Leonardo non credeva che Irene fosse sua figlia. Vera, sua moglie, lavorava in un negozio e si vocif…

Guarda, ti racconto una storia che mi ha sempre colpito. Era un periodo difficile per una ragazza di nome Lidia. Suo padre, Giovanni, non credeva mai che Lidia fosse davvero sua figlia. Sua moglie, Mirella, lavorava in un negozio di alimentari al centro del paese, e si diceva che spesso si chiudesse nel retrobottega con uomini che non erano certo suo marito. Così, quando nacque questa bambina minuta, Giovanni, dalla testardaggine tutta toscana, non riusciva a vederla come sua. Lamore paterno non arrivò mai, anzi la freddezza si sentiva tutta in casa. Solo il nonno di Lidia le stava davvero vicino e, alla fine, fu lui a lasciarle la casa.

Il vero affetto, nella vita di Lidia, è sempre venuto dal nonno, Vittorio. Pensa che già da piccola si ammalava spesso, era una bimbetta davvero fragile, magrolina, quasi invisibile. Giovanni scuoteva la testa e diceva: Nè nella mia famiglia, nè in quella di Mirella cè mai stata una creaturina così minuta. Questa qui è alta come un bicchiere! Col tempo, la freddezza di Giovanni contagiò anche Mirella, che pure si allontanò dalla figlia.

Solo una persona aveva occhi pieni damore per Lidia: suo nonno Vittorio. La sua casa era proprio allestremità del paese, vicino al bosco. Lui aveva fatto il guardaboschi per tutta la vita e, anche da pensionato, ogni giorno si infilava gli scarponi per andare a raccogliere erbe selvatiche, funghi, bacche, e perfino in inverno lasciava da mangiare per i cervi e le volpi. Vittorio era un uomo fuori dal comune, un po solitario, e la gente del paese lo considerava quasi uno stregone: ogni tanto faceva qualche previsione che puntualmente si avverava, ma tutti andavano da lui per una tisana, una pomata, una parola buona.

Aveva perso la moglie già da tanti anni. Così, il bosco e Lidia erano rimasti il suo conforto più grande. Quando la bimba cominciò le elementari, passava più tempo da lui che con i genitori. Vittorio le insegnava a riconoscere erbe e radici curative, e a Lidia tutta questa sapienza naturale veniva facile come un respiro. Se qualcuno le chiedeva cosa avrebbe voluto fare da grande, lei rispondeva serena: Io guarirò le persone. Ma a casa nessuno sembrava crederci. Mirella ripeteva sempre che a studiare non ci sarebbero stati i soldi, mentre il nonno la rassicurava che ci avrebbe pensato lui E se serve vendo anche la Panda, diceva sorridendo.

Fu Vittorio a lasciare alla nipote la casa e, con essa, le sue migliori speranze.

Mirella, la mamma, si faceva vedere dal padre davvero di rado. Ma un giorno, si presentò di punto in bianco davanti alla porta del vecchio, in preda allagitazione: suo figlio maggiore, Marco, dopo una bisca nel paese vicino aveva contratto debiti in euro e rischiava di ricevere una lezione ancora peggiore. Vittorio la guardò negli occhi e disse con voce dura: Adesso che le cose vanno male ti ricordi di me? Per anni non ti sei mai fatta vedere Rifiutò di aiutarla: Non pagherò io i debiti di Marco. Io devo aiutare Lidia a costruirsi un futuro. Mirella uscì di casa furiosa: Non ho più né padre, né figlia!, gridò, e se ne andò sbattendo la porta.

Lidia, finita la scuola superiore, riuscì comunque a iscriversi allistituto tecnico sanitario. I genitori non le dettero neanche un centesimo, ma ci pensò nonno Vittorio e la borsa di studio, perché Lidia era bravissima a scuola. Tutto filava via tra lezioni e turni, finché, poco prima della fine degli studi, Vittorio cominciò a stare male. Sentendo che il suo tempo era agli sgoccioli, chiamò la nipote vicino al letto e le disse con voce tremante: Ho lasciato a te la casa. Quando potrai, cerca un lavoro in città, ma non scordarti questo posto: la casa vive solo se cè ancora calore umano. Anche dinverno, ricordati di accendere il camino. Non avere paura a restare qui da sola: la fortuna ti verrà a cercare proprio in questa casa, te lo prometto. Vedrai che sarai felice, piccola mia. E nei suoi occhi cera una luce che Lidia non avrebbe mai potuto dimenticare.

Quando Vittorio se ne andò, era già autunno. Lidia lavorava in ospedale a Siena come infermiera, ma nei fine settimana tornava nella casa al bosco. Accendeva il camino, grazie alla legna che il nonno aveva lasciato accatastata. Una sera, mentre il meteo prometteva giorni di freddo e neve, decise di passare il weekend in paese perché la città, specialmente nella camera in affitto dove viveva, le stava stretta.

