Acchiappasogni
Di nuovo?! Simo, Simo! Sveglia! Altrimenti sveglia anche i piccoli! Tienila tu! Lella scivolò giù dal letto e scosse la sorella per una spalla. Ma quando si calmerà?
Sonia si agitava dentro il suo sogno, un lamento triste, lungo, che sembrava riempire la stanza e succhiare via lanima, costringendo tutti a guardarsi indietro, come se qualcuno li osservasse alle spalle.
Sembra di stare in un brutto film dellorrore! Simo si strappò di dosso la coperta, e, ancora con gli occhi chiusi, scivolò fino al letto di Sonia.
Le gettò sopra la propria coperta, si coricò accanto a lei, la strinse e le cantò piano una ninna nanna:
Ninna nanna, ninna oh, questo bimbo a chi lo do Ma dai! Lella! Che ninna nanna, qui! È una fornace! Svegliamo la mamma!
Lella rimase ancora qualche secondo indecisa accanto al letto di Sonia, sospirò, e si decise: passo deciso verso la camera matrimoniale. Che altro fare? Sonia era figlia come tutti gli altri. E mamma non glielavrebbe mai perdonata se avesse nascosto qualcosa.
Nella camera dei genitori regnava la quiete. Lella allungò la mano sulla culla di Sergio, attaccata al lettone, e sfiorò la spalla di Oriana.
Mamma
Due grandi occhi nocciola proprio come quelli di Lella si spalancarono, come se Oriana non dormisse affatto, e la sua mano calda si posò sulle dita della figlia.
Che cè, amore?
Sonia sta male, mamma, ha la febbre, è bollente come un ferro da stiro!
Sergio si lamentò piano, e Oriana iniziò subito a canticchiare, dolce come aveva fatto poco prima Simo:
Ninna nanna, ninna oh
Le sue dita presero il polso sottile di Lella, che posò la mano sul fianco del fratellino.
Dondolalo un po, così non si sveglia del tutto. Torno subito
E, leggera, come se il gran mal di schiena del giorno prima per essere caduta dallo sgabello fosse solo un sogno, Oriana si mise in punta di piedi fino alla camera delle ragazze, ascoltando il calore della casa addormentata.
La casa era il suo orgoglio. Quante volte le avevano detto che costruirla, insieme a Marco, era impossibile Che tutte quelle fatiche erano inutili, che sarebbe stato meglio vivere in un appartamento
I parenti scrollavano le spalle, non facendo fatica a pungerla con:
Ma perché una villa del genere? State bene come siete!
E il cuore di Oriana si stringeva per il dolore, la testa si abbassava come colpita da un giudizio spietatamente freddo. Non puoi essere madre? Non te lo meriti? E allora, cosa pretendi
Quante volte Marco, vedendola giù di morale dopo lennesima discussione con la madre o le zie, la stringeva forte, e si sorprendeva di come la sua guancia trovasse la fossetta perfetta sul suo collo. Si fondevano insieme: sentivano non solo il calore, ma anche i pensieri più nascosti dellaltro.
Smettila, smetti di ascoltarli! Non sanno nulla!
Ma hanno ragione, Marco se non arrivano figli
Lo vedremo! Marco digrignava i denti contro chi aveva osato ferirla e giurava a se stesso che avrebbe fatto di tutto perché il sogno di Oriana si avverasse.
Sembrava che tutto fosse possibile, se hai i soldi e vivi vicino a Roma. Ma una clinica, poi unaltra, ancora unaltra Sempre rifiuti. I medici aprivano le braccia:
Non siamo maghi!
E Oriana abbassava di nuovo lo sguardo, sempre più lontana, senza sapere come confessare a Marco qualcosa che lei aveva ormai chiuso da tempo. Solo quando lui le parlò della casa, trovò coraggio.
Non con me, Marco Io ti amo, tu questo lo sai Ma meriti una famiglia. Se non posso darti un figlio, allora chiediamo il divorzio.
Figurati! Marco, arrabbiato, sbatteva la tazza sul tavolo scottandosi le dita contro il bordo. Oriana! Piantala! Sono uno semplice, parlo chiaro e dico la verità! Ma se qualcuno ti fa del male, meglio che si prepari! Ti sembra che ti lascio sola? Ma dai! Sei ingenua! Magari non so trovare le parole, ma chi ha deciso che devi andare via?
