Il mio marito mi ha fatto un regalo regale per il compleanno: durante la festa, il suo cellulare ha squillato con una voce incinta che mi chiamava.
Loredana era al settimo cielo, perché aveva incontrato luomo con cui voleva continuare a costruire la sua vita. Ogni appuntamento con lui era avvolto da una luce magica, un clima di serenità. Le regalava mazzi di fiori e pacchi di sorpresa. Tutte le amiche invidiavano la sua felicità, tranne Barbara, che ripeteva sempre:
è con te solo perché ha bisogno di soldi, e tu li hai.
Io, però, non dava ascolto alle parole di Barbara e continuavo a godermi la mia gioia.
Sei mesi dopo aver conosciuto il mio fidanzato, decisi di presentarlo ai miei genitori. Allinizio il padre non era per niente contento della mia scelta, perché sognava che io mi sposassi con il figlio del suo socio daffari. Alla fine però papà e mamma rispettarono la mia decisione e tutto andò per il meglio.
In un anno eravamo ufficialmente marito e moglie. Al nostro matrimonio cerano più di cento invitati. Il regalo nuziale dei miei genitori fu un appartamento nel centro di Milano. Quando, dal nostro ventunesimo piano, guardavamo la città, sembrava che lintero mondo fosse ai nostri piedi.
Papà trovò subito al mio sposo un prestigioso impiego nella sua azienda. Poi il giovane divenne vicepresidente, occupandosi di affari importanti.
Poco a poco il padre lo apprezzò, perché gestiva tutti i compiti con abilità. Un giorno papà disse: «Ora sono sereno sul futuro dellimpresa, perché ho un degno successore». Allinizio vivevamo solo per noi due. Spesso partivamo in vacanza allestero, visitando tre o quattro paesi lanno: Francia, Spagna, Grecia, Portogallo. Ma i genitori cominciarono a parlare di figli, e noi iniziammo a pensare a un erede.
Da quel momento trascorsero mesi, e gli esami di fertilità mostravano sempre una sola linea. Iniziammo a preoccuparci, così decisero di fare gli accertamenti. Entrambi fummo sottoposti a test e si scoprì che io avevo un problema.
Iniziai una cura. Mi ricoverai in cliniche costose, facevo visite a specialisti, ma senza risultati. Provai più volte la fecondazione in vitro, nessun esito. Avevo già trentanni e il bambino rimaneva un sogno irraggiungibile.
Decidemmo di festeggiare il mio compleanno in famiglia. Dallo sposo vennero sua madre e sua sorella, dal mio lato arrivarono i miei genitori e altri due parenti.
A metà del banchetto il mio cellulare squillò allimprovviso. La sala era troppo rumorosa, così uscii fuori. Un numero sconosciuto mi chiamava. Pensai a un amico, ma nella cornetta sentii una voce che non avevo mai udito.
La ragazza si presentò e poi disse:
Loredana, ti conosco bene, perciò ti chiedo di ascoltarmi e di reagire con calma. Il tuo marito e io siamo insieme da tempo, ci amiamo profondamente, e presto avremo un bambino. Lui è felicissimo. Mi ha detto che non puoi avere figli, quindi ti prego di lasciarlo andare, perché solo con me può essere davvero felice.
In quel momento quasi caddi. Raccolsi le forze, tornai tra gli invitati e finsi di sorridere, mascherando la tristezza che mi avvolgeva.
Quando eravamo soli con i genitori, raccontai loro della telefonata. Il mio marito impallidì come una parete di marmo e non seppe rispondere. Papà, infuriato, lo cacciò fuori. Quando mi avvicinai al nostro edificio, davanti al portone lo trovai, ubriaco, pronto a parlarmi.
Mi implorò di credere che non sapeva come fosse successo. Disse che la ragazza lo aveva incantato. Poi aggiunse che cercava una madre surrogata per avere un figlio, e che laveva lasciata.
Credetti al marito e lo riaccolsi in casa. La mattina seguente chiamai papà e gli dissi che avevamo fatto la pace e che tutto andava bene. Però unombra di inquietudine restava dentro di me.
Ora sono seduta a riflettere: devo lasciarlo andare con quella ragazza, dato che presto nascerà il loro bambino? Lo amo, ma so che soffrirei. Che devo fare?





