Le Chiavi

Le Chiavi

Lo amo! E tu vieni a parlarmi di sciocchezze! Non voglio ascoltare niente! Sei solo gelosa e per questo ti intrometti! Lasciami in pace! Fatti gli affari tuoi!

Giulia non sta semplicemente urlando. Sta gridando tanto forte che il signor Roberto, lanziano vicino un po sordo, smette di trafficare nel suo box auto a Bologna e si gira per capire cosa stia succedendo. Non essendo mai stato un tipo curioso, vuol dire soltanto una cosa: Giulia sta gridando troppo forte.

E se lo chiede da tempo, il perché.

O almeno così crede.

Perché, per Giulia, linnamoramento è uno stato dellanima. Se capita qualche pausa, è così breve che se ne accorgono solo coloro che la conoscono come le proprie tasche: sua madre e sua sorella. Ma ormai la mamma non cè più e sua sorella Claudia si rifiuta di capire Giulia.

Eppure, senza quello stupendo stato danimo, Giulia non viveva, sopravviveva. Lo sguardo perso, i pensieri confusi le impedivano di concentrarsi, e il sistema nervoso le faceva brutti scherzi tanto che le colleghe si allontanavano con un:

Ma te lo vuoi prendere un calmante, Giulietta? Sei sempre più agitata!

Giulietta allora tirava su le labbra, digrignava i denti e pensava il peggio di quelle strane donne.

Tanto loro avranno la vita a posto, si diceva! Mariti a casa che le aspettano, figli che scorazzano tra un campo da calcio e una giostra… E lei? Niente casa, niente marito! E neppure in vista! Certo, un figlio ce lha Marco ma fortunato proprio no. Anche nei confronti dei cugini, Marco perde su tutti i fronti. Claudia, la sorella, ha figli molto più svegli e brillanti. Matteo, il maggiore, gioca nella scuola calcio e prende ottimi voti, sfatando mitologie su gambe e cervelli, mentre Martina canta e balla nellensemble che fa concorsi e festival in giro per lItalia. A nemmeno dieci anni, Martina ha già visto più cose della sua zia in tutta la vita, e questo a Giulia brucia assai.

Perché così? Giulia da bambina ha cambiato mille corsi e attività, senza mai raggiungere grandi risultati proprio perché si stancava in fretta. Che ci poteva fare? Il cuore non lo comandi! Se perdeva interesse, mollava e cercava altro.

È giusto vivere così! Seguire la voce dentro! Tanto una vita sola cè e nessuno ti regala la felicità su un piatto dargento: Prendila, Giulietta! Non fare complimenti! È tutta per te!. Questa, Giulia laveva imparata in fretta, vedendo Claudia a sgobbare sui libri mentre lei si preparava per la discoteca:

Guarda che impari troppo! E poi chi ti sposa? Ricordi cosa diceva la nonna: una donna non deve essere più intelligente delluomo! I ragazzi nemmeno ti guardano!

E chi se ne frega dei ragazzi adesso? E poi non era esattamente quello che diceva la nonna!

Invece sì! Me lo ricordo!

Ricordi male. Diceva che una donna intelligente non mostra mai la sua superiorità alluomo, se lo ama. È diverso!

Vabbè lasciami stare! Aiutami piuttosto con i capelli! Federico mi aspetta!

Giulia fuggiva allappuntamento, Claudia si rinfilava sul divano con un romanzo. Due ore di pace erano un lusso in casa nostra.

Certo, Claudia amava la sorella. Sempre, era ovvio. Non aveva altro che lei, e conosceva il carattere fragile di Giulia quasi quanto il proprio. Non era cattiva, Giulia. Sconclusionata e insicura, sì, ma non cattiva. Anzi, di dolcezza e bontà ne aveva più di Claudia. Giulia raccoglieva animali randagi per strada: i due gatti e la cagna Milly entrarono in famiglia per sua insistenza e campavano grazie alle cure di Giulia. I genitori, sapendo che Giulia non avrebbe ceduto, permisero gli animali a patto che non trasformasse la casa in uno zoo. Lei si occupava di tutto. A volte sembrava addirittura che Giulia amasse più gli animali degli esseri umani.