Io? Oriana, sorpresa, alzò gli occhi e si scordò persino che voleva piangere.
Chi, se no?! Sono io che decido! Mi servi tu! E i figli se ci saranno, bene, se no sarà il destino. Non tutti sono fatti per essere genitori
Oriana, dopo quella conversazione, non si tranquillizzò. Si sa, i sentimenti cambiano. Finché sei giovane e forte poi magari ci ripensi, ma può essere tardi.
Ma Marco insisteva. Aveva aspettato lei troppo a lungo.
Il matrimonio con Marco era il secondo per Oriana.
A diciannove anni aveva sposato più che un uomo, la possibilità di andarsene da casa e liberarsi dai continui rimproveri di sua madre.
Con Lidia, la madre, il rapporto era complicato. Lidia tanto adorava la figlia da raccontare a tutti quanto fosse brava, quanto fosse bella, eppure, a volte, era come se qualcosa le azionasse i fili dell’anima e improvvisamente tutto ciò che cera di buono svaniva in un lampo.
Ma come ho fatto a partorire un disastro così? Oriana! A volte sembri un genio e a volte invece cosa chai in testa?!
Se Oriana avesse potuto rispondere, lo avrebbe fatto. Ma abbassava gli occhi, si rannicchiava sotto il giudizio severo di sua madre, e taceva. Come si può amare chi ti urla contro?
Se qualcuno le avesse chiesto se amava sua madre, avrebbe risposto: Sì!. Come può non amare la propria madre? Sembra una follia! Ma crescendo Oriana capì che né una laurea, né un buon lavoro, né tanti amici, rendono una persona più calda o buona. Sua madre sapeva essere brillante, affascinava chiunque, ma con la propria figlia…
Mamma, perché non mi vuoi bene? Sono passati pochi giorni dal matrimonio. Lidia, vedendo labito da sposa, fece una smorfia e chiese dove avesse preso quello straccetto.
Oriana, che aveva cercato labito per quasi un mese, si bloccò e domandò finalmente ciò che da anni pesava sulla lingua:
Mamma! Rispondi! Sono figlia unica, tu e papà vivevate in pace, almeno non vi ho mai sentito litigare! Cosa ho che non va?! Perché sei così dura con me?
Non dire sciocchezze!
Ma di che sciocchezze parli qualunque cosa faccia, non va mai bene
Allora fai bene! E tutto andrà a posto! Oriana! Basta farmi perdere la testa! Vuoi sposarti? Fallo! Ma non chiedermi il consenso! Ognuno si prende le proprie responsabilità. Non pensare che una madre debba solo coccolare! Ogni tanto bisogna sgridare.
Ogni tanto
Finiscila! Quando avrai figli capirai!
Capirò cosa, mamma?!
Quanto è difficile amare un figlio! Fargli capire che è importante! Non ho fatto abbastanza per te?!
Non è questo il punto!
E quale allora?! Tuo padre badava ai suoi affari, io a te. Diceva che le figlie sono affare della madre. Se avessimo avuto un maschio
Oriana capì allora la radice del malessere. E chiedendo alle zie, comprese che la sua venuta al mondo non aveva portato gioia, ma disappunto.
Ma che siamo nel Medioevo? Oriana camminava nel parco dautunno, digerendo quella nuova realtà. Maschio sì, femmina no! Che sciocchezza Se avrò dei figli non li dividerò mai in quelli e non quelli. Spero di non farlo mai Che strane le famiglie esiste un modo per evitarlo? Non sarà mica una regola? Non voglio! Senti? Allora aiutami insegnami come si fa
Il matrimonio fu grandioso e assurdo. Oriana non respirava quasi più stretta nel bustino dellabito da sposa, mentre la madre, ridendo, la stringeva in vita:
Che bella, amore mio! Siete una coppia perfetta! Sei felice?
Non sapeva rispondere. Cercava lamica per allentare il bustino, e non trovandola, non osava chiedere a sua madre, timorosa di sentirsi rimproverata ancora.
Il matrimonio durò appena un anno e mezzo. Non appena seppe dellaborto spontaneo, il marito di Oriana fece le valigie e se ne andò, senza attendere nemmeno le sue dimissioni dallospedale.
