Era sicura di aver trovato un tappeto… ma qualcuno dentro gemeva e si muoveva.

Il tempo si era riscaldato, il sole faceva capolino, e Sofia ne approfittò per spolverare i suoi cuscini e la sua coperta. I cuscini li realizzò con sacchetti di carta riempiti di trucioli di legno, mentre la coperta fu un vecchio tappeto di velluto a motivi di cervi, steso su una corda tesa fra due querce. Vicino, su una panchina di legno rivestita di pelle rossa, adagiò i suoi cuscini artigianali.

Serafina, che viveva per strada da più di un anno, sognava di raccogliere qualche soldo, rinnovare i documenti perduti e tornare nella sua terra d’origine, una delle regioni meridionali dove lattesa della famiglia e di una vita normale le scaldava il cuore. Per ora doveva rifugiarsi in una baracca di guardia forestale, un tempo immersa in un fitto bosco; quel bosco era stato sostituito da una enorme discarica.

Allinizio lodore era appena percettibile, ma con il passare dei giorni le pile di rifiuti crescevano in poche ore. Cerano detriti edili, mobili rotti, vestiti usurati, stoviglie incrinati. Proprio così Sofia trovò un armadietto piccolo, un pouf logoro, persino una cassa di legno piena di panni considerati inutili.

Poi arrivarono i furgoni dei supermercati, scaricando prodotti scaduti. Dopo un accurato setacciamento a volte si scontravano con ortaggi, frutta e persino cibi surgelati ancora commestibili. Lacqua scarseggiava, così la pescava dal fiume inquinato, filtrandola con stracci e carbone trovato nella medesima discarica.

Il legno da ardere era abbondante: tronchi spezzati giacevano ovunque, perciò il fuoco del fornello non mancava mai. I giorni si susseguivano monotoni, le monete di euro ritrovate nei vestiti usati erano rari, e un portafoglio scoperto rappresentava il tesoro del secolo.

Una notte sentì avvicinarsi unautomobile. Era consuetudine che la gente portasse i rifiuti al calar della notte per non farsi riconoscere, ma quella volta la macchina era unauto di lusso, quasi un SUV imponente che, alla luce della luna, sembrava una bestia su quattro ruote.

Un uomo scese lentamente, estrasse dal bagagliaio un grande rotolo e lo trascinò più in fondo tra i mucchi di spazzatura.

Potrebbe essere feltro per coperture? Potrei rattoppare il tetto Presto arriverà la pioggia, pensò Sofia, spronando mentalmente lo sconosciuto: Vieni, sbrigati, vattene via!

Luomo depose il rotolo in una fossa tra i cumuli, si guardò intorno, alzò la mano e tornò allauto. Dopo qualche minuto il motore ruggì e lauto scomparve nelloscurità.

Finalmente, esalò Sofia, cambiandosi in abiti da lavoro. Indossò grossi stivali di gomma e si avviò nel cortile. Il cielo già schiariva, laria profumava ancora di legno, e ricordò che sopra la collina cera una radura dove crescevano funghi da raccogliere al mattino.

Arrivata dove luomo aveva lasciato il rotolo, si aspettava di trovare una striscia di feltro o un foglio di plastica, ma trovò un tappeto arrotolato, non qualsiasi, ma uno dei quelli che nelle dimore aristocratiche adornavano le sale.

Che meraviglia stile veneziano, direi. È pesante, bello. Peccato non serva a coperture, commentò delusa, poi aggiunse: Forse lo prendo? Piegandolo a metà sarebbe un materasso migliore dei sacchetti di truciolo.

Lidea le sorrise; corse verso il rotolo, provò a sollevarlo, ma era troppo pesante. Tirò con cautela lorlo per srotolarlo e, allimprovviso, sentì un gemito provenire dallinterno.

Sofia, che in quellanno di strada aveva visto di tutto, tremò per la prima volta. Si avvicinò e chiese:

Chi è?

Silenzio. Poi un nuovo gemito, quasi un sussurro femminile:

Sono io Maria Giacomini

Con fatica tirò il tappeto e liberò la donna. Cadde a terra, si girò a fatica e gemette.

Ti tengo, ti aiuto!, esclamò Sofia correndo verso di lei.

Steso per terra, la donna piccola, esile, vestita dignitosamente mostrava un livido alla tempia. Confusa, sbottò:

Dove mi ha portata? Alla discarica? Così?

Sofia la aiutò a rialzarsi e la condusse nella sua baracca. Dopo averle offerto una sedia, Sofia cambiò i vestiti sporchi con quelli puliti, mentre la signora, solo allora consapevole di essere salva, singhiozzò:

Sono viva voleva seppellirmi viva, e ha rovinato anche il suo prezioso tappeto

Sofia accese il bollitore, prese delle erbe dal ripostiglio, preparò una tazza di tè forte e la pose davanti allospite.

Io sono Serafina Bianchi, ex professoressa di lingua e letteratura, si presentò la donna.