Giuly, mamma ci ha chiesto di andare dalla nonna a dare una mano.

Vai tu, dai, io ho da fare!

Ma che devi fare?

Che ti importa? Cose importanti! Nerone zoppica, lo porto dal veterinario.

Sono giorni che zoppica.

E allora?! Questo non centra con i problemi della nonna! Lei se la cava da sola! Ma Nerone è un gatto! Dipende da me!

Si finiva sempre a litigare. Claudia aiutava la nonna, Giulia si preparava con la maglia più bella. Federico era già sotto il portone, e il gatto era solo una scusa per non dover fare le pulizie.

Le scuole finirono in modo diverso: Claudia con il massimo dei voti, Giulia così-così. Nella media. Come tante.

Per lei la scelta non era mai stata difficile: Giulia voleva diventare pasticciera. Lamore per i dolci era nato in lei da bambina, ipnotizzata dalle vetrine delle pasticcerie di Modena dal profumo di baba e bignè. Però, più che mangiarli, preferiva guardarli; dava spesso le paste alla sorella e poi andava a modellare fiori di marzapane con la plastilina.

Anche poi le strade delle due sorelle si separarono.

Claudia andò a stare dalla nonna malata vicino alluniversità di Parma e fu un vantaggio per tutti. La nonna aveva la compagnia e la cura, Claudia dormiva unora in più alla mattina e ritrovava serenità. La nonna, prima di andarsene, conobbe il suo primo pronipote e lo tenne tra le braccia. Quando la nonna morì, Matteo aveva solo due anni. Un anno intero combatté Claudia con linvalidità e il dolore, ma il cuore della nonna non resse, e Claudia pianse amaramente quella donna che le aveva donato così tanto amore.

I genitori delle sorelle accettarono senza discussioni la decisione della nonna: la casa di Parma per Claudia che se lera meritata.

Giulia non si oppose. In quel periodo era tutta presa dallennesima storia importante: lamore! O almeno così pensava

In realtà, quelluomo la vedeva appena. Gli bastava che Giulia andasse a casa sua a pulire, cucinare, lavare i vestiti e poi via, senza mai dormire insieme.

Sono un vecchio lupo solitario, Giuliettina. Mi pesa cambiare abitudini.

Con aria sognante, lui la spediva a riordinare e la congedava con uno dei suoi soliti discorsi:

Larte mi chiede sacrifici, lo sai! Devo vivere per lei! Ma tu capisci, la mia vita è strapiena amore, lavoro, problemi sono stanco!

Giulia annuiva comprensiva, ricordando il ritratto sghembo che lui le aveva fatto e lasciato a prendere polvere in un angolo dello studio. Nessuno laveva mai ritratta prima. Quel ritratto era la prova che almeno per qualcuno lei aveva ispirato qualcosa.

Se lo riprese il quadro il giorno in cui comunicò a quelluomo che aspettava un figlio.

Era un pomeriggio di primavera e Giulia camminava sotto i portici di Padova, abbagliata dal sole. Dentro di lei le speranze volavano altissime. Una nuova vita, un piccolo miracolo.

Ma il miracolo svanì in un soffio. Il suo uomo reagì malissimo:

Un figlio? Ma sei matta?

Fine della storia, e fine di tutte le illusioni di Giulia, in mille pezzi. Non cercò neppure di ricomporre la propria dignità calpestata. Chiese solo di potersi riprendere il suo ritratto.

Per ricordo

Lui accettò e Giulia passò la sera a fare a pezzi il quadro, mormorando:

Un giorno avrò tutto! E tu niente!

Non le interessò mai sapere che fine avesse fatto quelluomo. Il bambino, invece, nacque. Ma non portò con sé la felicità sperata. Giulia cercava nel figlio il carisma del padre e non riconosceva nulla di speciale. Marco era un ragazzo tranquillo, discreto. Non aveva proprio talento per larte, amava solo giocare a calcio e a scacchi. Si iscrisse da solo a un circolo di scacchi, e andava dopo scuola, sospirando con aria sognante quando la madre lo interrogava:

Ma che ci trovi di bello là? Che noia!

