La mamma la stringeva forte a sé, la baciava e si domandava: «A chi somiglierà mai?» E sospirava. Gli amici erano stupiti e si ponevano la stessa domanda. Forse qualche conoscente aveva messo delle idee strane in testa al marito, forse era la suocera ad aver sospettato qualcosa, o forse Vittorio stesso aveva iniziato a dubitare della fedeltà della moglie, ma un giorno tornò a casa dal lavoro con il broncio.

La mamma la stringeva forte, la baciava e pensava: A chi somiglia questa bambina? e sospirava. Anche gli amici si stupivano e facevano la stessa domanda. Pare che qualcuno abbia messo delle idee strane nella testa del marito, o forse la mamma ha cominciato a sospettare qualcosa, o magari Mario stesso ha dubitato della fedeltà della moglie, fatto sta che un giorno tornò dal lavoro con la faccia scura.

Mario, che facciamo? È troppo presto. Ludovica non ha ancora compiuto tre anni, ha appena detto addio ai pannolini! E io? Nemmeno il tempo di respirare.
Di un congedo maternità allaltro si lamentava Federica. Ludovica è ancora piccola, vuole sempre essere presa in braccio. Come faccio, col pancione, a sollevarla?

Saremo in quattro, ma lavori solo tu. Non sarebbe meglio aspettare per il secondo? chiese Federica, già pentita di averlo detto.

Ma che dici? Togliti queste idee dalla testa, Mario guardò la moglie con severità, poi si addolcì: Lo so, è colpa mia, ma ce la faremo. Troverò un lavoretto extra.

Se sarà una femmina, non vedo problemi! Di abiti ce nè a quintali dopo la prima. Neanche il passeggino dovremo comprare! Al massimo, se sarà un maschio Mario fece una pausa teatrale, chiederò al Comune di ampliarmi lappartamento! disse, sorridendo.

Finì così. Federica adorava Ludovica, la vizziava come solo una mamma italiana sa fare. Prima figlia, desiderata per anni come resistere subito alla tentazione di prenderla in braccio e stringerla, anche col pancione in vista?

Dentro di sé, Federica confessava con un peccato che quasi sperava di non portare fino in fondo la seconda gravidanza, era troppo presto, anche se nemmeno da sola aveva il coraggio di ammetterlo.

Ma la natura aveva altri piani. La gravidanza filò liscia e nei tempi previsti alla famiglia Bianchi arrivò unaltra bambina.

Quando la portarono per la prima poppata, Federica rimase spaesata: aveva una peluria biondissima in testa! E sia lei che Mario erano castani scuri.

Anche Ludovica, alla nascita, aveva i capelli nerissimi ma erano poi schiariti un po. Forse questa, pensò Federica, li scurirà col tempo, si sperava.

Una bambina dagli occhi azzurri e la pelle quasi candida faceva sgranare gli occhi a tutti. Sul nome, i genitori non si scervellarono: la chiamarono Fiorella. Nome insolito, così le sorelle avrebbero avuto anche le stesse iniziali: cera un certo senso misterioso in tutto questo, secondo loro.

Come fosse possibile che dallo stesso padre e dalla stessa madre fossero nate due bambine così diverse, nessuno lo sapeva spiegare. Fiorella non somigliava né ai genitori né alla sorella.

E più cresceva e più la sua diversità si notava. Sembrava arrivata da chissà dove, col vento di scirocco!

I capelli, con il tempo, si scurirono un po, diventando biondo cenere. Era calma, paffutella, e osservava il mondo con i suoi occhioni blu come il cielo dagosto.

La mamma continuava a stringerla, a baciarla, a chiedersi: Ma a chi somiglia? e a sospirare. Gli amici restavano increduli e facevano la stessa domanda.

Forse qualcuno aveva fatto venire dubbi a Mario, forse la moglie lo aveva messo in allarme, fatto sta che una sera tornò a casa più torvo del solito.

Stette zitto a lungo, il che inquietò Federica, poi, finalmente, sbottò e la accusò di infedeltà.

Gli tornò in mente quel tizio biondo che avevano a lungo girato intorno a Federica. Magari, per vecchia simpatia

O forse cera stata una svista allospedale e avevano scambiato i bambini? Succede, anche se raramente.

Non ti ho mai tradito, piangeva Federica, fiaccata dalle accuse così ingiuste. Fiorella è nostra figlia, nessuno lha scambiata.

