Numero di pratica
La cassiera in farmacia gli porse il POS, e lui, senza nemmeno guardare, avvicinò la carta come al solito. Lo schermo lampeggiò rosso, emise un bip e apparve un gelido Operazione annullata. Ci riprovò, questa volta più lentamente, come se la velocità potesse cambiare la sostanza: avere o no soldi.
Magari unaltra carta? disse lei, ancora con lo sguardo basso.
Lui prese la seconda, quella dello stipendio, e sentì di nuovo quel bip breve e il rifiuto. Alle sue spalle, qualcuno sospirò rumorosamente, e si sentì andare a fuoco le orecchie per limbarazzo. Ormai la scatola di pastiglie laveva già richiesta e la infilò nel giubbotto, borbottando che avrebbe chiarito subito.
Appena fuori, si fermò contro il muro per non intralciare la gente e aprì lapp della banca. Niente numeri familiari, solo una finestra grigia con una scritta che gli gelò il sangue: Conti bloccati. Motivo: procedura esecutiva. Niente cifre, niente spiegazioni, solo il tasto Approfondisci e un numero lunghissimo, da parere la carta didentità di qualcun altro.
Rimase lì a fissare lo schermo, come se il problema si risolvesse da solo a forza di guardarlo. Gli tornarono in testa tutte le cose che non poteva rimandare: tra una settimana doveva prendere i biglietti del treno per tornare dalla mamma a Bari, dove aveva una visita prenotata alla clinica, e lui aveva promesso di accompagnarla. Aveva già chiesto due giorni al lavoro, il capo aveva borbottato ma alla fine aveva dato lok. E poi cerano le medicine proprio quelle che adesso non era riuscito a comprare.
Chiamò il numero verde della banca. La voce automatica gli chiese di esprimere un parere sul servizio ancor prima che rispondesse qualcuno in carne e ossa.
Mi dica pure, esordì loperatrice con quella voce neutra di chi non è distante per cattiveria, ma per lavoro.
Diede il cognome, la data di nascita, le ultime cifre della carta didentità. Spiegò che il conto era bloccato, che doveva essere per errore.
Risulta una restrizione a causa di un atto esecutivo, rispose lei. Non possiamo sbloccare noi. Deve rivolgersi allUfficio dellUfficiale Giudiziario. Vede il numero della pratica?
Sì, lo vedo. Ma io non so di cosa si tratti. Non ho debiti.
Mi spiace, capisco. Ma non è la banca che ha avviato la procedura. Noi eseguiamo solo lordine ricevuto.
E chi è il responsabile? Si accorse di aver alzato un po la voce.
Cè scritto. È lUfficio Esecuzioni di Milano. Posso indicarLe lindirizzo.
Se lo appuntò dietro alla ricevuta della farmacia, con la mano che tremava dalla rabbia e dalla vergogna, come se lavessero appena pescato a rubare caramelle.
E i miei soldi? chiese. Qui cè scritto prelievo forzato
Il prelievo è stato eseguito nellambito della procedura. Per eventuali rimborsi, deve parlare con il creditore o con lufficiale giudiziario.
Quindi non potete aiutarmi.
Possiamo aprire una segnalazione se desidera. Vuole procedere?
In realtà avrebbe solo voluto sentirsi dire: Sì, è un errore, ora sistemiamo tutto. Invece sentì soltanto lei che dettava dei numeri.
Numero pratica sembrava stesse consegnando il numeretto del guardaroba. Tempi di risposta fino a trenta giorni.
Ripeté il numero ad alta voce per non scordarlo. Trenta giorni suonavano come una condanna, ma ringraziò comunque. Una gratitudine automatica, tipo arrivederci a fine telefonata, anche se ti hanno appena umiliato.
Arrivato a casa, aprì il cassetto dei documenti: bollette, contratti, certificati vecchi. Si era sempre reputato preciso: pagava puntuale, nessun finanziamento inutile, nemmeno una multa lasciava sul groppone. Sul tavolo, dispiegò carta didentità, codice fiscale, tessera sanitaria, come se fossero prove della sua correttezza.
La moglie, Lucia, uscì dalla camera e, vedendo tutto quel materiale sparso, lo fissò preoccupata.
Che succede?
Lui spiegò tutto, sforzandosi di mantenere la calma anche se, a metà frase, la voce gli si spezzò.
