Lettera al padre

Lettera al padre

Ma che tipo sei, Antonella! Non mi aspettavo proprio questo da te! sbottò Giuseppina fregandosene delleleganza e soffiandosi il naso sulla manica della camicetta.

Quella camicetta la cucì sua madre. Prese dalla cassapanca un taglio di seta, ci sospirò sopra, un po dispiaciuta che non potesse indossare lei stessa tanta bellezza, ma poi si sedette davanti alla macchina da cucire.

Eh sì! La ragazza sta crescendo. Ci vogliono vestiti belli. Chi la guarderebbe se fosse vestita male?

Sarebbe stato meglio se mamma si fosse risparmiata tanta fatica A che serve? pensava Antonella scrutando la schiena della sua prima cotta.

Quellamore, Paolo, se ne andava via da lei a passo deciso, quasi marziale, senza mai voltarsi indietro.

Una ferita che bruciava come sale su una ferita aperta!

Antonella singhiozzò ancora, ma subito si ricordò daver messo il mascara, di nascosto da sua madre, quindi no, non si piange più.

Paolo, Paolino, Paulino…

Lunico, lamato. Solo sei mesi di felicità erano stati concessi loro. Antonella li aveva contati. Dallincontro, erano passati esattamente sei mesi.

Eppure, erano successe così tante cose…

Alla fine Paolo si voltò, ma Antonella fece finta di niente.

Non se lo meritava proprio! Lei era andata da lui con una notizia enorme, e lui se nera andato sdegnato?! Che si arrangi pure! Marinaretto… Vuole il mare, la libertà! Che lo prenda! E arrivederci! Credete che sia una ragazzina? Partorirà, crescerà il bambino da sola, senza chiedere il permesso! Troppo onore per lui!

Antonella si arrabbiava, ma dentro sentiva una punta stridula di dolore, che graffiava come unghie su una lavagna.

Come? Gli aveva creduto quando le diceva che la amava, che avrebbe dato tutto per lei! Aveva promesso che si sarebbero sposati… E poi? Scappato non appena lei gli aveva detto che aspettava un bambino?

Beh, detto…

Aveva detto che voleva qualcosa in più delle fugaci domeniche assieme, e lui aveva risposto che il mare lo stava aspettando. Che non avrebbe cambiato i suoi piani per idee di una ragazza. Se lo amava, avrebbe dovuto seguirlo.

E dove andare senza la madre? E col pancione, poi? Dallaltra parte dellItalia, senza nessun parente o amico?

No, mai!

Antonella si alzò dalla panchina, si sistemò la gonna e la piega dei suoi pochi capelli, miracolosamente vaporosi grazie alla permanente. La mamma aveva proprio ragione laspetto cambia tutto. Paolo, ad esempio, mica era un Adone. Ma le ragazze lo adoravano: spiritoso, profondo, con cui si poteva parlare di cose serie; anche se aveva finito solo le scuole dellobbligo! Ma era sveglio…

Neanche lei, daltronde, aveva continuato gli studi dopo il diploma allistituto tecnico. Sua madre sera arrabbiata, laveva pure chiamata con nomi brutti e non le aveva rivolto la parola per quasi un mese! Quando mai?

Ma Antonella era convinta di sapersi gestire. Quel diploma a che serviva, se già ora guadagnava bene in cantiere? Mandava soldi a casa, avanzava pure qualcosa per sé.

Sua madre si calmò e la riaccolse sotto lala protettiva. È il suo ruolo, si sa. Solo che… cosa avrebbe detto adesso, scoprendo che sarebbe diventata nonna? Avrebbe fatto una scenata?

Indovinato. Non poteva mancare.

La madre urlava così tanto che le vicine accorsero a vedere cosa stava accadendo. Ma a loro dissero solo che erano problemi di lavoro di Antonella e le mandarono via. Certe cose si risolvono in casa.

Ma come, figlia mia? Non ti avevo detto di stare attenta fino al matrimonio? Adesso chi ti vuole?! Eh, Paolo… Che delusione! Sembrava un bravo ragazzo! Serpe in seno! Eh, vedrai che si pentirà! Appena saputo del bambino, se lè data a gambe?

