Acchiappasogni
– Di nuovo?! Simona, Simona! Svegliati! Se no, sveglia anche i più piccoli! Tienila! Elena scese dal letto e scosse delicatamente la sorella per la spalla. Ma quando si calmerà, questa…
Sonia si agitava nel sonno e il suo lamento, lungo, doloroso, sembrava riempire la stanza, gelando laria e facendo voltare chiunque sentisse se qualcuno fosse lì alle spalle.
– Sembra una scena da film dellorrore, Simona si tolse la coperta di dosso e, con gli occhi ancora chiusi, camminò verso il letto di Sonia.
Le posò sopra la sua coperta, si sdraiò accanto a lei, la abbracciò e iniziò a canticchiare piano:
– Ninna nanna, ninna oh, questo bimbo a chi lo do… Accidenti, Elena! Che ninna nanna e ninna oh! La brucia tutta! Vai a chiamare la mamma!
Elena restò un attimo titubante vicino al letto, poi sospirò e andò nella camera dei genitori. Che altro poteva fare? Sonia era ormai come una figlia anche per loro. E se la mamma scopriva che avevano nascosto qualcosa, le avrebbe sgridate di sicuro.
Nella stanza matrimoniale regnava il silenzio. Elena passò la mano sulla culla di Sergio sistemata vicina al letto dei genitori e sfiorò dolcemente la spalla di Alessandra.
– Mamma…
Due grandi occhi nocciola, proprio come quelli di Elena, si spalancarono allistante, quasi che Alessandra non dormisse affatto. La sua mano calda coprì subito le dita della bambina.
– Dimmi, amore?
– Sonia non sta bene! Mamma, secondo me ha la febbre. Brucia, sembra un ferro da stiro!
Sergio si lamentò piano, e subito Alessandra iniziò a cantare piano, proprio come aveva fatto Simona:
– Ninna nanna, ninna oh…
Le sue dita presero delicatamente il polso di Elena e guidarono la sua mano sul fianco del fratellino.
– Accarezzalo un po’, così non si sveglia. Arrivo subito…
Alessandra, che il giorno prima aveva sofferto di mal di schiena per una brutta caduta mentre puliva la casa, si alzò agilmente sulle punte e corse nella stanza delle bambine, rassicurata dal tepore della notte.
Quella casa era il suo orgoglio. Quante volte aveva sentito dire che lei e Alessandro non sarebbero mai riusciti a finirla… Che tutte quelle fatiche erano inutili, che stavano meglio in un appartamento…
I parenti si stringevano nelle spalle, senza problemi a lanciare battute secche e crudeli:
– E che ve ne fate di tutta questa villa?! Tanto non avete figli…
Il cuore di Alessandra si stringeva dal dolore, la testa si abbassava, come se una forza cieca la inchiodasse a terra. Non puoi essere madre? Non ti è dato? Allora non hai diritto a guardare il mondo a testa alta! Ci sono persone più degne di te!
Quando Alessandro la vedeva rientrare triste dopo lennesimo incontro con la madre o una zia, la abbracciava forte sorpreso da come la sua guancia trovasse sempre una fossetta perfetta allaltezza del suo collo. Sembrava fossero uniti come un solo corpo, capaci di sentire anche i pensieri più nascosti luno dellaltra. Com’era possibile che solo uno dei due provasse qualcosa senza che laltro lo sapesse?
– Basta! Non ascoltarli! Non sanno niente!
– Ma Ale… un fondo di verità cè. Non avrò mai bambini…
– Questo lo vedremo! Alessandro stringeva i denti, furioso verso chi osava far soffrire la sua compagna, e prometteva a se stesso che avrebbe fatto di tutto per trasformare il suo sogno in realtà.