Non sarà mica una multa vecchia? chiese lei prudentemente.
Una multa così grossa da bloccarti tutto per mesi? e indicò il telefono, ancora acceso sulla scritta restrizione. Non vado da nessuna parte, solo lavoro e casa.
Ti chiedevo solo ormai può succedere a tutti.
La parola succede lo fece innervosire. Sembrava che la sua vita fosse diventata una semplice statistica.
Succede che ti mettono come debitore e poi devi dimostrare che non sei un impostore, e subito si pentì del tono.
Lei, in silenzio, posò sul tavolo una tazza dacqua e se ne andò. Lui restò solo, circondato da scartoffie e con la sensazione che in casa ci fosse improvvisamente meno aria.
Il giorno dopo andò direttamente in filiale. Dentro era chiaro e silenzioso, tipo uno studio medico appena ristrutturato. Tutti sugli sgabelli, con il naso nei telefoni, ad aspettare che scattasse il loro turno sul display.
Prese il biglietto: Richieste su conti correnti. Si sedette e sentì la frustrazione salire: quella attesa codificata lo faceva sentire meno persona, più pratica amministrativa.
Quando finalmente lo chiamarono, la ragazza allo sportello sfoderò il miglior sorriso di circostanza.
In che posso esserle utile?
Lui mostrò lo schermo e raccontò il problema.
Sì, vedo la restrizione, cliccò qualcosa. Non abbiamo accesso ai dati dellUfficio Esecuzioni. Posso darle un estratto dei movimenti e una dichiarazione della situazione.
Tutto quello che può, per piacere. Oggi mi serve qualsiasi cosa.
La dichiarazione richiede fino a tre giorni lavorativi.
Ma se mi servono le medicine? Sentì la voce diventare lamentosa, peggio ancora della rabbia.
Limpiegata per un attimo parve in difficoltà.
Capisco, davvero. Ma la procedura è questa.
Firmò per la richiesta, si fece stampare la ricevuta, con tanto di data e firma. Il foglio era ancora caldo di stampante; sembrava lunica arma rimasta contro questa macchina invisibile.
Da lì si spostò allufficio comunale la nostra Agenzia Multiservizi. Odore di caffè dal distributore e di detersivo che comunque non eliminava la stanchezza nellaria. Allingresso cera il totem per la fila, con accanto una ragazza in gilet pronta a indirizzare chiunque si perdesse.
Cercavo gli ufficiali giudiziari, disse lui.
Qui non ci sono, rispose la ragazza. Possiamo ricevere listanza, inoltrare la richiesta, aiutare con lo SPID. Di cosa si tratta?
Lui mostrò la dichiarazione della banca e il numero della pratica.
Secondo me va direttamente allUfficio Esecuzioni, suggerì lei. Però se vuole, qui possiamo stampare lestratto da Fascicolo del cittadino, magari cè qualche dettaglio.
Non aveva scelta. Prese il biglietto e si sedette. Sullo schermo scorrevano numeri, la gente avanti e indietro con le cartelle, bisbigliavano arrabbiati o sospiravano. Guardò le sue mani e le vide più vecchie di ieri.
Allo sportello, la funzionaria chiese un documento.
Ha lidentità digitale attiva?
Sì.
Aprì il profilo e cercò a lungo.
Risulta una procedura esecutiva, disse infine. Ma il codice fiscale, qui, non è il suo.
Lui si avvicinò.
Come non è il mio?
Guardi: lei e lesse le cifre. Quello in procedura differisce per una cifra.
Una sola cifra diversa. Si sentì alleviato, come se gli ridessero il diritto di arrabbiarsi.
Non è il mio debito, disse secco.
Sembra un errore nei dati, capita spesso se ci sono omonimi o date simili.
Quindi, che si fa ora?
Possiamo accogliere opposizione e allegare i suoi documenti. Ma poi decide lufficiale giudiziario.
Lei stampò il modulo, lui firmò. Allegarono carta didentità, codice fiscale, tessera sanitaria. Sentì la vita sua ridotta a una pila di fogli da mandare in scanner.
Tempi previsti? chiese lui.
Fino a trenta giorni, e, vedendo che non era felice, aggiunse: Ma a volte è più rapido.
