Lillusione del tradimento
Vuoi davvero che venga con te? chiese Stefano, leggermente inclinando la testa e fissando Livia con un sorriso dolce, ma punteggiato da un velo di ironia. Gli occhi gli brillavano di curiosità, la voce carica di una lieve sorpresa. Certo che voglio conoscere la tua famiglia, ma
Certo che sì, sussurrò Livia, raddrizzando una ciocca di capelli, le guance leggermente arrossate per lagitazione, mentre intrecciava le sue dita a quelle di lui, quasi a cercare rassicurazione. Devono vederti! Gli ho parlato tanto di te che mia madre ormai ti considera quasi parte della famiglia. Persino ieri mi ha chiesto qual è il tuo piatto preferito! Riesci a crederci?
Stefano rise sottovoce senza protestare. Era stranamente lieto di essere motivo dorgoglio per Livia. Lei, con i suoi ventanni, la sua energia travolgente, quel sorriso sempre acceso e gli sguardi guizzanti, gli appariva come un soffio di aria fresca, come la prima giornata di primavera dopo un inverno troppo lungo. Senza nemmeno accorgersene, negli ultimi mesi, aveva finito per sentirsi parte di quel suo mondo fatto di risate, passeggiate improvvisate e un ottimismo che sembrava non avere mai fine.
La domenica era serena ma fresca il cielo di un azzurro intenso, laria frizzante che sapeva già dautunno. Livia aveva scelto il suo vestitino a piccoli fiori quello che sottolineava la sua leggerezza e giovinezza mentre Stefano optò per un paio di jeans e una camicia: abbastanza elegante per fare bella figura con la famiglia di lei, ma senza rinunciare a se stesso. Durante il tragitto Livia lo fissava di tanto in tanto, come a controllare che fosse ancora convinto, che non avesse cambiato idea; le sue dita giocherellavano nervosamente con lorlo del vestito e lo sguardo tornava sempre al suo viso.
Sei in ansia? domandò Stefano percependo la sua agitazione. Stringeva la sua mano, trasmettendo un po della sua calma.
Un po, ammise Livia, abbassando gli occhi. È un passo importante, capisci? Vorrei davvero che tutto fosse perfetto. Sono certa che piacerai ai miei genitori ma cè anche Sofia. Mia sorella Lei beh, mi invidia. Lei non ha nessuno, e ho paura che
Sofia aveva cinque anni in più di Livia alta, sottile, con i lunghi capelli castani raccolti in una coda ordinata. Studiava allultimo anno di università e lavorava già in uno studio come tirocinante. Seria, posata, adulta. E se Stefano si interessasse a lei? Sarebbe stato intollerabile.
Quando entrarono nellappartamento, Livia si accorse subito che Sofia era vestita in modo insolito: un abito aderente con una scollatura profonda, tacchi alti, un trucco raffinato che ne esaltava i tratti. Stava davanti allo specchio dellingresso, sistemava gli orecchini, come se proprio non li aspettasse. Laria si fece densa di tensione, palpabile.
Oh, siete arrivati presto esclamò Sofia, alzando appena le sopracciglia con voce algida e distaccata. Vi aspettavamo più tardi.
Abbiamo finito prima Livia aggrottò la fronte, la voce spezzata. Dove stai andando?
Una cena con le amiche rispose Sofia, lanciando appena unocchiata allospite. Carino, pensò distrattamente. Avevo intenzione di uscire prima che arrivaste.
Stefano, che fino a quel momento aveva scrutato la casa con discrezione, sorrise nella speranza di alleggerire latmosfera:
Sei davvero bellissima.
Livia sentì il cuore stringersi allimprovviso. Conosceva quel tono di voce leggero, ammirato. E sapeva che Sofia sapeva come farsi notare. Il cuore prese a batterle forte, le mani le sudavano.
Grazie, replicò Sofia con una piccola curva delle labbra, ma lo sguardo distante. Accettò il complimento come un gesto abituale, senza mostrare interesse.
Ma per Livia fu sufficiente. Unondata di gelosia la invase con una forza cieca, togliendo lucidità ai pensieri.
Ecco, lo sapevo, scattò, il tono più aspro del solito. Devi essere sempre tu il centro dellattenzione! Anche quando porto il mio ragazzo a presentarlo ai miei genitori. Sembra quasi una gara per te!