Litigi tutti i giorni, la cosa si stava facendo seria. La separazione era realtà. Federica fece la valigia. Solo a quel punto Mario realizzò cosa rischiava di perdere.

Amava la moglie. Se lei se ne fosse andata, avrebbe portato via anche le figlie, e lui sarebbe rimasto solo E temeva questa solitudine. Aveva solo cercato di capire la verità.

Non aiutava, poi, lessere sistematicamente subissati da domande tipo: Ma questa bimba a chi somiglia? Così chiara, non sembra figlia vostra

A Mario sembrava di portare in fronte non capelli castani ma corna, belle ramificate! Chiese a Federica di restare, ma la informò che avrebbe fatto il test del DNA. Federica di nuovo in lacrime.

E come dovrei rimanere, se non ti fidi di me? E già che ci sei, fai il test anche su Ludovica! Magari neanche lei è tua figlia. Senti, lasciamoci e basta.

Mario prese la saliva della piccola e un capello della grande, portò tutto al laboratorio con aria da investigatore.

Tempestò di domande i poveri tecnici: non è che scambiate i campioni, vero? Errori non ce ne sono, sicuro? Siete affidabili?

Lo rassicurarono che era tutto sotto controllo. Mario si calmò un pochino.

Le bimbe capivano più di quanto si pensasse. Fiorella aveva quattro anni, ma sapeva bene che mamma e papà litigavano per causa sua.

E Ludovica lo disse senza peli sulla lingua:

Tu non sei mia sorella. Ti hanno portata qui per sbaglio. È per colpa tua che mamma e papà litigano e si vogliono separare.

Fiorella scoppio in lacrime. Nemmeno la mamma, con tutte le carezze e i baci, riusciva a consolarla subito.

Ludovica nel frattempo ragionava a modo suo: se la sorella non cè più, nemmeno i genitori litigheranno e non si separeranno.

Un giorno la mamma uscì per andare al supermercato lasciando le due bimbe da sole, e si attardò. Il papà era al lavoro. Ludovica vestì la sorellina e la convinse ad andare a fare una passeggiata. Si allontanarono sempre più da casa.

Tornata, Federica non trovò le figlie. Corse giù in cortile, ma niente. Una vicina del primo piano aveva visto le bambine allontanarsi, ma aveva troppa fretta: cominciava la sua soap opera preferita, e tirò dritto.

Federica era una furia ruggente nei cortili, urlava i nomi delle figlie. Quando arrivò anche Mario, partì la missione di ricerca congiunta. Ma si stava facendo buio e delle bambine, nessuna traccia.

Chiamarono la polizia. Unora dopo trovarono entrambe. Prima Fiorella: una signora aveva telefonato alla questura perché cera una bimba che piangeva, da sola. Subito dopo trovarono anche Ludovica: si era persa nel buio, non trovava più casa.

Tali furono la paura e il sollievo, che i genitori nemmeno le sgridarono troppo. Ovviamente Ludovica non confessò mai che voleva mollare la sorella lontano da casa.

I genitori ripresero a litigare: lui le rinfacciava di aver lasciato le bimbe sole, Federica invece sempre fuori e mai a casa.

E se fossero finite sotto una macchina? O peggio, rapite?

Finalmente Mario ricevette i risultati: era il padre biologico di entrambe. Tradimenti? Zero.

Gli spiegarono che certe caratteristiche vengono dalla genetica: in fondo, anche le mamme bianche ogni tanto mettono al mondo bambini dalle sfumature esotiche. Colpa di qualche trisnonno un po spensierato, diciamo.

Piano piano la pace si ristabili in casa. Ma Fiorella continuava a sentirsi un pesce fuor dacqua.

Le sorelle non legavano. Ludovica aveva verso la giovane sorella una freddezza glaciale. Quando litigavano, le ricordava sempre che non era veramente sua sorella.

A me comprano i vestiti nuovi, tu indossi i miei vecchi, perché non sei di famiglia!, era la sua frecciatina preferita.

Fiorella piangeva, ma non si lamentava mai con la mamma. Ludovica spesso la incastrava: faceva una marachella e poi incolpava la sorella minore.

Guarda tua sorella! Fai come Ludovica! Lei sta composta, non fa storie sospirava la mamma.

Dopo qualche volta, Fiorella decise che era inutile lamentarsi. La mamma amava solo Ludovica.

Allora si chiudeva in un angolo, socchiudeva gli occhi. Pensava: Se non vedo niente, forse non sono qui. Forse nessuno mi nota.

