L’Ultimo Raggio di Sole

LULTIMO RAGGIO

Tutti notavano la primaria del reparto di medicina interna: gli uomini la osservavano con curiosità, le donne con una velata invidia. Alta e dagli occhi neri come una notte di luglio nellAppennino, il camice bianco le donava come agli ulivi la pioggia di maggio. I capelli li appuntava dietro, come una treccia duva matura, e il copricapo inamidato le aggiungeva qualche centimetro, facendola sembrare più alta, quasi irreale. Forse erano le suole aggiustate alla perfezione, o forse era la sua camminata morbida, ma il ticchettio dei suoi tacchi risuonava ovattato nei corridoi marmorei dellospedale, come una ninna nanna sospesa nellaria. Dimostrava quarantacinque anni, ma nessuno tra il personale ricordava la sua vera età, come nei paesi dove il tempo scorre lento e i calendari restano dimenticati. Severissima e incorruttibile, Maria Grazia Belladonna incuteva timore tanto ai colleghi quanto ai pazienti.

Gli uomini del reparto e tra i degenti si lasciavano andare a qualche avance, la invitavano a cena, la omaggiavano di torroncini di Cuneo e mazzi di gigli raccolti nei campi la mattina. Ma, scontrandosi col suo sguardo fermo, restavano immobili come statue nella nebbia invernale della Pianura Padana. Intorno a lei serpeggiavano storie: qualcuno diceva che avesse vissuto un amore sfortunato, il marito forse disperso in mare dalle parti di Genova, qualcun altro che avesse perso un figlio… Ma nessuno conosceva la verità, persa tra i sussurri che animano le notti in corsia.

Una cosa sola era certa: Maria Grazia viveva sola, tra libri impilati e piante di basilico sulla finestra. Mai amica di qualcuno, mai vista in chiacchiere vane. Eppure, nessuno poteva accusarla né di freddezza né di crudeltà.

Giovanissima, aveva perduto la testa per un compagno di università, il bellissimo Guido Belladonna. Ne respirava il profumo al suono dei tram, viveva il suo sorriso. Il giovane, vezzeggiato da tutte, si sentì soffocare da tanta dedizione e la lasciò per unaltra, svanendo in una giornata grigia di novembre.

Da quel momento, Maria Grazia chiuse il cuore a chiave. Forse amava ancora Guido, forse solo temeva nuovi dolori.

Si fermò accanto alla postazione dellinfermiera.

Vera, potresti darmi la cartella di Tolstoi della stanza cinque? Vorrei preparare le dimissioni per domani.

Stringendo la cartella al petto, rientrò nel suo ufficio.

Ebbene, questuomo è guarito. Ora dipende solo dalla sua volontà e dalle risorse misteriose del suo corpo quando ci rincontreremo di nuovo…, pensava, digitando una lista di esami, farmaci e dati di laboratorio nel programma che fischiettava con voce elettronica.

Mancavano trenta minuti alla fine del turno.

Maria Grazia chiuse lufficio, serrò la porta e rimase ferma. Lungo il corridoio, una donna sussurrava allombra del tramonto, rivolta verso la finestra, il cellulare tra le mani.

No, non è morto. Vivo, più vivo della vita stessa. Non essere arrabbiata. Glielho detto… Niente. Pensi non lo sapesse? Basta, ne parliamo stasera.

Ripose il telefono e sparì verso le scale, senza voltarsi.

Maria Grazia entrò nella stanza cinque, dove di solito avrebbe rimproverato i letti vuoti e odoranti di tabacco, ma ora restò zitta. Luomo, di spalle, fissava il cielo daprile dalla finestra.

Signor Giovanni, domani…

Luomo volse lo sguardo, nei suoi occhi la montagna della Liguria dopo la pioggia.

Che succede? chiese Maria Grazia sedendosi finalmente sul letto, più piccola, meno distante.

Non posso essere dimesso, dottoressa… Non ho dove andare…

Sua moglie ha già portato un nuovo inquilino. Mi ha detto: Finita la commedia. Ora sono fedele a un altro. E il signor Santo scusate il termine sfrattato sbottò il vecchio in un angolo.

È vero? sussurrò Maria Grazia.

Quella, allora, era la donna che aveva sentito parlare poco prima al telefono quando tutto si era fatto trasparente come i sogni: sperava nella morte del marito, ma lui era più resistente dei platani in piazza Vittorio.

Giovanni, robusto, sopravvissuto a cinquantanni e agli inverni, la testa irregolare di capelli grigi e gli occhi come il mare della Versilia nelle tempeste, restava in silenzio, il muso alla finestra.

Fuori, aprile quasi finito. I rami degli ippocastani gonfi, pronti a fiorire, ma minacciava qualche fiocco di neve strappato al cielo ancora grigio. Di sole, nemmeno lombra.

Davvero non ha dove andare? Nemmeno amici, figli?

Hanno le loro famiglie. Un paio di giorni posso restare qua o là, ma che umiliazione alla mia età mendicare ospitalità… Sapevo che mia moglie aveva un altro, speravo passasse… Ma invece…

Signor Giovanni, qui cè bisogno di liberare i letti per chi ne ha bisogno, non guadagna nulla rimanendo ancora qualche giorno. Disse Maria Grazia, esitante. Ma sa che cè? Ho una casa di famiglia, in un paesino sugli Appennini, ottanta chilometri da Bologna. La strada è buona, la casa solida ma un po abbandonata… Da anni nessuno ci vive. Domani le porto le chiavi, le spiego come arrivare. Uscì rapida dalla stanza, senza dargli occasione di protestare.

Ma guarda un po! fece meravigliato il vicino di letto. Severità fuori, dentro cuore doro. Non fare lo sciocco, Giovanni. La tua gattina infedele non vale ununghia di questa donna.

