Quando il volontario ha aperto il recinto, il mio piano è andato in frantumi

Quando il volontario apre il cancello del box, tutto quello che avevo immaginato si sgretola

Questo sabato entro nel canile di Milano con una decisione precisa e già ben radicata nel cuore. Da giorni sfoglio i profili sul sito: cerco lui, un elegante meticcio simile a un boxer, lo sguardo intelligente e un po velato di malinconia.

Nella mia mente ha già un nome: Ettore. Ogni sera lho immaginato, la nostra prima volta. Vedo già la scena: la porta che si apre, lui che corre verso di me, finalmente libero di mostrare gioia; vedo noi uscire insieme, due anime che si sono riconosciute al volo.

Sono convinto che andrà proprio così. Mi preparo a lunghe passeggiate nei parchi cittadini, magari sotto il sole dei Navigli, alle gite in montagna, alle sere tranquille nel mio appartamento tra le mura di Porta Romana. Sto andando a prendere un vero amico.

Ma nel momento in cui il volontario apre il box, il mio copione si dissolve. Ettore non viene verso di me. Nemmeno si muove. Emana solo un flebile guaito, abbassa la testa, quasi a scusarsi di non essere quello che immaginavo.

Faccio qualche passo avanti stringendo il guinzaglio nella mano.

Vieni, sussurro a bassa voce.

Lui solleva lo sguardo. Nei suoi occhi colgo qualcosa di più profondo della paura. Poi gira la testa indietro.

E a quel punto capisco tutto.

In un angolo, schiacciato contro la parete, cè un minuscolo batuffolo un cucciolo di appena due mesi, il pelo color panna screziato di grigio. Trema tutto come una foglia. Ma non guarda me.

I suoi occhi sono fissi su Ettore. E anche Ettore lo osserva con unintensità fatta di dolce responsabilità.

Fra loro esiste qualcosa di invisibile ma tangibile. Non si tratta soltanto di condividere lo stesso spazio. Si appoggiano luno allaltro. In mezzo alle voci, allodore del canile, si sono fatti casa, conforto, tepore reciproco.

Dimprovviso capisco: Ettore non è ostinato né diffidente. Non può venire via da solo. Il suo cuore è già accanto a quel cucciolo tremolante. Se ne portassi via uno soltanto, tradirei entrambi.

Mi volto verso la volontaria e sento nella voce la risposta che si è già formata dentro di me:

Posso prenderli tutti e due?

Sorride, come se aspettasse proprio questa domanda.

Dormono sempre abbracciati. Il piccolo si rifugia sotto la sua zampa.

Quando usciamo insieme dal canile, li vedo camminare uno accanto allaltro: incerti, però uniti. In macchina non sento nemmeno un lamento. Il cucciolo si acciambella e Ettore poggia delicatamente il suo testone sulla testolina dellamico.

Solo allora il piccolo chiude gli occhi. Sereno, fiducioso.

In quellistante comprendo tutto: ero venuto per prendere un cane. Sto tornando a casa con una famiglia.

A volte il cuore conosce strade che la ragione neanche immagina.

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