In questo modo si nascondeva dallo sguardo severo della mamma, dalla cattiveria delle parole della sorella.

Ludovica finì prima la scuola, ma alluniversità? Ma dai! Che se ne fa una bella ragazza come lei delluniversità? Ai balli incontrò uno e in quattro e quattrotto si sposarono. Lui aveva una casa tutta sua e lavorava dal padre, che vendeva macchine usate.

Federica, la mamma, per carità, amava anche Fiorella. Ma, senza volerlo, metteva sempre in risalto la maggiore. Fiorella si sentiva sempre messa a confronto, sempre in svantaggio. E dentro di sé, le parole di Ludovica restavano fossilizzate.

Guarda Ludovica, che fortuna: sè sistemata con un bel ragazzo! Impara. Invece tu stai tutto il giorno a casa, sogni e disegni. Esci un po a divertirti, diceva la mamma.

Quando, in quinta superiore, un ragazzo le fece caso, Fiorella si innamorò. Sperava che finalmente qualcuno lamasse veramente.

Non si rese subito conto di essere incinta. Poi capì e si spaventò, lo disse al suo ragazzo.

A lui piaceva, Fiorella. Decise di parlare con i suoi, e così la faccenda segreta divenne di pubblico dominio.

La madre del ragazzo si presentò a casa dai Bianchi, supplicando che la figlia non rovinasse la vita al suo unico figlio: che Fiorella facesse quel che si doveva fare.

A sorpresa, il papà di Fiorella prese le difese della figlia. Forse per riscattarsi degli errori passati, o forse semplicemente le voleva bene.

Lasciatela in pace. Lasciatela partorire. Non rovinerò anche questa vita, ne ha passate troppe già. Se non vi va bene, cresceremo il bambino da soli, senza il vostro aiuto.

I genitori del fidanzato lo spedirono a studiare fuori, lontano, e a Fiorella concessero di finire la scuola da casa.

La scuola cercò di tenere tutto segreto, così la storia non arrivò in presidenza. Lesame di maturità lo fece a casa, sorvegliata dagli insegnanti. Meglio: non si sa mai che qualche compagno simpressioni per il pancione.

La professoressa dinglese ebbe pietà di lei, le diede discretamente una mano. Fiorella prese un bel voto allesame, ma a cosa le serviva? Tra poco avrebbe avuto un bambino e di studiare non se ne sarebbe parlato.

Poi, un fulmine: il papà morì improvvisamente. Lavorava tanto, troppi pensieri e il cuore cedette.

Andava a riposare davanti alla TV, e in quel sonno rimase. La mamma la trovò ancora tiepida, ma era già andato.

La casa si riempì di urla, arrivò lambulanza, i parenti, la tragedia. Fiorella, per lo shock, ebbe un parto prematuro.

Così successe che, nello stesso giorno in cui il papà se ne andò, Fiorella mise al mondo un bambino. Proprio come lei: chiaro, con la peluria bionda e gli occhi azzurri.

Al funerale non andò: era ancora in ospedale. Al ritorno venne la mamma, stremata dal dolore. E a casa, quasi per caso, le uscì: che era stata Fiorella a dare il colpo di grazia al padre.

Solo problemi da quando sei nata! Eppure, al nipotino si affezionò.

E come non voler bene a quel bimbo tenerissimo, simile a un angioletto? Ma Federica temeva che nessuno avrebbe mai sposato la figlia minore.

E a me non serve nessuno, ribatté Fiorella. Persino mio padre era incerto su di me figuriamoci uno estraneo: non amerebbe mai mio figlio.

Il bambino cresceva sveglio, calmo e serio per la sua età. Quando aveva cinque anni, nella vita di Fiorella e del bambino piombò la sorella Ludovica.

A differenza della sorella, Ludovica di figli neanche a parlarne.

I suoceri di Ludovica sognavano nipoti e volevano un erede. Così cominciarono a spingere il figlio verso una nuova moglie.

Il marito di Ludovica cominciò a distrarsi facilmente Ma lei non se ne andò. Dove sarebbe potuta andare? Dalla mamma? Era dura tornare poveri dopo aver assaggiato la comodità.

E poi, là cera quella odiosa Fiorella con il figlio. Sergio andava allasilo, Fiorella aveva fatto i corsi da parrucchiera ed era sistemata.