Livia, sospirò Sofia, evidentemente esausta. Non volevo nessun incontro. Avevo intenzione di uscire, tutto qui. Sei tu che esageri sempre tutto.
In questo vestito? Per una semplice cena con le amiche? avanzò Livia, gli occhi pieni di astio. Non mentire! Ti sei vestita così apposta per impressionare Stefano. Sei gelosa perché io ho una relazione seria e tu no!
Che assurdità! sbottò Sofia, allargando le mani per lirritazione. La sua calma vacillava. Mi vesto così da mesi, è un affare mio. Non proiettare su di me le tue insicurezze.
Stefano restava accanto, smarrito, a fissare entrambe. Mai avrebbe pensato che la situazione degenerasse così; non capiva come Livia potesse agitarsi così, solo per un complimento.
Livia, magari, lasciamo correre? si avvicinò, tentando di intervenire. Perché non proviamo a calmarci e a parlare civilmente?
Ma ormai Livia non lo ascoltava più. Era la tempesta delle sue emozioni a guidarla.
Sei sempre così! gridò, facendo tremare le pareti dellingresso. Sempre pronta a mettermi in ombra, a far vedere che sei più grande, più intelligente, più bella! E io? Sempre in secondo piano!
Finiamola Sofia serrò le labbra, gli occhi scuri di rabbia. Per te è sempre una gara. Ma sei tu che ti inventi tutto.
Per te magari no Ma io lo sento! Livia trattenne a stento le lacrime, stringendo i pugni con ostinazione.
Proprio in quel momento entrarono i genitori. Il padre, Marco Romano, indossava una maglia di lana e stringeva fra le mani il Corriere della Sera; si fermò in corridoio, le sopracciglia aggrottate. La madre, Teresa Bianchi, sbucò dalla cucina asciugandosi le mani sul grembiule; il volto segnato di stanchezza e risentimento.
Che succede qui? domandò il padre, senza vera sorpresa, anzi con il tono di chi abbia già visto molte volte scene simili.
Mamma, papà, Livia si voltò disperata, la voce rotta. Guardate Sofia! Si è vestita così solo per rubarmi Stefano! Per dimostrare che lei è migliore!
Teresa sospirò, scuotendo il capo e indirizzò uno sguardo severo a Sofia più preoccupato per la situazione in sé che per il comportamento della figlia maggiore.
Ma dai, Sofia disse senza vero rimprovero, ma appena velata di disapprovazione. Potevi scegliere qualcosa di meno appariscente, visto che Livia ti aveva avvisata. Sai che ci teneva a presentare Stefano!
Ma avevo solo voglia di uscire con le amiche! protestò Sofia, incrociando le braccia e trattenendo il nervosismo. Non volevo creare alcun conflitto! Sono così stufa che Livia mi accusi di tutto.
Sentite?! gridò Livia, il dito puntato verso la sorella. È sempre la stessa storia! È lei che dà la colpa agli altri!
Stefano provò ancora una volta a intervenire, la voce ferma e supplicante:
Possiamo fermarci un momento? Non ha senso litigare così. Siete una famiglia, perché non parlare con calma?
Ma Livia era ormai fuori controllo. La travolsero le sue stesse emozioni; senza pensarci, corse verso Sofia, afferrò la stoffa del vestito e strappò la spalla delicata.
Ma sei impazzita?! sussurrò Sofia, mentre cercava di coprire lo strappo e la voce tradiva un dolore profondo. Dovresti farti vedere.
E tu cosa ti credi di fare?! ribatté Livia, tremando dira. Pensavi che non mi sarei accorta di come lo guardi? Di quanto vuoi piacergli?
Non so nemmeno chi sia, Sofia fece un passo indietro, gli occhi di ghiaccio. Non mi interessa. Vedi quello che vuoi vedere, tutto qui.
I genitori osservavano in silenzio. Marco Romano tornò al suo giornale, le spalle curve. Teresa si limitò a scuotere la testa:
Sofia, insomma Sii più sensibile. È tua sorella. Dovresti capire come si sente.
Sensibile? sibilò Sofia, le mani serrate, la voce rotta dalla rabbia Io volevo solo andare a bere qualcosa prima dellesame! Livia fa scenate per nulla!
