norma abbracciò il figlio, annuì verso Laura con un formalissimo gesto di commiato nulla di caldo, pura cortesia. Mentre si infilavano le scarpe allingresso, Laura incrociò lo sguardo di Luca: nei suoi occhi cera tutto un scusa silenzioso.
Usciti, respirarono entrambi laria fresca della sera: sembrava più leggera dopo la tensione di quel pranzo. Laura prese la mano di Luca; lui gliela strinse forte. Nessuno, poi, fece cenno a quellincontro. Si capivano: i genitori non erano stati entusiasti, ma non cambiava niente di ciò che loro avevano deciso stare insieme, contro le aspettative e i pregiudizi di chiunque.
***
Tre mesi dopo.
Negli ultimi giorni Laura si sentiva stanca come non mai. Non ci aveva fatto caso subito: aveva pensato a stress, ad una leggera influenza. Ma quando il malessere proseguì a lungo, lansia cominciò a farsi sentire.
Aveva spesso nausea al mattino, e gli odori di sempre la infastidivano. Cercava di reagire: vitamine, molte più ore di sonno, medicinali presi in farmacia. Ma nulla cambiava. Al lavoro faticava a concentrarsi, la sera arrivava esausta senza che avesse fatto granché.
Una sera al telefono, parlando con la madre, Laura decise di confidarsi.
Laura, sei certa che non sia una gravidanza? chiese la madre, dopo una breve pausa.
Laura rimase sorpresa. Restò un attimo zitta prima di rispondere con sicurezza:
Sicurissima! Prendo la pillola ogni giorno, prescritta dopo mille controlli. Sempre alla stessa ora.
La madre non insistette ma aggiunse: Fai comunque il test. Non costa nulla ed è meglio essere certe: è una questione troppo seria per passare oltre.
Laura avrebbe voluto dire che era impossibile, ma qualcosa nel tono materno la convinse. Un test era semplice e veloce, in fondo. Un pensiero in meno.
Va bene, mamma. Vado subito in farmacia. Luca è al lavoro, posso farlo con calma concluse Laura e chiuse la chiamata.
Infilò un giaccone, scese le scale e in cinque minuti fu davanti alla farmacia. Scelse due test di media fascia, pagò col bancomat cinque euro e tornò a casa.
Appena rientrata, si fermò per un respiro profondo. Aprì le scatole con le mani che le tremavano leggermente e fece tutto secondo istruzioni. L’attesa le sembrò interminabile: fissava prima lorologio, poi le finestrelle del risultato.
Due linee. Decise. Chiare. Sul secondo test, uguale.
Ma comè possibile? esclamò Laura, sconvolta. Ho fatto tutto come si deve!
In quellistante il campanello squillò di colpo. Qualcosa le fece sobbalzare il cuore: era probabilmente Gino, che spesso si scordava le chiavi tornando di corsa da scuola.
Buttò di corsa i test nel cestino, si ravvivò i capelli e corse alla porta. Aprendo, trovò Gino col fiatone e lo zaino ancora sulle spalle.
Di nuovo senza chiavi? lo accolse con un sorriso tirato.
Sì… mi sono scordato nella fretta ammise lui.
Mentre lo faceva accomodare e pensava a cosa mettergli sotto i denti, non si accorse che uno dei due test era rimasto lì a terra
***
Luca, parto per una settimana, vado da mamma. Non si sente tanto in forma annunciò Laura cercando di schivare lo sguardo preoccupato del compagno. Doveva mentire e la cosa le pesava, ma non sapeva trovare il coraggio di raccontare tutto. Doveva prima capire lei stessa cosa fare, senza mettere a rischio la salute.
Luca si fermò subito dal lavoro e la fissò.
Vuoi che venga con te? Portiamo qualcosa? Vuoi che la accompagni dal medico?
Laura gli sorrise, grata, ma con una tristezza che le si leggeva addosso.
Grazie tesoro, ma preferisco andare da sola. Solo un po di riposo e mi rimetto. Ti chiamo se serve qualcosa.
Prese una borsa piccola maglione, due paia di jeans, qualche maglietta, uno spazzolino… Il pullman per il paesino della madre partiva tra meno di unora e cera da arrivare alla stazione in tempo. Era rasserenante sapere che la madre sarebbe venuta a prenderla, che avrebbe compreso tutto, senza domande inutili.