A Ludovica tornò la voglia di eliminare la sorella, ma ormai era grande: non poteva certo portarla per mano lontano dai caseggiati, come da piccole Allora pensò dintrodurla a un uomo.

A casa loro veniva spesso un tecnico per aggiustare il computer. Giovane, carino e scapolo.

Ludovica stessa lo avrebbe voluto, per far dispetto al marito. Ma il tecnico la respinse senza tanti complimenti.

Così pensò bene di rifilarlo alla sorella: Non mi vuoi? Tieni la mia sorella scema con figlio a carico!

Gli scrisse per fissare un appuntamento: dovevano parlare. Poi disse a Fiorella che voleva farle conoscere un ragazzo. Non puoi restare zitella a vita, dai: un padre per il bambino ci vuole.

Era sicura che Fiorella non avrebbe fatto colpo: impacciata, vestita male e poi gli uomini le donne con la pancetta e il bambino al seguito non le vogliono! Così il tecnico sarebbe tornato da lei, Ludovica.

Al massimo pensava se pure si piacciono, la sorella si leva di torno e Ludovica può riprendersi la stanza dalla mamma. Comunque, ci guadagnava.

Fiorella si preparò bene, pettinata alla perfezione, ma niente trucco: che vedesse come era fatta davvero.

Al bar lo riconobbe subito: seduto, con gli occhi fissi sul telefono.

Sei Carlo? chiese Fiorella.

Sì e tu chi sei?

Sono la sorella di Ludovica. Fiorella.

Carlo la guardò stupito e le offrì un caffè.

Qui fanno dei dolcini buoni, li vuoi? chiese.

Tu come lo sai?

Oh, ci vengo spesso con i clienti, da queste parti si mangia bene. Carlo tornò a chiamare Ludovica, che però non rispondeva.

Fiorella losservava: occhi incavati, barbetta di giorni, capelli in disordine. Le mani la prudevano dalla voglia di aggiustare quel capello!

Non sapeva come comportarsi, e lui non faceva una piega.

Ti sto disturbando? chiese alla fine Fiorella.

Ma figurati! E tua sorella? chiese Carlo.

Boh! Lei ha detto che volevi incontrarmi. Forse è meglio che vada.

Il cameriere portò il caffè.

Ormai resti. Beviamocelo.

Io preferisco di no, Fiorella mise via la pasta.

Hai paura di ingrassare? Guarda che stai benissimo così, disse Carlo, ti dona.

Ma agli uomini piacciono le magre.

Ma chi te lha detto, scusa? Ma che ne sai di uomini?

Niente sospirò Fiorella. Ho un bambino di cinque anni, lo sapevi? Ludovica non te lha detto? buttò lì.

Doveva? rispose Carlo, un po sorpreso.

Nonostante Fiorella si fosse accorta di essere, come sempre, usata dalla sorella, Carlo la accompagnò a casa, chiacchierando tutto il tempo.

Davanti allingresso si fece dare il numero di telefono.

A che ti serve? fece Fiorella, incredula.

Mi piacerebbe conoscerti meglio. Ti ho raccontato la mia vita, ora tocca a te! Ti chiamo io.

Ma Carlo si fece vivo solo una settimana dopo.

Scusa, tanto lavoro stasera ti va di uscire?

Fiorella esitava: aveva un figlio, la sua vita ruotava tutta intorno a lui. Ma decise di dargli una chance.

Sedettero al solito bar e Fiorella iniziò a raccontare tutto, dalla sua infanzia ai litigi dei genitori.

Raccontando, capì anche molte cose guardandosi attraverso gli occhi di Carlo.

Uscendo si trovarono seguiti da un cane randagio. Al supermercato, Carlo comprò pane e salame per il cane. Alla cassa, unanziana signora contava le monetine per pagarsi le poche cose. Carlo pagò per lei, aggiungendo cioccolato, salame e un gelato.

Il gelato perché? chiese Fiorella.

Avevo una nonna che lo adorava, ma se lo comprava raramente. Peccato, diceva, per i soldi.

Anche con me ti comporti come con il cane e la vecchietta? Per pietà? scherzò Fiorella.

Ma che dici! Mi piaci davvero. Sei luminosa, vera. Gli animali e gli anziani mi fanno pena, ma ho i soldi, perché non aiutare?

Il cane, intanto, divorò tutto a tempo di record e se ne andò per la sua strada.

Allora? telefonò la sera Ludovica.

Tutto bene, rispose Fiorella.

Bene cosa?

