Nonna Angela! gridò Matteo. Chi ti ha dato il permesso di tener un lupo in paese?
Angela De Luca si mise a piangere amaramente, vedendo la staccionata ormai distrutta. Laveva già riparata più volte, sistemando le assi e rattoppando i pali marci, sperando che la recinzione reggesse finché fosse riuscita a mettere da parte abbastanza soldi con la sua esigua pensione. Ma non fu così! La staccionata era crollata.
Da dieci anni Angela mandava avanti la casa da sola, da quando il suo amato marito, Pietro Rossi, laveva lasciata. Pietro era uomo dalle mani doro. Finché era in vita, Angela non aveva pensieri. Sapeva far tutto: falegname, carpentiere, riparava qualsiasi cosa.
Faceva tutto lui, quindi non serviva mai chiamare altri artigiani. In paese lo rispettavano per la gentilezza ed il senso del lavoro. Avevano vissuto insieme quarantanni felici, giungendo ad un passo dal loro anniversario. La casa ordinata, lorto rigoglioso, gli animali ben tenuti tutto frutto della collaborazione.
Avevano un unico figlio, Enrico, il loro orgoglio. Era cresciuto con la voglia di aiutare, senza che i genitori lo dovessero costringere. Quando Angela rientrava stanca dalla fattoria, Enrico aveva già preparato la legna, portato acqua, acceso il camino e dato da bere agli animali.
Pietro, tornato dal lavoro, si lavava e si godeva il tramonto sul portico mentre la moglie preparava la cena. La sera mangiavano insieme, raccontandosi gli eventi della giornata. Erano davvero felici.
Il tempo, però, scorreva inesorabile, lasciando solo ricordi. Enrico crebbe e lasciò i genitori, andò a Roma per luniversità, sposò una ragazza cittadina, Martina. I due si stabilirono nella capitale. Allinizio Enrico tornava per le vacanze, poi la moglie lo convinse a viaggiare altrove ogni estate. Pietro non comprendeva questa scelta.
Dove si è mai stancato il nostro Enrico? È sicuramente Martina che gli mette idee strane: a cosa servono tutti quei viaggi?
Il padre diventava malinconico, la madre soffriva in silenzio. E così aspettavano almeno una lettera dal figlio. Finché Pietro Rossi si ammalò. Non mangiava più, si indeboliva giorno dopo giorno. I medici prescrissero delle cure, ma alla fine lo rimandarono a casa, prevedendo il peggio. Con larrivo della primavera e il canto degli usignoli tra gli ulivi, Pietro se ne andò.
Enrico venne ai funerali, pianse disperatamente, rimproverandosi di non aver fatto in tempo a salutare il padre. Rimase una settimana nella casa di famiglia, poi ritornò a Roma. In dieci anni aveva scritto solo tre lettere alla madre. Angela rimase sola. Vendette la mucca e le pecore ai vicini.
Che se ne faceva ora degli animali? La mucca rimase davanti al portone, ascoltando i pianti di Angela. La donna si chiudeva nella stanza in fondo alla casa, si tapava le orecchie e piangeva.
Senza più un uomo in casa, tutto andava in rovina. Il tetto perdeva, le assi del portico si spezzavano, la cantina si allagava. Angela si arrangiava come poteva, mettendo da parte qualche euro dalla pensione per chiamare un operaio; a volte se la cavava da sola era nata in campagna, sapeva cosa fare.
Così viveva, tirando avanti, quando arrivò un altro problema. Angela De Luca improvvisamente non ci vedeva più bene; fino a poco prima non aveva avuto problemi. Al negozio del paese a malapena riusciva a leggere i prezzi. Dopo qualche mese non distingueva più linsegna.
Linfermiera arrivò, le consigliò di andare in ospedale per un controllo.
Angela, vuoi diventare cieca? Ti operano e torni a vedere!
Ma Angela aveva paura delloperazione e rifiutò di andare. Dopo un anno, perse quasi del tutto la vista. Non ne faceva però un dramma.
A che mi serve la luce? Non guardo la tv, solo ascolto le notizie. E in casa mi muovo a memoria.