Sembrava che tutto fosse possibile, se solo ci fossero stati abbastanza soldi e non fossi stato troppo lontano da Milano. Ma una clinica dopo laltra, medici che allargavano le braccia:
– Non siamo maghi, signora, non possiamo farci nulla…
E così Alessandra abbassava gli occhi, adesso anche davanti al marito, incapace di dirgli quello che aveva già accettato dentro di sé. Quando lui aveva proposto di costruire quella casa, aveva trovato il coraggio di parlarne:
– Non con me, Ale… Io ti amo, lo sai… Ma tu ti meriti una famiglia. Se io non posso dirtela un bambino, allora… Voglio separarmi.
– Sogna meno! Alessandro si era arrabbiato: appoggiò bruscamente la tazza di tè bollente sul tavolo e saltellò per la cucina stringendosi le dita bruciate allorecchio Ale! Basta! Sono uno che parla chiaro, e tua madre si farà bastare! Ha voluto un genero troppo sincero! Chi ti ha detto che ti lascio andare, eh? Dai! Sei solo una donna testarda e, scusa il termine, pure cocciuta! Potrei dire di peggio, ma lasciamo perdere!
– Io? Alessandra sollevò lo sguardo sorpresa, dimenticando anche che voleva piangere.
– Chi, se no?! Ci voleva tanto a capire che sei tu quella che voglio? I figli… se arrivano bene, sennò vorrà dire che è destino. Non tutti sono fatti per essere genitori…
Ma Alessandra non riuscì a tranquillizzarsi. Le promesse degli uomini sono sincere solo finché sono giovani, pensava. Poi, chissà… Ma Alessandro era deciso. Aveva atteso troppo a lungo quella donna che gli aveva cambiato la vita.
Il matrimonio con Alessandro era il secondo per Alessandra.
Si era sposata a diciannove anni, più per sfuggire ai continui rimproveri e alla rigidità materna che per diventare davvero moglie di qualcuno.
Il rapporto con la mamma, Lidia, era difficile. Lidia ora la adorava e si vantava con tutti della grazia e intelligenza della figlia, ora sembrava impazzire, gettando su di lei parole dure e scelte offensive.
– Ma io come ho fatto a mettere al mondo una così strana?! Alle volte sembri un genio! Poi invece… Cosa pensi, figlia mia?!
Se avesse saputo rispondere, Alessandra lavrebbe fatto. Ma così, abbassava il capo sotto lo sguardo severo di sua madre e taceva, chiedendosi come si può amare veramente chi ti grida contro…
Ma se qualcuno le avesse chiesto se voleva bene alla mamma, Alessandra avrebbe risposto subito: Sì!. Come si fa a non voler bene alla mamma? Ma crescendo capì che non sono la laurea, il lavoro o gli amici a fare una persona calda e buona. Lidia sapeva incantare tutti, ma con la figlia era sempre distante.
– Mamma, perché ti comporti così con me? la domanda che le esplose in bocca pochi giorni prima del matrimonio, quando Lidia, vedendo il vestito da sposa, lo giudicò subito una pezza.
Alessandra, che aveva cercato quella semplicità e stile per settimane, rimase senza parole, e per la prima volta disse ciò che aveva da tanto dentro.
– Mamma! Rispondi! Non capisco! Sono la tua unica figlia. Con papà state bene. Allora perché? Perché sei così fredda?
– Basta con queste sciocchezze!
– Non sono sciocchezze… Qualunque cosa faccia, non va mai bene…
– Fai bene, e tutto andrà liscio! Sei tu che mi stressi! Sposati, ma non pretendere la mia approvazione! Gli errori vanno pagati!
Quello fu il momento in cui Alessandra capì che in casa sua si aspettava un maschio, che lei era stata una delusione non detta per i genitori alla vecchia maniera.
– Medioevo puro… pensava camminando sotto i tigli. Un maschio va bene, una femmina no. Che sciocchezza… Quando avrò figli non li dividerò mai così!
Il matrimonio fu sontuoso ma privo di gioia. Alessandra si sentiva soffocata nel vestito troppo stretto, mentre la madre le abbracciava la vita.