Antonella rifletteva. Dirle proprio tutto? Eh no, la madre era capace di divorarla viva. Così… Era più facile farla contenta e lasciare che Paolo fosse già lontano.

Sì, mamma. Così è andata.

Oddio mio… E adesso che si fa?

Niente che non possiamo affrontare, mamma! Se non mi abbandoni e mi dai una mano allinizio, non cè paura di niente.

E dove vuoi che vada? Ma che dici mai? Che madre lascia una figlia nel bisogno?

Antonella chiuse gli occhi un attimo, tirò un sospiro di sollievo.

Ecco, Paolo! Ce la facciamo senza di te! Naviga pure verso il tuo amato mare…

Col tempo Antonella dimenticò i dettagli del discorso con Paolo. Si convinse perfino dessergli andata a dire del figlio, incassando solo un buffetto sul naso. Così rabbia e dolore trovarono un angolo caldo nella sua anima, si fecero il loro nido, e ogni tanto le pungevano il cuore, sussurrando tra sé:

Guarda! La figlia è tutta suo padre. Un diavoletto! Sempre a fare dannare la madre! E raccontale tutto, sennò chiederà del padre che non ha mai visto. Se nè andato al suo mare e nessuno ne ha più saputo nulla! E farà lo stesso anche lei… perché lamore non si impara così… La mela non cade mai lontano dallalbero…

Forse fu per questo che la piccola Sara, la figlia di Antonella, crebbe convinta che solo la nonna la amava, e nemmeno sempre. Accarezzava, coccolava, ma appena le vicine bisbigliavano qualcosa, subito la scostava:

Vai, vai dalla mamma! Che lei ti coccoli… Povera la mia sventura… Che avremo mai fatto per meritare questa pena, Signore?

Fino ai tre anni, Sara era certa che sventura e pena fossero i suoi nomi, come Sara. Così la chiamava la madre nelle rare pause di dolcezza. Allora Sara riceveva quellaffetto tanto raro quanto desiderato.

Vieni qui, piccola mia! Ti sistemo le treccine. Belle che hai, non come le mie… Che folte! Proprio come tuo padre… anche lui aveva i capelli neri e spessi come le ombre della notte! E gli occhi, azzurri-azzurri come il mare dove è sparito… Sei tutta lui… Peccato che sei bella, ma la felicità non la troverai mai, come le tue orecchie!

Perché? domandava la piccola pronta a scoppiare in lacrime.

Perché!

Allora la voce della mamma si spezzava e Sara sapeva che era meglio non insistere. Meglio rifugiarsi dalla nonna, affondare il naso nel grembiule che sapeva di polpette e minestrone, e piangere un po, prima per sé, poi per la mamma e infine anche per la nonna, che doveva trascinare la vergogna della figlia.

Che vergogna fosse, e perché dovesse essere trascinata, Sara lo avrebbe capito solo molto più tardi. Aveva appena compiuto dieci anni quando la madre rifiorì, diventò bella come non mai, e se ne andò in città a rifarsi la vita.

Sara rimase sola con la nonna.

Non che le mancasse troppo: la mamma spesso la lasciava per i lavori stagionali, ripetendo che qualcuno doveva pur mantenere una figlia senza padre. Ma questa volta era diverso. Di quei viaggi la mamma tornava soddisfatta, anche se stanca. Portava regali e vestiti, ammirava la statura e la magrezza di Sara, poi sgrugnava la nonna:

Mamma, perché la tieni così magra? Sembrerà che non la nutriamo!

Non mangia niente, tua figlia! Faccio il possibile, ma lei si prende un pezzo di pane e via! Se la mamma fosse qui, mangerebbe bene! Io come faccio? Tra lavoro e la bambina, basta così! Invece di lamentarti, torna a casa a educare la figlia!

Ma dai, non esagerare! La ragazza è grande ormai! Non arrabbiarti… Guarda che ti ho portato…

Che me ne faccio dei tuoi regali? Sarebbe meglio avessi un po di compagnia! Il cuore mi si stringe… mi mancate!