Noia? Per Marco era come un ballo meraviglioso, e studiava partite con la stessa attenzione con cui si ascolta una musica segreta. Gli piaceva, ma lo faceva solo quando la mamma non lo vedeva; Giulia detestava quelle danze:

I balli non sono per i ragazzi! Smettila!

Lunica che lo capiva davvero era la cugina Martina. Per Marco, i litigi tra sua madre e la zia erano incomprensibili, ma la nonna aveva sempre detto che la famiglia è la famiglia, e non si rinnega mai. Questo laveva imparato, ma non capiva perché sua madre non apprezzasse il dono di una sorella come Claudia. Con Matteo aveva un rapporto tranquillo, ma era Martina la sua complice del cuore. Lei capiva i suoi sogni, e gli chiedeva:

La senti anche tu la musica, Marco?

Sì. Una musica lieve, bellissima

Penso di sentirla anchio Vieni che ti mostro!

Martina ballava in camera, trasmettendo ciò che sentiva, e Marco sapeva: non è solo. Cè chi lo capisce.

Ma i bambini non scelgono con chi stare: sono i grandi a decidere. E la madre di Marco cambiava idea continuamente. Dopo lennesimo litigio con Claudia, Giulia gli proibiva di vedere i cugini.

Marco era senza difese e lottava a modo suo: scenate, scioperi. Non mangiava, sicuro che alla fine la madre avrebbe ceduto:

Fai come vuoi! Non ne posso più delle tue lagne!

Non sapeva i veri motivi dei litigi tra le sorelle. Dopo la nascita di Marco, Claudia aveva aiutato Giulia il più possibile, ma fu cacciata da casa dopo lennesima delusione amorosa e la rivelazione sul destino della casa lasciata dalla nonna.

È ingiusto! Io sono nipote quanto te!

Giulia, mica te lho chiesto io! Se vuoi vendiamo e dividiamo! Non voglio litigare!

No! Non mi servono le tue elemosine! La nonna ti ha sempre preferito! E io io non sono stata mai amata da nessuno!

Giulia, non è vero! E io? E mamma e papà?

Che amore è se non mi capite? Pensi che io voglia la casa? No! Voglio solo sapere che in famiglia qualcuno mi ama!

Giulia

Basta, lasciami! Non voglio sentire altro!

E il rancore si è insinuato tra le sorelle. Intessendo un nido, sussurrando e risvegliando nella memoria vecchie gelosie e piccole ingiustizie. Ricordi la bambola rosa di Claudia? Perché la tua era verde? La nonna ti preferiva, Giulia! E tutti quei regali e le scelte, la casa separata, il lavoro migliore Tutti mattoncini del tuo sogno, Giulia, che però non si è costruito mai come volevi tu. Alla fine tutto quello che poteva rendere una casa vera lha avuta solo tua sorella! Ma è davvero migliore di te? No! Lei non ha il volo, il sogno, la fame di vita che hai tu! Lamore per te è un brivido, un salto nel vuoto. E solo tu, Giulia, conosci la chiave di quellamore che regala la felicità, ma a pochi.

Anche Claudia sentiva ogni tanto il morso dellingiustizia, ma da parte sua il nido di rancore era fragile e faceva fatica anche a restare insieme. Bastava poco per farlo volare via e lasciare spazio al desiderio di abbracciare la sorella. A ogni ennesima accusa urlata, Claudia sospirava:

Ma come fai a dire una cosa così? Siamo sorelle!

Si sentiva una pesciolina fuori dallacqua. Insieme erano state tutto, e ora rompere quel filo era facile, ma ricomporlo quasi impossibile.

Dopo la morte dei genitori, uno dopo laltro, la disperazione invase le sorelle.

Cla, ma perché?! Erano così giovani! Dovevano vivere ancora!

