Milano, 2001
Diario di Marco
Mia moglie la stringeva a sé, la baciava e pensava: «A chi somiglierà?» E sospirava. Anche gli amici rimanevano stupiti e facevano la stessa domanda. Non so se qualcuno tra i conoscenti mi mise dei dubbi in testa, oppure fu Paola, mia moglie, a nutrire sospetti per conto suo, o magari fui io stesso a dubitare della sua fedeltà, ma una sera tornai a casa dal lavoro appesantito da pensieri cupi.
Marco, che facciamo? mi chiese Paola, preoccupata. È troppo presto. Martina ha appena compiuto due anni, ha appena smesso di usare il pannolino. E io sono ancora stanca dal primo parto… Dallo stare a casa in maternità senza pausa allaltra… Martina è ancora una bimba, vuole sempre che la tenga in braccio. Come farò con il pancione?
Saremo in quattro e lavoro solo io. Forse dovremmo aspettare ancora un po per pensare al secondo figlio? propose Paola, ma si spaventò subito delle sue stesse parole.
Ma cosa dici? Togliti queste idee dalla testa, le risposi con tono severo, anche se poi mi ammorbidii. Scusami, è colpa mia, ma ce la faremo. Vedrai, troverò un lavoretto extra.
Se sarà un’altra bambina non vedo problemi sinceramente. Abbiamo già valanghe di vestitini di Martina. Non serve nemmeno comprare una carrozzina nuova. La differenza detà sarà poca, diventeranno amiche. Se invece sarà un maschio… e qui feci una pausa, sorridendo amaramente, Chiederò lassegnazione di una casa un po più grande.
Così decidemmo. Paola era innamorata di Martina, la coccolava allinfinito: la sua prima figlia, tanto desiderata. Non poteva fare a meno di prenderla in braccio, stringerla contro di sé, baciarla, anche quando il suo ventre cominciava ad arrotondarsi visibilmente.
Arrivò persino a sperare di non portare a termine la seconda gravidanza, questa così improvvisa; anche se, nemmeno a se stessa, osava confessarlo. Ma il destino la pensava diversamente: tutto andò bene, e al tempo giusto, in casa Rossi nacque unaltra bambina.
Quando le portarono per la prima volta la piccola per allattarla, Paola restò spaesata osservando quel soffice pelurino biondissimo in testa. Sia lei che io siamo scuri di capelli. Anche Martina, da neonata, aveva capelli nerissimi, poi appena schiariti. Forse anche questa bimba cambierà colore col tempo, pensò Paola.
Occhi azzurro limpido e pelle chiara da far invidia: tutti si innamoravano della nuova arrivata a prima vista. Non stavamo a scervellarci troppo con il nome: la chiamammo Ornella, un nome raro, così entrambe le figlie avrebbero avuto le stesse iniziali, e noi ci vedevamo una strana simbologia tutta nostra.
Ma nessuno sapeva spiegarsi come in famiglia nostra fossero nate due sorelle così diverse. Ornella, infatti, non assomigliava né a Martina, né a noi genitori. E più cresceva, più la differenza si notava, come se un vento misterioso lavesse depositata nel nostro nido per sbaglio.
Con il tempo i suoi capelli si fecero biondo cenere. Tranquilla e paffutella, guardava il mondo attenta coi suoi grandi occhi celesti. Paola la stringeva, la baciava pensando: «A chi somigli?» E sospirava. Gli amici ripetevano la stessa domanda.
Che sia stato un amico a farmi essere sospettoso? Oppure Paola a notare qualcosa di strano? O sono stato io a dubitare? Sta di fatto che quella sera, appena tornato dal lavoro, non riuscivo a smettere di pensarci.
Stetti zitto per molto, tanto che Paola cominciò a preoccuparsi, poi improvvisamente sbottai chiedendole spiegazioni. Ero seccato, la accusai di avermi tradito.
Mi ricordai di un certo Luca, un biondino che corteggiava Paola ai tempi delluniversità. Magari, pensai, cè stato qualcosa tra loro… o lhanno scambiata alla clinica.
Non ti ho mai tradito, questa è nostra figlia, nessuno lha sostituita piangeva Paola, umiliata e offesa dalle mie accuse ingiustificate.