Lappartamento, comprato dai genitori prima del matrimonio, tornò vuoto. Lidia la riportò a casa, ciarliera e indaffarata come sempre.
Lo affittiamo, tesoro! Torni con noi! Hai già fatto abbastanza esperienze! Ora tocca mettersi in riga! Finisci gli studi, poi troviamo noi il marito giusto. Non si lascia una decisione tanto importante ad una ragazzina… questa tua leggerezza ti costerà caro, ricordatelo!
Oriana restò zitta. Non rispose, ma trovò il coraggio una sera di parlare col padre nel suo studio:
Papà, se tieni un po a me, lasciami vivere da sola. Ora non posso stare con voi.
Perché?
Perché fa male
Lo capì subito. Non ascoltando le proteste della moglie, le diede una piccola pensione e proibì a Lidia di interferire.
Ho deciso così.
Lidia, solitamente intrattabile, questa volta tacque. Solo dopo, quando Oriana trovò lavoro per poche ore a settimana, la madre intervenne:
Lasciale quei soldi. Chissà quanto guadagna! Se non li vuole, mettili in un cassetto. Li prenderà quando ne avrà bisogno.
Oriana si laureò, fu promossa, ma nella vita privata la fortuna la ignorava. Non era sgradevole, ma la bellezza in lei era come un tizzone spento: poca luce, poco calore.
E cera una ragione seria.
Le complicazioni del parto prematuro lasciarono tracce: i medici le dissero che forse non sarebbe mai diventata madre.
La notizia la schiantò. Lavorava per abitudine, usciva coi genitori, ma era come svuotata. Tutti se ne accorsero.
Che succede a Oriana, Lidia? chiese la sorella maggiore, Olga.
Non lo so.
Guardala bene! Sembra una statua, ha gli occhi spenti! Bisogna fare qualcosa!
Oriana non sapeva niente di questi discorsi, e allinizio non badò alle gite e ai raduni familiari, alle cene dove apparivano giovani invitati da zie premurose.
Fu una di queste occasioni a farle incontrare Marco.
Non era stato invitato come candidato: Marco era autista di taxi e aveva appena accompagnato una zia in campagna, quando una ragazza dal cappotto bianco, elegante come una Madonna addormentata nella neve, aprì la portiera e ordinò:
In città!
Chissà perché, quel giorno la pazienza le finì. Non ce la faceva più di stare a quelle tavolate dove, come da tradizione, le bambine dovevano declamare poesie magari per la gioia della mamma. Fin da bambina Oriana avrebbe voluto afferrare i piccoli imbarazzati e scappare lontano.
Marco non fece domande. Laccompagnò a casa, e sorrise quando lei si accorse daver dimenticato la borsetta.
Ops
Che cè? Niente soldi?
Eh sì la borsa è rimasta alla villa. Le chiavi le ho messe in tasca per abitudine, il portafoglio no
Non fa nulla! Basta che sorridi, e siamo a posto.
Oriana, cupa, scosse la testa:
Un attimo, torno subito.
Marco non aspettò. Quando Oriana discese con i soldi tirati fuori dal famoso cassetto, era già sparito. Rimase un po sulluscio, poi tornò in casa a domandarsi che incontro fosse quello.
La madre la rimproverò aspramente per la fuga, il padre invece fu il solo a capirla: la prossima volta, almeno avvisa qualcuno, così non creiamo panico.
Marco si fece vivo la mattina seguente. Oriana, in ritardo per il lavoro, non si sorprese per nulla a vedere la macchina sul viale.
Sali!
Lui era tranquillo, sicuro di sé, quasi divertente. Oriana, così alta e con i tacchi, lo superava di una buona testa.
Aspetta un attimo!
Tornò su, cambiò scarpe e qualche minuto dopo Marco, notando gli stivaletti bassi, le aprì la portiera:
Vieni davanti, è più comodo parlare.
Così iniziò tutto.
Oriana era cauta con quei sentimenti che spuntavano dal nulla. Lei, figlia di professori e di un imprenditore, col tassista? Impossibile secondo le regole della famiglia. Ma Marco aveva qualcosa di buono e caldo. Decise: avanti comunque.
