Mai più

**Mai più**

Dopo il lavoro, Alessandra entrò in un supermercato. Non aveva voglia di cucinare, ma doveva sfamare Beatrice, sua figlia. Comprò una confezione di pasta e qualche salsiccia. Da piccola, Beatrice non aveva mai amato altro cibo. Prese anche un litro di latte e un filone di pane.

Alla cassa c’era una piccola fila. Davanti ad Alessandra c’era un uomo robusto, con una giacca nera e un berretto di lana a strisce colorate, con tanto di pompon. *”Sarà giovane, ma quel berretto… Chissà, forse gliel’ha fatto la moglie. Certo, alcune donne sanno proprio come rendere un uomo ridicolo, così nessuna ci proverà più con lui. Mi chiedo che faccia abbia. Probabilmente infantile, senza capo né coda”*, pensò, fissando quel berretto kitsch.

L’uomo si girò, sentendo lo sguardo fisso di Alessandra. Lei distolse subito gli occhi. *”Non sembra male, niente di quel che immaginavo”*, pensò, più indulgente. L’uomo la guardò di nuovo.

“Mi sta bruciando un buco negli occhi con quello sguardo,” disse.

“Non c’è granché da vedere. Non ho altro da fare,” borbottò Alessandra, seccata.

La fila non avanzava. Dentro di lei cresceva l’irritazione. E quel berretto… Le venne voglia di lasciare tutto e andarsene, ma non c’erano altri negozi vicino a casa. *”Ogni volta che c’è un uomo alla cassa, ci vuole un’eternità. Adesso chiederà le sigrette giuste: ‘Avete quelle blu con la striscia rossa? No? Allora le bianche con l’adesivo verde.’”* Alessandra immaginò la voce falsamente pensosa. *”Poi passerà secoli a cercare i soldi nelle tasche invece di prepararli.”*

E infatti, l’uomo alla cassa si mise a rovistare nei jeans stretti per trovare gli spiccioli. Alessandra sospirò rumorosamente, esagerando.

“Ha fretta? Passi pure,” disse l’uomo col berretto, facendole spazio.

Alessandra alzò le spalle e si sistemò al suo posto. L’uomo, finalmente, trovò i soldi, infilò la spesa in una busta e se ne andò.

Toccò a lei. Mentre la cassiera scannerizzava i prodotti, Alessandra frugò invano nella borsa alla ricerca della carta di credito.

“Signora, non può sbrigarsi? I soldi si preparano prima,” la rimproverò qualcuno in fila.

“Ha perso la carta?” chiese l’uomo col berretto, con tono pungente.

Alessandra non degnò neanche di uno sguardo, continuando a cercare.

“Pago io,” disse l’uomo alla cassiera.

“No, grazie!” esclamò Alessandra, arrossendo. “L’ho trovata. Scusi.” Appllicò la carta al terminale, sollevata.

Raccolse la spesa e si affrettò a uscire. *”Che mi prende? Che m’importa del suo berretto ridicolo? Se gli piace, lo porti. Sono diventata così acida…”* Si rimproverò per tutta la strada verso casa.

*”Tutta colpa di lui. Eppure sembrava andasse tutto bene. O me lo sono immaginato? Se n’è andato con una ragazzina che è rimasta incinta. Lui, il galantuomo, l’ha sposata. E a nostra figlia senza padre non ci ha pensato. E io che tra poco compio quarant’anni. Quaranta! Madonna, che numero…”*

*”Almeno ci ha lasciato l’appartamento. Un contentino. Ma perché noi donne dobbiamo soffrire per loro? Per tutti è la stessa storia. Qualcuno non tradisce, o almeno lo fa con discrezione senza abbandonare la famiglia. A quarant’anni vogliono le ventenni. E noi come dovremmo vivere?”* Il monologo interiore di Alessandra continuava senza fine, mentre tratteneva a stento le lacrime.

Entrò nel palazzo e premette il pulsante dell’ascensore, che si fermò cigolando. Le porte si aprirono e ne uscì un ometto sbronzo e malconcio. Alessandra entrò e fece una smorfia. Puzzava di alcol e sigarette scadenti. *”Tutti uguali: o ubriaconi o donnaioli. Li odio.”*

L’ascensore si fermò al suo piano con un sobbalzo. Alessandra tirò fuori le chiavi dal cappotto, incastrandole nei guanti, rischiando di farle cadere sul pavimento sporco. Finalmente riuscì ad aprire la porta…

Beatrice era seduta al tavolo in camera sua e studiava. Alzò lo sguardo dal libro e guardò la madre. Alessandra notò nei suoi occhi qualcosa tra il disprezzo e l’irritazione.

“Mamma, mi servono soldi per il teatro. Sabato ci va la classe,” disse Beatrice con tono perentorio.

“Adesso preparo la cena,” rispose Alessandra, evitando la domanda, e andò in cucina.

*”Ancora soldi. Mica me li stampo, eh? Ora c’è solo il mio stipendio. Affitto, spesa… Ogni centesimo conta.”* Mise l’acqua a bollire, lamentandosi con un interlocutore invisibile dell’ingiustizia della vita.

“Mamma, allora per il teatro?” Beatrice era sulla porta, con un dito tra le pagine del libro.

“Domani prelevo,” sospirò Alessandra, senza girarsi.

Soddisfatta, Beatrice sparì dalla cucina.

*”Vediamo quanto durerà. Giovane e bella non resterà per sempre. Dopo il parto, addio fisico. Notti insonni… E lui, tra l’altro, non è un ragazzino, ha già passato i quaranta. Gli sta bene. Dovrebbe già pensare ai nipoti, invece vuole altri figli. Santo cielo, perché continuo a pensare a lui? Troppi onori.”*

Dopo cena, si sedette al computer e accese la lampada da scrivania. Qualcosa scricchiolò, la luce si spense. *”Ecco, tutto insieme. L’ho comprata una settimana fa. Che giornata!”* Provò a cambiare la lampadina, ma niente. *”Domani la porto al negozio, speriamo di avere lo scontrino.”* Ma non lo trovò. Probabilmente l’aveva buttato con la scatola.

Il giorno dopo, dopo il lavoro, Alessandra tornò a casa, prese la lampada e si diresse al negozio di elettronica dall’altra parte della strada. La lampada era pesante. Almeno il negozio era vicino.

Sulla soglia, davanti all’ingresso, c’era lo stesso uomo col berretto di lana, che fumava. Alessandra gli lanciò un’occhiata sprezzante ed entrò nel negozio deserto.

L’uomo la seguì e si mise dietro il bancone. Notando lo sguardo sorpreso di Alessandra, sorrise.

“Ecco. L’ho comprata qui la settimana scorsa,” disse lei con tono seccato, piena di pretese. Appoggiò la lampada sul bancone.

“Ha lo scontrino?” chiese l’uomo, impassibile. “Non mi stupisce che non abbia un marito. Con quel carattere…”

“E chi le dice che non ce l’ho?” ribatté Alessandra, indignata.

“Se lo avesse, sarebbe lui a portare la lampada o aggiustarla,” rispose l’uomo, con una perspicacia inaspettata.

“È occupato. Sta scrivendo la tesi,” mentì Alessandra. “Non ho lo scontrino. Quindi non la cambia? A me non serve rotta.” Si girò per andarsene.

“Mi dica l’indirizzo, gliela aggiusto e gliela riporto. O domani può passare lei,” la chiamò lE mentre il treno partiva, Alessandra si strinse alla mano di Matteo, sentendo per la prima volta dopo anni che la vita poteva ancora riservarle sorprese belle.

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