Allora la mamma scuriva, e Sara si rifugiava nellangolo, temendo un litigio.

Ah sì? Ti annoi? E io no?! Sono ancora giovane e cosa mi resta? Vivo come uneremita! E tu mi rinfacci pure… Non ne posso proprio più! Mamma, abbi pietà, ho già abbastanza pesi da portare… Se avessi saputo che sarebbe andata così, non lo avrei lasciato andare via!

Ormai, cara mia, a cosa serve rimpiangere?

Mamma!

Oh! Hai fatto una figlia, tiratela su! Se non vuoi, scrivi al padre! Magari vorrà prendersela lui!

Mai! Non si merita Sara! Ha ignorato tutto! E ora, signor Paolo, ecco tua figlia cresciuta? Non esiste! Non ho fatto tanti sacrifici per lasciargliela ora!

Allora non lamentarti! La figlia ascolta tutto! Pensi che non ci soffra? Sapere che il padre è uno str… e che la madre sammazza dal lavoro?

Lascia che si dispiaccia! La vita mica è solo dolce! Ti può prendere a schiaffi allimprovviso! Basta, mamma! Cambiamo argomento! E tu, non scrivergli!

La nonna rispettò il divieto, per un po…

Mentre Sara si preparava agli esami, una notizia arrivò dalla città. Sua madre aveva avuto un maschietto e una settimana dopo, se nera andata da questo mondo, senza spiegare nulla a nessuno.

Il mistero sulle origini sarebbe rimasto chiuso a chiave, se non fosse stata per la cocciutaggine di Sara.

Appena seppe la notizia, la nonna partì, lasciando a Sara la casa con il severo compito di badare a tutto.

Non possiamo piangere adesso, piccola… sussurrava la nonna stringendo più forte lo scialle nero. Bisogna pensare a come andare avanti. Di cosa vivremo? Non lo so proprio…

Nonna, andrò io a lavorare!

Calma, pensiamo prima al neonato. Il padre lha preso, ma non vuole crescerlo. E io… ce la faremo, Sarina?

Cosa vuoi fare? Lasciare il bambino allorfanatrofio perché ci mancano le forze? Mai!

Lo so… Ma ho paura, Sara. Non so quanto resisterò…

La nonna partì, e Sara rovistò tutta la casa. Ormai, i divieti materni non avevano più senso.

Bisognava trovare il padre, perché senza aiuto non ce lavrebbero fatta…

Sapeva già cosa fare. Fin da piccola, ancora prima di saper scrivere, disegnava lettere per lui, nascondendole da mamma e nonna. Raccontava con figure di nuovi gatti capitati in casa o di come la nonna le aveva insegnato a preparare gli gnocchi. Gli album che Sara mimetizzava sotto il letto furono trovati una volta dalla nonna, che tentò ancora una volta di convincere sua figlia a perdonare Paolo, ma ormai Antonella era inconsolabile e non trasmise mai al padre che aveva una figlia.

Poi arrivarono i goffi scarabocchi e Sara continuò a scrivere al padre, segretamente. Tutta la sua vita, le gioie, i dolori, le ingiustizie, le piccole vittorie, tutto finiva in quei quaderni nascosti.

Adesso bisognava soltanto scrivere la lettera più importante. Quella che, finalmente, avrebbe spedito…

Lindirizzo, alla fine, lo trovò. Una busta malridotta che la madre aveva nascosto così bene che, se Sara non avesse fatto cadere per caso una vecchia cornice con una fotografia, non lavrebbe mai trovata. Il bordo della busta sbucava da sotto la fotografia, mentre Sara cercava di togliere i vetri rotti dal volto sorridente della mamma.

Cosè? Sara tirò il lembo e, capendo daver trovato ciò che cercava, scoppiò a piangere ancora più forte. Mamma, perché mi hai fatto questo? Che cosa ti ho mai fatto di male?

Restò seduta a lungo sul pavimento, sfogando contro la madre tutto il suo dolore, senza sapere nemmeno per che cosa…

Ma non si sentì affatto meglio.