Ma qualche volta si preoccupava. In paese cerano sempre più malintenzionati. Ladri entravano nelle case lasciate vuote, portando via tutto. Angela aveva timore, non aveva un cane capace di tenere lontani i malviventi con il suo aspetto fiero e il suo abbaio minaccioso.
Chiese informazioni a Cosimo, il cacciatore del paese:
Conosci nessuno che abbia cuccioli di pastore? Anche piccolo va bene, lo crescerò io
Cosimo, incuriosito, la guardò:
Nonna Angela, che te ne fai dei cuccioli di husky? Sono cani da bosco. Ti posso portare un vero pastore tedesco dalla città.
Sarà sicuramente troppo caro
Non più dei soldi, Angela!
Allora portamelo.
Angela conteggiò i risparmi e decise che poteva permettersi un buon cane, ma Cosimo, uomo poco affidabile, continuava a rimandare la promessa. Angela lo rimproverava, ma lo compativa: era solo, senza una famiglia; unica compagna, la bottiglia.
Cosimo, coetaneo di suo figlio Enrico, non aveva mai lasciato il paese, non avrebbe saputo vivere in città. La sua passione era la caccia; spariva nei boschi per giorni.
Fuori stagione lavorava per le vecchiette: vangava lorto, riparava, sistemava attrezzi. Appena riceveva i soldi, li spendeva subito per la sua amata grappa.
Dopo le sbornie, si rifugiava nel bosco, malato e tormentato dai sensi di colpa. Dopo qualche giorno tornava con funghi, frutti di bosco, pesce, pinoli. Vendeva tutto per pochi euro, sperperava il guadagno. Era lui ad aiutare Angela in casa, dietro una modesta ricompensa. E ora che la recinzione era crollata, dovette rivolgersi di nuovo a lui.
Mi sa che dovrò aspettare per il cane, sospirò Angela De Luca. Prima la staccionata, poi si vedrà col denaro che ho.
Cosimo si presentò con lo zaino pieno di attrezzi e qualcosa che si muoveva. Sorrise e chiamò Angela.
Guarda chi ti porto. Aprì lo zaino.
Angela tastò una testolina pelosa:
Cosimo, mi hai portato davvero un cucciolo?
Il migliore! Un vero pastore di razza, nonna.
Il cucciolo guaiva nel tentare di uscire. Angela si allarmò:
Ma non ho abbastanza soldi! Solo per la staccionata!
Non lo riporto indietro! rispose Cosimo. Sai quanto ho speso per questo cane?
Le toccò andare in negozio, dove la commessa le diede cinque bottiglie di liquore a credito, annotando il debito sul suo libretto.
Alla sera Cosimo finì la recinzione, Angela lo sfamò con un buon pranzo e gli offrì da bere. Cosimo divertito si mise a dare consigli, indicando il cucciolo accoccolato vicino al camino.
Devi nutrirlo due volte al giorno. E prendi una catena robusta diventerà forte. Me ne intendo di cani.
Così nella casa di Angela arrivò Tuc, il nuovo compagno. La donna si affezionò, e lui la ripagava con dedizione. Ogni volta che lei usciva per dargli da mangiare, Tuc era felice, le saltava addosso per una carezza. Lunica preoccupazione era che il cane crebbe enorme, come un vitello, ma non aveva mai imparato ad abbaiare. Questo rattristava Angela.
Cosimo, imbroglione! Mi hai dato un cane che non serve a nulla.
Ma non poteva mandar via una creatura buona così. Neppure serviva abbaiare; nessuno dei cani del vicinato osava sfidare Tuc, ormai alto quasi quanto Angela.
Un giorno il cacciatore Matteo arrivò in paese per comprare provviste per la stagione venatoria. Passando davanti alla casa di Angela De Luca, si fermò di colpo vedendo Tuc.
Nonna Angela! gridò. Chi ti ha dato il permesso di tener un lupo in paese?!
Angela terrorizzata si portò le mani al petto.
Madonna santa! Che sciocca sono stata! Cosimo mi ha ingannato! Diceva che era un vero pastore
Matteo fu categorico:
Devi liberarlo nel bosco, nonna. Potrebbe succedere un disastro.
Angela aveva le lacrime agli occhi. Si era affezionata a Tuc, buono e dolce, sebbene fosse un lupo. Era però irrequieto, tirava la catena, voleva la libertà. In paese lo guardavano con timore. Non aveva scelta.