Ma ormai era tutto inutile. Livia si voltò verso Stefano, in cerca di sostegno, lo sguardo smarrito e colmo di aspettative:
Dille tu che ha torto! quasi ordinò con la voce disperata.
Stefano rimase in silenzio prima di rispondere sottovoce, evitando il suo sguardo:
Livia, qui cè stato un fraintendimento. Non vedo malizia in quello che ha fatto Sofia. E mi dispiace che sia finita così.
Livia sentì il volto bruciarsi, la voce quasi spezzata:
Quindi stai dalla sua parte? Dopo tutto quello che ti ho detto? Dopo che ho fatto di tutto per questo giorno?
Stefano si mosse inquieto, una pesantezza che gli afferrava il petto. Inspirò a fondo:
Non sto dalla parte di nessuna, stese le mani in segno di pace. Non capisco solo perché questa situazione sia sfuggita di mano. Potevamo passare una bella serata, conoscerci E invece, urla, pianti e un vestito strappato.
Sofia, che fino a quel momento era rimasta quasi impassibile, sogghignò amaramente:
Esatto. Una serata fantastica. Grazie mille, Livia. Sai proprio come rovinare latmosfera.
Accarezzò lo strappo con dita lievemente tremanti. In quellistante, più che la solita ragazza controllata, parve una giovane stanca, logorata dai conflitti continui.
Livia rimase bloccata, gli occhi su Stefano e su Sofia, in balia di una tempesta emotiva: rabbia, dolore, confusione e più in fondo la consapevolezza di aver esagerato.
Io non volevo, sussurò, ma la voce le tremò, troppo bassa perfino per essere convincente.
Teresa le si avvicinò, le dita leggere su una spalla:
Sofia, fammi vedere se riesco ad aggiustare il vestito
Lascia stare, mamma, Sofia si allontanò. Mi cambio. E comunque, esco. Mi aspettano.
Marco Romano, finalmente, ripose il giornale e la voce gli uscì dura come mai prima:
Forse dovremmo calmarci tutti. Livia, dovresti chiedere scusa. Sofia, cerca almeno di capire i sentimenti di tua sorella. Livia è molto sensibile!
Ma era troppo tardi. Il seme dellincomprensione e del rancore era stato piantato e cresceva, avvelenando tutto.
Da quel giorno, la casa cambiò atmosfera. Stefano si trasferì temporaneamente da Livia (nellaltra casa cerano lavori e perdite dacqua); i genitori cedettero loro una stanza, mentre Sofia restava nella sua. Ma tra le sorelle era calato un gelo cupo. Ogni parola, ogni sguardo erano filtrati dal risentimento.
Una mattina, Livia trovò Sofia in cucina, china sui suoi libri di diritto con una tazza di tè tra le mani. Era il giorno di un esame importante.
Lo fai apposta, vero? sibilò Livia dalla porta, voce carica di livore. Vuoi che lui ti veda improvvisamente super impegnata, che si innamori del tuo lato serioso.
Sofia posò delicatamente la tazza. Quando si voltò, Livia notò i cerchi scuri sotto gli occhi e un paio di capelli bianchi stanchezza nuova.
Livia, disse lei pacata, ma inflessibile. Voglio solo bere il tè prima di un esame. È davvero importante, sai? Dipende tutto dal voto.
Esame? O solo una scusa per metterti in mostra davanti a Stefano? Livia incrociò le braccia, ma sentì una fitta dentro, come un inverno che non voleva passare.
Non ne posso più, Sofia si girò bruscamente. La voce tremò, ma ne trattenne il peso. Perché rendi tutto una scena? Perché non riesci a gioire per nessuna delle due?
Perché tu sei sempre stata la migliore! Livia batté un piede, la voce si incrinò in un grido. Sempre! Più grande, più intelligente, più bella. Adesso vuoi portarmi via anche lunica persona che mi ama davvero!
Sofia rimase impietrita. Per un attimo negli occhi passò un dolore fitto, una ferita antica che Livia aveva appena riaperto. Ma subito tornò quella maschera di indifferenza che ormai portava con maestria.
Se la pensi davvero così rispose piano, quasi svuotata. Allora qui non ho più niente da fare.