E la mamma? Disse la sua, con tale forza che tremò tutta la famiglia.
Ti diserederò, capisci? Tutto ti leverò! Oriana, rinsavisci! Lui non è per te!
Lidia urlò a lungo, ma Oriana ormai aveva deciso. Per la prima volta sapeva esattamente cosa voleva. Non cera più niente da temere.
Presto raccontò a Marco tutto.
Dimmi. Giocherellava con il peluche regalato da lui. Potremmo non avere mai figli Ti va bene?
E che cè di difficile in questo? La gente si sposa solo per fare bambini? Io ti amo, Oriana. Anche se non arriva nessuno, vivremo per noi.
Lo dici ora
E lo dirò anche in futuro. Mio padre mi ha insegnato a mantener la parola, sempre. Giusto.
Si sposarono al comune, festa in paese, genitori di Marco felici, quelli di Oriana non vollero partecipare. Il padre però si presentò allultimo e, con un Congratulazioni, se ne andò. Oriana sapeva bene che prezzo avrebbe pagato lui
Strano, ma coi genitori di Marco andò subito daccordo.
Ma che magrina! esclamava la suocera, Teresa. Marco, devi nutrirla! Se non sa cucinare, ti ho già spiegato tutto. Su, vieni qui a darmi una mano, le marmellate non si fanno da sole. Uomini, sempre a rubare le fragole! Lanno scorso dovè finita mezza produzione? Dai, dammi una mano!
Mamma! Marco rideva guardando Oriana spaesata.
Basta con le chiacchiere! Forza!
Seduta in quella cucina di provincia, Oriana capì che tutto quello le piaceva. Le piaceva la casa, il calore, la schiettezza. Qui niente era lasciato ai giochi di ruolo.
Quando Teresa scoprì del problema di Oriana, le asciugò le mani, e senza tante storie, la abbracciò.
Che peccato, vita mia… Ma sai che ti dico? Grazie
Grazie di cosa?! Oriana non pensava neanche a liberarsi, sentiva solo salire la voglia di piangere.
Per la sincerità! Una che confessa così, davanti a tutti… sei preziosa. E poi, figli… quello è affare del Cielo! Vedrai che anche tu avrai la tua fortuna!
Non abbiamo neanche una casa ancora
Ce lavrete! Un marito così, hai scelto bene. Il papà lo ha cresciuto per bene. Diceva: si risponde sempre delle proprie scelte. E lui ti ama In famiglia tutto dipende dalle donne, ricordatelo. Ci credano gli uomini o no.
Con Teresa Oriana si rilassò, imparò ad apprezzarla, mentre cominciava a tralasciare le massime materne.
La nuova casa cresceva giorno dopo giorno. Marco, finiti gli studi, aveva avviato una piccola ditta di trasporti e nei fine settimana, insieme a padre e parenti portava avanti i lavori. Il suocero, ammirato, offrì consigli e appoggi preziosi.
Oriana, sempre più affermata come avvocato, pensava al piano: il passo successivo erano i figli affidati. Divennero famiglia affidataria e iniziarono a cercare un bambino da accogliere.
Non dovettero attendere: bastò una telefonata dellassistente sociale, e subito dopo quella della suocera:
Teresa, non capisco! Piano!
Oriana, con le mani nella pasta del sabato, mise il telefono in vivavoce.
Oriana, ascolta! Ci sono dei bambini! I Rossi, i vicini, si sono bruciati la casa! La madre… be, la madre ha firmato la rinuncia. I servizi sociali li hanno presi. Sono bravi! Conosco la famiglia! Le ragazze sono doro! Badano a loro e al fratellino. Lo so che volevate solo un bambino, ora sono tre, ma… non sono estranei per me, mi chiamano nonna. Vi prego, pensateci. Sarebbe un peccato lasciarli finire in istituto!
Mamma, stai calma! intervenne Marco, e fece cenno a Oriana, che correva già verso lingresso con le scarpe ai piedi. Prendi la valeriana e aspetta, arriviamo!
Così Oriana, ancora stordita, divenne madre di tre subito.
Simo, sette anni, Lella, sei, si abituarono presto. Guardarono Oriana e, da adulte:
Non preoccuparti, vediamo che persona sei.
