Quando il volontario aprì il recinto, il mio copione andò in frantumi
Quella mattina di sabato varcai la soglia del canile con una decisione ferma e il cuore già colmo di certezza. Lavevo cercato con cura sul sito un meticcio dal muso dalano, imponente ma dagli occhi profondi, e, forse, un po malinconici.
Nella mia mente portava già il nome di Leonardo. Giorni interi avevo immaginato il nostro primo incontro: la porta che si apre, lui che scatta verso di me senza trattenere la gioia, e poi noi due che usciamo assieme due anime che si sono finalmente trovate.
Ero sicuro: sarebbe andata così. Mi immaginavo lunghe passeggiate, gite nei parchi, serate serene sul divano di casa. Stavo andando a prendere un vero amico.
Ma quando il volontario aprì il recinto, tutto cambiò. Leonardo non corse incontro a me. Non si alzò nemmeno. Semplicemente guaì piano e abbassò la testa, quasi si scusasse di non corrispondere a ciò che avevo sperato.
Feci qualche passo verso di lui, stringendo forte il guinzaglio nella mano.
Dai, vieni, sussurrai quasi.
Lui alzò gli occhi su di me. In quel sguardo cera qualcosa di più grande della paura. Poi si voltò.
E in quel momento capii il perché.
In un angolo, quasi invisibile contro la parete, cera un cucciolo minuscolo un batuffolo dal pelo chiazzato, appena di due mesi. Tremo tutto, ma non guardava me.
Il suo sguardo era fisso su Leonardo. E Leonardo lo fissava con quello stesso sguardo di chi si è preso una responsabilità.
Tra loro cera qualcosa di invisibile ma tangibile. Non la semplice vicinanza nel box. Si sostenevano a vicenda. Nel trambusto del canile erano diventati casa luno per laltro. Rifugio, calore.
In quel momento capii: Leonardo non era testardo, né indifferente. Non poteva semplicemente andarsene da solo. Il suo cuore era già legato a quel cucciolo tremante. E se avessi portato via solo lui, li avrei traditi entrambi.
Guardai il volontario e sentii nelle mie parole ciò che già sentivo nel cuore:
Posso prenderli tutti e due?
Lei sorrise con unaria come se stesse aspettando quella domanda.
Dormono sempre insieme. Il piccolo si rifugia sotto la sua zampa.
Quando lasciammo il canile, camminavano uno accanto allaltro timidi, ma insieme. In macchina nessuno guaiva più. Il piccolo era rannicchiato e Leonardo aveva appoggiato delicatamente il muso grande sulla sua testolina.
Solo allora il piccolo chiuse gli occhi sereno, fiducioso.
In quellistante compresi davvero: ero venuto per un cane. Sto tornando a casa con una famiglia.
A volte il cuore sa meglio di qualsiasi piano.