Scusami, mamma, ma stavolta non ti ascolterò. Tu non volevi che parlassi con papà… lo so… Ma ho bisogno di lui! La nonna dice che non vivrà in eterno… Io mi ci arrabbio, ma ha ragione. Non ce la facciamo da sole. Se lui è davvero come dici tu, almeno lo saprò e non mi illuderò mai più. Ma se non è vero? Scusami, mamma, ma non posso crederti sulla parola. Hai sempre detto che papà era cattivo, ma tu… perchÉ allora mi hai fatto nascere, se non volevi neanche amarmi? A cosa è servito il tuo sacrificio? Sì, dirai che sono ingrata… Sia. Ma sai che male fa, non sentirsi voluti? Sentirsi dire che si assomiglia a qualcuno che non si è mai visto né conosciuto? Come faccio a sapere comera? Non volermene! Voglio solo vederlo! Sentire cosa ha da dirmi!

Non pensò mai che luomo che aveva scritto alla madre si fosse trasferito altrove.

Non pensava a niente. Agiva.

Dopo aver passato la serata e buona parte della notte su un foglio strappato da un vecchio quaderno, Sara riuscì a scrivere tre righe. Tre righe in cui riversò tutto: il suo dolore di figlia, la richiesta daiuto, la speranza che il padre potesse sentirla.

La lettera la spedì la mattina stessa, andando a scuola. Tornando, trovò la nonna che aveva portato il neonato a casa. Così piccolo che Sara credette di aver davanti una bambola.

Ecco, Sarina… Questo è Leonardo… tuo fratello… lacrimò la nonna, girandosi dallaltra parte, mentre Sara osservava curiosa quella creaturina.

Nonna, ma perché è così piccolo?

Così devessere. Tu eri ancora più leggera.

Davvero?

Eh sì. Poi sei cresciuta anche tu. E lo farà anche lui, vedrai.

Nonna, il suo papà…

Dice che aiuterà, ma non può occuparsene. Ha altro da fare.

Beh, meglio di niente… Sara la imitò talmente bene che la nonna sorrise.

Mamma mia, Sarina! Ma ce la faremo?

Certo, nonna! Come tutte con i bambini… Pensa a Lucia, la figlia dei Fumagalli, ne ha nove, eppure non si lamenta mai! Mi ha promesso di portarmi bavaglini e vestitini avanzati dai gemelli. E dice che alcuni sono perfino nuovi! I bambini crescono così in fretta, vero nonna?

Vero, Sarina. Più in fretta del tempo. Solo ieri tenevo tua madre così in braccio, e ora non cè più…

Dai, nonnina! Non piangere, sennò piango anchio! E questo piccolo inizia subito anche lui, mi sa! Eh, è bagnato?

Forse ha fame… Sai che ora è? Oddio, è tardi! Devo dargli da mangiare!

La nonna, trafelata, mise in braccio il piccolo a Sara.

Prendilo tu un momento! Non aver paura! Sei sveglia e brava, Sarina. Che Dio voglia che lo sia anche lui!

Sara si bloccò.

Nelle sue braccia cera la prova che non era più sola. Per anni aveva sognato che qualcuno avesse bisogno di lei come dellaria e che lei potesse dipendere da qualcuno. La nonna e la mamma avevano sempre avuto le loro priorità.

Ti sposi, e poi cerca chi ti troverà! Chissà se ci terrai ancora! diceva la mamma rispondendo alle domande di Sara sul futuro.

Ma lei sognava una famiglia numerosa, come quella dei Fumagalli, con la casa piena di rumore, calore e amore tra generazioni.

E, finalmente, era successo.

E poco importava che quel fratellino di appena due settimane ciucciava rumoroso e frignava. Era per sempre. Lui aveva bisogno di lei. E lei di lui. Anche quando sarebbe cresciuto, per lei sarebbe rimasto sempre questa tenerezza viva e pesante tra le mani, che stancava il corpo ma scaldava il cuore.

Sara imparò subito a badare al fratello. Passò una volta da lei Lucia, con il fiato corto, a darle una mano: cambiò Leonardo, rise delle gambette sottili:

Ciao, guerriero! Strilli? Bene! Più forte! Così ti fai i polmoni! Allora, Sara, ascolta: non cè niente da temere! Ce la fanno tutte, ce la fai anche tu! Poi ti mostro come fare il bagnetto e tutto. La nonna dovè?