Io e Carlo ci vediamo ancora. Grazie per avercelo presentato, davvero.

Ma davvero? Ti piace quello scortese? sibilò Ludovica.

È molto buono, mi piace stare con lui.

Ludovica borbottò qualcosa e chiuse la chiamata. Poco dopo si presentò a casa loro.

Fiorella mise Sergio a dormire e si preparò a raggiungere la mamma e Ludovica in cucina, ma si fermò sentendo la loro conversazione.

A quella scema va sempre tutto bene. Volevo solo rifilare a Carlo una sòla, vendicarmi per avermi respinta, e si è innamorato di quella pecora!

Ludovica, ma cosa dici! Hai già un marito, protestò la mamma.

Marito cerca già di sostituirmi, il divorzio è lì dietro langolo, mamma! Che faccio?

Ti metti in testa cose strane!

No mamma. Perché lei sì? Grassa, poco sveglia, e ora pure con figlio. E io invece niente.

Doveva essere mio, doveva volere me! Meglio se quella volta la buttavo giù nello scivolo dei rifiuti, altro che farle conoscere Carlo!

Ma che dici la mamma era attonita.

Mamma, stai male? urlò Ludovica, e Fiorella piombò in cucina.

La mamma si teneva il petto, cercando aria, occhi rovesciati. Fiorella chiamò subito il 118.

I medici intervennero in tempo. Le conseguenze dellictus furono lievi.

Due mesi dopo, Fiorella sposò Carlo e si trasferirono insieme a Sergio.

Ma la mamma la andava a trovare quasi ogni giorno. Ludovica, invece, litigò con tutti e andò chissà dove a cercare il suo destino

I genitori pensano che i figli non capiscano nulla, litigano davanti a loro. Invece i bambini sentono tutto e traggono le loro conclusioni.

La rivalità fra sorelle per lamore dei genitori o per un ragazzo può fare più danni di una grandinata a Ferragosto. E la vendetta quella vera di solito torna a colpire chi la prepara con più foga.

I figli non ascoltano mai gli adulti, ma non sbagliano mai a imitarli.

James Baldwin

Le parole che ascolta una figlia che siano di sostegno o che la feriscano diventano, per lei, verità su se stessa e su come funzionano le relazioni umane.E così, lentamente, Fiorella trovò il suo posto nel mondo, proprio là dove nessuno avrebbe scommesso su di lei. Accettò ogni cicatrice, ogni ferita, ogni lacrima come parte di un disegno più grande. Sergio crebbe amato non solo da una madre, ma da una famiglia sceltaCarlo divenne quello che nessun uomo prima aveva saputo essere: una presenza, una mano sempre pronta, un sorriso in più a fine giornata.

Quando la mamma si sedette un giorno in cucina con Sergio sulle ginocchia, notò nei suoi occhi il riflesso di quegli stessi cieli dagosto che aveva visto in Fiorella neonato. Per la prima volta sorrise senza rimpianti: Hai ragione tu, Fiorella. La felicità non si misura da quanto somigliamo agli altri, ma da quanto impariamo a volerci bene comunque siamo.

Ludovica, da lontano, spediva cartoline con paesaggi strani e silenzi pieni. Nessuno seppe mai se trovò davvero ciò che cercava, ma per Fiorella era arrivato il tempo della pace: bastava la vicinanza dei pochi che lamavano per curare tutte le distanze.

E ogni tanto, nelle sere dautunno, quando Sergio e Carlo si addormentavano sul divano, Fiorella passava in rassegna le vecchie fotografie, ripensando a ciò che era stata: un mistero, una domanda, una bimba troppo uguale a sé stessa per poter essere mai uguale agli altri.

Ora finalmente sapeva che essere diversa non era un difetto, ma il suo dono più grande. E per la prima volta nella vita, chiudendo gli occhi, non cercava più di nascondersi dal mondo.

Sapeva di aver trovato la risposta, e di essereogni giorno, ogni attimoesattamente nel posto a cui apparteneva.

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La mamma la stringeva forte a sé, la baciava e si domandava: «A chi somiglierà mai?» E sospirava. Gli amici erano stupiti e si ponevano la stessa domanda. Forse qualche conoscente aveva messo delle idee strane in testa al marito, forse era la suocera ad aver sospettato qualcosa, o forse Vittorio stesso aveva iniziato a dubitare della fedeltà della moglie, ma un giorno tornò a casa dal lavoro con il broncio.