Giuly, il destino non si comanda. Abbiamo fatto tutto il possibile, il resto non dipende da noi Claudia abbracciava la sorella, devastata.

Non è giusto!

La vita non lo è mai fino in fondo. Sembra che premi i migliori, ma non è mai vero

Sì, lo so. In realtà va diversamente

La rinuncia alleredità in favore della sorella permise un po di tregua. Giulia si tranquillizzò, cominciò a pensare ai documenti per la casa dei genitori.

Pensavo che ti prendessi anche questa.

Mormorò sistemandosi il cappuccio e senza guardare Claudia.

Erano davanti allo studio del notaio, aspettando Federico, che le doveva riportare a casa.

Giulia, ma che dici? Siamo sorelle, mica estranee!

Boh, ci sentiamo parenti, ma tu non mi hai mai capita.

E tu me? Ma conta davvero così tanto?

E come no! Se non ci si comprende, che ci si sta a fare insieme?

Forse per provarci almeno. Niente si conquista facile, lo sai anche tu!

Questo sì, io lo so, più di te! Per te è stato sempre tutto facile! Marito, casa, figli io sempre sola!

Giulia, non è vero Dai, lascia stare. E Marco? Eh? Lui ti vuole bene!

Marco fa la sua vita! Ormai quasi non lo vedo! Sto sempre fuori per lavoro, lui sta più da te che con me!

Si trova bene da noi. Cè tranquillità

Ecco! Allora vedi che dico? Claudia, sei insopportabile! Mi vuoi dire che sono una cattiva madre, eh?! Che ti ho fatto?!

Giulia, non urlare. Non lho mai detto! Che ti inventi?!

Tutta la vita! Tu perfetta, figli perfetti e io così. E il mio Marco pure peggio! Sta sempre fuori, ti cerca!

Oh, signore! Ti rendi conto di quello che dici?

Quando Federico trovò la moglie in lacrime, la abbracciò.

Ma perché ti tratta così? Perché?

Ha un caratteraccio. Finché non le succede qualcosa, non cambia

Claudia, sentendo queste parole, smise di piangere.

Non dirlo più! E se succedesse davvero qualcosa? Federico, lei mi fa pena

Meno male che la compatisci! Non lo capisce adesso lamore, magari non lo capirà mai.

Ma resta sempre mia sorella! E io la amerò sempre! Più di chiunque altro, finché Marco non sarà grande.

La pace, anche se fragile, va meglio di una guerra. E Claudia cercò sempre di ricucire la linea sottile che ancora le univa.

Gli uomini nella vita di Giulia entravano e sparivano lasciando solo amarezza. Perché non riuscivano mai a tenere la chiave della felicità che lei voleva offrire a tutti?

Marco, durante i periodi romantici della madre, viveva quasi sempre a casa della zia. Nessun problema: tra Claudia e Federico lo trattavano come un figlio. Nella camera di Matteo cerano i letti a castello, sui banchi i computer per giocare in compagnia la sera:

Martina! Così non vale! Facciamo la squadra, almeno! Contro te due siamo spacciati!

Claudia, raccontando i successi del nipote alla sorella, sospirava:

Marco è proprio sveglio! Dovresti mandarlo alla scuola di matematica.

Ma va bene anche così! Mi fa comodo che stia a scuola con Matteo e poi cè sempre te per un occhio!

Ma quando dorme da te è sempre stanco il giorno dopo.

Allora fallo stare da te per un po. Lo sai in che situazione sono io. Sto appena rimettendo insieme i pezzi della mia vita.

Daccordo. Nessun problema.

Grazie! Riccardo è fantastico! Marco gli piace, vuole che diventiamo una famiglia!

Ti ha fatto la proposta?

Ancora no, ma tutto va in quella direzione. Basta che non mi mettiate i bastoni fra le ruote! Aiutatemi! È la mia occasione!

Ma certo

Claudia stringeva i denti: Riccardo la convinceva poco. Troppo pieno di sé, troppo sarcastico. Le sue battute erano spesso ambigue e lasciavano Claudia a disagio. Limportante era Marco. Giulia respirava a pieni polmoni aria di Riccardo ma il figlio si allontanava sempre più, stando il più possibile con la zia.

