Liberarsi dal giogo materno: la rinascita di Varvara, tra oppressione familiare, solitudine e la sco…

Sotto il peso di sua madre

A trentacinque anni, Ludovica Rossi è una donna riservata e, come si dice, un po sottomessa. Non ha mai avuto un fidanzato e, pur lavorando come contabile da tempo, si è fermata al suo primo impiego dopo il diploma.

Non si cura molto di sé: veste con abiti larghi e poco eleganti, ha qualche chilo di troppo, lo sguardo sempre triste e le labbra piegate allingiù. Ludovica è nata quando sua madre, Marta, aveva appena diciotto anni, da una relazione di cui non si sa molto, dato che la figlia non ha mai conosciuto suo padre. Cresciuta in un piccolo paese presso la nonna, ha vissuto tra le rigide mura domestiche, terminando lì la scuola superiore; solo andando allistituto tecnico ha iniziato a vivere con la madre, che stava a Bologna.

Durante gli anni della sua infanzia, Marta passava la vita in città, sempre tra feste e nuove compagnie, cambiando uomini e godendosi la gioventù. Arrivava in paese una volta al mese, se andava bene, portando una bambola o qualche giocattolo e scomparendo di nuovo. La nonna era severa e affettuosa a modo suo, ma Ludovica non ha mai ricevuto tenerezza o calore né da lei né da sua madre.

Ora Ludovica abita ancora con Marta, in un appartamento a Bologna. Marta, superati i cinquanta, sembra molto più giovane della sua età: snella, curata, usa solo cosmetici di marca, frequenta regolarmente il parrucchiere e talvolta si concede ancora qualche appuntamento galante. Ludovica, invece, è lesatto opposto.

Finalmente, a fine giornata, Ludovica consegna le carte alla collega che la sostituirà durante le vacanze e lascia lufficio.

Ecco ancora unaltra vacanza pensa tra sé ho gli euro degli straordinari nella borsa. Peccato che mia madre li prenderà di nuovo. Finirò per passare il tempo chiusa in casa. Non ne posso più, perché non riesco mai a impormi? Non sono mica una bambina, ormai. Eppure mia madre mi tiene sempre vicino, pretende tutti i miei soldi, non posso gestire nemmeno lo stipendio. Non vedo nessuna luce nella mia vita

Apre la porta di casa e trova subito Marta nel corridoio, ad attenderla.

Finalmente sei tornata dice Marta hai preso i soldi delle ferie? Vediamo.

Sì risponde Ludovica te li do subito, fammi almeno togliere il cappotto.

Hai tutto il tempo per cambiarti

Ludovica cerca il portafoglio nella borsa.

Incredibile, cammini con quella borsa ridicola, sembro unanziana non ti vergogni? sbotta la madre.

Ludovica resta interdetta, le lacrime le salgono agli occhi.

Come potrei comprarne una nuova? Mi prendi ogni centesimo le sfugge quasi senza pensarci, sorpresa di aver avuto il coraggio di ribattere.

Non è solo la borsa, guarda te stessa: trasandata e troppo in carne. Devi dimagrire e sistemarti, mi fai vergognare quando usciamo.

Vergognare? grida Ludovica E tu che ti prendi i miei soldi senza vergogna? E neanche usciamo insieme!

Esplode, afferra la giacca e si precipita fuori dallappartamento.

Con le lacrime agli occhi, scende le scale e si siede su una panchina, coprendosi il volto con le mani. Non sa nemmeno quanto tempo passi, quando la voce di qualcuno la riporta alla realtà.

Ludovica, che fai qui? Alza lo sguardo e vede Anna Bianchi, una signora che abita nello stesso condominio, al primo piano. Stai piangendo? Si siede accanto a lei e le prende la mano. Cosè successo, davvero le cose vanno così male?

Ludovica crolla e le racconta tutto.

Mia madre si prende sempre i miei soldi, si compra creme costose e vestiti firmati, mentre io indosso roba vecchia. Sono troppo remissiva, da sempre. Non ho mai saputo ribellarmi, né con la nonna né con mia madre. Lei è dura, autoritaria

Anna annuisce, comprensiva, ma Ludovica si vergogna.

Che cosa sto dicendo? Mi prenderete per pettegola e fallita, sì.

Anna Bianchi conosce Marta da anni, non la stima, e ha sempre guardato Ludovica con compassione, consapevole del suo pesante rapporto con la madre.

Basta, Ludovica, devi smetterla di piangere. Sei adulta, abbi cura di te.

Ma quale adulta? Non mi ha mai amato nessuno

Ascolta, devi andare via da casa, lasciarla.

Dove vado? Con il mio stipendio non posso pagare un affitto, e mia madre si arrabbierebbe. Dovrei darle i soldi delle ferie, ma non ce lho fatta a sopportarla, mi sono sentita umiliata

Allora, hai ancora i soldi? Non preoccuparti di Marta, se la cava benissimo. Pensa a te. Se vuoi, puoi andare a stare nella mia casa in campagna, fuori Modena. Lha costruita mio marito tanti anni fa, è ancora in ottime condizioni. E tu sei in ferie Ti ospito volentieri, non ti chiedo nulla.

Davvero, Anna? Sicura che ti va bene lasciarmi la casa?

Ma certo! Ti conosco da una vita. Aspetta qui, ti porto le chiavi, lindirizzo e il mio numero.

