Quel brutto retrogusto – È finita, non ci sarà nessun matrimonio tra noi! – esclamò Marina. – Aspe…

Quel fastidio che rimane

È finita, non ci sarà nessun matrimonio! esclamò Antonella.

Aspetta, cosa è successo? si smarrì Giuseppe, andava tutto bene!

Tutto bene? sorrise amaramente Antonella, sì, certo tutto bene. Solo che si fermò per qualche istante, cercando di scegliere le parole giuste. Alla fine decise di dire la verità, I tuoi calzini puzzano! Non sono pronta a convivere con quellodore per tutta la vita!

Hai detto così? si strinse la testa tra le mani la madre di Antonella, quando la figlia annunciò che voleva ritirare le pubblicazioni, incredibile!

Perché? si strinse nelle spalle lex promessa sposa, era la verità. Non dirmi che tu non lo avevi mai notato.

Certo che lho notato, balbettò la mamma, ma è umiliante! Pensavo che lo amassi, dopotutto è un bravo ragazzo. E i calzini, beh, si può migliorare.

In che modo? Insegnargli a lavarsi i piedi? A cambiare i calzini più spesso? A usare il deodorante? Mamma! Mi ascolti? Io volevo sposarmi! Cercare rifugio in un uomo, non adottare un ragazzone cresciuto!

E perché sei arrivata fino a quel punto? Perché avete fatto domanda in Comune?

Tutta colpa tua, mamma! Giuseppe è buono, gentile. Mi piace proprio te lo ricordi? E ancora: Ormai hai ventisette anni. È ora di pensare al matrimonio, di regalarmi dei nipotini. Perché adesso stai zitta? Dico bene?

Antonella, non pensavo che avessi ancora dubbi. Sembravate così felici insieme, ribatté la mamma, ma sai cosa, sono contenta: hai riflettuto bene e hai deciso con la testa. Però, figlia mia, tutta questa storia dei calzini che puzzano mi pare davvero troppo. Non ti riconosco.

Lho detto apposta, mamma. Così da fargli capire, senza ambiguità. Non voglio lasciare porte aperte

***

Allinizio Giuseppe era sembrato ad Antonella buffo e un po impacciato. Indossava sempre jeans e la stessa maglietta. Non si vantava di arte e letteratura, ma era capace di raccontare per ore vecchi film. Nei suoi occhi si accendeva una luce speciale.

Con lui aveva scoperto una serenità che la rincuorava.

Proprio questa serenità era stata lattrazione principale per Antonella, stanca di relazioni cariche di drammi e della ricerca del grande amore.

Dopo due mesi tra cinema e caffè, Giuseppe si fece forza e propose timidamente:

Ti va di venire da me? Preparo i ravioli fatti in casa! Li ho fatti io!

Linvito suonava caldo, intimo, così che Antonella sentì un piccolo brivido. Il fatto che fosse lui ad averli fatti, era irresistibile.

Così accettò.

***

La casa di Giuseppe non piacque ad Antonella.

Non era sporca, ma sembrava caotica, senza gusto e un po abbandonata: pareti grigie senza intonaco, un vecchio divano consunto con un solo cuscino, il pavimento ingombro di scatole, libri, riviste. Un paio di sneakers abbandonate in mezzo alla stanza. E laria pesante, piena di polvere e odore di chiuso.

Sembrava più una stanza da pendolari, pronta a essere lasciata, piuttosto che una vera casa.

Allora, che te ne pare della mia roccaforte? Giuseppe aprì le braccia, sorridendo orgoglioso, senza nessun imbarazzo. Era fiero! E davvero non vedeva nulla di strano.

Antonella si costrinse a ricambiare il sorriso: le piaceva e non voleva litigare.

Andarono in cucina. Non era meglio: il tavolo coperto da uno strato di polvere, nel lavandino piatti sporchi e tazzine annerite, sulla stufa una pentola vissuta. Lo sguardo di Antonella si fermò sul bollitore.

Chissà di che colore era allinizio, pensò Antonella.

Il suo umore cominciò a incrinarsi.

Mentre Giuseppe parlava e cercava di farla ridere, lei ascoltava distrattamente, sempre più distante. Quando lui le porse i ravioli, Antonella inventò di essere a dieta e rifiutò.

Solo lidea di mangiare qualcosa cucinato lì impossibile.

A casa, Antonella analizzò la sua visita.

A prima vista, tutto quello che aveva visto sembrava poco importante. Un ragazzo che vive da solo, non gestisce bene la casa. Cosa cè di male?

Ma dietro tutta quella disorganizzazione Antonella vedeva qualcosa di più grande e incomprensibile: come si può vivere così? Non era questione di pigrizia, ma di normalità per lui!

E così le rimase quel fastidioso senso di disagio

***

Poi Giuseppe venne a trovare Antonella, le fece la proposta ufficiale, le regalò un anello. Fecero domanda e i genitori cominciarono i preparativi.