– Com’è tutto perfetto, vero? Sei felice?
Non sapeva cosa rispondere. Cercava disperatamente una scusa per allentare il corsetto, temeva che la madre criticando ancora avrebbe rovinato il suo giorno più felice.
Quella sua prima unione naufragò dopo poco più di un anno. Saputo dellaborto spontaneo, il marito raccolse tutte le sue cose e partì senza attendere che lei fosse dimessa dallospedale.
Lappartamento, donato dai genitori prima delle nozze, rimase vuoto. Lidia, venuta a prendere la figlia, suggerì:
– Lo affittiamo, cara! Ritorni a vivere con noi, e basta con queste sciocchezze! Finito lo svago, ora si fa sul serio! Ti prenderemo un ottimo marito. Sbagliare costa caro!
Ma Alessandra stavolta non protestò. Di sera entrò nello studio di papà.
– Papà, se mi vuoi bene, lasciami vivere da sola. Non posso restare con voi ora.
Per una volta, il padre la capì. Stabilì un mantenimento per la figlia e vietò a Lidia di interferire.
– Ho deciso così.
Lidia, solitamente intransigente, non batté ciglio, chiedendo solo di far trovare sempre qualcosa da parte per la figlia. Così avrebbe avuto tutto ciò di cui avrebbe avuto bisogno.
Alessandra si laureò, migliorò professionalmente, ma la vita privata era un deserto. Non era sfortunata in bellezza, ma le mancava quella scintilla che attira davvero. Si sentiva come una brace, mai fuoco.
Cera un motivo profondo. Dopo le difficoltà post-parto prematuro, i medici le avevano detto che difficilmente sarebbe diventata madre.
Quella notizia la spezzò dentro. Continuava a vivere, ma era vuota e lo notarono tutti.
– Che ha la ragazza, Lidia? la sorella maggiore della madre, Olga, indicò alla madre che bisognava intervenire.
Presto le riunioni di famiglia si moltiplicarono e lì, ad una festa, Alessandra conobbe Alessandro.
Non era stato invitato come pretendente. Era il tassista che aveva accompagnato una zia e, bloccato sulla neve, si sentì dire da Alessandra, elegante e impaziente:
– In centro, per favore!
Chissà perché, proprio quel giorno decise che ne aveva abbastanza delle feste, delle tradizioni. Bastava. Invitavano sempre i bambini a salire su uno sgabello e declamare filastrocche alla “mamma preferita” davanti a tutti. Un incubo.
Alessandro non fece domande, la portò a destinazione e, quando si accorse che Alessandra aveva dimenticato il portafoglio, sorrise:
– Non fa niente, basta un sorriso.
Infastidita, Alessandra corse a prendere i soldi, ma tornando, lui già non cera. Non ci pensò fino alla sera dopo, quando vide la sua macchina sotto casa.
– Dai, sali!
Era sicuro, gentile, divertente. Lei più alta di lui, soprattutto con i tacchi.
Il giorno dopo, si presentò di nuovo, e così iniziò la loro conoscenza.
Alessandra era prudente, consapevole che la famiglia avrebbe disapprovato la relazione con un semplice tassista. Ma in quel ragazzo cera un calore di cui aveva bisogno e decise che, per una volta, avrebbe seguito il proprio cuore.
Naturalmente, la madre si infuriò:
– Ti scordo, capito? La rovina della famiglia! Ma come puoi pensare che sia luomo giusto per te?
Lidia borbottava a lungo, ma ormai Alessandra era convinta.
Raccontò subito ad Alessandro dei suoi problemi.
– Che dici? mentre toccava nervosamente un pupazzetto regalato da lui, temeva la risposta. Forse non avremo mai figli.
– E allora? rispose deciso Non ci si sposa solo per i figli. Ti amo, e mi basti tu.
– Lo dici ora…
– Lo dirò sempre. Mio papà mi ha insegnato che luomo mantiene la parola.