La primavera si svegliò in un soffio di profumo di glicine. Dopo il vento e qualche brivido mattutino, giunsero giorni di sole. Domenica mattina, Maria Grazia salì sulla sua vecchia Fiat Panda e lasciò la città, il cuore colmo di strane ansie sognanti.

Arrivando alla casa, restò stupita: le imposte erano dipinte di azzurro vivo, il tetto sistemato con tegole nuove, la scala ridipinta. Si fermò nellaia, spense il motore. Sul gradino cera Giovanni, in maglietta, jeans e piedi nudi; il volto abbronzato, le braccia indurite da lavoro, la schiena dritta.

Buongiorno, passavo a vedere come va. Tutto bene? Nessuno le dà fastidio?

Ma no, qui ci sono solo tre vecchiette e sono felici di avere un vicino. I villeggianti pensano ai loro affari balbettò.

Laria di paese le fa bene. E il lavoro?

Il mio lavoro… Sciocchezze. Dopo il congedo non sapevo fare altro che comandare soldati, mi sono adattato a fare la guardia, niente di cui vantarsi. Con la pensione me la cavo.

Allora mi fa vedere come si è sistemato? chiese Maria Grazia, stavolta chiudendo la portiera.

Che scemo che sono si batté la fronte Giovanni Mi ha spiazzato, perdoni.

La casa dentro sapeva di lavanda. Tappeti tessuti a mano coprivano il pavimento, la luce disegnava motivi tremolanti sul parquet, due vasi di gerani infiammavano le finestre, lorologio a pendolo ticchettava accanto alle foto scolorite di scene sul Po.

Quelli me li ha dati Valentina, la signora che abita al confine del bosco. Così è più casa, vero?

Ma che profumo cè? mormorò Maria Grazia.

Ho preparato il minestrone nella stufa, patate al forno… Vuole? Si agitò, imbarazzato ma contento di veder sorridere la dottoressa.

Le venne voglia di alzare le braccia, stiracchiarsi, chiudere gli occhi. In quella casa erano nascosti anni dinfanzia, ricordi di sua nonna e dei cestini di pesche. Non veniva da quando era morta la madre; né aveva voluto vendere, per non spezzare il filo di aromi e memoria.

Le tornò in mente la stagione dei vasetti caricati fino allorlo nella Panda: cetriolini sottolio, confetture, funghi porcini… tutto da portare a Bologna per linverno. Le pareva passato un secolo.

Dottoressa, fino a quando potrò vivere qui? chiese piano Giovanni.

Resta quanto vuole. Non ci vengo da quasi dieci anni. Se le va, magari una domenica passo a controllare. Qui si sente il calore che cera anche con mia madre. Non sono fatta per la campagna ormai, né mi va di lavorare la terra disse abbassando lo sguardo. Giovanni restò in silenzio, per discrezione.

Mi ero scordata di averle portato della spesa, mi lasci un attimo…

Maria Grazia uscì, lasciando nellaria della stanza una scia di profumo. Giovanni si sentì improvvisamente vecchio: le mani callose, qualche graffio. Lei, in un vestito fresco, senza camice e cuffietta, appariva vicina, semplice.

Partì che il tramonto era appena iniziato. Tutto in casa, persino i cucchiai, odorava adesso di lei. Quella notte, Giovanni non dormì, inquieto e felice, grato a un destino che non avrebbe mai immaginato.

Due mesi dopo, Maria Grazia tornò con provviste e una canna da pesca nuova. Giovanni aveva rimesso a posto il recinto, aiutava le anziane dei casolari, venivano addirittura da altre borgate per chiedere piccoli lavoretti, in cambio di latte fresco, uova, ricotta…

La casa, vissuta a nuovo, si raddrizzò come un soldato a parata. Sembrava dire: adesso ho di nuovo un padrone, sono degno anchio.

Questo inverno la vizierò con tanti cetriolini sottolio dichiarò trionfante Giovanni. Maria Grazia lo osservò di nascosto, compiaciuta di vederlo asciutto, pancia sparita. Nel silenzio, si sentì imbarazzata dal suo sguardo.

Il sole scendeva oltre il bosco, colorando ogni cosa dambra, come nel sogno di un ulivo secolare.

Un attimo… Giovanni uscì correndo.

Curiosa, Maria Grazia lo cercò per la casa, poi nellorto, dove lo trovò seduto a terra, la schiena addossata alla staccionata, lo sguardo perso.

Giovanni!

Corse da lui, inginocchiandosi. Gli tastò il polso. Corse poi alla macchina, ma a metà si ricordò dellacqua, rientrò a prenderla, corse nuovamente nellorto: nel girotondo leggero della gonna cera un vento dinfanzia. Gli diede una pastiglia, acqua, attese.

Dopo un quarto dora, Giovanni si alzò, Maria Grazia lo aiutò a tornare in casa e sedersi.

Sto bene, mi sono solo scaldato troppo al sole. Volevo raccoglierle i cetriolini… Rimanga qui, disse timidamente, dando del tu.

Maria Grazia si fermò, indecisa. Lui appoggiò la testa al suo grembo e sospirò.

La felicità è strana. La si attende, la si chiama, la si cerca, come si cerca una lucciola nella notte. Poi si impara a vivere da soli, senza il dolore della perdita, senza la paura dei tradimenti. E poi, come per magia, la tua strada incrocia quella di qualcun altro, e si va avanti in due, senza sapere dove porta la via.

E lamore? Cambia anche lui. Da giovani appare furente, travolgente, esclusivo come un temporale destate. Da grandi si fa pacato, morbido, caldo, come lultimo raggio del sole che se ne va dietro al bosco…

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