Tradimento sotto la maschera dell’amicizia

Tradimento sotto la maschera dellamicizia

Linverno, questanno, sembrava voler sfoggiare tutta la sua magnificenza: la neve aveva coperto ogni angolo di Roma trasformando vicoli e piazze in uno spettacolo fiabesco. Fiocchi morbidi danzavano nellaria, adagiandosi dolcemente sui tetti e sui sampietrini, mentre il freddo dava allatmosfera una limpida freschezza.

Dentro lappartamento di Caterina e Davide, in zona Trastevere, si respirava tuttaltra aria: tepore e quiete regnavano sovrani. Dallampia vetrata si vedeva lincanto dellinverno romano, mentre allinterno, dietro i vetri chiusi, il calore della casa avvolgeva tutto in una calma rassicurante. La luce soffusa dellabat-jour creava un cerchio dorato, scacciando il gelo della notte.

I due coniugi stavano abbracciati sul divano, avvolti in una coperta di lana merino acquistata durante una gita in Umbria. Sullo schermo della tv scorreva senza fretta una commedia familiare italiana; nessun pensiero pesante, solo risate leggere e la voglia di rilassarsi. Caterina seguiva il film con uno sguardo distratto e il sorriso accennato di chi si lascia trasportare dai propri pensieri. Davide le era accanto, disteso, pronto a lasciarsi cullare dal silenzio e dallo spettacolo della neve oltre la finestra: Roma era più bella che mai.

Ma la serenità fu presto spezzata dal trillo deciso del cellulare di Davide. Per un attimo lui rimase immobile, quasi volesse ignorare linvadenza di quel suono, prima di cercare il telefono nella tasca. Guardò lo schermo e sospirò:

Ancora Enrico che chiama disse piano, rivolgendosi a Caterina. È già la terza volta solo stasera.

Caterina girò appena il viso verso di lui, senza distogliere gli occhi dalla tv.

Probabilmente vuole invitarci in campagna di nuovo rispose tranquilla. Ha appena comprato quella casa sulle colline fuori Viterbo, non vede lora di festeggiare. Ma a lui la parola no proprio non entra in testa.

Davide accettò la chiamata:

Pronto, Enri. Dimmi.

Oh, Davide! Ma insomma, ci venite o no? la voce dellamico vibrava di entusiasmo. Ho acceso il camino, ho preparato salumi e formaggi, ci sono tutti gli amici. Dai, porta Caterina, sarà divertente! Basta rimanere in casa come vecchi!

Davide si prese qualche secondo prima di rispondere, lanciando uno sguardo a Caterina. Lei scosse la testa quasi impercettibilmente ma lui aveva capito perfettamente: nessuna cena rumorosa, nessuna musica alta. Volevano solo rifugiarsi nella loro tranquillità romana e lasciarsi cullare dal tempo lento di casa loro.

Davide allora colse al volo una scusa che gli era appena venuta in mente:
Guarda, Enri Caterina è dovuta andare da sua madre a Firenze per qualche giorno. Non mi va di venire da solo. Sai comè Poi magari qualcuno si lascia sfuggire qualcosa e scoppiano liti inutili. Ci vediamo la prossima volta, promesso.

Un breve silenzio calò allaltro capo della linea, poi Enrico replicò, sorpreso:
Davvero? E quando torna, allora?

Domani sera sussurrò Davide, cercando di sembrare più dispiaciuto possibile. Dovevamo andare al cinema, fare una passeggiata a Villa Borghese, magari una pattinata se regge il tempo Ma è andata così. Alla prossima, dai.

Enrico ci pensò su.

Va bene ma fammi sapere appena torna. Mi mancate!

Certo concluse Davide. Appena possiamo, ci si vede. Magari il prossimo weekend, se non cambia nulla.

Davide chiuse la chiamata e posò il telefono sul tavolino. Sospirò di sollievo e un sorriso gli fiorì sulle labbra.

Mamma mia, Enrico è un osso duro sussurrò, rivolgendosi a Caterina. Sarei capace di andare alla sua famosa casa solo per vedere i suoi amici ubriachi? Ma ti pare? Preferisco mille volte questa quiete, stare con te.

La strinse tra le braccia, sentendo la tensione fuggire via. Erano soli, protetti dal calore del loro nido, mentre la tempesta di neve avvolgeva la città. Intorno, solo il sommesso ticchettio delle posate e il vecchio film di Monicelli, che scorreva sullo schermo.

