Le ha dato una lezione che non dimenticherà mai!

Diario personale, 15 maggio

A volte penso proprio a come, dalle nostre parti, la gente giudichi tanto in fretta. Cè quel detto vecchio come il mondo: “Labito non fa il monaco”, ma quanti davvero ci credono? Oggi al mio showroom a Milano ho imparato e insegnato qualcosa che non dimenticherò mai.

Il pomeriggio scorreva quieto tra il profumo intenso di pelle italiana e qualche goccia leggera di profumo francese dispersa nellaria. Ero appena rientrata da una pausa caffè, indossando il mio solito trench senape, niente di particolare, quello che mi permette di mescolarmi tra la folla della città senza farmi notare. Mi sono fermata davanti alla nuova vetrina, dove spiccava una borsa artigianale che avevo fatto arrivare appositamente da Firenze.

Non ho neanche avuto il tempo di sfiorarla che un commesso Matteo, alto, pettinato con una cura maniacale si è parato davanti a me con uno sguardo che non lasciava spazio ai dubbi.

«Signora, quella borsa costa più di quanto lei guadagni in un anno. Un consiglio: le conviene guardare la vetrina di là; questa è roba da veri intenditori,» ha sibilato, senza abbassare la voce.

Ho lasciato che le sue parole si posassero qualche secondo nellaria, poi ho preso il cellulare dal taschino. Senza fretta, ho sbloccato lapp di gestione dello store e gli ho mostrato chiaramente la schermata, dove il mio nome Giulia Bianchi, proprietaria e principale investitrice era ben visibile con tutti i permessi.

«Davvero curioso, Matteo. Secondo questo sistema, ho appena confermato il licenziamento immediato del responsabile di sala. Vuoi indovinare chi è?»

Lui è rimasto di sasso, con lo sguardo che rimbalzava tra il mio viso e lo schermo. Ha deglutito rumorosamente, il suo tono arrogante trasformato in uno smarrimento improvviso.

«Mi perdoni… lei era allincontro con gli investitori stamattina, vero?»

Ho rimesso il telefono in tasca e mi sono avvicinata di mezzo passo, abbastanza perché sentisse la fermezza nella mia voce: «Sono la persona a cui appartiene questo negozio, e tu sei la persona che non lavorerà più qui da questo momento.»

Ho premuto un tasto, quello che chiama i responsabili della sicurezza dallapp. In pochi secondi, due addetti Vittorio e Salvatore, persone di poche parole e mani grandi sono spuntati silenziosi da dietro gli scaffali. Matteo, sempre più pallido, ha tentato una goffa scusa, ma era già tutto scritto: i ragazzi lo hanno accompagnato, senza una parola di troppo, verso luscita di servizio.

Dopo averlo seguito con lo sguardo, mi sono riavvicinata alla vetrina, ho sistemato con delicatezza la stessa borsa che lui voleva allontanarmi e mi sono rivolta a Martina, la giovane apprendista che aveva osservato tutta la scena nascosta tra i corridoi.

«Ricordati, cara: il denaro non ha bisogno di parlare. La vera ricchezza cammina in punta di piedi, ma il rispetto, quello sì che deve farsi sentire con forza, per ogni persona che entra da questa porta. Non importa come sia vestito.»

Da quella sera lo store ha cambiato volto; tutti dicono che sia diventato il negozio più accogliente di Milano.

E la lezione è rimasta: non giudicare mai nessuno dallapparenza. In questa città, non sai mai davvero chi potresti avere davanti.

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Le ha dato una lezione che non dimenticherà mai!