Dopo quattro mesi di messaggi, ho finalmente accettato di incontrarmi con un cavaliere di cinquantadue anni: ha iniziato la conversazione con cinque lamentele.
Dicono che lattesa della festa sia spesso più dolce dellevento stesso. Nel caso di Beatrice, lattesa era durata quasi quattro mesi, trasformandosi in una sorta di serie online con episodi giornalieri.
In questo periodo aveva imparato a memoria i gusti di Lorenzo, ricordava i nomi dei suoi amici d’infanzia e ormai non si stupiva più della sua abitudine di mettere sempre tre puntini dopo ogni buongiorno.
Beatrice aveva quarantacinque anni: quelletà in cui si va a un appuntamento non più con il batticuore, ma con lironia da esploratore. Vediamo che esemplare capita stavolta, pensava, preparandosi.
Era una di quelle donne che riescono a indossare un semplice maglione di cashmere come se fosse un mantello regale, e con un senso dellumorismo capace di disinnescare qualsiasi imbarazzo.
Lorenzo, che da poco aveva compiuto cinquantadue anni, nei messaggi sembrava persona seria, riflessiva, un po ironica ecosa che attirava moltoaffidabile.
A questa nostra età, Beatrice, scriveva lui la sera tardi, le persone non cercano più fuochi dartificio, ma calore. Vorrei una donna che capisca senza bisogno di parole.
Se deve essere senza parole, sarà senza parole, sorrideva tra sé Beatrice, truccandosi le ciglia. Limportante era che, se proprio ci fossero state delle parole, non facessero venire voglia di scappare.
Si erano dati appuntamento in una piccola caffetteria accogliente, con luci soffuse e profumo di cannella. Beatrice arrivò puntuale: composta, sicura, pronta per una serata piacevole. Era impeccabile.
Lorenzo arrivò con cinque minuti di ritardo. Dal vivo era leggermente più basso di quanto appariva in foto e aveva lo sguardo di uno che aveva appena scovato un errore nel bilancio aziendale.
Si sedette davanti a lei, fece un sorriso breve e salutò.
Nessun complimento, nessun caloroso piacere di conoscerti.
Lorenzo la osservò con laria di chi sta facendo unispezione. Poi propose di ordinare un caffè con dolcecosa su cui si trovarono daccordo.
Beatrice, iniziò con il tono di un vicepreside prima di una riunione, ho riflettuto molto sulla nostra conoscenza. Quasi quattro mesi. Ora che ti vedo, voglio subito mettere in chiaro alcune cose. Ho cinque critiche da farti.
Beatrice sentì dentro qualcosa incrinarsi, come se le si fosse appena guastato il buon umore. Si appoggiò il mento sulla mano e annuì.
Cinque critiche? Interessante. Sono tutta orecchi.
Lorenzo non colse lironia e cominciò a contare con le dita.
Prima critica: le foto
In una delle foto in cui indossi labito blu, la figura sembra diversa. Ora che ti vedo, sei più formosa. Si rischia di ingannare un uomo. Alla nostra età una donna dovrebbe essere più sincera.
Beatrice rise tra sé. Formosameglio di monumentale, dai.
Seconda critica: la velocità nelle risposte
A volte rispondi troppo lentamente. Qualche settimana fa ti ho scritto alle 14:15 e hai risposto solo alle 16:40. Gli uomini non amano aspettare. È una mancanza di rispetto.
Ero in riunione, mi pare cominciò lei, ma Lorenzo era già passato alla prossima.
Terza critica: la scelta del locale
Perché qui? Questo posto è troppo pretenzioso. Io avevo proposto un bar più semplice. Scegliere un locale del genere dimostra una tendenza allesibizionismo.
Beatrice guardò il suo cappuccino e si sorprese a volerglielo rovesciare addosso. Ma la curiosità vinse.
Quarta critica: labbigliamento
Perché quel vestito? Era solo per un caffè. È troppo appariscente per il pomeriggio. Anche i gioielli, inutili. Una donna deve attrarre per profondità, non per apparenza. Alla mia età cerco sostanza, non vetrine.
Quinta critica: lindipendenza
Hai scelto il locale da sola, ripeti spesso da sola. Non fai sentire luomo uomo. Voglio una donna che chieda consiglio, non che ostenti indipendenza. Se staremo insieme, il tuo atteggiamento dovrà cambiare.
Quando finì, unì le braccia, aspettando un grazie o un perdonami per tanta sincerità.
Beatrice lo fissò e in un attimo ebbe chiaro: quei quattro mesi non erano che una comoda maschera per un pignolo manipolatore. Non cercava calorecercava chi gli gonfiasse lego.
Vedi, Lorenzo, disse con calma, quasi tenera, anche io ho fatto le mie valutazioni. E cinque minuti mi sono bastati.
E quale sarebbe la conclusione? sussurrò lui.
Sei un esemplare raro. Sei venuto dallaltro lato di Milano solo per presentare un conto a una donna che vedi per la prima volta: per il suo gusto, il suo aspetto e il diritto di essere sé stessa. Notevole sicurezza.
Lorenzo si rabbuiò:
Io dico solo quello che penso.
No, scosse la testa Beatrice. Non sei sincero. Sei solo infelice, e misuri il mondo con un metro storto. Le mie foto ti disturbano? Vai in un museo: lì gli oggetti restano uguali. Rispondo lentamente? Comprati un Tamagotchi. Non ti piace il vestito? Lho messo per me, non per te.
Si alzò, aggiustò la borsa e lo guardò con serenità:
E unultima cosa. Se il tuo ego si sgretola per la parola da sola, più che un romanzo ti serve una terapia. A quarantacinque anni il mio tempo vale troppo per sprecarlo con qualcuno che inizia conoscendomi solo per elencare i miei difetti.
Ma dove vai? E il caffè? balbettò Lorenzo.
Finiscilo pure tu. Risparmierai energie. E un consiglio: se vuoi che qualcuno ti ascolti a bocca aperta, prenota dal dentista.
Tornata a casa, Beatrice bloccò Lorenzo su tutti i social. Alla sua età la comodità non era solo il plaid e la pace, ma anche un telefono senza chi cerca di infilarti nei suoi schemi distorti.
E voi che dite: era un corteggiamento maldestro o un copione studiato? Vale la pena proseguire con chi, dal primo minuto, vi presenta il conto per ciò che siete?