Anche io mormorò Caterina, cercando i suoi occhi con i suoi. Guardiamo il film e poi dormiamo. Non serve altro.

Davide annuì sorridendo; già si figurava il momento in cui avrebbero spento la luce e si sarebbero addormentati, abbracciati, mentre la neve ricamava silenziosa i tetti di Roma. Ma un nuovo squillo ruppe le loro fantasie; era ancora Enrico.

Davide strinse la mascella, avanzò la mano a prendere il telefono.

Enri, te lho detto già prima

Davide ascolta, sono al Crystal, il club in centro. Siamo qui a bere prima di andare in campagna. E cè Caterina. Con un altro tizio. Bevono, lei lo abbraccia. Non volevo dirti nulla, ma tu meritavi di sapere. A me hai detto che era dalla madre! Mi sembra una bugia bella e buona.

Davide rimase di sasso. Guardò Caterina sbigottito, poi lo schermo, come per cercare conferma. Era uno scherzo?

Cosa? ribatté, la voce rotta dal dubbio. Ma sei sicuro? Non hai confuso con qualcunaltra? La mia Caterina io so dovè!

No, è lei, credimi insistette Enrico, fermo. Già alterata dallalcol, ride sguaiatamente. Non le importa che io sia qui, mi ignora. Vuoi che gliela passi?

Davide chiuse gli occhi per un istante, sentendo il cuore che batteva forte. Tutto gli passò davanti agli occhi in un vortice.

Passamela disse, attivando il vivavoce.

Dal telefono arrivavano i bassi delle casse, lo stridio dei bicchieri, le risate rumorose e confuse. Una voce femminile, identica a quella di Caterina, rimbalzò nella stanza:

Pronto? Chi parla? sembrava confusa.

Davide balbettò:

Caterina? Sono io. Che sta succedendo?

La voce nellapparecchio rise sguaiata, roca:

Basta, Davide, mi hai stufato! Voglio divertirmi, hai capito? Mi sono stancata della tua vita da nonno. Faccio quello che mi pare!

Caterina saltò dal divano, il volto stravolto. Si portò una mano al petto.

Ma cosè questo schifo?! sussurrò. Mi ha confusa con qualcuna O cè qualcuna che si spaccia per me. E sa il tuo nome Ma cosè tutta questa follia?

E dove sei? domandò Davide al telefono.

Che te ne frega? ribatté la voce, impertinente. Anche se sono tua moglie, mica devo renderti conto! Faccio come mi pare.

Sul fondo si sentiva Enrico ribadire:

Davide, hai sentito? Te lho detto io

La tensione montò a un punto insostenibile. Davide troncò deciso, la voce tremante:

Basta, domani chiarisco. Non chiamare più.

Gettò il telefono lontano e fissò il soffitto. Se Caterina non fosse stata lì, accanto a lui ci avrebbe creduto davvero!

Caterina crollò sul divano, sconvolta. Anche la voce assomigliava incredibilmente alla sua: una sensazione disturbante. Ma soprattutto chi aveva fornito così tanti particolari?

Pazzesco sussurrò, ancora scossa. Chi era quella? Che razza di commedia è questa?

Davide si passò la mano tra i capelli, cercando di mettere ordine nei pensieri:

Non lo so. Solo sospetti, terribili sospetti…

E poi, Enrico lo ha detto come se fosse la verità Se davvero non fossi stata a casa, tu avresti pensato che ero là a tradire.

Davide si voltò, il volto addolcito. Le prese la spalla, attirandola vicino a sé:

Caterina, io ti conosco. Non avresti mai fatto una cosa così. È un imbroglio, una trappola. Domani vado al club a vedere le telecamere, se necessario. La verità deve venire fuori.

Caterina si strinse a lui, il gelo si sciolse in un tepore nuovo. Respirò a fondo, cercando la calma.

Sì. Non ero io. Ma chi, e perché?

Davide scrollò le spalle. Nei suoi occhi adesso brillava la determinazione: lavrebbe scoperto. Stringeva forte la mano di Caterina, per dirle che erano insieme, qualsiasi cosa fosse successa.

