Essere felice è dobbligo
Il papà ha lasciato la famiglia per unaltra donna quando Antonella aveva solo quattro anni. È andato via subito dopo Capodanno, sulla soglia di casa ha detto alla figlia perdonami e ha chiuso piano il portone dietro di sé.
La mamma ha accolto la notizia con una calma sorprendente, quasi come se fosse una tappa scontata. Nella sua famiglia, nessuna donna aveva mai avuto un amore che durasse per sempre. Eppure, un paio di settimane più tardi, nel cuore della notte, ha ingoiato tutta la tachipirina e il valium rimasti in casa e si è addormentata per sempre, in silenzio.
La mattina dopo, Antonella per molto tempo ha cercato di svegliare la mamma ad alta voce. Poi ha fatto colazione come poteva con quello che ha trovato nel frigorifero ed è tornata di nuovo nella camera, a cercare di farla alzare. Sfinita, si è addormentata abbracciata a lei.
Gennaio a Milano regala giornate che scivolano via in un lampo; già si faceva buio quando la bimba ha riaperto gli occhi. Si è svegliata dal freddo, tirandosi ancora più addosso la coperta e stringendosi al corpo della mamma, ma il gelo sembrava crescere invece che placarsi. È stato allora che Antonella ha capito che quel freddo insopportabile veniva dalla sua mamma. Le lacrime calde le hanno bruciato il viso.
La porta dingresso si è aperta rumorosamente. Antonella si è catapultata verso il corridoio. Era arrivata Concetta, la sorella minore della mamma.
Antonella, sei a casa. E la mamma dovè? Le suono tutto il giorno, perché non risponde? Mi sono preoccupata!
La bambina si è attaccata alla pelliccia della zia, tirandola per portarla verso la camera. La guardava con gli occhi pieni di lacrime, indicava con forza la stanza, urlava qualcosa senza voce. La bocca aperta, il volto stravolto, le lacrime e il muco colavano, ma nessun suono usciva.
Concetta, che non era mai riuscita ad avere figli, fu lasciata dal marito dopo cinque anni insieme. Lei per Antonella era una seconda mamma, lamava con tutta sé stessa. Quando la tragedia colpì, Concetta sbrigò subito tutte le pratiche e Antonella rimase con lei. La circondò di un amore assoluto, ma nessuna cura e nessuna terapia in tre anni restituirono mai la voce alla nipote.
Questo inverno lEpifania ha portato un freddo pungente, con vera neve, di quella che scricchiola sotto gli scarponi. Antonella e le amiche hanno passato tutta la giornata a divertirsi con lo slittino al Parco Sempione, costruendo una famiglia di pupazzi di neve, rotolandosi nelle bianche distese e disegnando angeli nella neve.
Su, basta così. Hai addosso più neve che vestiti e le mani sono ghiaccioli. Andiamo, disse Concetta, facciamo anche un salto allEsselunga a prendere latte e pasta.
Un viavai di persone attraverso le porte automatiche, e accanto allentrata del supermercato sedeva tranquillo un gatto rosso, accovacciato con aria saggia e gli occhi socchiusi, come se niente al mondo potesse turbarlo. Solo le zampette si muovevano per il gelo. Antonella si accovacciò vicino a lui e fece segno alla zia di andare avanti.
Va bene, faccio in fretta. Tu però resti qui, non ti muovere!
La bambina iniziò ad accarezzare il gatto che, soddisfatto, si inarcò facendo le fusa. Antonella lo strinse per il collo e gli posò la testa sulla guancia. Allimprovviso, le lacrime bollenti le scorsero sul volto e il gatto cominciò a leccargliele, starnutendo e continuando a leccare.
Ma dai, non fare così! È un randagio, è sporco!
Concetta prese Antonella per mano e la portò alla macchina. La bimba si divincolava, ma la zia la fece salire sul sedile posteriore e si mise alla guida.
Il gatto si avvicinò e miagolò alla macchina. Antonella, con le lacrime che segnavano il finestrino, bisbigliava:
Non è giusto, ormai è mio, e io lo sto lasciando
Antonella, hai parlato? Ripeti, ti prego, supplicava Concetta, con la voce rotta.
Non possiamo lasciarlo. Morirà senza di me! urlò la nipote senza esitazione.
La donna uscì di corsa dallauto, prese il gatto in braccio e si sedette accanto alla bambina. Il rosso impaurito si aggrappò con le unghie alla pelliccia di Concetta, poi appena vide Antonella, corse sulle sue ginocchia e si accucciò immobile.
Lo vuoi davvero questo gatto, eccoti accontentata. Bastava chiedermelo, te lavrei trovato subito, le sorride Concetta, finalmente felice.