Claudia difendeva il nipote, cercava di non litigare con Giulia, ma la rottura era dietro langolo. Si capiva da subito che Riccardo aveva degli scopi.

Che Riccardo volesse vendere la casa lasciata a Giulia dai genitori, Claudia lo scoprì per caso.

Una sera tornando a casa dopo il lavoro, inciampò tra scarpe e scarponcini buttati a terra nellingresso. Le scarpe di Matteo erano vicine a quelle di Marco, infangate da far paura.

Ragazzi! Chi cè in casa?! Ma che disastro è questo?!

Martina, sbucando dalla stanza dei ragazzi, si fece piccola piccola.

Mamma

Che è successo? Claudia si allarmò al vederla agitata.

Mamma, calmati, eh? Marco ci abbiamo messo il ghiaccio, ma non si è sgonfiato

Claudia piombò di sopra senza ascoltare oltre. Marco era sdraiato sul letto a castello, la faccia rivolta al muro e una busta di ghiaccio premuta sulla guancia infiammata.

Amore Che è successo?

Niente

La voce di Marco suonava cupa, mortificata. Claudia capì che era qualcosa di grave, perché Marco normalmente non sa tenersi dentro nulla, figuriamoci con lei che lo aveva praticamente cresciuto.

Si sedette sulla sponda e gli accarezzò la testa.

Scendi, parliamone. Ti prego

No!

Questo era serio. Claudia sospirò, richiamò gli altri in cucina a sistemare la spesa, si cambiò in modo svelto, tolse i tailleur e infilò i pantaloni comodi di casa, poi tornò dai ragazzi.

Spostati si arrampicò di sopra e abbracciò Marco, sfiorando il livido . Riccardo?

La risposta era ovvia. Marco piangeva appoggiato a lei, perché sapeva che la zia lo avrebbe capito. Non cè giustizia quando vuoi proteggere tua madre e un uomo adulto ti strattona urlandoti:

Tu vuoi insegnare a me? Ma chi credi di essere?! Fatti gli affari tuoi!

A Marco, Riccardo così non era mai sembrato. In quelluomo cadde ogni maschera. E Marco comprese: neanche lui amava veramente sua madre. Solo un interesse, e di certo non quello di renderla felice. Come diceva Martina?

Se ami si vede. Così difficile, Marco?

Moltissimo

Strano. Tu vedi la musica, no?

La vedo?

Non so come altro dirlo! La senti ma lamore è come la musica. Se la riconosci, sai come muoverti

Non tutti la sentono

Credi che tua madre non la senta?

Non la sente, non la vede. Vuole tanto, ma non ci riesce.

Peccato per lei

Peccato anche per me!

Marco era intervenuto in difesa della madre. Lo fermarono brutalmente. Si fece buio davanti agli occhi. E quando tornò in sé, vide quelli spaventati della madre e sentì il suo Perché, Marco? sussurrato.

Nientaltro venne detta. E Marco, nella sua stanza, restò a lungo a trattenere le lacrime. Da maschio, non doveva piangere. Per ogni emozione Riccardo aveva una frase sola:

Sei mica un uomo? Basta lacrimucce! Va a ordinare!

Quando fu più calmo, Marco raccolse le sue cose e andò da Claudia. Perché lì non deve vergognarsi. Lì lo capiscono.

Claudia, appena ascoltato il racconto, chiamò subito la sorella. Aspettò lunghi squilli cercando di trovare la calma necessaria. Litigare non serve, bisogna recuperare il rapporto. Marco ama sua madre e il fatto che lei lo abbia allontanato per un uomo non va assolutamente bene.

Non avendo risposta, chiamò Federico.

Dove sei? Ok, non salire, portami da Giulia. Scendo.

Mandò i bambini da Marco e tornò fuori così comera.

Che succede? Federico si fece serio.

Ti dico in macchina.

