— Yuri, questi gatti vivono qui da prima ancora che ci conoscessimo. Per quale motivo dovrei improvvisamente mandarli via? — chiese Anya con voce gelida. — Quello che mi stai proponendo si chiama tradimento…

Luca, queste gatte vivono qui da quando nemmeno ci conoscevamo. E perché mai dovrei sbarazzarmene? ho domandato a voce fredda. Quello che proponi tu si chiama tradimento

Abito in un piccolo paese nella provincia di Modena, immerso tra giardini e viali di tigli. Destate le stradine si nascondono sotto le fronde, le aiuole sono sempre in fiore e nellaria si mescolano i profumi dolci di gelsomino e magnolia. In un posto così, è facile fermarsi a riflettere sulla felicità, sulla vita, su ciò che davvero conta

Mamma non lho mai conosciuta: è morta quando ero piccolissima. Così a crescermi è stata zia Nina, la sorella di papà. Una donna semplice, con un lieve zoppicare e nessun compagno. Tutto il suo affetto lha riversato su di me. E per me non era zia, era semplicemente mamma Nina.

Mammina Nina, sono a casa! gridavo rincasando da scuola, dalle passeggiate lungo il Naviglio, poi più tardi dal liceo.

Tesoro mio! Come stai?

Mi ha insegnato a leggere molto presto: passavamo le sere a far finta di essere esploratrici, lei leggeva ad alta voce libri sugli animali Quella routine era tutta nostra.

Avevo dodici anni quando portai a casa un gattino magro e tremante, trovato sotto un cespuglio dopo la pioggia.

Mammina Nina, ha bisogno di aiuto Non ha nessuno!

Prendiamolo, amore, disse abbracciandomi.

Così arrivò Mimmi nella nostra vita. Qualche anno dopo fu mamma Nina, tornando dal lavoro in biblioteca, a portare una scatola con dentro un nuovo trovatello.

Annina, questa mattina qualcuno ha lasciato una scatola di gattini davanti al portone! raccontò stanca, togliendosi la sciarpa. Con le colleghe ce li siamo divise.

Mammina, ora abbiamo due gatte! Che bello!

Adoravo entrambe e, stranamente, anche Mimmi sembrava accettare la nuova arrivata, Luna: la annusò, poi la prese delicatamente per la collottola e la portò sul divano, dove la leccò per ore, proprio come avrebbe fatto una vera mamma.

Gli anni passavano e io prendevo su di me sempre più premure: facevo la spesa, pulivo, cucinavo. Sapevo quali medicine servivano a mamma Nina, ricordavo tutti i suoi medici e laccompagnavo alle visite. Stavamo bene così, tra libri, film, chiacchiere infinite su qualsiasi cosa.

Poi conobbi Luca a una mostra fotografica in centro a Mantova. Non nascosi niente di lui a mamma Nina. Lei, dal primo incontro, fu un po sospettosa, come se sentisse che Luca non fosse del tutto sincero. Poi si convinse che forse era solo gelosia materna.

La cosa più importante era la mia felicità e così mi lasciò andare. Luca ed io affittammo un bilocale a Modena: era linizio di una nuova vita.

Da allora tornavo da mamma Nina due volte la settimana, ogni martedì e sabato. Spesso invitavo anche Luca, ma lui trovava sempre una scusa per non venire.

Anna, dai, ci sono ancora quelle gatte Capiscimi: pelo ovunque, ciotole per terra, odore. Come facevi a sopportarlo?

Luca storceva il naso e rideva, io cercavo di sdrammatizzare.

Non immagini quanta gioia portano!

Gioia? A cosa servono?

Luca, sono buffe, si gonfiano giocando, fanno le fusa, inseguono le ciabatte, le palline. E quando si sdraiano sul petto un turbine di coccole.

A me non piacciono, Anna. Non prendertela mormorava. Quella è roba vostra, da donne. Io sto meglio a casa. Tu però cucina qualcosa di buono che mi manchi

Col tempo mamma Nina iniziò a stare peggio. Andavo a trovarla quasi tutti i giorni dopo il lavoro. Proposi a Luca di trasferirci nel vecchio appartamento di zia, ma lui non ne volle sapere. Da allora vivevo letteralmente in bilico fra due mondi.

Aumentò anche il lavoro in casa: lavatrici giornaliere, i pavimenti sempre da lavare col detersivo forte. Lodore di malattia e vecchiaia si faceva più intenso. Avevo paura, ma sapevo che la fine era ormai vicina.

Mamma Nina se ne andò allalba, dolcemente. Quella notte ero rimasta con lei fin oltre la mezzanotte: tante chiacchiere sottovoce, io che le leggevo una storia a voce bassa. Dopo aver lasciato accesa la lampada sul comodino, mi addormentai sul divano.

Mi svegliarono gli uccellini che cinguettavano in cortile. Mi lavai in fretta e corsi da lei.

Mammina Nina mamma

Presi il telefono.

Luca, mamma se nè andata sussurrai tra le lacrime.

Dopo il funerale sentii un vuoto terribile in fondo allanima. Non avevo più nessuno di davvero mio. Quella mattina, trovai sul pavimento vicino al letto una busta. Dentro cera il testamento e una lettera.

Mia dolcissima Anna,

So quanto ti farà male ora sentirmi lontana. Non hai più nessuno che ti abbracci o che ti baci la fronte. La tua mamma è andata via che eri bambina. Il tuo papà non cera. Solo io.

Amore mio, ti ho voluto un bene infinito, non dimenticarlo mai. In qualsiasi momento triste o felice, sarò con te.

