Papà, ti presento la mia futura moglie, e tua nuora, Ginevra! brillava di felicità Boris.
Chi?! chiese sorpreso il professor Romano Filippini, dottore in scienze. Se è uno scherzo, non è affatto divertente!
Luomo guardava con repulsione le unghie sporche sulle dita grosse della nuora. Era convinto che quella ragazza non avesse mai visto acqua e sapone. Come si spiegava altrimenti quel nero scavato sotto le unghie?
«Madonna santa! Che fortuna che la mia cara Lara non sia vissuta abbastanza da vedere questa vergogna! Ci abbiamo messo tanto impegno ad educare quel buono a nulla alle migliori maniere», pensava tra sé e sé Romano.
Non sto scherzando! rispose Boris con sfida. Ginevra resterà qui con noi e fra tre mesi ci sposiamo. Se non vuoi partecipare al matrimonio di tuo figlio, farò a meno di te!
Salve! sorrise Ginevra con disinvoltura, avanzando verso la cucina. Ho portato panini, marmellata di lamponi, funghi secchi la ragazza elencava i prodotti che tirava fuori dalla vecchia sporta di tela, consunta dalluso.
Romano Filippini si prese il cuore vedendo Ginevra rovinare la candida tovaglia ricamata a mano con una perdita di marmellata.
Boris! Ripensaci! Se lo fai solo per farmi soffrire, non ne vale la pena… È troppo crudele! Da che paese lhai trascinata questa selvaggia? Non le permetterò di vivere in casa mia! gridava disperato il professore.
Io amo Ginevra. E mia moglie ha pieno diritto di vivere con me! Boris sogghignò beffardo.
Romano Filippini capì che suo figlio lo stava solo provocando. Non volle discutere oltre, e si ritirò in silenzio nella sua stanza.
Dopo la morte di Lara, i rapporti con Boris erano cambiati molto. Il ragazzo aveva lasciato gli studi a La Sapienza, era diventato arrogante con il padre, e conduceva una vita dissipata e spensierata.
Romano Filippini continuava a sperare che Boris si sarebbe ripreso, che avrebbe ritrovato la saggezza e la bontà di una volta. Ma ogni giorno il figlio si allontanava di più. E adesso, eccolo che portava a casa questa ragazza di campagna, sapendo benissimo il padre non avrebbe mai approvato quella scelta.
Poco tempo dopo, Boris e Ginevra si sposarono. Romano rifiutò di partecipare alle nozze, deciso a non accettare quella nuora indesiderata. Gli rodeva il pensiero che il posto di Lara, padrona di casa magnifica, moglie e madre esemplare, fosse stato preso da una ragazza priva di istruzione e incapace di parlare correttamente.
Ginevra sembrava ignorare il disprezzo del suocero e faceva di tutto per compiacerlo, ma peggiorava solo la situazione. Luomo non scorgeva in lei nemmeno una qualità, solo rozzezza e cattive maniere.
Boris, stanco di fare il marito modello, tornò a bere e a divertirsi. Il padre sentiva spesso litigi tra i due, e ne provava sollievo, sperando che Ginevra abbandonasse per sempre la loro casa.
Professore Filippini! un giorno la nuora irruppe in lacrime. Boris vuole il divorzio, mi caccia di casa e sono incinta!
Prima di tutto, non sei per strada Torna da dove sei venuta. E il fatto che tu sia incinta non ti dà diritto di stare qua dopo il divorzio. Mi spiace, non intendo immischiarmi nei vostri problemi, disse luomo, felice nel cuore dessere finalmente liberato della nuora invadente.
Ginevra scoppiò a piangere, facendo le valigie tra la disperazione. Non capiva perché il suocero lavesse odiata dal primo momento, né perché Boris lavesse trattata come un giocattolo per poi gettarla in strada. E cosa importava se veniva dalla campagna? Anche lei aveva unanima e dei sentimenti
***
Otto anni passarono Romano Filippini viveva ormai in una casa di riposo, in Toscana. Nellultimo periodo aveva avuto un grande tracollo fisico, e Boris ne aveva subito approfittato, spedendo il padre là per liberarsi di ogni pensiero.
Lanziano accettò il suo destino, consapevole che non cera alternativa. In tutta la sua lunga vita aveva insegnato a migliaia di studenti il valore dellamore, del rispetto e della cura. Riceveva ancora lettere di gratitudine dai suoi ex-allievi Ma il proprio figlio non era riuscito a educarlo come uomo.
Romano, hai visita! disse il compagno di stanza tornando dalla passeggiata.
Chi? Boris? sfuggì allanziano, benché sapesse che era impossibile. Suo figlio non sarebbe mai venuto, troppo forte il rancore.
Non so chi sia. Linfermiera mi ha detto di chiamarti. Dai, muoviti! sorrise il vicino.
Romano afferrò il bastone e uscì lentamente dalla piccola stanza soffocante. Scendendo le scale, la vide da lontano. Subito la riconobbe, nonostante gli anni trascorsi.
Ciao, Ginevra disse a bassa voce, abbassando lo sguardo. Probabilmente sentiva ancora la colpa per non aver difeso, allora, quella ragazza sincera e semplice.
Professore Filippini?! esclamò la donna dalle guance rosate. Siete cambiato così tanto State male?
Un po sì, sorrise tristemente. E tu? Come hai saputo dove sono?
Boris mi ha raccontato. Sa bene che non vuole vedere nostro figlio. E il piccolo chiede spesso di papà e di nonno Ivan non ha colpa se non lo riconoscete. Ha bisogno di affetto familiare. Siamo rimasti soli io e lui disse la donna con voce tremante. Scusate, forse ho fatto male a venire.
Aspetta! la fermò Romano. Quanti anni ha Ivan ormai? Ricordo lultima foto che mi mandasti: aveva solo tre anni.
È qui allingresso. Lo chiamo? chiese esitante Ginevra.
Certamente, figlia mia, fallo venire! il volto di Romano si illuminò.
Entrò nellatrio un bambino lentigginoso con lo stesso viso di Boris, solo più piccolo. Ivan si avvicinò timido al nonno che non aveva mai visto.
Ciao, piccolo mio! Come sei cresciuto Romano si commosse abbracciandolo.
Parlarono a lungo, camminando nei vialetti dorati dai colori autunnali del parco della casa di riposo. Ginevra raccontava della sua vita difficile, della morte precoce di sua madre e del coraggio necessario per crescere il figlio e mandare avanti la fattoria.
Perdona, Ginevra! Ho molte colpe con te. Mi sono sempre creduto intelligente e istruito, ma solo adesso ho capito che si deve valutare le persone per la sincerità e la bontà del cuore, non per leducazione o la cultura, disse lanziano.
Professore Filippini! Abbiamo una proposta per lei, sorrise Ginevra con emozione. Venga da noi! Lei è solo, e anche io e Ivan Sarebbe bello condividere la vita con un familiare vicino.
Nonno, vieni! Andiamo a pescare insieme, nei boschi a cercare funghi In paese da noi è bellissimo e la casa è grande! chiese Ivan, stringendo la mano del nonno.
Vengo! sorrise Romano Filippini. Ho sbagliato con mio figlio, ma spero di riuscire a dare a te ciò che non ho saputo dare a Boris. E poi, non sono mai stato in un paese. Chissà, magari mi piacerà davvero!
Sicuro che ti piacerà! rise Ivan, stringendo forte il nonno tra le braccia.
— Papà, ti presento la mia futura moglie e tua nuora, Varvara! — Borja sorrideva felice. — Chi?! — d…