Sempre trenta. Uscì dallufficio con la cartellina, dentro copie e un nuovo numero di protocollo. Il numero pesava più del suo nome.
Riuscì ad andare allUfficio Esecuzioni solo dopo due giorni. Allingresso il vigilante controllò la borsa, gli chiese di silenziare il cellulare. Nel corridoio cerano appesi cartelli: Ricevimento solo su appuntamento. Sul foglio accanto, una penna e cognomi in fila.
Bisogna scriversi qui?
Bisogna vivere qui, rispose una donna senza ironia. Chi prima arriva, prima si muove.
Scrisse il suo nome in coda. Si sedette sul davanzale, perché non cerano abbastanza sedie. Il tempo non passava, si divideva solo in piccole irritazioni: qualcuno tentava di saltare la fila, qualcun altro sbraitava al telefono che qui nessuno fa niente, una donna piangeva in bagno.
Quando toccò a lui, una signora sugli anta con occhiaie pesanti era dietro al PC, con una pila di pratiche e il timbro accanto.
Cognome?
Lui lo disse.
Numero pratica?
Allungò il foglio della banca.
Lei guardò lo schermo, cliccò.
Debito per un prestito, disse.
Non ho mai fatto prestiti, sentì il tono farsi duro. Controlli il codice fiscale. Cè un errore!
Lei si avvicinò allo schermo, corrucciata.
In effetti, non coincide. Ma il sistema ha incrociato nome, cognome e data di nascita.
E questo basta per bloccarmi i conti?
Lei allargò le braccia.
Noi lavoriamo con i dati che riceviamo. Se cè un errore, serve unistanza di rettifica con conferma didentità. Lha già presentata?
Lui le diede le copie dellufficio comunale.
Ecco, qui cè anche il protocollo.
Lei le esaminò.
Questo è del Comune, qui non è ancora arrivato.
E io che faccio, aspetto che vi arrivi per posta? Intanto mi hanno già preso dei soldi, non posso nemmeno pagare i farmaci!
Questa volta lei lo guardò finalmente in faccia.
Crede di essere lunico? disse piano, senza cattiveria. Ho cento pratiche sul tavolo. Posso raccogliere qui la sua istanza. Ma la risposta non arriverà oggi.
Sentì montare una voglia cieca di urlare. Ma vide la sua stanchezza e non lo fece; sapeva che tanto, urlando, sarebbe solo un altro problema per lei.
Ok, si costrinse a respirare facciamo subito. Cosa serve?
Lei gli diede il modulo. Nello spazio scrisse: Chiedo di essere escluso dalla procedura per errata identificazione. Allegò documenti. Lei mise il timbro: Ricevuto.
Per la verifica, possono servire dieci giorni. Se è confermato, annulleremo tutto.
E i soldi?
Per il rimborso serve unaltra istanza, va chiesto al creditore. Qui non dipende più da me.
Uscì con un timbro fresco. Era una piccola vittoria, ma su cosa? Forse solo per il fatto dessere stato finalmente riconosciuto.
Quella sera tornò al lavoro e chiese al direttore mezza giornata libera.
Ancora? disse lui, come se si stesse inventando storie per saltare. Abbiamo la scadenza del report.
Ho il conto bloccato, sto chiarendo con lamministrazione.
Ascolta, il direttore abbassò la voce. Dimmi la verità: cè qualcosa sotto? Prestiti, alimenti?
Peggio di quando la carta non funzionava in farmacia. Sentì la faccia irrigidirsi.
Non cè nulla. È solo un errore.
Il capo fece spallucce.
Ok, però non metterci nei guai. La contabilità già chiede dei tuoi prelievi forzati.
Al suo pc trovò subito una mail da parte dellamministrazione: Chiarire se ci sono pignoramenti sul conto. Gli venne il nodo. Rispose secco: Errore, sto risolvendo. Invio appena ho i documenti. E capì che ora doveva dimostrare la sua innocenza pure qui, dove lavora da dieci anni.
A casa, Lucia lo aspettò.
Cosa ti hanno detto?
Praticamente accettato la domanda, rispose lui.
Almeno qualcosa fece una pausa. Sicuro non sia per quel vecchio finanziamento di tuo fratello? Non eri garante tu?
Alzò la testa di scatto.
Io non ho fatto da garante, disse. Lo ricordo benissimo.