Non scordarti di chiamare! Se serve arrivo subito aggiunse Luca, stringendola forte. Torna presto.
Il viaggio fu avvolto dalla nebbia dei pensieri. Laura controllava spesso il cellulare, tra messaggi della madre e di Luca. Lunico piano era: arrivare, capire cosa fare, e solo dopo parlare con Luca, sinceramente, senza mezze verità.
Il giorno dopo si presentò in una clinica privata, aveva preso appuntamento online. Visita, analisi, ecografia. La dottoressa, una donna di mezzetà dal tono gentile, visionò i referti con attenzione, chiese conferme, ricostruì rapidamente tutto.
Sì, è incinta confermò infine. Primo mese, massimo sei settimane.
Laura annuì, un sottile filo di speranza che fosse un errore la accompagnava, ma i dati erano chiari.
Ma prendo la pillola! Comè successo? il tono era di confusa paura. Aveva seguito ogni istruzione, era stata attenta!
La dottoressa rimase calma.
Può capitare: farmaci inefficaci, interazioni con altri medicinali, un disturbo gastrico che riduce lassorbimento… accade, anche se raramente.
Poi, più dolcemente: Vuole continuare la gravidanza?
Laura chiuse gli occhi per un istante. Aveva già riflettuto infinite volte su questa domanda negli ultimi giorni. Le risuonavano nella mente le parole dei medici di anni prima, il rischio era sempre lo stesso. Inspirò, rispose con voce ferma:
Il rischio di perdere la vista è nove su dieci. Lei che farebbe?
La dottoressa annuì senza aggiungere nulla. Aveva letto bene la cartella, e in quei casi era chiaro come agire.
Capisco perfettamente. È una decisione difficile, ma la prenda pensando solo alla sua salute. Ora le prescrivo altri esami e domani torni. Decideremo insieme come procedere. Se serve, può sempre chiamarmi.
Laura prese le carte, cercando di rimettere ordine ai pensieri. Ringraziò, si alzò con lentezza, e nel corridoio si appoggiò un attimo al muro. Domani sarebbe stato un nuovo giorno, con una decisione forse meno dolorosa da portare avanti…
***
Laura! la voce entusiasta di Luca al telefono mise subito la ragazza in allarme. Perché non mi hai detto nulla?
Laura si irrigidì, strinse il telefono.
Di cosa parli? tentò di mantenere la calma. Possibile che abbia scoperto… come?
Che sei incinta! annunciò esultante Luca. Gli tremava la voce dallemozione.
Laura chiuse gli occhi un secondo per riprendere fiato.
E come fai a saperlo? chiese, tenendo a bada il battito del cuore.
Ho trovato il test con due linee nel corridoio. Ho già fissato un appuntamento da uno specialista, andiamo insieme, ci tengo a starti vicino.
Laura rimase in silenzio e poi replicò, cercando di smorzare il suo entusiasmo.
Non cè niente da festeggiare per ora. È probabilmente un falso positivo. Non hai dimenticato che prendo la pillola, vero? Ho sempre seguito tutto alla lettera.
Dallaltra parte ci fu uno stop. Laura sentì quasi fisicamente il suo cervello lavorare lentamente.
Guarda, su questo… balbettò Luca, la voce un po imbarazzata. Qualche giorno fa è venuta mamma a trovarci. A vedere le tue compresse, si è messa in testa che il tuo problema non è poi così grave. Diceva che ci sono tante donne che hanno avuto bambini con problemi peggiori, che la medicina oggi risolve tutto, raccontava casi di amiche, dava mille consigli. Alla fine mi sono convinto che forse… si poteva provare.
Laura ascoltava incredula. Sapeva che voleva il meglio, ma perché aveva lasciato che la madre mettesse bocca?
Cosa vuoi dire, che hai fatto qualcosa alle mie pillole? domandò a voce bassa, ma già sapeva dove andava a parare.
No, niente di simile, figurati! Solo che… le ho fatte cadere senza farci caso, erano finite sparse e allora ho pensato: sarà destino? Le ho sostituite con delle vitamine. Mamma mi ripeteva che andava tutto bene…
Laura rimase pietrificata, senza respiro. Aveva spiegato tante volte limportanza di non saltare mai una dose, il rischio a cui sarebbe andata incontro anche solo per una disattenzione.
Sei stato serio? balbettò infine. Chiuse le mani a pugno, avrebbe voluto gridare.