E Sasha, due anni, subito la chiamò mamma e le stava sempre accanto, pronto per tutto: una fetta di torta, unaltalena, un abbraccio…
Solo i parenti di Oriana non capirono.
Che follia! Oriana, ma che pensavi?! Tre figli e con che ereditarietà? Come li hanno dati a voi?!
Mamma, sono avvocato
Ecco! Ti abbiamo mandato a scuola Oriana!
Basta! Da tutta la vita seguo le tue regole, ora decido io!
Già, ormai non mi ascolti più! Prima Marco, adesso questi… Scelte, Oriana! Scelte
Oriana interruppe la conversazione, per la prima volta a voce un po alta, ed ebbe la sensazione improvvisa di essere cresciuta.
Un anno, due, tre…
I bambini crescevano, portando a Oriana gioie e impegni. Lavorava da casa con qualche agenzia immobiliare, riducendo al minimo. E nella nuova maternità, scopriva una parte nuova di sé.
La gravidanza la scoprì per caso. Pensava che i disturbi fossero stanchezza e stress, finché Marco, trovandola nuovamente pallida in bagno, ordinò:
Preparati subito!
Dove andiamo?
In clinica! Così non va!
Teresa, che era lì a cucinare quintali di crêpes, la prese per la guancia:
Ascolta tuo marito, tesoro! Sei verde! Vai, che tanto lo so cosa hai…
Cioè?
Ehi, tanto non ci credi. Te lo dice il dottore, più sicuro! Poi, quando torni, si fa colazione!
Alla notizia del ginecologo, Oriana scoppiò:
Non è possibile! Sta scherzando!
Ragazza! Misura le parole!
Non può essere confusa, non sapeva credere alla realtà.
Dillo a lui! sorrise il medico girando il monitor dellecografia. Ecco, vedi? È qui! Piccolo, ma si vede. Vuoi chiamare tuo marito a vedere?
Sì, chiamalo
Oriana scoppiò in lacrime davanti a quellimmagine in bianco e nero che aveva tanto sognato.
Serghino nacque in inverno, portando gioia e scompiglio, lasciando Oriana nel dubbio costante se ridere o piangere.
Simo e Lella presero il nuovo fratellino con filosofia: uno in più o in meno Limportante è aiutare la mamma.
Ma Sasha ebbe un crollo: geloso, nervoso, cercava in ogni modo lattenzione di Oriana.
Tesoro mio, cosa succede? Oriana, che allattava il piccolo Serge con una mano, abbracciava Sasha con laltra. Sono qui per te!
Spiegare a Sasha che nulla era cambiato fu dura, ma appena si rilassò, allimprovviso il destino tirò unaltra carta: in casa comparve Sonia.
Grazie a lei Oriana fece finalmente pace con i genitori, ma le circostanze erano talmente dolorose che Marco e lei accolsero la bambina senza un attimo di esitazione.
Sonia era figlia di una cugina di Oriana, Alice. Viveva lontano, in Veneto, da quando si era trasferita col marito. Oriana la sentiva raramente, la sapeva madre solo di riflesso. Quella notte, la telefonata di sua madre sconvolse tutti.
Mamma! Calma, non capisco! Che è successo?
Dio, Oriana! Alice! Tua cugina lha… non ci credo! Ti ho detto che aveva qualcosa di brutto dentro, ma nessuno mi ascoltava! E ora?! Non cè più! Hai capito? Tua cugina non cè più! E la bimba? Adesso è orfana! Chi la vuole una figlia di chi… Oh Dio!…
Mamma, calmati! E Sonia dovè?
Che ne so io? Domande Oriana, ti rendi conto di che parliamo?
Sì, mamma! Scusa, devo chiamare la zia!
Olga, la zia, non fece scene.
Scopro tutto e ti richiamo.
Oriana portò tutti i bambini nel suo letto, Marco andò a prendere Teresa e lei, sola sulla poltrona, stringeva il telefono.
Non dovette aspettare tanto. Dopo mezzora sapeva dovera stata portata Sonia, e dopo un paio dore erano già in strada per laeroporto. Riprese la bambina dopo molte fatiche: Sonia, rimasta tanto a lungo fuori casa dopo il dramma, era talmente aggrappata al suo dolore che saltava persino dalla sua ombra.
