Lei raccoglieva le monete dal pavimento. Ma nessuno sapeva chi fosse appena entrato nella sala.
Quel giorno il cinema di Firenze era pieno di gente.
Cera la prima di un nuovo cartone animato: grandi locandine colorate, laroma di popcorn nellaria e le voci allegre che rimbalzavano sulle pareti. Le persone facevano la fila, scambiandosi opinioni sugli orari e scegliendo i posti migliori.
Nessuno aveva fatto caso alla donna con il cappotto consunto, finché non si era avvicinata alla cassa.
Teneva la figlia per mano.
La bambina non aveva più di sette anni. I capelli ordinatamente intrecciati, ma gli abiti parlavano di una vita modestauna giacca datata e stivaletti che le stavano un po larghi.
La donna aprì lentamente il palmo della mano.
Cerano delle monete.
Spiccioli diversiun paio di euro, forse poco piùraccolti con fatica.
Li dispose con attenzione sul ripiano di vetro.
Sono per un biglietto bambino mormorò sottovoce. Per favore.
La cassiera guardò prima le monete, poi la donna.
Il suo sguardo si fece gelido.
Sul serio? rispose in modo brusco. Qui non è il mercato rionale.
La fila iniziò a mormorare.
La donna arrossì.
Ce nè esattamente per un biglietto, ho controllato più volte
La cassiera non la lasciò finire.
Con un gesto secco fece cadere le monete dal bancone.
Il rumore metallico risuonò in tutta la hall.
Le monete rotolarono via sul pavimento lucido.
La donna rimase immobile un momento.
Poi si inginocchiò.
Raccoglieva gli spicci uno ad uno, con le mani tremanti.
Alcune monete finirono tra i piedi della gente. Nessuno si chiese di aiutare.
La bambina fissava la madre, cercando di trattenere le lacrime.
Mamma, lascia stare sussurrò piano.
La cassiera indicò la porta.
Libera la fila, forza. Andatevene.
Nella sala calò il silenzio.
Non perché qualcuno provasse compassione.
Ma perché tutti avvertivano il disagio.
La donna radunò le ultime monete e si alzò.
Non protestò. Non cercò giustificazioni.
Prese solo la mano della figlia e si avviò verso luscita.
In quel momento le porte automatiche del cinema si aprirono.
Entrò un uomo in abito elegante.
Faceva parte della direzione. Era calmo, sicuro. Accanto a lui cera lamministratore del cinema.
Si fermò davanti a quella scena insolita.
La donna con gli occhi arrossati.
La bambina che cercava rifugio nel vecchio cappotto della madre.
Le monete dappertutto.
La cassiera con la faccia infastidita.
Luomo si avvicinò piano.
Cosa succede qui? domandò con voce pacata.
La cassiera cambiò espressione allistante.
Nulla di grave, solo un malinteso, tentennò.
Luomo posò lo sguardo sulla donna.
Desideravate un biglietto?
La donna annuì senza alzare gli occhi.
Ma non importa stavamo già andando via.
Osservò le monete nella mano della donna.
Guardò la cassa.
In un cinema nostro, non deve mai capitare che un bambino pianga per un biglietto, disse piano.
Non aveva alzato la voce,
ma le sue parole avevano un peso.
La cassiera impallidì.
Io non pensavo
E questa è la vera questione, rispose lui.
Si inginocchiò davanti alla bambina.
Quale cartone volevi vedere?
La bambina, timida, sussurrò il titolo.
Luomo sorrise.
Oggi lo vedrai. E ci saranno i posti migliori per voi.
Poi si rivolse allamministratore.
Si preoccupi che prendano i posti donore.
Una breve pausa.
E con il personale chiariremo la questione dopo.
Cadde il silenzio nella hall.
La stessa gente che un minuto prima aveva distolto gli occhi, ora fissava il pavimento.
Perché, a volte, basta solo una persona per ricordare che la dignità non si misura in euro né in monetine nel palmo della mano.
E che lumiliazione non potrà mai far parte di un buon servizio.