Da lì cominciarono i litigi. Si parlava già di separazione. Paola fece le valigie per andar via, e lì io capii che rischiavo di perdere tutto: lei, le mie figlie, la mia famiglia. Avevo solo bisogno di conoscere la verità. Non era facile sopportare ogni volta quegli sguardi perplessi e le domande: «Ma questa bimba chi ha preso da voi? Così chiara, né da te né da Paola…»
Mi sembrava che tutti sapessero, che leggessero nei miei pensieri. Chiesi a Paola di restare e la rassicurai: avrei fatto il test del DNA. Paola scoppiò di nuovo in lacrime.
Non posso restare se non credi in me. Fai pure il test. Magari controlla anche Martina, visto che sei così pieno di dubbi. Perché non mettiamo direttamente fine a questa storia?
Presi io stesso i campioni di saliva di Ornella e una ciocca di capelli di Martina, portai tutto al laboratorio. Tormentai i tecnici: «Siete sicuri che non sbagliate campioni? Che non ci siano errori nei risultati?»
Mi rassicurarono che era impossibile. Mi calmai un po’.
Le ragazze, pur piccole, sentivano che c’era tensione. Ornella aveva solo quattro anni, eppure capiva che tra mamma e papà c’erano problemi che riguardavano lei.
Martina a un certo punto le disse crudelmente:
Non sei mia sorella, ti hanno portata qui per caso. Sei tu il motivo per cui mamma e papà litigano tanto.
Ornella scoppiò a piangere. Anche la mamma la prese in braccio e ci mise tanto a calmarla.
Martina, invece, pensava a come liberarsi della sorella: senza di lei, mamma e papà non avrebbero più litigato.
Un giorno che Paola era scesa al supermercato si attardò più del dovuto e io stavo lavorando, Martina vestì Ornella e la convinse a uscire a passeggiare. Le portò sempre più lontano da casa. Quando Paola rientrò e non trovò le bambine, si gettò in strada, ma niente: le piccole non cerano neanche in cortile.
Una vicina di casa le aveva viste uscire insieme, ma aveva troppa fretta di rientrare a vedere Un posto al sole.
Io tornai subito a casa per aiutare Paola nelle ricerche. Scese la sera e delle bambine nessuna traccia.
Chiamammo la polizia. Dopo circa unora, una donna chiamò segnalando una bambina che piangeva sotto casa sua. Era Ornella.
Poco dopo trovarono anche Martina: persa nel buio, non trovava più la strada di casa.
Quando finalmente le avemmo tra le braccia, non riuscimmo nemmeno a sgridarle. Martina non confessò il suo piano.
Poi però con Paola ripresero i litigi. Io la accusavo di aver lasciato le bambine da sole, lei mi rinfacciava che non cero mai.
E se fossero finite sotto una macchina? Se le avessero rapite?
Finalmente arrivarono gli esiti del test. Ornella e Martina erano mie figlie, non cera stato alcun tradimento. Il medico ci spiegò che si trattava di geni recessivi: a volte anche due genitori scuri possono avere un figlio biondo e dagli occhi chiari, retaggio di un antenato piemontese (come scoprimmo nei racconti di famiglia).
Tornò la pace in casa Rossi, ma Ornella continuava a sentirsi unestranea. Le sorelle non legavano. Martina rimase fredda verso la sorellina. Quando litigavano, le ricordava: Non ti ama nessuno, non sei mia sorella davvero.
A me comprano i vestiti nuovi, tu ti metti sempre i miei vecchi perché non sei di famiglia! sosteneva Martina.
Ornella piangeva, ma non si lamentava con la madre. Martina la faceva spesso passare per colpevole di qualsiasi marachella.
Perché non puoi essere più come Martina? sospirava Paola. Lei sì che è tranquilla.
Dopo questi discorsi, Ornella aveva smesso di chiedere o lamentarsi. Era convinta che la mamma amasse solo la sorella maggiore.
Si rifugiava sempre in un angolo, chiudeva gli occhi: pensava così di diventare invisibile, di non sentirsi più così inadeguata.
Martina finì il liceo prima, senza voler andare alluniversità: A che serve, sono bella, troverò comunque qualcuno che mi voglia. Ai balli incontrò Carlo e lo sposò in fretta. Lui aveva già un appartamento, lavorava in officina con il padre che vendeva macchine usate a Monza.
Paola, certo, voleva bene a Ornella, ma inconsciamente metteva Martina su un piedistallo.
Ornella si sentiva giudicata costantemente, mai allaltezza. Fin da piccola le erano rimasti impressi i commenti di Martina e si vestiva sempre coi suoi abiti smessi.