Si sposarono in municipio, la festa la fecero nel paesino di Alessandro. I genitori di Alessandra non parteciparono. Il padre fece solo una breve comparsa, la madre non volle vedere la nuova parentela.
Ma con i genitori di Alessandro, trovò subito grande accoglienza.
– Ma è così magra! commentava la futura suocera, Teresa. Devi mangiare, bella mia! Se non sai cucinare ti insegno io, come ho fatto con Alessandro.
– Non fare la musona! rideva il marito.
– Basta, venite con me! Oggi si fa la marmellata, e se i maschi mettono le mani, addio frutta!
Seduta in quella cucina semplice, Alessandra capì che lì cera calore vero, come in Alessandro.
I genitori di Alessandro erano semplici ma profondi. Venuta a conoscenza del problema della nuora, Teresa la abbracciò forte:
– Ma guarda che destino… Ma grazie davermelo detto! Non capita spesso di trovare onestà. Non preoccuparti dei figli, quelli arrivano quando devono. Ma tu hai scelto bene, Alessandro è fatto di cuore!
Col tempo, Alessandra capì che nessuno la giudicava lì: la differenza era incredibile rispetto ai suoi genitori.
Fu proprio Teresa a suggerirle una soluzione:
– Se non potete averli, adottate un bambino! Anchio ero adottata, sai? Ma i miei genitori sono stati davvero famiglia per me.
– Davvero? Non lavrei mai detto…
– Limportante non sono i geni, è lamore. Quando un bambino viene accolto da cuore, per lui non cè differenza.
Alessandra rifletté a lungo su queste parole. Ormai il cantiere della casa procedeva rapidamente, grazie allimpegno di Alessandro e di suo padre. Anche suo suocero si offrì di aiutare, a grande gioia di Alessandra. Lei intanto si dedicava alla carriera legale lavorando quasi sempre in smart working ormai. Ma sentiva mancasse qualcosa.
Dopo la scuola per genitori adottivi, Alessandra e Alessandro iniziarono la ricerca del loro bambino.
Non ci fu troppo da aspettare. Un giorno arrivò una telefonata dalla madre di Alessandro:
– Teresa, non capisco! Parla piano!
– Ci sono dei bambini, Alessandra! I figli dei nostri vicini, sono in orfanotrofio dopo che la madre li ha abbandonati. Li conosco da sempre, sono bravi! Vogliono solo una casa… Sì, sono tre, ma io li vedo come nipoti. Non possono finire in istituto. Pensaci!
Il cuore di Alessandra decise in un attimo. Non aveva nemmeno finito di riflettere, quando si ritrovò madre di Simona (sette anni), Elena (sei) e il piccolo Sandro (due anni).
Le bambine, dopo un paio di settimane di diffidenza, le dissero:
– Non ti preoccupare, sappiamo che sei buona.
Il piccolo Sandro dopo poco la chiamava già, senza vergogna, mamma, trapassandole il cuore con quella fiducia.
I parenti non furono così comprensivi.
– Ma sei matta? Tre bambini e nessuno dei tuoi? Ma chi te li ha dati? gridava la madre al telefono.
– Mamma, sono avvocato…
– Tua madre non ci arriva… sospirò Alessandra e per la prima volta chiuse la chiamata senza sensi di colpa, sentendo di essere davvero adulta.
Gli anni passarono.
I bambini crescevano, Alessandra lavorava poco, dedicandosi alla famiglia. Finché non si scoprì in attesa, per caso, trascurando stranezze fisiche che attribuiva alla stanchezza.
Alessandro la costrinse a visitarsi.
Teresa la rassicurò con una carezza:
– Fidati del dottore, cara. E poi vi preparo una colazione da regina!
La notizia fu uno choc, Alessandra pianse di felicità davanti allecografia: finalmente Sergio stava arrivando.
Sergio nacque in inverno, portando gioia e mille fatiche nella casa; Simona ed Elena presero la cosa con filosofia: un fratello in più, poco cambiava.