Più di una volta svegliata nel cuore della notte dalle sorelle Oriana correva in camera, si sedeva sul letto vicino a Sonia e la rassicurava:
Stella mia, sei a casa! Sono qui, le ragazze ci sono! Nessuno ti farà più male!
Ma non bastava… Sonia non riusciva ancora a credere che la sua vita fosse cambiata tanto.
Mamma torna? domandava piangendo, la faccia vicino alla spalla di Oriana, vergognandosi che le altre sentissero il suo pianto.
Sonia, ne abbiamo già parlato. Starai un po da noi. E la mamma
Oriana, seguendo i consigli della psicologa, evitava il discorso, ma a un certo punto Sonia capì tutto da sola.
Non cè più, vero?
La domanda fu secca. Oriana esitò, poi decise di dirle la verità negli occhi.
No, tesoro. Non cè più
Con sorpresa, Sonia accolse la notizia quasi in silenzio. Pianse lievemente, strinse le mani di Oriana, e per la prima volta non rifiutò labbraccio delle due sorelle maggiori.
I giorni passavano, ma il grido di notte continuava. Simo e Lella si sforzavano in ogni modo di aiutare Sonia a sentirsi a casa.
Nonna, perché Sonia ha ancora tanta paura? Noi non abbiamo avuto così tanto timore
Care mie! Perché siete forti! E le prove che avete affrontato vi hanno reso così. Sonia è fragile. La sua mamma la proteggeva. Non le hanno insegnato a difendersi.
E noi cosa dobbiamo fare, nonna? Urla di notte, spaventa anche Sasha che poi passa la notte con noi Come aiutiamo Sonia?
Se lo sapessi! Qualunque paura si cura con amore. Quando sentirà dessere amata, capirà che questa casa è il suo rifugio, e tutto si calmerà. Ci vorrà pazienza, ma se ce la fate, allora saprò che siete davvero forti.
Ma sono i suoi sogni a spaventarla…
Non i sogni. È quella spina conficcata nel cuore fatele qualcosa di bello, dimostratele che non è estranea.
Le ragazze provarono di tutto: giochi, fermagli, persino una camicetta nuova che Lella voleva regalare a Sonia, ma niente la scalfiva. Sonia la appese, disse solo: No grazie, me lha comprata Oriana. Lorsetto che Simo le regalò lo mise sulla scrivania e sembrava dimenticarsene.
Fu Sasha che risolse il mistero. Teresa gli regalò un libro sugli Indiani, e il piccolo si impuntò:
Bisogna andare a casa!
Sasha, ma perché? Volevi restare qui a dormire!
Urge! rispose con una serietà da adulto.
Teresa non protestò. Oriana lo vide tornare tardi con la nonna, ma non domandò nulla.
Sasha, tolto il giubbotto, corse di sopra dalle ragazze, le chiamò e indicò unimmagine nel libro.
Ecco!
Cosè, Sasha?
È un acchiappasogni! Lo costruiamo per Sonia! I brutti sogni rimarranno lì imprigionati nella ragnatela, e non urlerà più!
Simo applaudì e prese il libro.
Vediamo come si fa!
Oriana prese nota: fili, perline, due oche di Teresa cedettero qualche bella piuma, e il progetto prese vita.
Sasha, inginocchiato accanto alle sorelle che intrecciavano la base, sceglieva perline sussurrando:
Blu, che ti piace tanto rossa, che piace a me gialla, quella di Simo, bianca, come Lella
Sonia non sapeva nulla del progetto. Meglio così, in caso non funzionasse.
Intanto, Sonia continuava a svegliarsi urlando.
Anche quella notte Sonia, svegliata con un urlo, stava per riprendere a piangere appena entrò Oriana, quando si aggrappò a lei:
Non lasciarmi!
Oriana la strinse forte e, toccandole la fronte, esclamò:
Amore mio! Sei una fiammella! Non piangere, tesoro, qui nessuno ti lascia!
Nemmeno lui?
Chi, stella?
Papà
Solo allora Oriana capì che Sonia non solo sapeva tutto, ma forse aveva visto tutto.
Imprecando dentro di sé contro chi aveva taciuto la verità, Oriana strinse Sonia e ordinò alle ragazze:
Portatemi il telefono! Chiamo il dottore! E svegliate papà, mi serve lui!