Credevo fosse la scelta giusta per la nostra famiglia… rispose Luca quasi sottovoce.
Scelta tua, però. Tu lo sapevi del mio problema, conoscevi i rischi e hai deciso lo stesso di sostituire le medicine, alle spalle mie!
Fece una pausa, cercando di controllarsi. Da quanto lui aveva deciso di fare meglio, lei rischiava danni irreparabili. Era evidente che doveva chiudere lì la conversazione.
Volevo solo dei figli… provò a giustificarsi Luca, con un tono sempre più sommesso.
Laura chiuse gli occhi. Ora non posso parlare. Vediamoci dopodomani, al parco, a mezzogiorno?
Arriverò, promesso! Andrà tutto bene, vedrai!
A presto, rispose freddamente Laura e chiuse la chiamata.
Dentro le montava una rabbia sorda. Come aveva potuto Luca sottovalutare fino a tal punto la sua fragile salute, mettere a repentaglio tutto dando ascolto ai consigli di una madre caparbia e ignara della vera gravità? Non poteva accettare un tale tradimento della fiducia.
Il giorno stabilito, Luca si presentò al parco ben prima dellora fatta, con un mazzo di rose bianche le preferite di Laura sperando di addolcire il gelo che ormai li separava.
Laura arrivò, puntuale, sottobraccio al fratello maggiore, Matteo. Il volto era glaciale, lo sguardo distante. Nemmeno guardò le rose, che Luca provava a porgerle.
Senza dar peso ai fiori, tirò fuori dalla borsa un foglio e lo mise in mano a Luca.
Cosè questo? Non capisco.
È la dichiarazione della clinica, rispose lei, gelida. Non ci sarà nessun bambino. Tu conoscevi il mio problema, hai scelto consapevolmente di rischiare la mia salute perché tua madre te lha detto. E io questo non te lo perdonerò mai. Domani vengo a prendere le mie cose. Matteo verrà con me, per evitare discussioni.
Si voltò decisa, allontanandosi. Luca fece per trattenerla.
Laura, aspetta! Parliamone!
Lei non si fermò. Luca provò ad avvicinarsi, ma Matteo gli sbarrò la strada, fermo, deciso, come a dire Non osare.
Provò a scansarlo.
Sei una bugiarda! gridò Luca, la voce spezzata dal panico. Ho chiesto a dei medici! Mi hanno assicurato che oggi si può gestire tutto, che non è così grave! Tu non vuoi figli, questa è solo una scusa!
Laura si fermò, il volto pallido ma sereno, lo sguardo duro come il marmo.
Andato da medici senza di me? Sai qual è la mia diagnosi esatta? O ne hai parlato in generale? chiese piano, scandendo le parole.
Luca si irrigidì, non si aspettava quella domanda.
Pensavo al futuro, alla nostra famiglia. Avevi parlato anche tu di adozione, di madre surrogata. Perché non provarci con un figlio nostro?
Laura allargò le spalle. Perché non è un gioco. Mi metterei in serio pericolo. Puoi immaginare cosa significherebbe vivere tutta la vita al buio? Come potrò lavorare, badare a me stessa? Lo hai immaginato, davvero?
I medici…
Quali medici? Quelli da cui sei andato di nascosto? Ti sei informato sulle statistiche reali? Sai quante donne perdono la vista davvero, col mio problema? No, tu hai solo sentito quello che volevi sentire!
Luca abbassò la testa, inchiodato dalla verità di quelle parole.
Hai tradito la mia fiducia, aggiunse Laura pacata ma tagliente. Per me il rispetto e la lealtà sono tutto. Non posso stare con qualcuno che mette in pericolo la mia salute perché ascolta ciò che gli fa comodo.
Matteo si avvicinò alla sorella, pronto a proteggerla.
Non voglio più avere nulla a che fare con te concluse Laura. Non voglio più vivere nellansia di cosa puoi inventarti domani.
Luca provò ancora a dire qualcosa, ma lei riprese il cammino, Matteo al suo fianco, sicuro, protettivo. Laura non si voltò. Luca restò fermo, stringendo le rose bianche mai consegnate.
Guardava i petali, preda di un angosciato presentimento: non aveva perso solo il figlio che desiderava. Aveva perso la donna che amava.
Un solo pensiero gli batteva in testa: E se davvero avesse ragione lei?. Ma ormai era troppo tardi…