Hai visto Martina? Che bel ragazzo si è accaparrata. Dovresti imparare da lei. Invece tu stai sempre a casa, sogni, disegni. Sempre con la testa tra le nuvole, mi diceva Paola, preoccupata.
Quando, allultimo anno di liceo, un ragazzo mostrò interesse, Ornella si lasciò andare. Desiderava così tanto essere amata da qualcuno.
Non si accorse subito di essere incinta. Quando lo scoprì, si spaventò e lo disse al ragazzo. Lui decise di parlarne coi suoi genitori. Così la loro relazione segreta venne alla luce.
La madre di lui si presentò a casa nostra per scongiurare che mia figlia rovinasse la vita al figlio, chiedendo di interrompere la gravidanza.
Inaspettatamente mi schierai a favore di Ornella. Forse volevo riparare ai miei errori, forse provai solo pena per mia figlia.
Lasciatela in pace, dissi. Avrà il bambino. Ha già sofferto abbastanza. Se non vi sta bene, cresceremo il bambino da soli.
I genitori del ragazzo lo mandarono a studiare a Torino, presso degli zii. Ornella fu trasferita allistruzione domiciliare.
La scuola fece finta di niente, per evitare scandali. Gli esami li fece in casa, con uninsegnante testimone. Meglio che non vedano la compagna in quello stato, dissero.
La professoressa dinglese aiutò Ornella, le facilitò lesame: prese un voto alto, anche se a cosa le servirà ora, pensai.
Poi accadde tutto in fretta: io morii allimprovviso troppa fatica, troppi pensieri, il cuore crollò. Mi sdraiai sul divano per riposare davanti alla televisione, e me ne andai nel sonno. Paola, venuta a chiamarmi per cena, trovò solo il mio corpo ancora caldo.
Casa piena di urla e pianti, ambulanza, funerale. Ornella, sconvolta, ebbe un parto prematuro proprio quel giorno. Non poté nemmeno venire al funerale: era ancora in ospedale.
Mi raccontano che Paola arrivò a dare la colpa a Ornella: Solo dispiaceri, questa figlia. Ma almeno il bambino è bello, un piccolo angelo biondo dagli occhi azzurri. E nel frattempo già si preoccupava che nessuno in futuro avrebbe voluto sposare Ornella.
Non mi serve nessuno, rispose lei. Se pure mio padre dubitava di me, figuriamoci un estraneo…
Il bimbo che chiamarono Sergio cresceva tranquillo, intelligente. Quando aveva cinque anni, nella loro vita entrò di nuovo Martina.
Martina, sposata, non riusciva ad avere figli. I suoceri desideravano tanto un nipote, e spingevano il figlio a cercare unaltra. Lui cominciò a tradirla. Martina, pur disperata, non se ne andava: Ormai sono abituata a questa vita comoda, diceva.
Tanto più che a casa nostra cerano ancora Ornella e suo figlio, a cui non ha mai perdonato nulla. Ornella aveva nel frattempo finito un corso per parrucchiere e lavorava a Milano, Sergio andava allasilo.
Così Martina pensò dintrappolare la sorella, trovandole un uomo: ogni tanto veniva a casa loro un tecnico a sistemare il computer, Massimo, giovane e scapolo. Martina aveva pensato persino a sedurlo per ripicca verso il marito, ma Massimo la respinse.
Allora decise di rifilarlo a Ornella, nella speranza che Massimo non fosse interessato a una donna con un figlio e rotondetta: così Martina avrebbe avuto più spazio in casa, oppure si sarebbe ripresa Massimo, tanto Ornella si sarebbe fatta da parte.
Mandò un messaggio a Massimo, dandogli appuntamento in un bar e raccontò a Ornella che voleva presentarle un amico.
Ornella si mise elegante, sistemò i capelli da sola, niente trucco: Vedrà chi sono davvero, pensò.
Nel bar videro Massimo, solo, intento a smanettare col telefono.
Lei è Massimo? chiese Ornella, avvicinandosi.
Sì, e lei…?
Ornella, sorella di Martina.
Massimo fu sorpreso, ma le propose un caffè.
Qui fanno delle ottime brioche, le va? chiese con garbo.
Come fa a saperlo?
Vengo spesso qui coi clienti, rispose, riprendendo a scrivere sul telefono verso Martina.