La discussione cominciò male. Giulia, scesa in cortile, era disperata: Riccardo, prese in fretta le sue cose, se nera appena andato insultandola di tutto punto.

Non capisci! Io lo amo! gridava Giulia alle domande della sorella, senza saper dare spiegazioni.

Ma chi ami, Giulia? Quelluomo che ha messo le mani addosso a tuo figlio?! Ma ragioni a volte? Sei ancora alla ricerca di un po di felicità, ma non vedi che lhai già accanto?! E Marco? Perché lo abbandoni così? È tuo figlio!

Ormai è più tuo che mio! Lhai portato via! Non vuole parlare con me! È tutta colpa tua! Tu mi hai portato via tutto!

Cosa ti avrei mai portato via?!

La mia vita! Le mie chiavi!

Quali chiavi?

Claudia si zittì, guardò la sorella come da fuori. Due donne che urlano in cortile, davanti a tutti. Ma questo non lo avrebbe mai voluto né la mamma né la nonna. Perché fa così male? Cosè che rischia di spezzarsi per sempre? È giusto così?

Poi abbassò la voce e ripeté:

Quali chiavi, Giulia? Di cosa stai parlando?

Le chiavi della felicità sussurrò Giulia, asciugandosi le lacrime di rabbia . Tu ce le hai! E io?

Solo allora Claudia capì davvero. Tirò un respiro, poi si avvicinò, trascinandola quasi nellabbraccio che era un tempo della mamma.

Vieni qui, su! Ma, Giuly, che tesoro che sei

Scema dici? Volevi dire questo? si svincolò Giulia, ma Claudia la strinse ancora più forte.

No! Non lo penso! Sei solo molto sensibile. Hai tanto bisogno damore. Lo capisco. Ma non chiedermi di capire come puoi scambiare un figlio per qualcuno Non è giusto, Giulia, e lo sai. Le chiavi non te le ho portate via io, credimi. Ne ho già di mie da gestire! Ma sì, fra noi cè una differenza.

Quale? Giulia si lascio andare, nascondendo il viso sulla spalla della sorella.

Tu vuoi sempre dare le tue chiavi a qualcuno, io le tengo per me.

E qual è il modo giusto?

Boh, lo dirà la vita.

Mi sa che già me lha detto Come farò adesso? Così non servo più a nessuno!

Servi a me. Non basta? E a Marco! Non ti basta davvero?

Non lo so

Parti da qui. Per tutto il resto, cè tempo.

E se poi non arriva?

Allora, semplicemente, stavi tentando di aprire la porta sbagliata. E la chiave giusta rimarrà inutilizzata. Vuoi passare tutta la vita in un corridoio, senza mai entrare da nessuna porta?

No!

E brava! Vai da tuo figlio?

Non mi perdonerà mai

Eh, Giulia! Marco capisce più cose della vita della sua stessa mamma. Ma sarà dura. È molto ferito.

Lo immagino

E allora diamoci una mossa! Sei mamma o una zia qualsiasi?!

Claudia!

Forza, in macchina! Federico, passa un fazzoletto dal cruscotto che sistemiamo questa qui, poi si va! I ragazzi stanno aspettando!

Un patrigno, Marco, lo avrà. Più avanti. Giulia troverà la sua felicità o qualcosa che le somiglia. Marco sceglierà di restare nel nido di Claudia quella sarà la sua casa, non la nuova di Giulia dove piangerà una sorellina neonata. E Giulia farà di tutto perché suo figlio sappia che lo ama e lo aspetta. Luomo della vita di Giulia sarà molto più saggio; saprà dare tempo a Marco, ricostruire un rapporto che diventerà forte e vero, più di qualunque legame di sangue.

E un giorno, salutando tutti in stazione prima di partire per il servizio, Marco abbraccerà i suoi cari, stringerà la mano al patrigno e gli dirà:

Abbi cura di mamma!

E il nuovo compagno di Giulia, alto, con una spruzzata dargento nei capelli, risponderà stringendogli la mano:

E tu, abbi cura di te, ragazzo mio! Ti aspettiamo!

Lo so!

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