È andata in Comune a sistemare dei documenti. Ha detto che è urgente per evitare guai in futuro. Mi ha spiegato tutto, ma volevo sentire anche te…

E perché? Non ti fidi della nonna? Lucia aggrottò le sopracciglia.

Non fraintendermi, Lucia! Solo… la nonna dice che ormai dimentica un po comerano i neonati. Tu invece sì che ricordi.

Certo! rise Lucia, con due gemelli che ancora appena camminavano. Sembra ieri!

Per questo tu mi puoi spiegare meglio! Mi fa una paura… è così piccolo…

Non temere, Sarina! Vieni che ce la fai! Lucia prese una fine copertina e fasciò Leonardo che si calmò subito. Una volta sposavano le ragazze presto. Col vecchio sistema ne avresti già avuti due, altro che! Quindi, ce la farai!

Sara osservava attenta le mani di Lucia, ma pensava: non mi sento assolutamente pronta nemmeno a pensare dessere madre. I pannolini e il biberon non sono tutto… Bisogna amare i figli… Come si fa?

Leonardo la aiutò a imparare. Sara tornava da scuola volando, sapendo che a casa la aspettava lui! E fu a lei, non alla nonna, che Leonardo regalò il primo sorriso sdentato… Fu lei la prima parola che imparò:

Sasa! gridava il piccolo paffuto, correndo goffo verso la sorella che rientrava dal cancello.

Eccomi, tesoro! Vieni qui!

Le manine calde si stringevano al suo collo, e Sara si scioglieva di dolcezza baciando le guance impolverate del fratellino.

Dove sei stato di nuovo? E questa faccia tutta sporca? Su, andiamo a lavarci!

Con la sorella Leonardo accettava tutto, anche sapone e spugna. La nonna rideva guardando Sara tentare di prenderlo tra le braccia:

Unanguilla! Tienilo stretto, Sarina! Sennò finisci che si rompe il naso.

Nel trambusto, Sara quasi dimenticò la lettera scritta al padre. Non arrivò mai risposta, e pensò che anche il silenzio era una risposta. Se non rispondeva, era perché non voleva.

Un piccolo tarlo la punse al cuore, ma passò presto. Leonardo occupava ogni suo pensiero.

La nonna intanto insisteva perché si iscrivesse alluniversità, ma Sara non ne voleva sapere.

Nonna, lo sai che non è possibile! Dovrei andar via in città! E voi due qui come fareste? Neanche a parlarne!

La nonna insisteva ancora, e Sara si arrabbiava. Che problema cè a trovare lavoro al paese? Alla fattoria serve sempre aiuto, e Lucia, che col marito aveva aperto il negozietto, laveva già invitata a lavorare con loro.

Ma la nonna nulla, non mollava.

Sara! Non hai capito! Tua madre sè rovinata così! E tu vuoi fare la stessa fine! Io cerco solo il tuo bene!

Nonna, lo so, ma non insistere! Ci sono cose più importanti dello studio!

Fu proprio quando litigavano così che arrivò, allimprovviso, chi Sara non sperava più di rivedere.

Stava tornando da Lucia con Leonardo. Il fratello, stanchino, si trascinava dietro, ma sapeva che con la sorella non si scherza: se lei dice a letto, si va. Vicino al cancello tirò la sorella per la gonna:

Sasa! Prendimi!

E Sara lo sollevò, sorridendo allenergia buffa del piccolo: Prendimi!

Spinse il cancello, fece due passi verso la porta, e rimase di sasso. Sul portico armeggiava uno sconosciuto. Era in piedi su una vecchia sedia e trafficava con la lampadina che non funzionava da sempre.

Così, accidenti ai ciliegi! grugnì lo strano tipo, quando la lampadina si accese, saltò giù e solo allora vide Sara e Leonardo fermi dietro di lui.

Figlia…

Paolo fece due passi, poi, ignorando la prudenza di Sara che cercava di sottrarsi, la strinse a sé insieme a Leonardo.

