Partenza per le vacanze: lasciateci le chiavi della casa di campagna.

I miei amici di nome Luca e Chiara stavano partendo per una vacanza e ci hanno lasciato le chiavi della loro casa di campagna nei pressi di Firenze. Ci hanno detto che potevamo usarla se avessimo voluto fare una grigliata all’aperto o magari occuparci dell’orto con ortaggi salutari. Ci sono tantissime ragioni per cui si potrebbero tenere le chiavi della casa di campagna di qualcun altro!

Questa volta le chiavi sono servite proprio per “curare l’orto”. Tutto era stato seminato e piantato, quindi era necessario prendersi cura delle piante strappando via le erbacce e zappando i cespugli di pomodori e basilico.

Prima di partire, ci hanno avvisato che una creatura veniva a far loro visita ogni tanto e di non trattarla male, ma di darle da mangiare se necessario. E su questa nota enigmatica, sono partiti per le lontane coste della Sardegna.

All’inizio ero perplesso, pensando a questi strani rapporti con il vicino. Se è una “bestia”, perché dovremmo dargli da mangiare? Considerando la bontà d’animo dei miei amici, però, potevo immaginare che nutrivano qualche animaletto in zona. Certi tempi, sai com’è. Forse è una bestia, ma una brava persona al contempo, chi lo sa?

Insomma, che sia bagnare le piante, estirpare le erbacce oppure dar da mangiare alla “bestia”, per noi era la stessa cosa. Quindi, se c’è da farlo, lo facciamo. Magari è una sorta di guardiano?

La prima sera apparve la “bestia”. Dopo una telefonata in Sardegna per conferme e descrizioni dettagliate divenne chiaro che la “bestia” era quella giusta. Anzi, il termine corretto è “Bestia”, perché “Bestia” è il suo nome.

Bestia arrivò puntuale alle otto, esaminò il giardino e, accovacciatosi in un angolo, iniziò a intonare una triste melodia. Un canto di un essere deluso e tradito dalla vita. Dopo tutto ciò, decidemmo di chiarire di cosa si trattasse.

Bestia era uno scoiattolo che veniva spesso da loro, esprimendo con fischi malinconici il suo bisogno di cibo.
Quando chiesi chi avesse dato un nome così altisonante e maschile a un piccolo scoiattolo, i miei amici si scambiarono sguardi imbarazzati, balbettando di aver semplicemente accettato il modo in cui si era presentato.

Fatto sta che Bestia veniva ogni giorno da loro, cercando di guadagnarsi il pasto con i suoi canti. Proprio come un musicista di strada, che suona per il pane.

Avevo certamente visto scoiattoli nei boschi, e film d’animazione con loro protagonisti, ma non mi era mai capitato di vedere uno scoiattolo chiamato Bestia, uscire dal bosco, venire da te e cantare per te. Forse, come dice quella vecchia battuta, gli animali erano stati inviati con l’ordine: “Dato che gli scoiattoli non bastano per tutti, ora tocca a te avvicinarti agli umani”?

La prima sera, generosi, gli abbiamo lasciato un mucchio di semi di girasole vicino alla soglia. Bestia, alla vista di quel monticchio, smise immediatamente di intonare note e iniziò freneticamente a riempirsi la bocca di semi, cercando di mantenere una certa leggerezza.

L’esperienza dimostrò che per lui non esisteva il termine “troppo cibo”. Qualsiasi mucchio riusciva a far sparire entro dieci minuti. Ritornava poi per altre porzioni, con le guance infossate, come un’immagine vivente presa da un libro intitolato “Dieta Miracolosa”, ma in pochi attimi, dopo aver lavorato di zampe, le sue guance diventavano piene e rotonde, rivaleggiando con quelle di cantanti celebri.

Bestia non temeva nulla e nessuno. Temendo solo che un giorno i semi potessero finire, avrebbe perso il senso della vita. Pertanto, non avrebbe mai permesso che rimanessero inutilizzati a lungo vicino alla soglia.

… Per non esserne disturbati, lasciavamo i telefoni sul tavolo fuori casa, sempre a portata di orecchio se qualcuno avesse chiamato.

… Come al solito, di sera, con la sua solita puntualità, Bestia apparve vicino alla soglia. Grattandosi con le zampe una tavola di legno, annusò un dito e, posando lo sguardo su qualcosa di lontano, si sedette mestamente, preparandosi a intonare la sua “Canzone della Fame”.

In quel momento suonò il telefono lasciato fuori. Io, all’interno a guardare la TV, non udii l’invocazione di Bestia, ma sentii il telefono.

Nel frattempo, mia moglie che aveva udito sia Bestia che il telefono, decise saggiamente che lo scoiattolo meritava la priorità e che io potevo rispondere alla chiamata. Con questi pensieri, rovesciò un altro mucchio di semi davanti a Bestia. Ma prima che riuscisse a metterne in bocca qualcuno, apparvi io in soglia e, senza indugiare sui gradini, saltai giù.

Mentre le scale passavano lentamente sotto di me, avvertii che l’aria si era fatta più densa e che un’impressione straordinaria mi avvolse.

Anche Bestia ebbe una strana sensazione, ma solo qualche istante dopo. In quel breve lasso di tempo, mi ero lanciato su una tavola, dove dall’altro lato, il talentuoso Bestia stava per gustare le sue meritate glorie.

L’effetto catapulta fu sorprendente. Bestia, con il becco ancora aperto e le zampe cariche di semi, ignorando del tutto la gravità, volò diretto verso l’alto ed evaporò con un acuto sibilo nella bassa nuvolosità.

Ancora una volta mi trovai a riflettere su quanto fosse bizzarro vedere gli scoiattoli volare, chiedendomi se fosse un segno di pioggia.

… Dopo qualche secondo, la terra accolse di nuovo il suo illustre figlio. Dove sia stato e cosa abbia trovato nessuno lo saprà mai. Ma dai suoi occhi spalancati e dalla coda arruffata, si capiva che il viaggio aveva tanto raccontato.

Appena atterrato, sfrecciò sotto il portico, sparendo senza un suono. Davanti alla soglia, i semi ancora intonsi restavano a simboleggiare l’evanescenza dell’arte.

– Non tornerà mai più – ci sembrava ovvio. Nessuno sarebbe tornato dopo un viaggio indesiderato nella stratosfera!

Ci venne una tristezza senza spiegazione. Mi accovacciai vicino al mucchio di semi. No, non tornerà, pensai. Involontariamente, notai un seme grande sulla cima della pila, lo afferrai e lo schiacciati con un morso sonoro.

Dal sottoportico echeggiò un fischio contrariato. Lì, con le zampe larghe come un sumotori, stava Bestia, ondeggiando minacciosamente con occhi colmi d’ira. “Quelli sono i miei semi, fatti da parte!”, sembravano dire gli occhi suoi, e lessi molto altro su di me in quegli sguardi.

Ancora oggi mi chiedo: come fanno gli scoiattoli a conoscere certe espressioni?

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

five × one =

Partenza per le vacanze: lasciateci le chiavi della casa di campagna.