Siete una donna? chiese la sconosciuta, osservando il taglio di capelli corto e i vestiti maschili di Sofia.

Sì, è una di quelle cose che succedono, rispose Sofia con un sospiro. Sono giunta alla capitale per lavorare come governante, ma alla stazione mi rapinarono: borsa, denaro, documenti.

Perché non siete andata alla polizia? domandò Maria con tono severo.

Ci sono andata. Mi hanno detto di rivolgermi allambasciata, ma le spese consolari, le pratiche non ho nulla.

Maria la scrutò, gli occhi pieni di compassione. Non cè davvero aiuto? Io non conosco questi servizi, sospirò Sofia. Come hai finito in quel tappeto?

Maria rispose tra i singhiti, La vita è crudele è così che è andata

Sofia bisbigliò: Oh, perché lho chiesto

Maria si asciugò, fissò Sofia con uno sguardo tra alienazione e irritazione: Perché dovrei aiutarti? Non sai chi sono! Quando uscirò da qui, farò scandalizzare quel bastardo! E tu? Come puoi vivere così?

Sofia abbassò lo sguardo, colma di colpa per la sua condizione, per il suo abito logoro, per quella baracca che ora sembrava un palazzo rispetto al tappino di cui era avvolta.

Dopo il tè, Maria prese un respiro profondo, come a rivolgersi a qualcuno invisibile, e disse: Andrà tutto bene arriverò, agitandosi il pugno in aria come se lavversario fosse già lì.

Allesterno lalba si faceva strada. I primi raggi illuminarono le polvere sospese.

Serafina, vivi qui da molto? Sai la strada per lautostrada? chiese Maria alzandosi.

Certo, confermò Sofia. Mi accompagnerai?

Uscirono dalla baracca; il freddo del mattino avvolgeva la sottile veste di lana di Maria. Prendi un cardigan o una giacca, suggerì Sofia, ma la donna sbuffò: Non gelerò. Portami solo alla strada, questo basta.

Sullautostrada non è lontano, rispose Sofia, camminando al suo fianco. Come farai con quella ferita?

Se vuoi vivere, impari a cavartela, ragazza. Vai avanti, non trattenermi, commentò lanziana, appoggiandosi al braccio di Sofia.

Sul tragitto, Maria brontolava: Che disastro! Abbatterono il bosco e lo abbandonarono. Nessuna piantagione, niente di nuovo. Lo hanno sfruttato e poi lhanno scaraventato via! È disgustoso.

Giunte allautostrada, Maria si fermò, fece un breve cenno di gratitudine e lasciò andare la mano di Sofia: Ecco, Simochka, da qui in poi sei sola. Io cercherò di aiutarti.

Sofia tornò indietro, pensando: Che donna curiosa, cammina come una regina, voce ferma e sicura. Forse è unimprenditrice o una ex dirigente. Non importa, se mi aiuterà, sarò riconoscente per sempre.

Rientrata nella baracca, accese il fuoco, preparò una zuppa di farina, acqua bollente e sale, e iniziò a friggere delle focaccine su una vecchia teglia. Saranno buone, pensò mentre doravano.

Nel momento in cui le focaccine furono pronte, la porta sbatté. Maria Giacomini apparve sullo stipite, tremante per il freddo, pallida, le mani strette al fianco.

Sofia, aiuto.

Serafina la fece sedere sulla panca, la adagiò e la ascoltò lamentarsi: Mi fa male, non posso star male, non posso morire di fame o di freddo! Quei camionisti non si fermano, solo uno ha accettato di portarmi a Starodub. Mi ha chiesto come pagare! Non hanno pietà per una vecchia come me!.

Maria chiese: Di dove sei, allora?

Sono di Napoli, ma non ho più una casa. Solo quel vivandante che mi ha abbandonato come un sacco di sabbia.

Non camminerai?, propose Sofia. Sarebbe troppo duro per te.

Allora la vista fu catturata da un SUV familiare che si avvicinava alla discarica, proprio come quello della notte precedente. Sofia riconobbe subito luomo che aveva portato il tappeto.

Aunt Mancia, silenzio! sussurrò, È tornato!.

Maria alzò un sopracciglio, ma Sofia le afferrò il braccio, la fece sedere sul pavimento e le bloccò il ginocchio: Stai zitta! Potrebbe sentirci.

Luomo girava tra i cumuli, poi si diresse verso la baracca. Sofia coprì la bocca, poi aiutò Maria a scendere nella cantina e la chiuse con una tavola di compensato, attendendo.

Quando bussò qualcuno, Sofia aprì. Un uomo alto, vestito di classe, con unespressione di arroganza, entrò: Buongiorno, vivete qui?

Così direi, rispose Sofia, cercando di mantenere la calma.

E di notte anche? continuò. Avete visto qualcosa di strano? Qualcosa di fuori posto?

Sofia, innocente, rispose: Che cosa avete perso?