Arrivata in mezzo alla bufera, si sistemò in casa, ma la notte la tempesta di neve si fece così forte da isolare tutto. Il mattino dopo, mentre il vento calava e continuava a nevicare, sentì bussare. Alla porta trovò un ragazzo sconosciuto, coperto di neve fino alle ciglia: Buongiorno, ho la macchina bloccata proprio davanti a casa tua. Hai per caso una pala? Le chiese. Certo, è vicino al portico, prendila pure. Vuoi una mano?, provò a offrirsi Lidia. Ma lui, alto due spanne rispetto a lei, sorrise un po ironico: Non vorrei perderti sotto la neve!

Dopo qualche tentativo, la macchina non si voleva muovere. Così Lidia lo invitò dentro, a scaldarsi con un tè caldo: Vedrai, la nevicata finirà e qualcuno passerà a spalare la strada, qui il paese non è proprio così isolato. Il ragazzo, che si chiamava Stefano, ci pensò su e poi decise di accettare. Non ti fa paura stare qui da sola vicino al bosco?, le chiese. Lidia spiegò che veniva solo nei weekend, che lavorava in città, ma che lì in paese si sentiva davvero a casa. Parlarono un po e Stefano le propose di darle un passaggio lui il lunedì mattina: anche lui doveva rientrare in città. Lidia accettò volentieri.

Il lunedì successivo, dopo il turno in ospedale, Lidia decise di tornare a casa a piedi. Fu una sorpresa vedere Stefano lì ad aspettarla: Credo che il tuo tè abbia effetti magici, scherzò, avevo troppa voglia di rivederti. Magari mi inviti ancora? Da allora non si sono più separati. Niente matrimonio, perché Lidia non ne voleva sapere; Stefano allinizio insisteva, ma poi ha capito che non ne avevano bisogno. Si volevano e basta. Lidia scoprì davvero cosa significa avere un uomo che ti porta in palmo di mano, non solo nelle favole. Quando nacque loro figlio, un bel bambino robusto, tutti in ospedale si chiedevano come una donna così minuta avesse potuto mettere al mondo un piccolo torello! Alla domanda sul nome, Lidia rispondeva fiera: Sarà Vittorio, come il mio nonno un uomo che sapeva vedere oltre le apparenze.Quando tornò finalmente la primavera, Lidia uscì col piccolo Vittorio in braccio tra le viole ancora umide di rugiada. Dal bosco arrivava lodore pungente della terra e della legna bruciata nei camini, ma anche qualcosa di più sottile e antico, che le faceva battere il cuore forte: forse la promessa di suo nonno che non aveva dimenticato, quella fortuna che sarebbe arrivata proprio lì, in quella casa.

Fu in quel momento, mentre il sole filtrava tra i rami, che Lidia capì. Non era stata la casa, né la borsa di studio, né la pianta giusta per la tisana perfetta, a cambiarle la vita. Era stato lamore ricevuto, e quello che ora sapeva dare. Vittorio cresceva veloce, Stefano ci rideva su: Sarà il bosco o sarà la tua forza, ma guarda che razza di bambino!

Ogni sera, davanti al camino acceso, Lidia raccontava storie al piccolo Vittorio. Raccontava del guardaboschi, dei cervi e delle volpi, di una bambina che voleva guarire il mondo e che aveva imparato che la vera cura, a volte, era solo sapere di appartenere a qualcuno e a qualche luogo. Ecco la fortuna promessa.

Fu in quei giorni che il paese ricominciò a bussare alla sua porta: una vecchina con la tosse, un bimbo con il ginocchio sbucciato, perfino Mirella un giorno si fece viva, vestita più dorgoglio che di rimorso. Davanti a tutti, Lidia apriva la porta, offriva un sorriso, una parola buona, una tisana.

Col tempo, le voci su quella casetta al limitare del bosco cambiarono: tutti dicevano che lì viveva una donna che aveva mani leggere e cuore saldo, come aveva avuto il vecchio guardaboschi. Qualcuno, la notte di San Giovanni, giurò persino di aver visto la sagoma curva di Vittorio seduto accanto alla nipote, proprio davanti al fuoco, a vegliare sulla nuova famiglia.

E così, la casa non rimase mai più vuota, il camino acceso dinverno e i gelsomini che in estate arrampicano sulle grondaie, col piccolo Vittorio che rideva forte tra le braccia di sua madre. La fortuna promessa era tutta lì, in quellabbraccio che sapeva di bosco, appartenenza, e futuro.

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