Sono qui.
Marco entrò, baciò la fronte di Sonia, si irrigidì e guardò Oriana preoccupato.
Mamma mia
Già, qui serve tua madre! Marco! Che facciamo? Lambulanza sarà lenta
Facciamo come diceva mamma!
Come?
Marco portò via il lenzuolo di Lella e corse in bagno.
Lella, prendi la tachipirina e portami acqua! Tanta acqua, dobbiamo farla bere!
I successivi trenta minuti per Oriana furono un lampo. Lottava per la figlia senza più chiedersi se fosse pronta a unaltra adozione. Ora lo capiva: aveva già accolto Sonia nel cuore, ma forse temeva di ammettere di avere cinque figli.
I medici non giudicarono la donna spettinata, in pigiama e fradicia, che stringeva Sonia addormentata, tra lacrime e risate.
È caduta cadeva…
Chi signora, la bambina? Si è fatta male? Le gira la testa?
No, non la bambina! La febbre
Ah, non la bimba! Meno male! Chiamate il dottore domani. Qui non serve altro.
Il mattino sorprese Oriana in cameretta. Aprì gli occhi e vide sulla parete un oggetto strano.
Cosè quello? sussurrò a Lella, accarezzando i riccioli ancora caldi di Sonia addormentata.
Acchiappasogni, mamma! Labbiamo finito io e Simo mentre dormivi. È stata unidea di Sasha, labbiamo visto nel libro: protegge dai brutti sogni. Ma secondo me, qui non serve.
Perché?
Perché Sonia ne ha già uno.
Davvero?
Sì! Tu. Stanotte ti teneva la mano e non ha più urlato. Significa che tutti i suoi incubi li hai scacciati tu, vero?
Forse ma sai che ti dico?
Cosa?
Che ne ha più duno.
Quanti?
Conta un po! Tu, Simo, Sasha, papà, io Nonna quando dorme qui Nonno nei fine settimana Sono tanti Oriana guardò lorologio e sussultò. Che ora è?
È tardi, mamma! Papà ha detto di non svegliarti.
Ma Sergio sarà affamatissimo!
Ma no! Papà gli ha dato il biberon. E poi ci sono entrambe le nonne! Teresa ha deciso di fermarsi un po ad aiutarci. E nonna Lidia anche, si sono persino messe a discutere, ora bevono tè. Oh, mamma! Nonna Teresa ci ha portato un pulcino! Un vero pulcino! Sasha non si stacca più dalla cucina! Mamma, non è ora di prendere un gatto o un cane? La casa è grande, sarebbe bellissimo!
Sasha sbirciò dalla porta e sussurrò che il pranzo era pronto. Poi non resiste, si siede vicino al letto di Sonia e, sfiorando la mano della mamma con la testa, chiude gli occhi per la felicità.
Teresa chiama dalla porta, in braccio il più piccolo, sorride a Oriana e spedisce tutti in cucina.
Adesso vi porto tutto io qui. Come sta?
Oriana, affondata sul cuscino, stringe Sonia e sorride di sollievo.
Niente febbre
Bene! Ha sofferto tanto, poverina! Questi vostri psicologi Ai bambini ci vuole amore e una casa sicura. Vedrai, passa tutto. Quante ne ho viste io, con questo sistema! E quello che cosè?
Lacchiappasogni richiama lattenzione di Teresa, Oriana ride piano.
Un acchiappasogni! Le ragazze lhanno fatto per Sonia.
Benissimo! Lamore cè, la casa anche, il resto tempo, Oriana, solo il tempo. Quello sistema tutto.
Oriana guarda Teresa, poi sfiora la fronte della più piccola, soffiando via nuvole di tristezza.
Via da qui! Non ci stai! È mia nostra!
Dalla cucina arrivano voci di bambini, Teresa ride, Lidia ride con lei (e Oriana ne rimane stupita), arriva il clacson di Marco dal vialetto, e il cuore di Oriana si scioglie, cullando Sonia.
Ora sì, così deve essere Tutto giusto, tutto a posto, tutti in casa, tutti nostri
Anche se, chissà, magari manca ancora qualcuno. Lo dirà il tempo.