Chiuse la porta della sua stanza e cominciò a raccogliere le sue cose. Livia la osservò senza parlare; sapeva dentro di sé di aver superato il limite, ma lorgoglio la trattenne dal chiedere scusa.
Il giorno dopo Sofia se nera andata. Chiamò una compagna che viveva poco lontano, chiese di ospitarla qualche settimana. Lamica accettò subito conosceva le tensioni di casa Romano, sapeva che a volte fuggire era necessario per respirare.
I primi giorni furono difficili. Sofia sentiva la mancanza della sua routine, persino delle lamentele materne. Poi, lentamente, sentì un sollievo nuovo: nessun peso sul petto, nessuno da cui difendersi ogni giorno. Decise i suoi orari, cosa cucinare, quando incontrare qualcuno.
Gli esami procedevano bene e Sofia si immerse nello studio. La sera, chiacchierava con lamica davanti a una moka di caffè e, per la prima volta, si sentiva davvero libera.
I genitori la chiamarono un paio di volte, ma i dialoghi finivano sempre allo stesso modo: la colpa era sua, aveva esagerato, non aveva capito la sorella, si era comportata male. Così, pian piano, smise di rispondere al telefono
***
Due mesi dopo, Livia e Stefano convivevano ancora, ma la relazione vacillava. La gelosia continua di lei, i suoi scoppi dira e le accuse logoravano Stefano. Aveva provato a parlarle, spiegarle che il vero problema stava nella sua insicurezza, non in Sofia. Ma Livia non voleva sentire ragioni, scorgeva tradimenti ovunque.
Una sera, lui preparò la valigia.
Non ce la faccio più, mormorò nel corridoio, la voce spenta, senza rabbia, solo esausta. Non mi lasci respirare. Ogni cosa che dico o faccio è sospetta. Sono stanco di dovermi giustificare.
Te ne vai per lei? Livia rimase immobile nella stanza, le braccia abbandonate lungo il corpo.
Non per lei, sospirò Stefano, si massaggiò il volto. Per te. Non riesci a distinguere la realtà dalle tue paure. Hai creato una barriera tra noi, e poi ti lamenti che non riesco a raggiungerti.
Chiuse la porta dietro di sé, lasciandola sola nel vuoto dellappartamento. Livia scivolò a terra, la schiena contro il muro, liberando finalmente le lacrime amare, tardive, ma inevitabili.
Quella notte si chiese, per la prima volta, se davvero Sofia avesse avuto qualche colpa. E se la guerra era vissuta solo nella sua testa? Quante persone aveva già respinto, schiava delle sue paure?
I genitori, saputa della rottura, si preoccuparono ma più per la gestione quotidiana che per i sentimenti di Livia. Latmosfera divenne ancora più pesante: lei non li aiutava più in nulla, chiusa nella stanza, incollata al cellulare o al computer. Teresa tentava di coinvolgerla, ma Livia rispondeva a tono, come se anche le faccende domestiche fossero uningiustizia.
Ma come puoi pensare alle pulizie? La mia vita sta andando a pezzi! piagnucolava gettandosi sul letto.
Teresa sospirava e si rimetteva a lavare, stirare, sistemare, con il cuore sempre più pesante. In breve, la mancanza di Sofia divenne evidente in tutto. Livia non se ne curava; il padre tornava a leggere i giornali in silenzio, la madre sistemava la casa da sola.
Così, decisero di richiamare Sofia.
Sofia non rispose subito era in biblioteca a studiare per un seminario. Quando vide la chiamata della madre, per un attimo rimase titubante. Ormai aveva imparato a esistere senza di loro e ogni squillo dalla vecchia casa la gettava in uno stato di nostalgia mista a sollievo.
Richiamò.
Sofia, la voce di Teresa era insolitamente gentile, quasi supplichevole, stravolta dalla stanchezza. Abbiamo pensato perché non torni a casa?
Sofia strinse il telefono in mano. Un piccolo colpo al cuore; ma parlò calma, controllata:
Perché dovrei, mamma? domandò, anche se dentro tutto tremava.
Ma cara Livia non sta bene, e per noi è difficile gestire tutto. Tuo padre ha i dolori alla schiena, io non sono più giovane
Mamma, prese tempo, pesando ogni parola, ti ringrazio che mi inviti, ma ormai ho una vita mia. Lavoro, studio, ho i miei tempi. Non posso dimenticare tutto quello che è successo. Come se quella sera, la scenata, il vestito strappato non fossero mai esistiti.
