14 febbraio 2024
Oggi il telefono ha squillato proprio mentre cercavo di riposare. Ho risposto automaticamente: Pronto… Giovanni? Ma la voce dallaltra parte non era quella di mio marito. No, sono Elena… Elena? E lei chi è? domandai, confuso. Mi scusi, ma piuttosto, chi è lei? Io sono la fidanzata di Giovanni. Cosa vuole da lui? Non è a casa, sta lavorando fino a tardi… Mi si è confuso tutto in testa, e in quel momento ho visto piccole gocce rosse sul pavimento. Il dolore al ventre era tale che mi sono piegato in due, incapace persino di parlare. Sentivo che nostra figlia voleva venire al mondo.
Giovanni lavora allestero ormai da cinque anni. Un periodo era camionista in Germania, un altro faceva il muratore in Polonia. Era partito per la ricerca di qualche euro in più. Abbiamo due figli maschi e volevamo costruire loro un futuro migliore. Sapevamo bene che a Napoli non avremmo mai potuto garantirgli quello che sognavamo.
E, in qualche modo, la fortuna allestero lha aiutato. Ogni mese ci spediva dei pacchi pieni di viveri: conserve, pasta, olio doliva, dolciumi. E metteva sempre qualche centinaio di euro sul mio conto, affinché li depositassi in banca e accumulassi gli interessi. Siamo riusciti, pian piano, a mettere da parte abbastanza soldi per comprare un piccolo appartamento per nostro figlio maggiore.
Pensavo che ormai tutto stesse andando bene. Ma un paio di mesi fa, qualcosa nel mio corpo ha iniziato a cambiare. Prima ho pensato fosse la menopausa, poi però ho iniziato a ingrassare, ero sempre stanco, mangiavo tanto e il mio umore oscillava in continuazione. Secondo Internet, tutto indicava una gravidanza. Gravidanza, a quarantacinque anni? Mi pareva impossibile, eppure il test mostrava con chiarezza due linee rosse.
Non ho detto niente né ai figli né alle nuore. Perché mai? Per farli ridere di me? Per sentirmi dire che la mamma ha perso la testa nella vecchiaia? Ho deciso di nascondere la gravidanza. Era quasi inverno, mi coprivo con abiti pesanti e larghi. Sotto il cappotto imbottito nessuno notava la pancia.
Se devo essere sincero, non volevo nemmeno partorire questa bambina. Qualcuno dirà che non ho fede, ma io di anni ne ho quarantacinque, non sono più giovane. Ho figli, ho anche nipoti, vorrei dedicarmi a loro, non tornare a girare attorno ai pannolini. Per di più non abbiamo più soldi per un altro figlio. Giovanni dovrebbe partire di nuovo per lavorare allestero e io, senza di lui, mi sento persa.
I medici hanno detto che era troppo tardi per interrompere la gravidanza: troppo rischioso, nessuna certezza sulla mia salute. Da allora ho cercato di rassicurarmi, di pensare che andrà tutto bene. Forse Giovanni, invece, si sarebbe rallegrato alla notizia di una nuova figlia. Così ho deciso di chiamarlo su Skype, ma ho lasciato la videocamera spenta, solo il microfono.
Pronto, Giovanni…
Non è Giovanni, sono Elena.
Elena? Lei chi è?
Mi scusi, ma lei chi è? Sono la fidanzata di Giovanni. Cerchi pure di altro, lui non è a casa, sta lavorando.
Ho subito riattaccato, sconvolto. Ho iniziato a piangere amaramente. La vita può proprio colpire quando meno te lo aspetti. Il pensiero che mi tradisse, magari con chiunque allestero, mi turbava così tanto che volevo subito chiedere il divorzio e buttare fuori tutte le sue cose.
Ciononostante, una parte di me ancora sperava nel suo ritorno, che avrebbe capito tutto quando avesse saputo della bambina. Sapevo che a febbraio sarebbe tornato, per il compleanno dei nostri figli, dato che gli avevano dato le ferie. Sognai persino che passeggiavamo insieme al parco, tenendo per mano la nostra figlioletta tra noi due.
Il giorno di San Valentino, Giovanni rientrò. Preparai una cena romantica, accesi le candele e misi in sottofondo un disco damore. Volevo che la casa fosse calma, accogliente.
Giovanni, ti ho preparato una sorpresa. Sono incinta. Dicono sarà una bambina.
Sei una disgraziata! urlò mio marito.
Diventò rosso come il prosciutto di Parma, rovesciò i piatti a terra, battendo i pugni sul tavolo.
Con tutti i sacrifici che faccio, tu stai con altri uomini? Ora vuoi che mi prenda pure questo bastardo?
Giovanni, lasciami spiegare…
Va via, non voglio vederti! Mi spinse, e col ventre colpì il bordo del tavolo, cadendo a terra.
Giovanni uscì di casa, portandosi via la borsa e sbattendo forte la porta. Io ero sconvolta, con la testa che girava; vidi altre gocce di rosso sul pavimento, il ventre mi faceva malissimo. A fatica riuscii a prendere il cellulare e chiamare lambulanza. Ma intanto sentivo che la bambina stava per nascere.
Quando arrivarono i medici, avevo già tra le braccia nostra figlia. Era tranquilla, non piangeva, dormiva serena.
Allora, signora, viene con noi?
No. Prendete la bambina, non mi interessa.
“Come sarebbe?”
Ecco, prendetela, ve lo dico! Questa bambina mi ha distrutto la famiglia! Magari la amerà qualcun altro, ma io no. Vi prego, portatela via, non voglio vederla!
Senza sentirmi in colpa, consegnai la piccola al medico. Mi fecero una visita veloce, non cerano complicazioni, il parto era stato tranquillo. Quando lambulanza se ne andò, pulii la casa, feci una doccia e mi misi a dormire.
Nessuno dei miei figli sa che ho dato via la bambina. Ogni giorno vado in chiesa e prego che cresca sana e che trovi una vera famiglia. So chiaramente che non riuscirei a crescerla. Non voglio rivivere il peso della maternità. Voglio solo una cosa: che Giovanni torni a casa. Ma lui è ripartito per la Germania, ora parla solo con i figli.
Forse mi considererete un uomo fuori di testa. Ma tra una bambina e mia moglie, io scelgo mia moglie. E sarà Dio il mio giudice.
Oggi ho imparato che la famiglia può essere fragile come il vetro. Serve il coraggio di scegliere, anche quando la scelta lascia dietro di sé tanto dolore.