***************************

Il mattino seguente, vicino a mezzogiorno, Caterina sorseggiava il tè seduta in cucina, immergendosi nel lavoro al portatile. Il silenzio fu interrotto da una chiamata: era Enrico. Unesitazione, poi rispose, per sentire cosa avrebbe detto dopo la messinscena della sera prima.

Ciao Enrico era cauto, inusualmente misurato. Hai parlato con Davide?

Caterina strinse il telefono. Era il momento di scavare, di farlo crollare.

Sì. Abbiamo litigato. Lui mi accusa di cose folli e non mi ascolta più. Dice che gli ho mentito.

Calo di silenzio. Poi, nel tono di Enrico, una sfumatura astiosa, appena percepibile.

Lo sapevo Davide non ti merita. Non capisce chi ha accanto.

Caterina bolliva dentro, ma fu lucida:

Che vuoi dire?

Enrico abbassò la voce, quasi un sussurro:

Voglio dire che meriti di più, Caterina. Ti amo da tempo. Lo sai? Finalmente te lho detto. Se decidi di lasciare Davide, io sono qui per te. Sempre.

Silenzio. Un pensiero tormentoso si agitava in Caterina: da quanto ci pensava? E lo aveva architettato tutto proprio dopo ciò che era successo ieri?

Inspirò profondo:

Enrico non è il momento. Io amo Davide, risolverò tutto con lui. Non metterti in mezzo.

Scusa se sono stato impulsivo biascicò lui, meno sicuro Ma dovevi saperlo: Davide non ti ha mai rispettata. Ho sentito, vuole lasciarti, cerca solo una scusa Voglio che tu sia protetta, e con me lo saresti!

La rabbia, gelida e implacabile, le prese la mano. Il tono era di ghiaccio:

Primo: ieri ero a casa. Secondo: non ci siamo mai persi di rispetto. Terzo: so che hai orchestrato tutto tu. È chiaro adesso.

Una pausa pesante. Poi, Enrico si fece di colpo più acceso, quasi disperato:

Sì, lho fatto io! Perché ti amo! Perché Davide non ti merita. Volevo che tu fossi felice con me!

Caterina chiuse gli occhi. Sentiva solo amarezza, ma la voce le restò ferma:

Felice? Con te? Dopo quello che hai fatto? Non sei altro che un traditore. Non ti perdono, né ti voglio nella mia vita. Mai più. E Davide sentirà questa tua confessione.

Aggiunse, tagliando corto:

Non chiamarmi, mai più. Dimentica anche il numero di Davide!

Riattaccò, lasciando scivolare il telefono sul tavolo. Le dita tremavano, ma si costrinse alla calma, respirando a fondo e lasciando che la vista si perdesse fra i fiocchi di neve che volteggiavano sul cortile interno.

Davide entrò, colse subito il suo viso contratto.

Allora? domandò, fermo sulla soglia, teso.

Caterina lo fissò, amara:

Tutto chiaro. Ha confessato tutto: ha architettato lui la telefonata, ha mentito, solo per farci litigare. Perché mi ama, dice. Offrendomi la felicità Patetico.

Davide la raggiunse, sedette accanto. Le prese la mano, la sostenne in silenzio. In quellabbraccio senza parole cera tutta la loro alleanza e il loro rifugio.

Allora non è mai stato davvero un amico disse Davide, piano. Basta. Non diamogli più peso. I segnali, in fondo, li avevo notati ma non volevo vedere. Ora è tutto chiaro.

Sì confermò Caterina, appoggiandosi a lui E adesso sappiamo su chi possiamo contare.

Chiuse un istante gli occhi, assaporando i profumi familiari: il legno, il tè caldo, la sua essenza preferita.

Poi un sorriso accese il suo volto:

In fondo meglio così. Ora abbiamo un motivo in più per saltare tutte quelle feste. Useremo Enrico come scusa per rimanere qui, solo noi, in pace.

Sorrise leggera, ma cera una nuova serenità nei suoi occhi. Niente più bugie, nessun velo di dubbio: solo loro, il loro piccolo universo.

Davide rise una risata sincera, finalmente leggera dopo tanta tensione.

Esatto. Film, tè, e la nostra copertina. Cosa cè di meglio?

Il massimo aggiunse Caterina, stringendosi ancora nel plaid di lana, come in un nido sicuro.

