La vicina rubava di notte sacchi del mio letame. Ieri ci ho aggiunto generosamente del lievito

Ascolta questa: la mia vicina rubava il mio compost a sacchi, di notte! Proprio ieri, gli ho aggiunto una buona manciata di lievito, con una generosità tutta mia.

Sei stata di nuovo nella mia catasta con i secchi? non era neanche una domanda, era un dato di fatto.

Lorena, la mia vicina al di là della siepe, manco si scomponeva. Era ferma in mezzo al suo orto, appoggiata alla zappa, e mi guardava come se io lavessi accusata ingiustamente di qualche crimine.
Dai, Giulia, ma che ti scaldi a fare? Ne hai a mucchi! Cosa ti costa condividerne un po’ con una vicina, la tua amica dinfanzia?

Non è un bene che regalo via, Lorena. Ho pagato cinquemila euro per il carico, più la consegna, ho detto, indicando la pila ormai smilza sul mio terreno sul retro. Ed è roba mia.

Ma figurati! ella ha alzato gli occhi al cielo, facendo la commedia. Ho preso due secchi, per i miei cetrioli! Io campo di una pensione ridicola, mica posso comprare camion di concime come certe signore.

Le bastava poco per fare la vittima: Lorena sapeva toccare i punti giusti. Era sempre colpa di qualcun altro: i politici, la grandine, le tempeste solari Oppure di me, ovviamente, perché i miei pomodori maturano sempre prima dei suoi.

Sono rientrata che sentivo la rabbia in gola. Non erano quei due secchi, né i soldi. Era la sua faccia tosta, il sentirsi presa in giro.

Sai cosè? Ogni notte, verso le due, sentivo quel rumore inconfondibile: non era una toccata e fuga col secchio, no: Lorena faceva incetta, riempiva sacchi neri da muratore e si portava via scorte strategiche, da vera Napoleone.

Antonio se ne stava in cucina, sgranocchiando una fetta di pane col prosciutto e facendo le parole crociate.
Ancora? ha borbottato senza alzare gli occhi.
Ancora. E mi ha pure dato della tirchia.
Metti una trappola, allora.
E poi che dico se la vicina si trova senza una gamba? Qua ci vuole furbizia, non forza bruta.

Ho guardato fuori dalla finestra, verso la sua serra il vanto del quartiere. Lorena si vantava sempre che aveva semi speciali e le sue mani erano magiche. Beh, sì, soprattutto quando affondavano nella roba degli altri.

Quella notte ero inquieta, e non riuscivo a dormire. Sentivo i cani lontano, il frinire dei grilli e a un tratto di nuovo quello scricchiolio. La sua pala affondava bella decisa nel mio compost. Io lavevo curato, coperto, protetto, e lei veniva tranquilla a prenderselo come fosse il Supermercato.

La mattina dopo sono uscita: Lorena era già in mezzo alle sue piante.
Buongiorno, Giulietta! fa, tutta allegra. Ti si stanno ingiallendo le zucchine, problemi?

Era raggiante d’altra parte, dal tracciato lasciato, erano andati via almeno tre sacchi quella notte.
Ciao Lorena. Non canto vittoria troppo presto, eh.

Mi avvio verso la rimessa e vedo, sulla mensola dei prodotti da giardino: semi, concimi e una grossa confezione gialla di lievito secco per le fragole. Mi si accende la lampadina.

Lei nasconde tutto il malloppo in quei pesanti sacchi da edilizia, belli chiusi, lasciandoli nella serra a maturare. Con quel caldo e quellumidità lì dentro lambiente perfetto per una mini fabbrica di fermentazione.

Allora prendo un secchio dacqua calda, ci butto lultimo zucchero della dispensa e vado di lievito intero. La mistura inizia a gorgogliare, fa bollicine e un profumo dolciastro mi fa tornare il sorriso.

Aspetto la sera, che Lorena ancora non è uscita per la sua missione speciale, e con passi felpati passo dal retro. So dove sgattaiola di solito, proprio da quella breccia nella rete. Ecco dove verso tutto il composto arricchito, mescolando bene in superficie. Vuoi la roba mia? Prendila ma ora con il mio tocco personale.

Rientro, lavo le mani e mi metto a letto. Mi sento in pace.
Che hai da sorridere? mugugna sonnolento Antonio.
Farò sogni bellissimi stanotte, sussurro e mi infilo sotto la coperta.

La notte fila via silenziosa. Nemmeno un rumore, Lorena era stata proprio cauta stavolta.