Ludovica va alla stazione, acquista un biglietto del treno locale e si sistema vicino al finestrino, osservando la gente. Nuova per lei lasciare Bologna: tra lavoro e casa, non è mai uscita dalla città. Mentre il treno si muove, guarda i paesaggi passare. Arrivata alla fermata, scende e raggiunge rapidamente la casa di Anna. Con la chiave apre la porta ed entra.

La avvolge un silenzio mai provato, si siede su una poltrona consumata.

Che pace stare da sola, che strano senso di libertà

Nessuna madre a controllarla, nessuna frecciatina. Sul tavolo trova il telecomando e accende la TV. Un talk show: Marta non le permetteva mai di scegliere i programmi.

Guardi solo ciò che ti assomiglia, roba da sfigati! rideva, e Ludovica abbassava la testa, incapace di replicare.

Mai avrebbe immaginato di rispondere a sua madre.

Poi Ludovica controlla la cucina, mette in frigo una porzione di tortellini, del parmigiano e uno yogurt, comprati prima di salire sul treno. Si prepara i tortellini, mangia con calma e finalmente si rilassa.

Quanto è piacevole stare da sola

Il telefono squilla, è la madre.

Cosè, sei scappata? Ti ho vista sulla panchina con Anna. Vedremo quanto resisterai da sola. Tornerai presto. Guarda che nessuno ti aiuterà, sei incapace di tutto. Senza di me sei persa

Ludovica interrompe la chiamata; sa che si tratta solo di insulti. Stranamente non ci soffre più. Più tardi chiama Anna.

Come va a casa? chiede Anna.

Tutto benissimo, grazie.

Domani viene mio nipote Stefano, ti porta le tue cose.

I miei vestiti?

Marta è venuta da me con un sacco, dicendo: Visto che ti sei presa Ludovica, tieniti anche le sue cose

Come lo riconosco?

Arriva in macchina, sa dove abito, è alto e porta gli occhiali

Va bene, sono un po nervosa

Dai, Ludovica, basta con le preoccupazioni! Sei una donna, inizia a pensare a te. Devi prenderti cura di te, comprare qualcosa di bello, sei carina, solo un po trascurata. Ce la farai. Un abbraccio

La rugiada sullerba brilla, in lontananza abbaia un cane e gli uccelli cantano.

Ludovica riflette sulle parole della vicina e si studia allo specchio.

In effetti, ho trascurato me stessa Gli occhi li ho belli, anche se sono tristi. I capelli folti, ma sempre raccolti come una vecchia. Devo dimagrire, mia madre ha ragione.

Quella notte dorme profondamente: si sveglia al mattino con il sole che filtra dalle tende. Si avvicina alla finestra e la apre, scoprendo il prato umido di rugiada, la voce lontana di un cane, il canto degli uccelli.

Che meraviglia, che splendida mattina pensa e si stiracchia.

Dopo poco, si gode il caffè sulla veranda, poi guarda la TV. Pensa che forse dovrebbe cambiare lavoro, trovare una casa tutta sua; dalla campagna alla città è scomodo. Non pensa nemmeno più a sua madre; il cuore batte al pensiero di una nuova vita.

Finalmente vivrò per me, senza dipendere da nessuno Questi pensieri sono interrotti da un lieve bussare.

Chi sarà? apre con cautela.

Sulla soglia cè un uomo alto, occhiali, una valigia grande in mano.

Buongiorno, sono Stefano. Lei è Ludovica?

Sì, entri pure Ludovica si fa da parte.

Mia zia Anna mi ha chiesto di portarle le sue cose, e se vuole poso anche accompagnarla in città; la mia auto è fuori. Non si faccia scrupoli, zia mi ha detto che è molto timida. Mi dispiace, so della sua situazione

Così Ludovica conosce chi diventerà suo marito. Stefano la ama sinceramente, anche lui reduce da un matrimonio infelice. Ludovica si innamora e improvvisamente cambia: la timidezza sparisce, il passo diventa sicuro, il volto si rischiara. Dimagrisce, vuole essere bella per lui. Va anche in un centro estetico, dove si rinnova completamente.

Non sembra nemmeno me stessa! ride guardandosi allo specchio, con occhi finalmente luminosi.

Stefano la porta a vivere a Modena, nella sua casa.

Ludovica, ho sempre sognato una donna come te: gentile, sincera, premurosa. Non perdiamo tempo, sposami.

Ludovica accetta senza riserve, consapevole di essere stata fortunata. La loro piccola cerimonia è intima, invitano anche Marta, che pure non si trattiene dal sarcasmo. Ma Anna Bianchi la rimette subito al suo posto. Marta se ne va presto, nessuno la rimpiange, nemmeno Ludovica.

I parenti di Stefano subito si affezionano a Ludovica, lui la guarda con amore e pensa:

Prima o poi, la felicità arriva per tutti. È arrivata anche per noi.

Poco dopo, Ludovica scopre di aspettare un bambino e la sua gioia raddoppia. Anche se ha trovato la serenità tardi, ne è immensamente felice. Dimentica la vita opprimente vissuta sotto il controllo materno, ha la forza di cambiare. Ludovica diventa bella non solo fuori, ma anche dentro: ora finalmente ama se stessa e Stefano.

Grazie di cuore per aver letto, seguito e sostenuto la storia. Buona fortuna!

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