Ornella lo osservava. Occhi appena cerchiati, barba da qualche giorno, capelli in disordine.
Le venne quasi la tentazione di proporgli un taglio. Non sapeva come comportarsi, e Massimo non sembrava particolarmente interessato.
La disturbo? chiese Ornella, a disagio.
No, affatto. Ma sua sorella non verrà?
Non capisco. Martina mi ha detto che aspettava me… Forse è meglio che vada.
In quel momento arrivò il caffè.
Ormai che è qui, lo prenda con me.
Non posso, rispose Ornella, spostando via il piattino.
Ha paura di ingrassare? Le sta bene così. È perfetta, disse Massimo.
Ma agli uomini piacciono le ragazze magre.
Chi lo dice? Che ne sa lei di uomini?
Niente, ammise Ornella. Ho un bambino. Ha cinque anni. Martina non glielha detto?
Dovrebbe? rispose lui, sorpreso.
Nonostante Ornella capisse che Martina laveva fatta apposta, Massimo volle accompagnarla a casa.
Camminarono a lungo, chiacchierando; Massimo parlava, Ornella ascoltava con attenzione. Sotto casa le chiese il numero.
Perché? chiese Ornella sorpresa.
Mi piacerebbe conoscerti meglio. Io ho raccontato di me, tu nulla. Ti chiamerò.
La chiamò una settimana dopo.
Scusa, troppo lavoro. Stasera sei libera?
Ornella esitò. Aveva una vita diversa, con un bambino al centro. Ma accettò.
Al caffè, iniziò a raccontare la sua storia. Più parlava, più rivedeva la sua infanzia sotto una luce nuova, come a specchiarsi negli occhi di Massimo.
Uscirono, e una cagnolina randagia gli si avvicinò. Massimo entrò in un alimentari e comprò pane e salame per la bestiola.
Alla cassa, davanti a loro, una vecchietta contava le monetine per pagare pane e latte. Massimo saldò tutto, aggiungendo anche una tavoletta di cioccolato, del prosciutto e un gelato.
Ma il gelato per chi? chiese Ornella.
Avevo una nonna che adorava il gelato, ma lo comprava raramente. Era troppo tirchia con sé stessa.
E con me sei gentile solo per compassione? Come con la cagnetta e la vecchietta? domandò Ornella.
Ma no! Tu mi piaci. Sei una persona pulita, luminosa. Gli animali e gli anziani mi fanno tenerezza, e se posso aiuto volentieri.
La cagnolina mangiò tutto e se ne andò via.
Allora, come è andata? telefonò la sera Martina.
Bene, rispose Ornella.
Cosa cè di bello?
Ci vediamo ancora, io e Massimo. Grazie di avercelo presentato.
Ma ti piace, davvero?
È buono e divertente. E poi mi trova bella così come sono.
Martina mormorò qualcosa e chiuse la chiamata. Poco dopo venne a casa.
Ornella mise a dormire Sergio, e poi sentì Martina parlottare in cucina con la madre.
A quella lì va sempre bene tutto. Volevo farle uno scherzo, lui si doveva innamorare di me, invece si è fissato con lei.
Ma hai già un marito protestava Paola.
Ormai è questione di tempo che mi lasci. Che devo fare, mamma? È lei quella fortunata, anche se ingrassata e con un figlio, pure i capelli degli altri si mette a sistemare.
A me lui doveva piacere! È a me che deve tutto! Tanto valeva buttarla nel tombino, quella volta!
Ma che dici?!
Mamma, che hai?! urlò Martina. Paola si accasciò, si prese il petto. Ornella corse a chiamare il 118.
Arrivarono in tempo: lictus lasciò solo qualche strascico, non troppo grave.
Dopo due mesi Ornella sposò Massimo e si trasferì da lui, portando con sé Sergio. Ma non smise mai di andare a trovare mamma quasi ogni giorno. Martina litigò con tutti e sparì per cercare il suo destino.
***
I genitori pensano che i bambini non capiscano le liti, ma invece assorbono ogni parola e ne ricavano le loro verità. Spesso la lotta tra sorelle per amore e attenzione può farsi feroce, e chi trama inganni finisce per pagarne le conseguenze.
Ho imparato a mie spese che i figli imitano sempre gli adulti, e ciò che si dice loro resta inciso come verità. Le parole della madre, se sostengono o feriscono, diventano leggi di vita per le figlie e modo di vedere il mondo.