Ma la sveglia mi è arrivata a tradimento, altro che caffè o canto degli uccellini: un urlo secco, da far tremare anche il parroco in chiesa.

Io e Antonio ci siamo catapultati dal letto, lui in mutande alla finestra.
Che diavolo succede?!

Io mi infilo la vestaglia ed esco in veranda. Laria frizzante del mattino aveva un odore strano, quasi acidulo Lorena era lí davanti alla sua nuova serra di policarbonato, spalancata.

Sembrava uscita da un cartone animato: tutta cosparsa di macchie marroni, pitturata con gusto. Mi avvicino al cancello tutta sorpresa.
Lorena, che ti è successo? Hai allagato la serra?

Lei si gira piano, terrorizzata e impiastricciata.
Èè esploso tutto! Giulia! Vive, quella roba!

Do unocchiata nella serra e mi serve tutto il mio autocontrollo per non scoppiare a ridere. Sembra il dopo festival di qualche battaglia: i sacchi, ieri ordinati a piramide, erano esplosi come botti di san Silvestro.

Il lievito, a contatto con un ambiente caldo e umido, chiuso nei sacchi ben stretti, si è lanciato a fermentare come se non ci fosse un domani. Pressione su, su e poi il BOOM. Tutto sbattuto sulle pareti della serra, sulle piante, perfino sul soffitto. Le piantine di peperoni parevano sopravvissute a un bombardamento. E Lorena, la star della mattina, era il bersaglio.

Ma che ti è scoppiato dentro, scusa? faccio io, con la mia aria più innocente possibile.

I sacchi! strilla. Entro a controllare e uno scoppia, poi laltro! Giulia, che ci hai buttato dentro?!
Io? spalanco gli occhi. Lorena, il mio compost è roba mia, mica ci butto pozioni magiche. Solo quello che produce la vacca.

Come sia finito tutto bello impacchettato lì nella tua serra, invece, sono misteri da scoprire.

Lorena è rimasta di sasso. Si leggeva in faccia il dilemma: se ammette che è mio, ha rubato; se fosse suo, come spiega la bomba biologica? Era letteralmente e metaforicamente a mollo.

Questa è una trappola! ha urlato, quasi piangendo. Tu volevi avvelenarmi!
Con concime bio? O forse la tua serra è stregata? O sarà che la tua mano magica si è emozionata troppo?

Antonio è uscito, ha squadrato la scena, si è morso le labbra per non scoppiare a ridere e se ne è tornato dentro. Lorena ha iniziato a lavarsi con il tubo, ma lodore sarà durato almeno un mese, te lo assicuro. Un profumo non proprio da Chanel.

Tutto il paese ha iniziato a parlare delle esplosioni teoria dellalambicco clandestino, meteorite, tutto girava. Lei zitta, a raschiare la serra tutto il giorno. Ha dovuto svuotare la terra, buttare tutto e ripartire da zero: la super concimazione era troppo anche per la sua flora resistente. Quella sera, niente invito per il tè sul portico: segnale storico.

Una settimana dopo ho ordinato un altro carico di stallatico. Messo al solito posto, ma quella notte, zero rumori. Neanche uno. Niente passaggi sospetti.

Al mattino ho trovato la mia catasta intatta, sotto la luce della luna. Nessuno aveva osato. Lorena ha camminato dritta dritta davanti al mio cancello, senza guardarmi. Ora compra il concime al negozio, pagandolo di tasca sua sacchi belli colorati e firmati.

Ciao, vicina! le ho gridato. Come vanno i tuoi peperoni?

Si è fermata, mi ha guardata. Neanche una briciola di pentimento, solo il terrore di nuove magie chimiche nei miei sacchi.

Crescono, ha brontolato. Faccio da sola, senza lelemosina tua.

Perfetto. Se vuoi, ho una ricetta speciale tutta per te, la conosci già.

Lei ha sputato, stizzita, e si è rintanata in casa dritta come un fuso. Io sono rientrata, mi sono fatta un tè nero bello forte e mi sono seduta tranquilla.

Mi sentivo in pace: né soddisfatta, né trionfante. Semplicemente, ognuno al suo posto e ciò che è mio rimane mio. Le regole si capiscono bene, non servono muri: chi si impiccia degli altri deve essere pronto alle conseguenze.

E il lievito secco? Sempre pronto, sulla mensola alta. Non si sa mai, se unaltra coccinella vorrà testare la mia generosità. Bisogna sapersi adeguare, mica sempre fare la guerra diretta.

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