Matteo portò il lupo nel bosco. Tuc agitò la coda e svanì tra le querce. Nessuno lo rivide più.
Angela soffriva per la separazione, malediva linganno di Cosimo, che però rimuginava, consapevole di aver agito in buona fede. Da tempo, tra i boschi, aveva trovato tracce di orso. Aveva sentito un piagnucolio; dove ci sono i cuccioli, c’è anche la madre, ma il suono era diverso.
Scostando i cespugli aveva trovato una tana. Vicino, una lupa morta e intorno i suoi lupi uccisi probabilmente lorso era passato di lì. Solo un cucciolo si era salvato, nascosto.
Cosimo aveva avuto compassione. Lo aveva raccolto e poi pensato di darlo ad Angela per crescerlo. Sperava che, una volta adulto, scappasse nel bosco; intanto avrebbe trovato per la donna un vero cane. Ma Matteo aveva rovinato tutto.
Cosimo girò attorno alla casa di Angela per giorni, senza trovare il coraggio di entrare. Fuori imperversava linverno. Angela accendeva il camino per non gelare.
Uno notte, bussarono alla porta. Angela si affrettò ad aprire. Un uomo la aspettava sulla soglia.
Buonasera, nonna. Mi ospiti per la notte? Stavo andando nel paese vicino ma mi sono perso.
Come ti chiami, caro? Ci vedo poco.
Vincenzo.
Angela aggrottò le sopracciglia.
Non conosco nessun Vincenzo qui…
Ho comprato casa di recente, non vivo qui. Lauto si è bloccata nella neve, sono venuto a piedi.
Hai comprato la casa che era di Danilo?
Luomo annuì:
Esatto.
Angela lo fece entrare, mise su lacqua per il tè. Non si accorse di come lospite scrutasse avidamente il vecchio mobile dove di solito si nascondono i risparmi.
Mentre la donna era ai fornelli, lui iniziò a rovistare nel mobile. Angela udì scricchiolare le ante.
Che fai lì, Vincenzo?
Sai, cè stata una riforma monetaria! Ti aiuto a liberarli dai vecchi euro.
Angela si rabbuiò.
Bugiardo. La riforma non cè mai stata! Chi sei tu, veramente?!
Luomo estrasse un coltello e glielo puntò al mento.
Zitta, vecchia! Tirami fuori soldi, oro e cibo!
Angela fu presa dal terrore. Ora era nelle mani di un delinquente ricercato dalla polizia, il suo destino sembrava segnato…
Ma in quel momento la porta si spalancò. Nella stanza piombò un lupo enorme che si gettò sulluomo. Questultimo urlò, ma una sciarpa spessa lo salvò dai morsi. Il ladro colpì il lupo con il coltello a una spalla. Tuc si ritrasse, il ladro ne approfittò per scappare.
Proprio allora Cosimo passava vicino, deciso a scusarsi. Vide correre luomo col coltello e capì subito. Corse da Angela, che trovò con Tuc sanguinante sul pavimento. Capì tutto e andò dal maresciallo.
Il ladro fu presto arrestato. Ricevette una nuova condanna.
Tuc divenne il vero eroe del paese. La gente gli portava cibo, lo salutava. Non fu più legato, era libero. Ma tornava sempre da Angela, dopo la caccia con Cosimo.
Un giorno un SUV nero si fermò davanti casa. Ci fu chi tagliava la legna: era Enrico, il figlio. Attirato dal rumore, si abbracciò forte con la madre.
Quella sera erano tutti insieme a tavola e Angela sprizzava felicità. Enrico convinse la madre a operarsi in città per recuperare la vista.
Se proprio devo… sospirò Angela. Questestate viene il nipotino, voglio rivederlo. Cosimo, pensa tu alla casa e a Tuc. Va bene?
Cosimo annuì. Tuc si sistemò accanto al camino, soddisfatto e sereno. Casa sua era lì, tra amici.
A volte la vita ci toglie qualcosa di caro per farci spazio a nuovi incontri e nuovi legami. Il vero valore si scopre nei gesti di chi ci sta vicino: la generosità, la bontà e la forza che nascono proprio nelle difficoltà.