Sandro, invece, era geloso, bisognoso delle attenzioni della mamma. Alessandra ebbe difficoltà a spiegargli che lo amava come prima. Solo a fatica riuscì a tranquillizzarlo.
Poi, la vita mescolò di nuovo le carte: arrivò Sonia.
Figlia della cugina di Alessandra, Anna, vissuta lontano. Le notizie che giunsero in piena notte furono una tempesta per la famiglia.
– Mamma? Calmati, non capisco! Cosè successo?
– Oh, Alessandra! Tua cugina… lei… non cè più! E il marito… come ha potuto! E ora la bambina è orfana, segnata da una storia così… chi la vorrà mai?
Alessandra, con il sostegno della zia Olga che si prese cura di tutto, riuscì, dopo molte difficoltà, ad avere Sonia. La bambina, traumatizzata, non dormiva e si svegliava urlando, notte dopo notte.
Spesso erano Simona ed Elena a svegliarla, chiedendole:
– Nonna Teresa, perché Sonia ha così tanta paura? Noi non abbiamo mai avuto così tanta paura…
– Perché voi siete forti! La forza che vi ha dato la vita, Sonia non lha mai dovuta tirar fuori vivendo con una madre sempre a proteggerla. Dovete aiutarla, e lei capirà che questa è la sua casa e che lamore è il vero antidoto alla paura, spiegava Teresa.
Le bambine pensarono a lungo. Regali, attenzioni, nessuno sembrava aiutare Sonia. Finché Sandro propose: grazie a una storia sugli indiani che la nonna gli aveva appena regalato, suggerì di costruire un acchiappasogni.
– Così i brutti sogni restano imprigionati nella rete, e lei non urlerà più!
Si misero subito a cercare fili e perline, i pennacchi delle oche della nonna, con dedizione e affetto: ogni perlina aveva il colore preferito di uno dei fratelli.
Solo dopo molte sere, una notte in cui Sonia urlò con più forza, Alessandra corse a tranquillizzarla; strinse la bambina tra le braccia e si accorse che bruciava di febbre.
– Non lasciarmi! mormorò la piccola, stringendola. Non mi lasciare andare da lui…
E solo allora Alessandra capì che Sonia aveva assistito, almeno in parte, alla terribile tragedia.
La notte fu un carosello di cure e soccorso, con Alessandro, le sorelle, e i medici chiamati allalba. Alla fine, la febbre scese. Alessandra piangeva di gioia, con Sonia finalmente addormentata fra le braccia.
Al mattino, sopra il letto cera un acchiappasogni, tessuto da Simona ed Elena con le perline scelte da Sandro.
– Cosè quello? domandò Alessandra piano.
– Lo abbiamo finito stanotte. È per Sonia, per scacciare i brutti sogni.
– Ma qui non serve, mamma. I suoi acchiappasogni siete voi. Tu, papà, tutti noi…
Quella mattina la casa era tutta un fermento: la nonna Teresa aveva portato un pulcino vero, Sandro non se ne staccava più, e le nonne assaporavano il tè insieme. Anche Lidia aveva deciso di restare, e magari, con un animale, la famiglia sarebbe stata davvero completa.
Forse, mancava ancora qualcuno. Ma la vita, con le sue sorprese, sapeva già cosa portare.
E così, in quella casa di una cittadina lombarda, rumorosa e allegra, Alessandra capì che lunica vera magia, il vero acchiappasogni, era lamore. Quando cè quello, anche le ferite più profonde guariscono. E la famiglia non si sceglie, si costruisce. E il cuore, può contenere più figli di quanti credevamo possibili.
Le storie anche le più tristi possono cambiare, se trovano ascolto, braccia e tempo. Ed è questa la felicità: essere casa e rifugio luno per laltro.
Perché, in fondo, nessuno si salva da solo. E chi si ama davvero, si accoglie, sempre.