Figlia mia cara…

Sara vide con stupore delle lacrime nei suoi occhi.

Perdonami, figlia mia! Non sapevo nulla! È tuo? indicò Leonardo che lo guardava incantato Me lo lasci un attimo, da nonno? Vieni qui, bello! Fammi vedere…

Solo allora Sara capì e realizzò chi aveva davanti.

Non è mio! Cioè… figlio mio no! Papà, lui… è di mamma. Mio fratello, Leonardo…

Ah, ecco! Paolo abbracciò il bimbo che, invece di scappare, si aggrappò alla barba delluomo.

Punge!

Eh, hai ragione! Mi rado, tranquillo! Figlia, entriamo. Qui le zanzare sono feroci! Mi hanno mangiato vivo in mezzora!

Il fiume è vicino, papà…

Me lo ricordo…

La nonna accolse Paolo con tale sguardo che Sara capì i grandi si erano già chiariti e pace fatta. Non aveva più motivo di esserle ostile.

A che serviva recriminare su ciò che era stato tra i genitori? Ora la loro famiglia si era allargata. E questa fortuna era proprio da accogliere.

Guardando Leonardo attaccarsi ai piedi di Paolo, Sara capiva che da ora si sarebbe vissuto così. Finalmente un uomo in casa. Era giusto…

Solo dopo scoprì che la sua lettera non si era mai persa, ma era arrivata allindirizzo. Ma il padre lì non viveva più. Una donna gentile lesse la lettera, e dopo mesi riuscì a rintracciare Paolo che era in giro per mare.

Quando ho ricevuto la tua lettera sono venuto subito, figlia! Credevo di essere rimasto solo al mondo! Ho scritto a tua madre, più volte. Le chiedevo di cambiare idea. Volevo una famiglia.

E lei?

Solo una volta rispose. Diceva di essere sposata, di lasciarla in pace. Non insisti più… Peccato, figlia! Se avessi saputo la verità, sarei tornato a nuoto! Questo dono che mi è caduto dal cielo proprio non lo meritavo! Vieni via con me in Liguria? Ho una casa grande, luminosa! Dal balcone si vede il mare, e il tramonto fa venire voglia di vivere!

Papà, non posso…

Perché?

Non lascio Leonardo e la nonna! Non sarebbe giusto!

E chi ha detto senza di loro? Casa mia è grande. Cè posto per tutti. Tu devi studiare, figlia mia! La nonna coccola Leonardo, e tu alluniversità.

Ma come faremo a vivere? Io e la nonna arriviamo a malapena alla fine del mese! Il padre di Leonardo aveva promesso ma non manda nulla. Sparito. Mai più visto. Una volta sola si è fatto vedere. Un quarto dora e via. Giusto per vedere che Leonardo stava bene. E poi sparito.

Figlia, vuoi offendermi? Paolo incupì le sopracciglia, sembrava Leonardo arrabbiato e Sara trattenne le risate Di cosa ridi? Sono uomo, o no? Che, non riuscirò a sfamare due donne e un bambino? Ti offendi! Preparatevi tutti! Tua nonna è una donna saggia. Ha già dato lok al trasloco! Aspettavamo solo te. E ora mi pare che sia arrivato il tuo sì, vero?

Sì, papà. Sì…

E Sara abbraccerà suo padre, benedicendo il giorno in cui le venne in mente di scrivergli. E poi partirà con lui verso quel grande mare, che, a dispetto del nome, non sarà mai calmo.

Forse la vita di Sara non sarà mai tranquilla, e tempeste e bonacce non le mancheranno, ma ora sa per certo che cè un porto sicuro che la aspetta, qualunque cosa accada.

E in quel porto ci saranno sempre calore e profumo di focaccia alla cipolla, che lei mai imparerà a fare, nonostante tutti i tentativi della nonna.

E ci sarà sempre un ragazzotto spettinato che la aspetta, accogliendola col suo vocione già adulto:

Ciao! Papà ha detto che saresti tornata! Sara, mi sei mancata!

Anche tu, tesoro… Anche tu…

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