Luomo grattò la nuca: Perdere? Si può dire.

Quindi voi avete passato la notte qui?

Sì, lho detto.

Non avete notato nulla ieri sera?

No, rispose Sofia, solo i cani non hanno abbaiato come al solito, altrimenti tutto tranquillo.

Luomo la fissò come a cercare verità negli occhi, poi si voltò e rientrò nella sua auto, dando unultima occhiata alla baracca. Sofia lo osservò finché scomparve, poi aprì la botola della cantina.

Maria, ancora dolorante, si alzò. Incredibile! È tornato per prendermi quel furfante! Ma tu, Simochka, sei una brava ragazza: mi hai salvata due volte!

Sofia, chi è questo uomo per te? domandò, incapace di trattenersi.

Il genero, e non è un semplice genero: è un truffatore! La mia figlia è morta, ora lui vuole tutto, il mio tesoro, ma io gli ho detto che non otterrà nulla. Né lui né la sua fidanzata.

Maria, con rabbia, spiegò: Ho lasciato tutto al nipote. Lui è il solo erede. Questo uomo vuole rovinare il mio nome, vuole strapparmi anche quello.

Sofia ascoltava, stupita dalla ricchezza che le era sempre stata sconosciuta. Allora voleva lasciarti qualcosa anche lui?

Certo! Dopo la morte della moglie, ha pensato di sposare una giovane, di mandarmi in Francia o in Austria per non ostacolarlo. Il mio più giovane figlio è in Russia, ma non posso andare da loro. Lui non ha voluto, mi ha gettata qui, in quel tappeto, nella discarica.

Sofia, con compassione, rispose: Non temere, Maria Giacomini. Se mi dai lindirizzo del nipote, lo raggiungerò. Sa già dove sei.

Gli occhi di Maria brillarono: Davvero? Oh, grazie! Ma non mi faranno passare, la sicurezza chiamerebbe subito la polizia.

Svolgiamo un altro piano, propose Sofia. Ti vesto con i miei abiti, io vado al posto tuo.

Maria non obiettò. Si tolse il vestito di lana, indossò una lunga gonna e un maglione largo. Quando Sofia indossò i vestiti di Maria, la vecchia annuì: Ti sta bene! Se solo avessi i tacchi, potresti andare a una festa!

Ne ho un paio, rispose Sofia, afferrando scarpe dal baule. Non sono della mia misura, ma mi serviranno.

Mentre finivano i preparativi, Maria scrisse una nota con calligrafia decisa: Oliviero riconoscerà me. Porterà via da qui, poi sistemeremo Gabriele!

Prima di partire, Sofia abbracciò lanziana: Stai attenta, chiudi porte e finestre. Se senti qualcuno, scendi subito in cantina e nasconditi.

Sì, comandante! rispose la nonna con un sorriso.

Sofia si mise in cammino verso la città. Le auto sfrecciavano, nessuno notava la figura solitaria in un completo altrui. Improvvisamente dei freni stridettero dietro di lei.

Ti porto? chiese lautista di una macchina leggera. Verso la città?

Il giovane, con accento meridionale delicato, guardò Sofia e rispose: Compagni di patria!

Certo! Ho una lettera da consegnare, puoi aiutarmi? le offrì, porgendo il biglietto. Luomo annuì, È lontano, ma aiuto sempre una compatriota.

Sofia salì, infilò le scarpe troppo grandi e disse: Sono grandi, quasi andavo scalza.

Il conducente sorrise e partì.

Durante il tragitto, Sofia raccontò tutto: il tappeto, il nascondiglio, il genero minaccioso. Luomo ascoltò, a tratti commentando, ma per lo più in silenzio, con simpatia.

Arrivati al casale, Azio, così si chiamava il guidatore, fischiò: Che vita hanno i tuoi conoscenti!

La nonna è la salvezza, rispose Sofia.

Premette il campanello. Una voce femminile rispose: Chi è?

Serafina mi ha mandato, una lettera da Maria Giacomini.

Il cancello si aprì. Un giovane alto con gli occhiali scese di corsa: Che succede alla nonna? Perché non chiama?

È viva, ma è in pericolo. Portala subito via.

Oliviero, così si chiamava il giovane, prese la macchina e si diresse verso lautostrada. È alla discarica, nella baracca. Il genero lha gettata lì, ma noi labbiamo nascosta. Potrebbe tornare.

Mentre correvano, la discarica si stagliava in lontananza, la baracca già in fiamme. Oliviero accelerò, urtò la porta, ma il fuoco inghiottì il tetto. Sofia cadde a terra, coprendosi il viso. La pioggia, leggera e fredda, cadeva sul rogo. Oliviero rimase accanto, il cuore in tumulto, mentre Sofia piangeva per quella conoscenza divenuta quasi famiglia e per la sua capanna cheAlla fine, con il cuore colmo di speranza, Sofia guardò il tramonto sopra la città, sapendo che ora il futuro di tutti era finalmente al sicuro.

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