Lei annuì, ma nello sguardo cera unombra. Il solito sistema, pensò: bastano due click e si insinua il dubbio, che nessun documento ripara.
Dopo una settimana, trovò la notifica sul portale digital del Comune. Tremando, aprì la lettera: Accertata errata attribuzione. Revoche tutte le misure esecutive. Lesse tre volte per essere sicuro.
Subito controllò lapp della banca. I conti erano sbloccati, i numeri di nuovo lì, come se niente fosse. Ma cera ancora la nota di avviso: Operazioni limitate fino a nuovo aggiornamento. Provò a pagare le bollette. Andò, ma con qualche secondo dattesa, e rimase a fissare la rotellina che girava.
Tornò in farmacia e finalmente comprò le medicine che aveva dovuto lasciare il primo giorno. La cassiera, questa volta, nemmeno si ricordava di lui. Ebbe quasi voglia di dirle tutto a posto, ma sarebbe stato strano. Prese il sacchetto e uscì in silenzio.
Dopo due giorni lo richiamarono dalla banca.
Abbiamo ricevuto conferma dellannullamento dellesecuzione, disse loperatrice. Ma la segnalazione in centrale rischi può restare fino a che non si aggiorna la banca dati. Fino a quarantacinque giorni.
Quindi resterà una traccia?
Solo temporaneamente.
Quella parola temporaneamente non dava pace. Già si vedeva tra un mese a chiedere la rateizzazione per cambiare gli infissi a casa della madre e sentirsi rispondere: Lei risulta segnalato. E di nuovo giù spiegazioni.
Fece richiesta per il rimborso delle somme trattenute. Dallufficio spiegavano che il creditore era una banca che aveva dato il finanziamento a unaltra persona, e che il rimborso era curato dalla loro contabilità. Inviò la documentazione con il provvedimento di annullamento, lestratto movimenti, le coordinate. Risposta: La sua istanza è stata protocollata. Un altro numero.
Intanto si accorgeva di parlare sempre più piano. Come se ogni parola in più potesse far ricominciare la trafila. Si trovava a controllare decine di volte al giorno le notifiche e il suo profilo online, perfino il fascicolo Esecuzioni ormai spesso vuoto. Quella vuotezza era la nuova normalità.
Un giorno, dovendo fare una delega per la mamma, tornò allufficio comunale. Lì seduto cera un uomo con la cartellina, spaesato come un ragazzino. Con il numeretto in mano, fissava lo schermo, incerto su dove andare.
Per cosa è venuto? chiese, sorprendendosi lui stesso.
Mi hanno detto che ho un debito, luomo abbassò la voce. Non so nulla. La banca mi ha mandato qui.
Nei suoi occhi vide la stessa miscela di rabbia e vergogna che aveva addosso fino a poco prima.
Prima si faccia dare dalla banca lestratto con il numero pratica, spiegò. Poi qui possono stampare la pratica dal portale online statale. Se i dati non corrispondono codice fiscale o data bisogna subito fare istanza di errore. Si faccia mettere il timbro di ricezione.
Luomo lo ascoltava come se avesse finalmente una mappa.
Grazie, disse piano. Lei ha già passato questa cosa?
Lui annuì.
Sì. Non è stato né breve, né indolore. Ma ci sono passato.
Uscì dallufficio con la delega firmata e, sulla porta, si fermò per rimettere a posto i documenti. La cartellina pesava più per abitudine che per la carta. E si accorse di respirare meglio.
A casa, sistemò con cura i provvedimenti degli ufficiali, le dichiarazioni bancarie, le copie delle istanze in una cartellina a parte, scrivendoci sopra: Esecuzione errore. Una volta si sarebbe vergognato di metterlo così in chiaro, come se fosse una colpa. Ora non gliene importava niente. Chiuse il cassetto e, tranquillo, disse a Lucia:
Se ricapita, so cosa fare. E questa volta non mi giustifico. Reclamo.
Lei lo guardò a lungo, poi sorrise solo con gli occhi.
Va bene. Metto su il tè.
Lui andò in cucina e accese il gas. Lacqua che cominciava a bollire nel bollitore gli sembrò la cosa più rassicurante del mondo: la vera dimostrazione che la vita è ancora sua, e non di qualche numero o scadenza.