E così, tra una nevicata e il calore della loro casa, il loro mondo tornò a essere di nuovo intero, protetto. In quella stanza fatta di silenzi, luce calda e profumo di casa, non cera più spazio per menzogne o giochi di altri. Insieme, si concessero il lusso di una pace nuova, sapendo che la fiducia, lamore e un domani tranquillo erano tutto il necessario.

***************************
Enrico era solo in cucina, lo sguardo perso nella tazza ormai vuota, mentre nella mente riecheggiavano le parole di Caterina: Mai più.

Nessun vero pentimento, nessuna consapevolezza di colpe. Solo unamarezza che premeva forte nel petto, che bruciava più della vergogna.

Perché tutto è andato storto? urlò, sbattendo il pugno sul tavolo ed evitando appena di rovesciare le ultime briciole di crostata rimasta.

Ripensava a ogni dettaglio della sera prima. Alla complicità con Marina, conosciuta due settimane prima al bar. La somiglianza con Caterina era stata una fortuna: stesse fattezze, voce simile. Aveva spiegato il suo piano e lei lo aveva accettato con entusiasmo: Mi piace recitare.

Ricordava la scena: lei al telefono, abbracciata a un uomo qualsiasi nel locale, risate sguaiate e parole pungenti tutto come lui le aveva suggerito. Cera il brivido dellazzardo, la convinzione che avrebbe finalmente ottenuto lamore di Caterina.

Ed ora era rimasto nudo, senza niente: Caterina, Davide, tutti. La sconfitta più amara.

Non è colpa mia! si ripeteva camminando avanti e indietro, urtando la sedia Sono loro che non capiscono! Davide non la merita…

Si fermò al davanzale, fissando la neve che copriva i tetti e i pini del giardino condominiale. Unimmagine di pace estranea: dentro di lui, solo rabbia e delusione.

Perché tutto a loro? Io sono quello giusto Io le darei tutto!

Il pensiero della perdita dellamicizia di Davide pesava quasi quanto quella di Caterina. Ma invece di provare rimorso, sentiva solo una rabbia cieca.

Il telefono era lì, muto. Nessun desiderio di richiamare, di spiegare. Sarebbe stata la sconfitta definitiva. Si accorse del foglio che aveva usato la sera prima: sopra, le battute suggerite a Marina, i passaggi della trappola. Lo strappò in pezzi e lo gettò nel secchio, rabbioso.

Fuori la neve continuava a cadere, indifferente a tutto. Enrico chiuse gli occhi, costretto a immaginare Caterina e Davide insieme: una vita semplice, un amore che lui non avrebbe mai avuto. Nessuna pace, nessun lieto fine dentro di sé, solo la convinzione amara:

Era destinato a essere mio. Tutto questo doveva essere mioEnrico rimase così, sconfitto dalla sua stessa ossessione, mentre la neve cancellava le tracce di tutte le sue bugie, coprendo la città come solo linverno sa fare: in silenzio, senza pietà e senza proclami.

Nel frattempo, a pochi chilometri di distanza, Caterina e Davide si presero una mattinata di libertà: spensero i telefoni e uscirono, mano nella mano, tra le strade imbiancate di Trastevere. Ogni passo lasciava unimpronta che subito si ammorbidiva sotto i fiocchi discreti; tutto era nuovo, eppure sempre lo stesso: il loro rifugio, il loro camminare uno accanto allaltra, la certezza silenziosa e complice di essersi scelti ancora.

Sorrisero agli sconosciuti, assaporarono il profumo del caffè caldo nei bar semideserti e si persero guardando il Tevere lambito dal ghiaccio. In quellabbraccio invernale tutto sembrava finalmente a posto, come se la neve avesse purificato le loro paure, sciogliendo lombra del tradimento.

Non pensarono più a Enrico, né ai suoi inganni; non cera più spazio per le maschere. Solo il battito regolare dei loro cuori, e la promessa silenziosa che da quel giorno nessuno, mai più, avrebbe incrinato il muro della loro fiducia.

Il mondo, fuori e dentro di loro, tornava a brillare di una luce nuova. E mentre la città si svegliava lentamente sotto la neve carica di speranza, Davide strinse la mano di Caterina e sussurrò:

Alla fine, il nostro amore è stato più forte di tutto.

Di là dal vetro appannato di un caffè, la vita ricominciava, insieme al lento sciogliersi dellinverno. Ma questa volta, la primavera pareva già nellaria.

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