Lappartamento è tutto tuo. Era già tuo, ora lo è anche legalmente. È importante che una donna abbia sempre uno spazio solo suo, anche se piccolo o modesto.

Anna, ti chiedo solo un favore: prenditi cura delle mie vecchiette. Mimmi e Luna hanno ormai solo te.

E sii felice! Ti amo.

La tua mamma Nina.

Leggevo e rileggevo la lettera stringendo le gatte tra le braccia. Erano lunico legame rimasto con la mia infanzia, con la mamma.

Decisi di trasferirmi nella casa di mamma Nina per rimetterla a nuovo, accudire le gatte e ricominciare da capo.

Luca si rifiutò di venire con me.

Anna, per ora viviamo separati, ok? Non posso stare con le tue gatte. E poi, quellodore di vecchio i suoi occhi si facevano sempre più freddi.

Mi fece molto male, ma in quei giorni il dolore della perdita sovrastava ogni altra emozione.

Piano piano mi rimisi in carreggiata. Giocavo con le gatte, ricominciavo a leggere, misi tende nuove, lavai ogni tappeto. Di Luca cominciammo a sentirci sempre meno. Col tempo, un pochino, mi sentii più libera.

Un pomeriggio, sento il campanello.

Luca? Ciao, entra pure, gli dico sorridendo.

Annuccia! Mi sei mancata! lui mi abbraccia forte. Caspita qui che aria accogliente E poi, non cè più lodore! Finalmente ti sei liberata delle gatte?

Mi scosto di colpo.

Cosa vuol dire, ti sei liberata?

Sai, quelle gatte di tua zia. Ricordo lodore tutti quei peli

Esplora il soggiorno.

Ma sono ancora qui?

Sul divano, Mimmi si lecca la zampa, Luna gioca col nastro.

Luca, queste gatte erano qui da prima che ci conoscessimo. Non le ho mai considerate un ostacolo.

Dai, Anna, non fare la bambina. Questa casa è splendida! Si potrebbe rifare tutto, mobili nuovi, sanitari nuovi e via le gatte!

Mi guarda fisso, quasi a volermi convincere con gli occhi. Ma non abbasso lo sguardo.

Luca, quello che chiedi tu si chiama tradire.

Ma che tradire, Anna! È buonsenso. Non ti dico di lasciarle per strada. Troviamo loro un rifugio. Addirittura ti dò dei soldi perché stanno lì, se vuoi. Basta che le porti via!

Addirittura mi dai dei soldi? scuoto la testa. Non capisci: non posso. Loro sono la mia famiglia, quanto io lo sono per loro.

Smettila, Anna. Pensa al futuro. Carriera, matrimonio, figli. Hai già una certa età

Pensaci bene. O la famiglia con me, o io me ne vado.

Parlava da uomo sicuro, quasi paternalistico, come se dovessi essere io a seguirlo. Era convinto che sarei stata felice del suo ragionamento, dei progetti di matrimonio e figli. Ma io sentivo solo unenorme stanchezza e una distanza incolmabile.

Nei suoi pensieri, le gatte erano solo peso e disagio. Non aveva mai compreso che erano, per me, il filo tenue che mi univa ancora a mamma Nina e alla mia infanzia.

Allimprovviso ho capito: non riuscirei mai a vivere sotto ricatto, sotto il peso di un do ut des. Lamore non è una partita a scacchi fatta di richieste e condizioni.

Come si può fare famiglia con chi vuole tagliare fuori coloro che ho salvato e amato insieme a mamma Nina?

Luca, vattene per favore. Ho bisogno di stare sola. Non ho ancora superato la morte di mamma Nina, e tu già mi metti sotto pressione. Vattene.

Vado, tranquilla. Ma pensaci! Io non inseguo nessuno, chi ha tempo non aspetti tempo!

Sbatté la porta con violenza. Il cristallo della credenza tremò, le gatte balzarono via spaventate. Io sentii un dolore acuto dentro, ma anche un sottile sollievo.

Mi lasciai cadere sul divano, strinsi forte Mimmi e Luna contro il petto, tra le lacrime e le fusa erano tutto ciò che mi restava di chi avevo amato.

Piccoline mie, dolci mie! Siete la mia famiglia e non vi lascerò mai! Mamma Nina, mi senti? Non vi lascerò mai!

Qualche giorno dopo, tornando tardi dal supermercato, vidi Luca nel cortile. Guardava le finestre della vecchia casa come se sperasse in un ripensamento. Appena mi vide, mosse un passo verso di me. Ma io alzai la mano e lo superai con fermezza:

No, Luca. Io resto con le mie gatte! dichiarai sparendo nel portone.

Chiusi la porta alle mie spalle: lì finiva ogni legame tra una ragazza fedele e un ragazzo incapace di capire.

Le mie gatte vissero quanto poterono, e ogni loro passo, ogni fusa, ogni pelo morbido mi ricordava la mamma, linfanzia serena, la giovinezza piena di affetto.

Perché famiglia non vuol dire soli legami di sangue. Famiglia è chi ti porti nel cuore, è il prendersi cura, esserci comunque, dare amore senza condizioni né tornaconti.

E non accettare mai il tradimento. Dove cè amore vero, cè solo lealtà e comprensione.

Pulito è dove nessuno sporca. E il calore vero lo dà solo chi ti ama sul serio, anche a casa.

E quando accanto al cuore ti fa le fusa un piccolo reattore damore peloso, allora sì che una casa è davvero casa.

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