Ma Stefano è andato via, la voce di Teresa perse dolcezza. Ormai tutto si sistema. Livia si calmerà, magari vi riappacificherete
Non riguarda Stefano, sospirò Sofia. Riguarda il rispetto. Non voglio più essere accusata per qualcosa che non ho fatto. Stefano è andato via. Ma se arriverà un altro? Dovrò di nuovo farmi da parte?
Dallaltro capo, il silenzio si allungò; Teresa non si aspettava una risposta così ferma.
Quindi ci lasci soli? domandò, la voce incrinata.
Non vi abbandono, replicò Sofia dolcemente. Ma vivo la mia vita. E poi esitò un attimo cè una persona. Sto con Daniele, un programmatore. Viviamo insieme, ho trovato il mio equilibrio. Sono felice, finalmente. E non sento la necessità di presentarvelo per ora. Non voglio che vada tutto a rotoli per lennesima volta.
Teresa restò in silenzio ancora qualche istante, poi riuscì a spiccicare:
Bene auguri, allora.
Grazie, mamma. Ci tenevo che lo sapeste da me.
Si salutarono. Sofia posò il cellulare e per la prima volta sentì il cuore leggero, libero. Guardò intorno: studenti sparsi tra i libri, il profumo del caffè dal distributore automatico, i chiacchiericci tra colleghi. Questa era la sua nuova vita semplice, costruita sulle sue regole, senza attacchi e recriminazioni.
Daniele la aspettava fuori dalluniversità. Le fece un cenno, lei rispose con un sorriso, il cuore colmo di calore. A cosa poteva servirle Stefano, ora che aveva accanto un ragazzo come Daniele?
Tutto bene? domandò lui quando si avvicinò.
Sì, rispose prendendolo per mano, un tremolio di emozione. Mi ha chiamata mamma.
Volevano che tornassi?
Daniele annuì comprensivo; conosceva la storia abbastanza da capire cosa significasse anche una breve telefonata da quella casa.
E tu?
Ho detto che non torno concluse lei, fissandolo negli occhi. Ora la mia vita è qui. Con te.
Lui le sorrise, la strinse più forte.
Andiamo? Gli altri ci aspettano per organizzare il ponte
***
Livia, sola senza Stefano e senza la sorella, si trovò costretta a riflettere su ciò che aveva fatto. Quel gesto improvviso, lo strappo al vestito, le tornava in mente ogni notte come una condanna. Avrebbe voluto chiedere scusa, ma la fierezza le bloccava ogni parola. Passava le giornate in camera, fra social e serie tv, lasciando che il tempo scivolasse via.
I genitori tentarono di scuoterla, di coinvolgerla. Ma lei si difendeva, rispondendo a muso duro o voltando loro le spalle.
Una sera, Teresa non resistette più:
Livia, le disse con tono fermo sulla soglia, sono ormai settimane che vivi chiusa qui. Devi reagire. Non possiamo badare a te per sempre.
E che dovrei fare? alzò lo sguardo dal telefono, gli occhi vuoti. Stefano è andato. Sofia pure. Nessuno mi capisce. Siete stati sempre dalla sua parte.
Ti ascoltiamo, intervenne Marco, entrando deciso. La voce era grave, senza rabbia, solo stanca. Però devi capire che non puoi incolpare sempre gli altri. Sei stata tu a spingere via tutti. Hai costruito un muro e ora soffri per la tua solitudine.
Livia trattenne a fatica il respiro. Il padre non aveva mai parlato così. Lentamente guardò il volto stanco dei genitori rughe mai notate, labbra serrate dalla fatica di sopportare.
Forse sì, sussurrò. Ma ora? Come si fa a ricominciare?
Si ricomincia dalle piccole cose, Teresa si sedette vicina, le toccò la mano. Domani dammi una mano a pulire la casa. Poi chiama Sofia. Chiedile scusa, almeno provaci. Non aspettarti nessun miracolo. Ma non restare immobile.
Non chiederò perdono! scattò Livia. Io non ho sbagliato!
Teresa si limitò a scuotere la testa. La guardava con malinconia: come farà, questa figlia ostinata, a trovare il suo posto nel mondo?