Essere promessa sposa è piacevole, eppure, quando Antonella era da sola a riflettere su Giuseppe, che si sforzava di farla ridere e preparava ravioli, limmagine che le tornava alla mente era quel bollitore dal colore indefinito!

Capiva che quello non era solo un bollitore. Era una prova. Parlava di come Giuseppe vede la vita, la casa, sé stesso e probabilmente anche lei.

Un giorno immaginò una loro mattina insieme e si spaventò.

Lei si sarebbe svegliata, sarebbe entrata in cucina e avrebbe trovato tazze sporche e briciole ovunque. E quando avesse chiesto: Tesoro, puoi pulire per favore?, lui lavrebbe guardata perplesso, esattamente come aveva guardato prima la sua casa, e non avrebbe capito il punto. Non avrebbe protestato, non avrebbe discusso: semplicemente, non avrebbe capito. E ogni giorno lei avrebbe dovuto ricordargli, fargli notare, raccogliere. E la sua amore si sarebbe consumato a poco a poco, tra mille piccole ferite invisibili per lui.

E intanto la mamma era felice che si sposasse.

***

Matrimonio

Quella leggerezza che Antonella provava con Giuseppe svanì, lasciando un senso di ansia opprimente.

Antonella, chiedeva Giuseppe quasi ogni giorno, guardandola negli occhi inquieto, va tutto bene? Ci amiamo ancora, vero?

Certo, rispondeva lei, sentendo un nodo stringersi nel petto.

Infine Antonella non ce la fece e si confidò con lamica, raccontandole tutte le sue paure.

Ma dai, che problema cè? non capì e si sorprese Lucia. Polvere, un bollitore Mio marito lascia la cucina come un campo di battaglia manco se ne accorge. Gli uomini non vedono queste cose!

Esatto. Loro non vedono, sussurrò Antonella. E lui non vedrà mai. Ma io sì. Sempre! E mi consumerà lentamente, senza che lui lo capisca!

***

No, Antonella non lo biasimava. Giuseppe non aveva mentito. Era sincero. Semplicemente abitava un mondo diverso; dove il piatto sporco nel lavandino era la norma. E per lei, invece, era segnale di incomprensione e indifferenza.

Lei capiva che non era questione di pulizia; era il fatto di guardare la vita con occhi opposti. E quella crepa nata nella sua mente sarebbe diventata con il tempo un abisso.

Meglio fermarsi ora, piuttosto che cadere nellabisso tra qualche anno, troppo tardi per tornare indietro.

Bisognava solo aspettare il giusto momento

***

Antonella e Giuseppe vennero invitati a una festa.

Arrivarono, si tolsero il soprabito e le scarpe

Entrarono

Lo sgradevole odore li seguiva ovunque.

Antonella non capiva subito da dove venisse.

Quando lo capì, e vide che anche gli altri ospiti lavevano capito, provò una vergogna tale che avrebbe voluto sparire. Senza dire niente, uscì in corridoio, si rivestì di corsa e tornò a casa.

Giuseppe la inseguì, la raggiunse, le prese la mano. Lei si voltò e gli gridò in faccia con una rabbia che non credeva di avere:

Basta! Non ci sarà nessun matrimonio!

***

E il matrimonio non ci fu davvero.

Antonella è convinta di aver fatto bene e non si pente.

Giuseppe

Non ha mai capito quale fosse il problema. Che sarà mai: puzzano i calzini! Avrebbe potuto toglierli, in fondoEppure, mesi dopo, Antonella si sorprese a pensare a Giuseppe con un sorriso. Strano a dirsi, non le mancava affatto, ma quellepisodio le aveva insegnato una verità potente: talvolta la felicità non si trova in ciò che promette sicurezza un matrimonio, una nuova famiglia, la quiete delle abitudini ma nel coraggio di riconoscere ciò che è davvero incompatibile con sé stessi.

Comprendendo questa lezione, Antonella imparò a non sentirsi in colpa per linsoddisfazione, né a rimpiangere una scelta presa di getto. Iniziò ad apprezzare il suo modo unico di vedere il mondo, quello che si accorge dei dettagli, dei piccoli segnali invisibili. Si concesse di essere se stessa, anche nella fragilità, accettando che non tutti possono condividere la stessa prospettiva che, a volte, anche una piccola differenza può cambiare tutto.

E mentre la madre continuava a sospirare per i nipotini mancati, Antonella metteva ordine in casa sua, preparava un caffè e sorridendo pensava: Forse non ho ancora trovato ciò che cerco, ma almeno so cosa non voglio. E questo, oggi, basta a farmi stare bene.

Perché a volte, la vera rivoluzione non ha il rumore di porte che si chiudono, ma il delicato profumo di ritrovarsi finalmente liberi.

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